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Christian in New York

17 May 2010 - Commenti (2) »

Sono passati una decina di giorni dal mio rientro da New York, dove sono stato una settimana, e mi sembra sia passata una vita. Vorrei raccontarvi qualcosa di questa straordinaria esperienza.

Non mi dilungherò nella descrizione del viaggio, ovviamente bellissimo – anche perché ogni volta che mi sposto e vedo posti nuovi, sembro un bambino di 3 anni che si meraviglia di  ogni cosa. Mi limiterò a raccontare le mie impressioni – e soprattutto le mie esperienze culinarie…

La primissima sensazione che si ha quando si arriva a New York e si cammina per le strade è un grande senso di libertà, di ampio respiro, di poter andare ovunque, di poter fare tutto.

Una cosa che ho notato quasi subito: otto persone su 10 sono grasse, anche i bambini. Dico proprio grasse, non leggermente sovrappeso; e la cosa fa un po’ impressione, devo dire.

Un’altra cosa che mi ha impressionato è la quantità di locali, ristoranti, chioschi che somministrano cibo, di negozi di food e di attrezzi da cucina. Qui in Italia, quando io cerco un determinato attrezzo per preparare la tal cosa, impazzisco per trovare in Milano un posto che lo venda. A New York no. Ci sono posti, come Bowery Kitchen Supply al Chelsea Market, dove trovi tutto. E quando dico tutto, dico tutto. Entrato al Chelsea Market, mi sembrava di essere in paradiso: per i negozi di prelibatezze, per quelli di utensili e accessori, per i locali… Già il posto di per sé merita di essere visto: è una ex fabbrica della Nabisco, oggetto di un meraviglioso recupero architettonico.

Non avendo molto tempo a disposizione per avventurarmi e scovare -di mio- nuovi posti dove consumare i  pasti, mi sono affidato alla Lonely Planet, a mio avviso, la guida più affidabile per soddisfare ogni aspettativa, non solo gastronomica quindi. La prima cosa che si faceva la sera, prima di andare a dormire, era organizzare i giri del giorno seguente in base ai ristoranti in zona, tra una visitina ad un museo e un pranzo per recuperare le energie spese.

Anzitutto, va segnalato che ci sono centinaia di catene di somministrazione di cibo – da quella specializzata nei burritos, alla famosa catena che vende i doughnuts, le ciambelle di Homer Simpson, la catena del vegetariano, la catena degli smoothies e via discorrendo… I locali che ho visto sono stupendi  – e dove ho mangiato, ho mangiato davvero bene!

Insomma si ha la sensazione che ci sia una certa cultura legata al cibo, visti i negozi specializzati e la quantità esagerata di libri legati al food che si trovano nelle librerie.

Poi non si spiega quando cucinino a casa, visto che i ristoranti sono sempre pieni!

Christian