Posts Tagged ‘ristoranti’

#BAD2011 – Blog Action Day: parliamo di Food

16 October 2011 - Commenti (4) »

Oggi in tutto il mondo (80 paesi almeno, se non sbaglio) i blogger sono invitati a parlare di questo argomento – anche perché oggi, 16 ottobre, è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Anche BlogVs partecipa. Già – ma cosa scrivere? Sono tanti i pensieri, gli spunti, gli argomenti che si affollano fra le lettere della mia tastiera.

La fame nel mondo. Può essere una buona partenza, classica. Una volta, quand’ero più giovane, si parlava dei bambini del Biafra – mangia la verdura, pensa ai poveri bambini del Biafra che muoiono di fame! – che effettivamente, a causa della guerra civile in quella regione (siamo alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso), morivano come mosche – e la televisione ci proponeva immagini di questa piaga, in una spettacolarizzazione – per quanto ancora rudimentale – che aveva un suo scopo, di sensibilizzazione innanzitutto, un fine, un’etica.

La televisione. Anche dell’alimentazione la allora giovane tv fece materia di spettacolo, con le inchieste di Mario Soldati, e a seguire con il garbo e la passione di Veronelli e di Ave Ninchi, che sono (ahimé? o grazie al cielo?) all’origine della pletora di programmi e programmini e show e reality che allietano o affliggono, a seconda dei punti di vista, le nostre serate, popolate ormai da tanti cappelli da cuoco quante ballerine tangate…

Gli chef. Cuochi che spuntano dappertutto, su tutti i canali, concorrenti giudici testimonial protagonisti comprimari esperti. Cuochi che sponsorizzano pubblicizzano creme, brodi, elettrodomestici, che propongono gelati surgelati scatoline scatolette. Che propongono hamburger da fast food.

E via a parlare di slow food, fast food, consapevolezza, impronta biologica degli hamburger. La dieta mediterranea vs quella di Beverly Hills. Il ristorante la trattoria, lounge bar e trani. E tutti i posti i luoghi le persone che ti danno ti fanno ti comunicano il mangiare, il bere.

Fast food contrapposto a slow food, come se non si potesse essere fast e slow allo stesso tempo, brancicare patatine bisunte e sgranocchiare cuori di finocchio ecocompatibili e carotine biodinamiche, alette di pollo frittolente e petti di pollo biodinamici.

E grazie al cielo per i food slow, da amare e proteggere, i cibi di strada da mangiare per strada e nei salotti, il salottiero parlare di cibo mentre si mangia cibo discettando sul cibo mangiato e pregustando verbalmente quello che si mangerà, in una bulimia da anoressici in pectore ma gargantuelici in ore.

E di tutto questo cibo mangiato parlato – che fare di quello che avanza? Di quello parlato, libri libretti tomi volumoni, alla morte del libro stampato a favore dell’ebook multimediale si contrappone infatti una valanga di libri a stampa, di cuochi ed esperti, di personaggi e di programmi televisivi. La carta stampata, destinata sembrava a incartare pesci al mercato, si ricompatta in pagine colori formati sempre più attraenti e appetitose, in volumi voluminosi e riviste rivistaiole. Parole spese scritte parlate che forse spiegano ma forse non dicono il piacere del food, il cibo come cultura e culture.

E di quello mangiato? Il cibo che c’è e quello che è in più, e cosa farne e dove metterlo, meglio buttarlo che elaborarlo, che impacchettarlo e usarlo per bombardare la denutrizione, la fame, la miseria. E in Africa nel mondo, e a casa nostra, in Italia, le file dei poveri alle mense francescane, gli spigolatori di scarti alla fine del mercato settimanale, e i bancarellai che allungano una busta un sacchetto un frutto un sorriso ai vecchini labili e flebili che si aggirano fra le golosità del mondo. E dire grazie, dentro, perché il cibo ti nutre il corpo e l’anima, se lo mangi, se lo cucini, se lo dai.

