“Investite nel vino. Male che vada, potrete sempre berlo.”
Gianni Agnelli
“Investite nel vino. Male che vada, potrete sempre berlo.”
Gianni Agnelli
Milano Food Week + Enocratia: ovvero, bianchi container con simpatici giovani sommelier ristoratori che propongono assaggi di bottiglie che vanno da quelle legate al territorio a una selezione di vini spagnoli (la Spagna è la prima nazione ospite della MFW, in vista naturalmente dell’Expo 2015) e sudafricani, a una scelta di bottiglie “interessanti” – bottiglie che cioè rispecchiano la filosofia di Enocratia, che si può condensare in un semplice concetto: “io conosco questa bottiglia, il vino che c’è dentro, le persone che lo producono, la loro storia e la storia delle loro viti e delle loro vite – e sono qui per farli conoscere anche a te, e per cercare di trasmetterti qualcosa di tutto questo.”
Qualche ora passata con Davide e Anna in San Fedele – ma del resto anche con Chiara & c. sui Navigli – fanno capire meglio, forse, cosa intendo: non sono dei distributori automatici di vino, ma trovano sempre, anche nei momenti di maggior affollamento, il tempo per farti vedere, conoscere e capire le bottiglie che ti propongono, cosa c’è dentro ma anche chi c’è dentro, o dietro; riescono a stabilire un rapporto con l’assetato interlocutore dal bicchiere in mano, che va al di là della degustazione; e soprattutto adempiono alla loro “missione”, che è quella di far conoscere vini e bottiglie e realtà produttive che sono al di fuori dei circuiti normali, e proprio per questo hanno desiderio di farsi conoscere. Ma poi il rapporto che si stabilisce è paritetico, coinvolge anche i degustatori, che si raccontano e fanno parte del racconto…
Emanuele Bonati
Un amico nuovo è come il vino nuovo: invecchierà e lo berrai con delizia.
Ecclesiastico

"Metà delle persone che affogano hanno alcool nel sangue" si legge nella pubblicità di questo Champagne.
Un altro vantaggio del monopolio di stato e della sua rete di vendita sta nel fatto che si può cercare via Internet in tempo reale qualunque vino in catalogo, e verificare la sua disponibilità fra tutti i negozi del paese. Se ci interessa proprio quell’ultima bottiglia disponibile basta prenotarla e farcela recapitare al negozio più vicino.
Il 29 novembre di sei anni fa moriva Luigi Veronelli. In ordine sparso: uomo colto, libertario, cuoco, gastronomo, filosofo, anarchico, editore, enologo, personaggio televisivo, giornalista.
Ha pubblicato libri e riviste, scritto su Il Giorno, Corriere della Sera, Panorama, Epoca, Amica, l’Espresso, TV Sorrisi e Canzoni, Wine Spectator, Decanter, A – Rivista Anarchica, Capital e mille altre testate, ha pubblicato De Sade e per questo è stato condannato a tre mesi di reclusione (e il libro al rogo), ha fondato la casa editrice Veronelli Editore, ha istigato i contadini piemontesi alla rivolta contro i nuovi disciplinari che favorivano la grande industria del vino a scapito dei piccoli produttori, è stato uno dei pionieri della cucina in televisione, con A tavola alle 7, ha pubblicato cataloghi di vini oli champagne, compresa la prima guida ai vini d’Italia (nel 1961…), libri sui cibi perduti (anche qui, un precursore), sui vignaioli, ha collaborato con centri sociali come il Leoncavallo di Milano e La Chimica di Verona dando vita al movimento Terra e libertà / Critical Wine…
E altro ancora. Qualcosa racconta Gianni Mura in un articolo su A – Rivista Anarchica. Che spiega anche la – criticatissima – iniziativa veronelliana legata ai centri sociali: “Degustazioni di vini pregiati al Leoncavallo: inaudito, il vecchio maestro dev’essersi bevuto il cervello. No. Il vecchio maestro, ormai quasi cieco, ci vedeva benissimo e il cervello ce l’aveva perfettamente funzionante. Il movimento Terra e Libertà, che insieme ad altri aveva fondato, pensava criticamente alla terra come pianeta e alla terra come suolo. E di grazia, con chi avrebbe dovuto schierarsi Veronelli, da sempre cavaliere solitario? Con le multinazionali che ovunque fissano il costo del caffè, del cacao, dei pomodori, delle olive? Coerente con tutta la sua vita, s’era scelto compagni di strada (e di lotta) legati dagli stessi sentimenti e dalla stessa visione di una terra divisa più equamente tra ricchi e poveri, di uno sviluppo sostenibile, di una trasparenza della filiera produttiva, di costi più accessibili per le tante cose buone (vino compreso) che passano per troppe mani ingorde prima di arrivare al consumatore. Contro la globalizzazione e gli OGM Veronelli era in prima fila.”
