Posts Tagged ‘Spagna’

Milano Food Week: il container enocratico

10 May 2011 - Commenti »

Milano Food Week + Enocratia: ovvero, bianchi container con simpatici giovani sommelier ristoratori che propongono assaggi di bottiglie che vanno da quelle legate al territorio a una selezione di vini spagnoli (la Spagna è la prima nazione ospite della MFW, in vista naturalmente dell’Expo 2015) e sudafricani, a una scelta di bottiglie “interessanti” – bottiglie che cioè rispecchiano la filosofia di Enocratia, che si può condensare in un semplice concetto: “io conosco questa bottiglia, il vino che c’è dentro, le persone che lo producono, la loro storia e la storia delle loro viti e delle loro vite – e sono qui per farli conoscere anche a te, e per cercare di trasmetterti qualcosa di tutto questo.”


Qualche ora passata con Davide e Anna in San Fedele – ma del resto anche con Chiara & c. sui Navigli – fanno capire meglio, forse, cosa intendo: non sono dei distributori automatici di vino, ma trovano sempre, anche nei momenti di maggior affollamento, il tempo per farti vedere, conoscere e capire le bottiglie che ti propongono, cosa c’è dentro ma anche chi c’è dentro, o dietro; riescono a stabilire un rapporto con l’assetato interlocutore dal bicchiere in mano, che va al di là della degustazione; e soprattutto adempiono alla loro “missione”, che è quella di far conoscere vini e bottiglie e realtà produttive che sono al di fuori dei circuiti normali, e proprio per questo hanno desiderio di farsi conoscere. Ma poi il rapporto che si stabilisce è paritetico, coinvolge anche i degustatori, che si raccontano e fanno parte del racconto…

Emanuele Bonati

La “elBulli Foundation” di Ferran Adrià

26 January 2011 - Commenti »

Una fondazione – “elBulli Foundation” – che aprirà nel 2014. Ecco che cosa diventerà elBulli nelle parole di Ferran Adrià, pronunciate, come avevamo riferito, ieri a Madrid Fusión.

Una fondazione che sorgerà fisicamente sulle “ceneri” del vecchio elBulli, nella Cala Montjoi della località catalana di Roses, con la missione di immaginare e creare, nella massima libertà, le “nuove frontiere” dei fornelli.

”Pensiamo che il concetto di ristorante, così come lo intendevamo e lo stavamo sviluppando con elBulli, potesse costituire un campo ideale di sperimentazione al massimo per altri 3 anni e che avremmo avuto bisogno di un altro scenario. Il centro creativo ci permetterà di creare giustamente molti scenari diversi”, ha detto Adrià.

Una nuova direzione per elBulli...

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Obiettivi del progetto: costituire un archivio storico, sia materiale che digitale, degli anni di ricerca gastronomica portati da Adrià; ed essere un centro di aggregazione di creatività, di  idee ed esperienze da condividere anche attraverso Internet. Dieci persone, selezionate attraverso la rete, lavoreranno a tempo pieno nella fondazione e saranno affiancate da 15 specialisti per stagione, soprattutto chef, ma anche gourmet, architetti ed esperti di design.
Adrià la immagina come ”un laboratorio unico al mondo, un punto di riferimento internazionale e una fonte di ispirazione costante in tutto quanto è collegato alla creatività e all’innovazione”: sarà il suo quartier generale a partire dal 2014, quando lo chef catalano riaprirà il ristorante che l’ha reso celebre.

fonte: ANSAmed

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In attesa del nuovo ristorante di Ferran Adrià…

25 January 2011 - Commenti (2) »

È stato detto che elBulli chiuderà a fine 2011. La domanda sorge spontanea: e dopo? Quali sono i nuovi progetti di Ferran Adrià? Per saperlo subito, basta andare, alle 12.45, a Madrid Fusión, dove Adrià stesso racconterà ai fortunati presenti – nella stessa occasione in cui aveva annunciato la “pausa di riflessione” due anni fa – che cosa farà…

Lo vedremo anche noi, seppure in differita.

E per chi volesse sapere da dove viene Adrià, e avesse magari già letto Un giorno a elBulli, il libro pubblicato un paio d’anni fa da Phaidon, è in arrivo, a giugno, sempre da Phaidon, Reinventare il cibo. Ferran Adrià: l’uomo che ha cambiato il nostro modo di mangiare, una biografia scritta da Colman Andrews, uscita l’anno scorso in inglese. In 16 capitoli, per 360 pagine, il libro racconta gli inizi di Adrià come cuoco durante il servizio militare e arriva al successo internazionale, ai riconoscimenti (per quattro anni miglior ristorante), e alla fortuna e sfortuna critica.


Da leggere…

Emanuele Bonati

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Tanto CibVs QuantoBasta

9 December 2010 - Commenti »

Dieta mediterranea Patrimonio dell’Umanità – ma non della Padania

Nei giorni in cui preziosissime vestigia del passato, già dichiarate Patrimonio dell’Umanità – Pompei ndr – manifestavano la loro estrema fragilità e la palese inettitudine di coloro i quali dovrebbero proteggerle, l’Unesco ha dichiarato ugualmente preziosa la Dieta Mediterranea e la sua coloratissima piramide alimentare.