E a voler rivedere questo mio post – affabulazione affamatoria e affamata, delirante e polimorfa – magari mi vien fame. Ma anche questo è food.

Emanuele Bonati

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Le cene a due voci di BlogVs: I miracoli del D’O

12 October 2011 - Commenti (3) »

«Oh Emanuele – senti. Ti devo dire una cosa.»

«Cosa?»

«A me veramente i funghi non mi sono mai piaciuti.»

«Eh?»

«Eh, no – insomma… Sì vabbè, i porcini mi piacciono. Ma gli altri mica tanto. Ok gli champignon – ma devo stare attento, perché gli amanti dei funghi mi insultano se solo li nomino…»

«Christian – te, non sei normale. Cosa fai a una cena di funghi da Oldani se i funghi non ti piacciono? Gli chiedi una paillard con due patate bollite? E perché poi non ti piacciono?»

«Un po’ la consistenza, un po’ il gusto di questi affari–  mi lasciano perplesso, ecco. Anzi, diciamola tutta: sai che abito in campagna, circondato da boschi. Da piccino ricordo i miei genitori che portavano a casa cesti giganti e borse piene di funghi colti nel bosco, che subito iniziavano a pulire, a cucinare, a mettere sott’olio, a seccare… Per giorni mi restava nel naso quell’odore di terriccio e di funghi cotti, e nella mente quelle immagini da incubo di tavolate stracolme di funghi di ogni genere, colore, odore, dimensione…»

«No no, Christian, non sei normale. E allora?»

«Allora niente. In realtà sono qui proprio per questo: è una sfida con me stesso, voglio capire una volta per tutte se sono allergico, se semplicemente non mi piacciono, se è una specie di trauma subconscio primordiale, o una fissa…»

«Non scherziamo – già i nostri due amici non sono venuti, e secondo me Oldani cercherà di caramellarci il cu*o, visto che si era tanto raccomandato, che faceva l’ordinazione per la cena, e che se c’erano defezioni voleva dire che aveva roba da buttar via, eccetera – ci manca solo che domani sulle prime pagine ci siano foto tue col faccione verde e il fumo che ti esce dagli orifizi sotto il titolo ‘Ammanita assassina colpisce da D’O: giovane avventore gravissimo invoca champignon e champagne’. Ma non potevi fare delle prove prima di venir qui? Farti una pera con la crema di funghi della Campbell? Infilare la testa in un sacchetto di gran misto di funghi surgelati?»

Buonasera signori, gradite dell’acqua?

«Sì, acqua naturale, grazie.»

Ecco… voi sapete che questa sera è serata solo funghi?

«Sì, certo, abbiamo prenotato apposta mesi fa, non ricordo nemmeno quando…»

Molto bene, avete qualche intolleranza particolare, qualche ingrediente che…

«Sì, ai funghi.»

Ehm… ma… dice davvero?

«Ma no, non proprio – boh, insomma, lo scoprirò durante la cena.»

«Hai visto che faccia che ha fatto?»

«Hi hi…»

«No, ma che vergogna – chissà se mi porterebbero da mangiare in macchina…»

Finferli alla liquirizia su fettine di mela caramellata con gelatina di mela e composta di cipolle rosse.

«Come ti sembra? Ti piacciono i finferli?»

«Buoni… Mi piace. Elegante la liquirizia, che ammorbidisce il gusto ferruginoso del fungo e chiude il cerchio con un po’ di amarognolo, subito mitigato dalla dolcezza equilibrata della gelatina di mele assieme alla composta di cipolla.»

«Molto buono, sono d’accordo. Ma da come ne parli mi sa che i finferli sono un po’ allucinogeni… o forse i funghi ti fanno male davvero…»

Risotto ai funghi porcini scottati e crudi, con pepe, salsa d’arancia e pera.

«Ci sono i porcini!»

«Christian non fare storie. Piuttosto passali a me, se pensi che non ti piacciano.»

