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Posts Tagged ‘sardine’

Monday, October 12th, 2009

Sarde al forno alla pugliese

Sarde o sardine o alici o alacce o altro pesce azzurro…

Quando uno si trova con delle alacce in freezer e niente in casa… beh… ho provato questa ricetta tradizionale, magari da lavorare un po’… ma buona-

Dunque: per 6 persone ci vogliono 1,2 kg di sarde (da pulire) -

Composto di:

200 gr pangrattato

4 cucchiai prezzemolo tritato

2 cucchiai origano fresco

1 cucchiaio di verde di finocchio selvatico

1 cucchiaio di menta romana tritata

150 gr pecorino grattugiato

Mescolare tutti gli ingredienti, salare e pepare il composto

Cospargere di sale una tortiera, oliarla, disporre alternativamente uno strato di pesce e uno di composto; finire con il composto

Cospargere bene con olio extravergine d’oliva

Sbattere tre uova con sale e pepe e versarle uniformemente sulla superficie

In forno a 170° per 45′ se avete fatto tre strati, 35′ se gli strati sono due; lasciar riposare fuori dal forno per 5′ e servire.

io ho usato le alacce di cui sopra (e non avevo finocchio selvatico), e ho usato un misto di erbe liguri tritate…

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Tuesday, August 4th, 2009

A tavola con… MURIEL BARBERY

Una pagina di Estasi culinarie, il primo romanzo di Muriel Barbery, autrice francese de L’eleganza del riccio. Parlerò di entrambi i volumi in un prossimo post: per ora voglio trascrivere una paginetta del romanzo (pubblicato l’anno scorso dalle edizioni e/o). Il protagonista, un critico gastronomico sul letto di morte, ricorda le sensazioni provate da ragazzino mangiando sardine alla griglia.

Nella carne del pesce alla griglia, dallo sgombro più umile al salmone più raffinato, c’è qualcosa che sfugge alla cultura. è così che gli uomini devono aver preso coscienza per la prima volta della loro umanità, imparando a cuocere il pesce, confrontandosi con quella materia che a contatto con il fuoco rivelava al contempo una purezza e una selvatichezza intrinseche. Dire che questa carne è delicata, che ha un gusto sottile ed esuberante insieme, che solletica le gengive in un incontro di forza e dolcezza, dire che il lieve amarognolo della pelle grigliata, unito all’estrema tenerezza dei tessuti compatti, solidali e corposi, riversa in bocca il sapore dell’altrove e rende la sardina alla griglia un’apoteosi culinaria, dire tutto questo equivale né più né meno a evocare le virtù soporifere dell’oppio. L’elemento decisivo, infatti, non è la delicatezza né la dolcezza, non è la forza né la tenerezza, ma la selvatichezza. Bisogna essere anime forti per affrontare quel gusto che cela in sé, con estrema precisione, la brutaltà primitiva al cui contatto si forgia la nostra umanità. Bisogna anche essere anime pure, capaci di masticare con vigore escludendo ogni altro alimento: disdegnavo le patate e il burro salato che mia nonna mi metteva accanto al piatto e divoravo senza sosta brandelli di pesce.

La carne è virile, vigorosa, il pesce è strano e crudele. Viene da un altro mondo, da un mare misterioso che non si svelerà mai; dimostra l’assoluta relatività della nostra esistenza, eppure si concede a noi nell’effimera rivelazione di territori sconosciuti. Degustavo quelle sardine alla griglia come un autistico che in quel momento niente poteva turbare, e sapevo che a rendermi uomo era proprio lo straordinario confronto con una sensazione venuta da altrove, una sensazione da cui per contrasto apprendevo la mia essenza di uomo. Oh mare infinito, crudele, primitivo e raffinato, con le nostre bocche azzanniamo avidi i prodotti della tua misteriosa attività. La sardina alla griglia mi avvolgeva il palato con il suo aroma immediato ed esotico; a ogni boccone io diventavo adulto e, mentre le ceneri marine di quella pelle squamata mi carezzavano la lingua, io mi elevavo.

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