Io invece voglio ricordare brevemente le performance televisive di Veronelli, A tavola alle 7 appunto, che vedevo la sera prima di cena, adolescente 15-18enne. Ricordo Ave Ninchi, grandissima simpaticissima attrice, che qui trovava una sua dimensione nuova ma che era sempre la stessa dei film, la moglie, la donna di casa; ricordo gli interventi di Veronelli, che spiegava interpretava puntualizzava; ricordo i continui battibecchi fra i due – in gran parte recitati, ma assolutamente deliziosi (e non voglio far paragoni con le trasmissioni contemporaneee, non c’è proprio gara – a proposito, perché non si è mai ripreso questo programma, invece di inventarsene altri, anzi, di comprarli immagino a caro prezzo, e di qualità diciamo inferiore?).
Cito da un forum: “A tavola alle sette ” continuava l’esperienza di “Colazione allo studio 7 “, che partì da Roma nell’aprile del 1971 con la conduzione di Umberto Orsini per poi trasferirsi definitivamente a Torino l’anno dopo con Delia Scala. Solo nel 1973 arrivò Ave Ninchi [se non sbaglio la Scala aveva lasciato per i primi sintomi della malattia, un tumore, con la quale combatté per il resto della sua vita] e fu allora che il programma decollò. Nel ‘74 avvenne lo spostamento alle 19 sul Secondo Canale (ecco quindi il titolo “A tavola alle sette”): la rubrica venne ripresa nel ‘75 (ricordo una memorabile disquisizione di Bruno Pizzul sui piatti tipici del suo Friuli) e si concluse nel 1976 con l’altrettanto memorabile partecipazione di Gigi Radice, Francesco Graziani e Paolino Pulici, freschi di scudetto (bei tempi… !), alle prese con il pesce azzurro.
Grazie di tutto, Veronelli. Le idee che hai difeso, che hai iniziato a far circolare, spesso sono state stravolte e sono degenerate. Ma il tuo lavoro resterà.
Emanuele Bonati
Mi sto domandando come taggare questo mio post. Forse mi conviene creare una categoria ad hoc…
Il vino è il canto della terra verso il cielo.
Luigi Veronelli
Il vino è una specie di riso interiore che per un istante rende bello il volto dei nostri pensieri
Henri de Régnier
WINE KISS – Eccellenze sotto le stelle è il nome di una serata che si terrà il 9 giugno 2010 sulla terrazza del Boscolo Hotel Exedra, P.zza della Repubblica 47 a Roma.
La serata prevede la degustazione di vini e liquori italiani, accompagnati da una selezione di prodotti della nostra tradizione alimentare, e si propone, in questa prima edizione, come luogo ideale di incontro tra gourmandises, appassionati di vini, chef e aziende produttrici in un’atmosfera “Slow time”, con una finalità precisa: sostenere AMREF (www.amref.it), la principale organizzazione sanitaria privata africana, senza fini di lucro, presente in Africa Orientale dal 1957.
I protagonisti della serata, organizzata da Agency – Eventi & Comunicazione, una società specializzata nell’organizzazione di eventi, fiere, congressi e serate, e dalle riviste LUXURYfiles e FASHIONfiles, saranno quindi case vitivinicole, cantine, produttori di distillati, produttori di raffinatezze varie – ma speriamo davvero soprattutto AMREF…
“Me lo ha detto il vin e il vin non erra”
Emilio Praga, Notti di carnevale