«No dai… buoni, anzi, buonissimi – come dire? ‘Occhi bianchi’: come quando è come se, per il piacere, alzassi gli occhi al cielo, al punto che non si vede più la pupilla. Questo piatto va al numero 1 dei cinque che compongono il menu, anche se non abbiamo ancora assaggiato gli altri tre.»

«No, diciamolo, Christian, i funghi ti fanno un effetto strano. Comunque, è una meraviglia. Ogni volta che veniamo dal D’O è lo stesso: c’è sempre qualcosa che per un motivo o per l’altro mi ‘commuove’, non nel senso che mi metterei a piangere nel piatto (a rischio di rovinarlo…? giammai!), ma che insomma mi emoziona, mi appaga – un po’ come i tuoi occhi bianchi.»

Nasello cotto con salsa di burro bianco e chiodini al vapore.

«Però: il servizio è assolutamente impeccabile, attese giuste fra un piatto e l’altro – sono proprio bravi, non c’è che dire. Beh – Christian, che c’è? Qualcosa non va, che stai zitto?»

«Taci per favore – sto applaudendo dentro. Per me, è un parimerito al primo posto.»

«In effetti il nasello, che mi sembra un pesce assolutamente normale, qui sembra tutt’altro: sarà la cottura, la morbidezza, questa salsa al burro bianco…»

Gnocchetti verdi agli spinaci su vellutata di zucca profumata allo zenzero, con spugnole e bottarga di tonno.

«Buona, ovvio, non è nemmeno divertente – ma è al terzo posto.»

«A me questa storia delle classifiche dei punteggi mi dà un po’ fastidio, al di là del mi piace di più mi piace di meno non andrei. Quello che mi colpisce invece è da un lato l’altissima qualità degli accostamenti, delle preparazioni, delle presentazioni; e dall’altro l’estremo equilibrio dei vari piatti, non c’è nulla che preponderi, tutto si armonizza al meglio – qui, il tocco di salato della bottarga rinvigorisce la vellutata e accompagna gli gnocchetti a legare con le spugnole…»

«Senti, Emanuele, non pensi che il locale sia un po’ chiassoso?»

«No, non direi – so che ti piacerebbe un’atmosfera raccolta e quasi monastica, con sussurri sopiti e frusciare di posate, ma ti assicuro che rispetto al mio ufficio questo è un eremo tibetano…»

Dolce con mousse di nocciole, gelato ai funghi e meringa morbida con granella di croccante.

“Arriva. Lo vedo. Il ragazzo lo posa sul tavolo, chino la testa, e lo vedo! Lo sento: è in questo momento che mi assento dal presente, che poi ormai è passato quasi remoto, e ciao. Lo osservo: un cilindro beige marroncino su cui poggia una sfera di un tono più scuro e leggermente lucida su cui poggia meravigliosa cupola bianca e fiammata. Mousse di nocciola, gelato di funghi, meringa soffice, e del croccante….”

«Christian – ci sei? Stai bene? I funghi ti hanno fatto male?»

«No – questo è il numero 1 in assoluto, e vince la mia classifica. Anzi no: ho vinto io. Non ho bolle in faccia, non sono svenuto, tantomeno ho schiumato dalla bocca. Va beh, quello magari sì, ma per altri motivi. Dev’essere una specie di miracolo…»

«Mamma mia – lo abbiamo perso.»

«No, sono io che ho vinto. Io i funghi li posso mangiare.»

Davide Oldani - in cerca di funghi sul prato dell'Ippodromo durante Taste of Milano?

