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Posts Tagged ‘ristoranti’

Sunday, November 22nd, 2009

Considerazioni al dente di Stefano Buso

Stretti stretti, praticamente incollati

Ad un locale si può perdonare tutto, persino un pasto poco riuscito o un servizio distratto – tutto, tranne i tavolini appiccicati, che impediscono ogni movimento e la necessaria intimità…

Non ho mai tollerato pranzare “attaccato” alle persone – ascoltando i loro discorsi e guardando nei loro piatti. Senza sforzare troppo la vostra memoria, ricorderete certamente che anche a voi sarà capitata una simile avventura. Probabilmente in pausa pranzo, o in vacanza, o per qualche altra necessità…

È ovvio che mangiare dove capita non è mai il risultato di una ricerca programmata: a un certo punto, l’importante è trovare una realtà sufficientemente accogliente, dove spendere il giusto.

Così, dopo aver spalancato la porta della trattoria, trovi l’oste che ti accoglie con un saluto cerimonioso. Senza perdere minuti preziosi, gli chiedi la disponibilità di un tavolo. La risposta è immediata: ma certo signore – s’accomodi!

Il titolare della maison ci precede tra camerieri affannati e traballanti vassoi in fase d’atterraggio. Il brusio in sottofondo è infernale, uguale a quello di uno sciame di vespe, del pubblico alla partita.

Ecco il tavolo signore, menu e pane arrivano subito.

Tutto sembra perfetto, ma ciononostante il bel sogno dura poco. Effettivamente la stanza ricorda un girone infernale. I tavolini sono talmente attaccati da suscitare non poco imbarazzo: un enorme desco unico, a mo’ di refettorio aziendale. Senza troppa fatica è possibile curiosare nei piatti e nelle pappe degli altri commensali!

Pranzare in queste condizioni potrebbe essere davvero stressante. La voglia di darsela a gambe è incontenibile. Già – ma andare dove? E a quest’ora!

Non rimane che rassegnarsi, sperando che almeno il rancio sia decente. Mentre i “balletti conviviali” tra piatti camerieri portate gente che va e che viene hanno inizio, inizi a fantasticare, e nella fantasia fa capolino persino un regista con tanto di troupe e attrezzatura per girare uno spot gastronomico… Ma il celebre cineasta (o il vip dell’ultima ora) non entrerà mai in posto così lillipuziano, perciò meglio dare una pedata a qualsiasi sogno e masticare la cruda realtà…

E alla fine si ripropone la vexata quaestio

C’è stato un periodo in cui si è scritto e discusso copiosamente sul coperto, in particolare relativamente al suo costo. La cronaca gastronomica gareggiava nell’evidenziare i locali che nel loro listino non contemplavano questa voce! A parte questo, è congruo pagarlo?

Bisogna dire che esso rappresenta senza dubbio un servizio elargito. Se curato in ogni dettaglio, perché non onorarlo nel conto finale?

Ma tornerò sull’argomento coperto, ci potete scommettere il prossimo pranzo di Natale!

Wednesday, November 11th, 2009

Alla Sagra del Porcello a Brisighella: primo giorno

Ci sono posti che ti affascinano, che senti di avere nel cuore da sempre, senza neanche sapere il perché. Per me, la Romagna è uno di quei posti.

Parto sabato sera da Milano, in treno, impavidamente,  nonostante lo sciopero che inizierà per le 21. A Bologna mi rendo conto che lo sciopero inizia anche prima del previsto, quindi resto fregato e il treno che avrebbe dovuto portarmi a Faenza non parte. Fortunatamente riesco a prendere l’eurostar per Roma al volo e giungo a destinazione, anche se in ritardo.

A manetta, come diciamo sempre io e la mia amica fotografa Lidia, che è venuta a prendermi in stazione, ci rechiamo al ristorante in centro: è un posto di cui ho sentito parlare da diverse persone: La Baita.

Appena entrato resto sbalordito: due banconi  frigoriferi con formaggi e salumi e tutto intorno ogni bendidio: cioccolato di mille qualità o formato, confetture, spezie, olii… Accolti da Roberto, ci addentriamo nel locale ed attraversiamo  tre sale meravigliose: una con alcuni tavoli attorniati da bottiglie di vino; un’altra sala con il bancone della mescita; e infine una saletta più intima dove troviamo il nostro tavolo. Sedie e tavoli di legno vissuto, apparecchiati con le tovagliette di carta (uhm…) con la faccia dell’Albertone nazionale intento a sforchettare la sua pasta…

Ordiniamo subito due piatti di pasta fresca: tagliolini verdi con guanciale, finferli e crema di zucca, e ravioli dal nome irripetibile tipo urciunsoi urcionsei urcion..qualcosa, ripieni di ricotta fresca con una grattata di tartufo sopra.

Credo di essermi quasi capottato dalla sedia alla prima forchettata dei i miei tagliolini. Resto invece un po’ allucinato dall’odore del tartufo (mi rendo conto che è un mio grande limite, ma proprio non riesco ad affrontarlo): comunque assaggio il raviolo di Lidia, e anche questo mi piace un bel po’. A seguire, un tagliere di salumi e formaggi misti che resteranno impressi a lungo nella mia memoria. Beviamo un bel calice di cabernet che Roberto ha scelto per noi.

Concludiamo con un generoso bicchiere di barolo chinato accompagnato da un pastigliaggio di cioccolato Java di Gobino, che mi daranno la buona notte come la carezza di una madre.

Saluti e baci a tutti e via di nuovo a manetta in direzione del Garden Bulzaga che come ogni anno, sotto Natale (eh già, ormai è Natale…), sceglie un tema ed allestisce il negozio con prodotti legati a quel tema.