Curiosa come una scimmia sono andata a spulciare nella mia rassegna stampa perché mi ricordavo di un’affermazione della sottoministra Francesca Martini: nel 2008 aveva dichiarato che la Dieta Padana (e cioè riso, patate, radicchio trevigiano, asparagi, carne alla griglia, mele e pere – e la polenta sopra ogni cosa, con la sostituzione dell’olio con il più nordico burro) era molto meglio di quella mediterranea e che avrebbe, forte delle sue deleghe e delle sue competenze, fatto di tutto per promuoverne la diffusione e il riconoscimento a livello internazionale. Si era unito al coro anche l’allora ministro dell’agricoltura, oggi governatore del Veneto – per poi affermare, forse perché a conoscenza delle cose del mondo, vista la sua precedente esperienza di pr di discoteche jesolane, che forse sarebbe stato meglio chiamarla Dieta Italiana.

Tanto per dire – la polenta, che io adoro sia nella versione Biancoperla che in quella Marano, è sempre stata associata alla pellagra ed alla povertà: malattie che sono state debellate grazie all’impegno di un’intera nazione e ad un indubbio affrancamento culturale. Che forse non ha raggiunto tutti.

Maledetto campanilismo! Un generale amico di famiglia era solito dire che la persona più pericolosa, per il benessere generale, era l’Imbecille Volonteroso, spronato da una voglia incredibile di fare ma deleterio in quanto inadatto all’esercizio della ragione.

Nel 2009, dopo un intensissimo lavoro di diplomazia, 4 nazioni hanno invece presentato all’Onu la richiesta di annoverare la Dieta Mediterranea nei Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità: Italia con Grecia, Spagna e Marocco. Ed a Nairobi, lo scorso 16 novembre, la dieta mediterranea è diventata Patrimonio dell’Umanità e quindi da tutelare.

"Mandamientos (comandamenti) della dieta mediterranea a Soria" Foto contafisca / http://www.flickr.com/photos/xtrex/

Ovvio che alla voce “Dieta Mediterranea” mi sarei aspettata di trovare al primo posto fra gli Stati richiedenti “Italia” – invece l’ordine è Spagna-Grecia-Italia-Marocco. Ordine deciso dagli Stati richiedenti stessi, non casuale o che so io. Mah.

Vuoi vedere che visti i precedenti riconoscimenti, ovvero l’Opera dei pupi siciliani ed il  Canto a tenore sardo, e visto quelli che verranno proposti l’anno prossimo, ovvero l’arte della pizza napoletana e la coltivazione ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria, ai padani esponenti politici gli è andato l’elmetto celtico per traverso?

Voglio anche ricordare qui Angelo Vassallo, sindaco del comune di Pollica, nel Cilento (il Cilento, assieme a Soria in Spagna, Koroni in Grecia e Chefchaouen in Marocco sono le quattro comunità che rappresentano la Dieta Mediterranea nei rispettivi Stati), assassinato nel settembre di quest’anno. Anche grazie a Vassallo, il comune di Pollica è stato l’epicentro degli studi sui regimi alimentari mediterranei (molti degli studiosi del Seven Countries Study, lo studio che nel 1980 ha stabilito scientificamente la salubrità della dieta mediterranea, come Ancel Keys, Jeremiah Stamler, Flaminio Fidanza e Martti Karvonen, avevano stabilito la loro residenza estiva nella frazione comunale di Pioppi), e lo stesso Vassallo si è fatto promotore nel 2009 della proposta di inclusione della dieta mediterranea tra i Patrimoni dell’umanità (e a lui la delegazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, presente in Kenya per la proclamazione, ha dedicato il il riconoscimento).

Primo congresso sulla dieta mediterranea a Pioppi. Foto Mondo del gusto-EAT http://www.flickr.com/people/mondodelgusto/.

Grazie anche da parte di noi “polentoni”.

Anna Maria Pellegrino

con la collaborazione di Emanuele Bonati

lacucinadiqb

Papila+Foodjects

13 April 2010 - Commenti (2) »

Settimana del design a Milano, salone del mobile, fuorisalone, iniziative varie un po’ dappertutto…

Segnalo questa iniziativa dell’Istituto Cervantes: una “doppia esposizione” di design culinario spagnolo.

Luki Huber

Due collezioni: Papila – un’innovativa visione del Food Design, che si ispira al cibo con un approccio lontano dalla cucina tradizionale. “Si osservano e studiano l’esperienza e il modo in cui si servono gli alimenti per modificare e migliorare l’ergonomia, la funzionalità, l’interattività, la comunicazione. Si può lavorare con lo zucchero, la cioccolata, o il modo di prendere il caffè o il te, per creare nuovi modi di gustarli.”

Foodjectsuna visione della nuova cucina spagnola come esperienza emozionale e cerebrale, ricchezza creativa e dinamismo delle diverse regioni, rinnovamento e innovazione della cucina tradizionale.


Dal 14/04/2010 al 19/04/2010, lun-ven  10:00-12:30, 15:00-20:00, sab 10:00-12:30

Instituto Cervantes
Via Dante, 12
20121 Milano

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C’è prosciutto e prosciutto

19 January 2010 - Commenti »

Riprendiamo la notizia dal sito di Repubblica

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Sette chili di puro, salatissimo, prosciutto iberico andati in vendita da Selfridges, a Londra, all’eccezionale cifra di 1800 sterline, fanno di questo pregiato cosciotto di maiale iberico nero il prosciutto più caro del mondo. Cresciuto nella regione spagnola dell’Extremadura e alimentato con una selezione speciale di ghiande, il maiale che ha “prestato” la zampa al più esclusivo prosciutto delle tavole mondiali ha subito un trattamento di tre anni prima di arrivare nella vetrina di Londra confezionato in una cassa di legno artigianale e venduto con un certificato del DNA che ne attesta la provenienza.