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D’O

Via Magenta, 20
20010 Cornaredo Milano

02 9362209
non accetta Bancomat e carte di credito
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Emanuele Bonati & cVs

I consigli di Malafarina: “St Hubertus e i sapori delle Dolomiti” di Norbert Niederkofler

2 October 2011 - Commenti »

Norbert Niederkofler

St. Hubertus e i sapori delle Dolomiti

Gribaudo

224 pagine, 300 fotografie, 45€


Sapori seducenti e invitanti con un occhio di riguardo particolare all'estetica. Questo volume celebra la personalità allegra ed eclettica dello chef, nonché la filosofia che anima il lavoro di Norbert, fermo sostenitore del ruolo aggregante del pasto, vissuto come momento di incontro, divertimento e convivio.

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Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano - Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Irene l’uragano e il Club dell’Uragano

28 August 2011 - Commento (1) »

The Hurricane Club a New York (360 Park Avenue South at 26th Street) fa sapere che non solo resterà aperto, ma offrirà uno speciale “Pranzo con Irene” stasera e domani sera.

Il pranzo, a prezzo fisso, comprende un Imperial Platter, una scelta di antipasti e contorni, e come dessert un grande Big Kahuna sundae, a soli $29 per persona per tavoli di almeno quattro persone.

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Non so perché riportare questa notizia. Per sorridere, per polemizzare, per ironizzare, per comprendere?

In realtà, ci sono diversi ristoranti che annunciano l’apertura, immagino in zone abbastanza sicure: un elenco qui.

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: conto Unico

19 June 2011 - Commenti (2) »
A volte vorrei avere la macchina del tempo per tornare indietro e decidere se fare o non fare determinate cose. Se potessi, probabilmente ci penserei su prima di andare da Unico (il nuovo ristorante di Fabio Baldassarre in via Achille Papa a Milano) – non mi ha convinto, soprattutto per la spesa.
Non posso dire di aver mangiato male, in linea di massima. Però non sono rimasto estasiato dalle preparazioni.
Il menù che abbiamo scelto era quello da 60€ per 6 portate – servito a tutti i commensali (quattro persone).
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Le polpettine di cacio e pepe e la bruschetta con pomodori come benvenuto.
Un trancetto di tonno cotto sottovuoto con cacao (difficilmente riconoscibile) dal sapore strano.
Quattro trancetti  di sgombro con anguria e marinata serviti su un piatto lungo e stretto; la portata era da dividere tra due commensali. L’abbinamento mi ha convinto.
Un medaglioncino di polpa di granchio, insalata di finocchio e gelatina di mela verde. Buono  ma anch’esso da dividere in due.
Sei (forse) totanetti alla piastra con purea di piselli alla mentuccia; servito in un unico piatto per i tutti i commensali. Ottimi, forse un po’ scontati?!
Zuppetta di scorfano con spaghettini e cannolicchi; normale, un po’ troppo sapida.
Spaghetti di grano arso con cozze tarantine e pomodorino del piennolo: salati.
Delusi dal dessert: un trittico davvero molto banale: una macedonia di frutta caramellata (che a dire il vero sembrava frutta sciroppata tirata fuori dal vasetto) con una granita di sangria (notevole), una panna (cotta?) e fragole; un cubetto di bonnet al cioccolato con amarene e forse una polvere invisibile croccante di pistacchio.
Tre prosecchi come aperitivo, tre calici di vino, tre calici di Dindarello Maculan sul dessert.
Insomma 80 € a testa mi è sembrato un po’ tanto per una cena che non ci ha convinto poi molto sia per le quantità che per i piatti in sé.
Il servizio era abbastanza buono: molta emozione da parte di tutti.
Capisco anche che quella di Milano è una piazza difficile e questa è una grande sfida…
La vista però è incredibile!
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Il mondo di Noma

19 May 2011 - Commenti »

«Spero che questo libro possa farvi provare alcune delle emozioni che ho provato io.» Questa è la conclusione del testo dell’artista danese Olafur Eliasson che introduce il bel volume su Noma di René Redzepi in uscita oggi da Phaidon.

