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Carne trita: i “kiwi” e la Nuova Zelanda

28 September 2011 - Commento (1) »

Questa edizione dei Mondiali, cominciata ormai da un paio di settimane, si gioca in Nuova Zelanda – dove il rugby non è tanto lo sport nazionale, quanto piuttosto lo sport che si identifica con la nazione. Identificazione totale, direi – raccontano le cronache del voto di castità fatto non tanto dagli All Blacks (la squadra prende il nomignolo dal colore nero delle divise), quanto dalla nazione tutta (ok, immagino da una parte della popolazone, ma poco importa…) per sostenere lo sforzo sportivo dei loro atleti in questo mese e passa di competizione. Immagino che comunque anche gli All Blacks conducano una vita morigerata – leggo che è stato loro proibito anche l’uso di social network quali Facebook, Twitter ecc.

Quest’anno poi il tutto assume una connotazione particolare – il recente terremoto che ha colpito la nazione ha gravemente danneggiato Christchurch, una delle città principali e delle sedi del campionato (la città è stata colpita proprio durante un allenamento degli All Blacks, che essendo sul campo non ne hanno valutato esattamente la portata, salvo uscire e ritrovare la città semidistrutta), ha probabilmente costituito uno sprone in più per affrontare il mondiale.

Le loro gare si aprono sempre con la Haka, la danza rituale, mutuata dagli indigeni neozelandesi, che coinvolge tutto il corpo nell’espressione dei propri sentimenti – in questo caso, di sfida, di intimidazione. Si tratta di un elemento molto scenografico, ma anche molto bello per la “definizione” di questo sport, assieme al “terzo tempo”, il momento conviviale finale. Virilità, sfida, violenza, rispetto, sportività, tutti assieme.

Al momento, la Nuova Zelanda è in testa al suo girone A, con tre vittorie in tre partite: l’ho visto su 4rugby, il sito a cui faccio riferimento per le notizie sui mondiali, le curiosità, le classifiche (visto che BlogVs – chissà perché – non mi manda in Nuova Zelanda a seguire il tutto…).

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I giocatori neozelandesi sono anche detti “kiwi”, dal nome dell’uccello nazionale – che infatti vive solo qui.

Non ho idea se il kiwi sia commestibile, e se di conseguenza vi siano ricette per cucinarlo – una rapida ricerca in rete non ne ha evidenziate; per questo motivo vi propongo una ricetta alternativa, sempre però a base di kiwi.

La ricetta mi è stata insegnata a un corso di cucina per single, in cui la cuoca maestra aveva un allievo single (anzi doppio single; senza fidanzata, e allievo unico), e per farlo sentire meno single mi aveva invitato a seguire le lezioni…

La ricetta è semplice: pulire e tagliare il kiwi a fette di spessore a piacere, ma diciamo fra mezzo centimetro e un centimetro; immergere (completamente, o in parte) le fette nel cioccolato (amaro) fatto precedentemente fondere sul fuoco (con aggiunte a piacere di latte panna); eventualmente decorare con frutta secca tritata, granella di zucchero; cercare di resistere e far solidificare il cioccolato su un foglio di carta forno.

Una delizia.

Ah… sì… ovviamente i kiwi non sono i volatili, ma i frutti…

Sì, lo so, la battuta non è un gran che, ma non c’è bisogno di fare quella faccia…

Emanuele Bonati

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Cucina con uso di salotto

25 March 2011 - Commenti »

“Con uso di cucina” – un tempo era la possibilità offerta a chi affittava una stanza di utilizzare la cucina padronale. Ma ormai è la cucina il locale principale della casa – sta assumendo un ruolo sempre più centrale. E non solo la cucina nelle nostre case: l’arte culinaria nel suo insieme, nella società, in televisione, per radio, nella vita di tutti i giorni, nella pubblicità, nell’editoria… Nelle librerie, scaffali e scaffali di volumi dedicati all’arte culinaria in tutte le sue declinazioni – e al Mondadori Multicenter di Milano, in piazza Duomo, dove lo spazio dedicato ai libri d’arte al terzo piano è in ristrutturazione, e viene annunciato al suo posto un cook & books, libreria accessori scuola di cucina…

E naturalmente si moltiplicano le scuole e i corsi più o meno estemporanei, dalla Cucina Italiana a Teatro7 Lab a California Bakery e così via, giusto per restare a Milano.

Ma anche la pubblicità vede i cuochi come testimonial – di prodotti, ovviamente, dai dadi da brodo alla Nutella, alle cucine e fornelli, ma anche fuori dall’ambito culinario, vedi Filippo La Mantia recente testimonial della campagna della LILT con vendita di bottiglia d’olio…

O anche Davide Oldani per Oviesse…

Insomma, tutto quello che è cucina e culinaria va alla grande…

Sarà un bene o un male?

Emanuele Bonati

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Corsi di cucina

7 October 2009 - Commenti »

Segnalo – dal “Corriere della Sera” di oggi, nelle pagine milanesi – la scuola di cucina organizzata al Ristorante Teatro del Four Seasons di via Gesù da Sergio Mei, con gli chef Sebastiano Spriveri, Silvano Prada e Graziano Bistoletti, ogni sabato dalle 8.45, con il caffè, fino alle 14: definizione del menu, preparazione, pranzo. Per gruppi di 4-8 persone, costo 90€ (prenotazioni al 0277081435), diploma finale di partecipazione.

Il bell’articolo  di Michela Proietti descrive bene l’ambiente delle lezioni, gli allievi e tutto quanto – vale la pena di pensarci, i 90 euro sembrerebbero proprio ben spesi…

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