Il tema di quest’anno è: NOSTALGIA  BALCANICA.

Se fossimo arrivati prima, e non alle 23.30, avremmo trovato dei mangiafuoco all’ingresso, vicino ad una carrozza colorata con donne vestite da zingare in posa da “lettura della mano”. Invece troviamo  una facciata completamente illuminata con luci di mille colori…

Uno spettacolo che contrasta di netto il buio faentino. Ma ormai è tardi: scatto una foto in notturna del Garden e andiamo in albergo.

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Torneremo qui domattina per acquistare un po’ di cose carine – e rubare altre immagini.

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…è la una di notte quando arriviamo davanti al cancello e Villa Abbondanzi è immersa nella quiete. Potremo ammirare la sua bellezza solo la mattina dopo…

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Una guardia ci accoglie, con la simpatia e la cordialità tipiche dei Romagnoli, aprendoci il cancello, e ci accompagna verso la zona notte, dove c’è la nostra camera dal nome Vaghezze e gentilezze. Chi dei due è chi, pensiamo?!? Lei vaghezza ed io gentilezza, decidiamo.

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La camera è  molto carina e dispone anche di una cucina ed un simpatico balconcino con tavolo, che dà su un giardino. Il bagno anch’esso ampio ed elegantemente rifinito.

Distrutti, come al solito, per il “frullo” della serata ci accasciamo nel letto.

Christian

Tuesday, October 6th, 2009

I premi di Identità Golose 2009

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Riprendo l’elenco dei premi di Identità Golose, consegnati settimana scorsa –

  • Migliore chef (uomo)  Enrico Crippa del ristorante Piazza Duomo di Alba (CN)
  • Migliore chef (donna) Iside De Cesare del ristorante La Parolina di Acquapendente (VT)
  • Migliore sous-chef Fabio Pisani e Alessandro Negrini del ristorante Il luogo di Aimo e Nadia di Milano.
  • Migliore chef-pasticcere Franco Aliberti del ristorante Franco Aliberti del ristorante Vite di Coriano (RN).
  • Migliore maitre Benedetta De Prà del ristorante Dolada di Pieve d’Alpago (BI)
  • Migliore sommelier Daniele Montano del ristorante Il Pagliaccio di Roma.
  • Migliore giornalista Fede e Tinto (Federico Quaranta e Nicola Prudente) di Decanter, Radio2.
  • Sorpresa dell’anno Peter Brunel del ristorante Chiesa di Trento.
Tuesday, September 29th, 2009

CIBVS e la guida di Identità Golose

Siamo andati alla presentazione della guida di Identità Golose alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano, ieri 28 settembre – letto il trafiletto sul giornale, di corsa… Paolo Marchi, la mente di IG, ha presentato al sua opera con Massimo Bottura e Davide Oldani, e ha consegnato una serie di premi.

La guida – appena sfogliata, ho cercato qualche locale che non ho trovato, qualcun altro c’era – 19€, oltre 750 pagine – contiene a dire di Marchi 619 locali visitati da 70 collaboratori, che firmano le loro schede, non dà voti o cappellini, riporta i nomi dei cuochi chef sommelier e così via. Attenzione particolare ai giovani 20-30enni (come dimostrano peraltro i premi assegnati tutti under 40) e ai (giovani) pasticceri; itinerari in 12 città italiane e mondiali…

Interessante l’idea di riportare nomi di cuochi chef maitre sommellier e così via – attenzione alle persone, importante (molto bella l’idea di indicare in guida cosa piace e non piace cucinare allo chef, si possono fare considerazioni interessanti), anche se l’idea di “andare a conoscere i cuochi” propugnata dal giornalista e prefatore Roberto Perrone (seguendo peraltro quello che dice anche Alaimo) ha quel che di insomma strano elitario (andiamo tutti dal cuoco? o ci andiamo noi giornalisti critici? e noi timidi come facciamo?) che lascia un po’ perplessi – forse forse è meglio che il cuoco mescoli il sugo… Anche se naturalmente è piacevole parlare anche solo per qualche momento con lo chef – Oldani gira fra i tavoli, ed è comunque bello dirgli che buono, scambiare due parole (una volta mi ha detto che forse avrebbe visto bene su un certo piatto di riso dei cubetti di barbabietola magari alla piastra mi sembra… e mi sto ancota domandando se poi lo ha fatto)

Comunque: presentazione con spunti interessanti (ancora Perrone: cucina come la letteratura, il piacere di mangiar bene come il piacere di un bel libro), la premiazione dei giovani ha avuto momenti simpatici e interessanti al di là dei ringraziamenti, della commozione o degli imbarazzi – fra i premiati, Pietro Zito (Antichi Sapori di Montegrosso, Andria) che parla di “emozionare con la semplicità” (una parola d’ordine ormai), i due simpatici sous-chef di Aimo e Nadia, Fabio Pisani e Alessandro Negrini, lo chef Alija del Guggenheim Cafè all’interno del museo a Bilbao (meno di trent’anni…)… Massimo Bottura, uno dei presentatori, ha annunciato la “pace” fra Grana Padano e Parmigiano Reggiano (se di “guerra” si poteva parlare), e Davide Oldani ha anticipato il suo intervento al prossimo congresso di IG: prenderà alcuni dei piatti raffinati ed elaborati che faceva da Giannino una decina d’anni fa e li rivisiterà alla luce della sua attuale esperienza e filosofia…

Magari ne riparleremo – per ora aspettiamo il congresso…

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