Nelle righe precedenti Eliasson aveva così delineato la filosofia che sta dietro questa emozione: «Se è vero che il cibo è una cosa molto banale e che tutti mangiano e hanno idee particolari sull’argomento, è altrettanto vero che il gusto non è solo una percezione individuale e, soprattutto, che il cibo non è mai “solo cibo”. Che ci piaccia oppure no, quello che mangiamo modifica la nostra visione del mondo e la nostra capacità di percepirlo. Quando guardiamo un piatto dovremmo poter distinguere anche l’ecosistema più ampio di cui fa parte. Sapere quale sia stato e quale sarà il percorso di un ingrediente può esaltare un’esperienza gastronomica. C’è una grande differenza tra le patate che vengono dalla Nuova Zelanda e quelle della regione danese di Lammefjorden. L’arte culinaria che sceglie di non scindere consapevolezza e gusto ha grandi potenzialità – proprio come l’arte in generale non separa forma e contenuto. Ci dimostra che è possibile far coesistere diversi piani di lettura anche nella preparazione e nella degustazione del cibo. Cibo che può farsi politica. Cibo che può essere sinonimo di responsabilità, sostenibilità, territorio e cultura. Nell’incarnazione pratica delle idee di René ritroviamo una commistione tra piacere del mangiare e dimensione sociale che profuma di ricordi, cultura, ingredienti dei Paesi del Nord, nonché di esperienze individuali e collettive.»

Eliasson aveva esordito con la descrizione di uno dei piatti più famosi di Redzepi, che rende evidente quanto detto: «“Pellicola di latte con erba, fiori e aromi” era uno dei piatti del menù del giorno. Gli elementi di contorno provenivano dallo stesso prato sul quale la mucca produttrice dell’ingrediente principale aveva pascolato e defecato liberamente. In quel piatto sembrava rivivere una specie di perfetto ecosistema in miniatura. Assaggiarlo suscitò in me una certa meraviglia (anche perché, a vederlo, aveva solo l’aspetto viscido e poco invitante di una frittella imbevuta di latte con della verdura sopra). I sensi però non mi tradivano: con la bocca potevo esplorare ogni angolo di quel prato.»

Insomma, non si tratta di una presentazione informale, il mio amico René è bravo a cucinare andateci: Eliasson enuncia e descrive i principi della cucina di Redzepi partendo dalla propria esperienza di assaggiatore di un piatto “strano”, e introduce al mondo di Noma nel modo migliore.

Emanuele Bonati

I testi sono tratti  per gentile concessione dell’editore da

René Redzepi, NOMA: Tempi e luoghi della cucina nordica, © Phaidon Press 2011, €49,95

www.phaidon.com

Per le immagini: © Ditte Isager / courtesy Phaidon Press.

La “elBulli Foundation” di Ferran Adrià

26 January 2011 - Commenti »

Una fondazione – “elBulli Foundation” – che aprirà nel 2014. Ecco che cosa diventerà elBulli nelle parole di Ferran Adrià, pronunciate, come avevamo riferito, ieri a Madrid Fusión.

Una fondazione che sorgerà fisicamente sulle “ceneri” del vecchio elBulli, nella Cala Montjoi della località catalana di Roses, con la missione di immaginare e creare, nella massima libertà, le “nuove frontiere” dei fornelli.

”Pensiamo che il concetto di ristorante, così come lo intendevamo e lo stavamo sviluppando con elBulli, potesse costituire un campo ideale di sperimentazione al massimo per altri 3 anni e che avremmo avuto bisogno di un altro scenario. Il centro creativo ci permetterà di creare giustamente molti scenari diversi”, ha detto Adrià.

Una nuova direzione per elBulli...

ppp

Obiettivi del progetto: costituire un archivio storico, sia materiale che digitale, degli anni di ricerca gastronomica portati da Adrià; ed essere un centro di aggregazione di creatività, di  idee ed esperienze da condividere anche attraverso Internet. Dieci persone, selezionate attraverso la rete, lavoreranno a tempo pieno nella fondazione e saranno affiancate da 15 specialisti per stagione, soprattutto chef, ma anche gourmet, architetti ed esperti di design.
Adrià la immagina come ”un laboratorio unico al mondo, un punto di riferimento internazionale e una fonte di ispirazione costante in tutto quanto è collegato alla creatività e all’innovazione”: sarà il suo quartier generale a partire dal 2014, quando lo chef catalano riaprirà il ristorante che l’ha reso celebre.

fonte: ANSAmed

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In attesa del nuovo ristorante di Ferran Adrià…

25 January 2011 - Commenti (2) »

È stato detto che elBulli chiuderà a fine 2011. La domanda sorge spontanea: e dopo? Quali sono i nuovi progetti di Ferran Adrià? Per saperlo subito, basta andare, alle 12.45, a Madrid Fusión, dove Adrià stesso racconterà ai fortunati presenti – nella stessa occasione in cui aveva annunciato la “pausa di riflessione” due anni fa – che cosa farà…

Lo vedremo anche noi, seppure in differita.

E per chi volesse sapere da dove viene Adrià, e avesse magari già letto Un giorno a elBulli, il libro pubblicato un paio d’anni fa da Phaidon, è in arrivo, a giugno, sempre da Phaidon, Reinventare il cibo. Ferran Adrià: l’uomo che ha cambiato il nostro modo di mangiare, una biografia scritta da Colman Andrews, uscita l’anno scorso in inglese. In 16 capitoli, per 360 pagine, il libro racconta gli inizi di Adrià come cuoco durante il servizio militare e arriva al successo internazionale, ai riconoscimenti (per quattro anni miglior ristorante), e alla fortuna e sfortuna critica.


Da leggere…

Emanuele Bonati

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L’AntipatiCibVs: buttafuori i buttadentro

15 November 2010 - Commenti (2) »

OK – non sempre si riesce a riconoscere a prima occhiata un indigeno da un turista, e insomma non c’è niente di male, se anche mi si rivolgono in un anglofrancoteutoitaliano capisco cosa vogliono, se anche i gesti non fossero più che eloquenti, ma…

Ma insomma: perché certi locali del centro di Milano, ma anche di numerose località più o meno turistiche, sono attrezzati con giovani ambosessi (a volte magari dei giovani anzianotti) che sulla soglia ti sorrrdiono e ti invitano ad entrare o ad accomodarti nei dehors, a bere mangiare degustare… Perché?

La domanda in subordine, ovviamente, è “perché poi lo chiedono a me”, visto che spesso passo, per il centro sulla via di casa, rigorosamente da solo, con l’aria piuttosto affranta da “holavoratotuttoilgiorno nonnepossopiù ilmiocapoiltelefonoicolleghigliautoriilibriifornitori cosavoglionotuttidame ADESSOMORDO!” – e altrettanto spesso vengo invitato a degustare appunto lasagna, spaghetti bolognese, pizza, happy hour… Ho forse l’aria del broker inglese alla ricerca di nuovi mercati e di una fuga dal tè con un velo di latte, del manager teutonico disposto a ingollare qualsiasi cosa purché servita con un decalitro di birra, o che so io?

E per quale mai motivo un turista, o uno straniero qualsivoglia, vedendo una distesa di tavoli apparecchiati di fronte a un cameriere dall’aria attendente, non può realizzare da solo che, se volesse mangiare, lì troverebbe certamente pane e companatico per i suoi denti? Non ricordo di avere trovato simili “buttadentro” all’estero, ad esempio – ommammamia, in realtà sì, solo che volevano buttarmi dentro localini dall’aspetto che definire squallido sarebbe già un connotarli come locali lussuosi, anche se l’opulenza dell’accoglienza era ben evidenziata dalle forme esposte – non certo di prosciutti, quanto di signorine che pur avendo l’età dei datteri si esibivano, a quanto pareva, in numeri che lasciavano ben poco all’immaginazione porcona dei passanti, illuminati da piacevoli luci rossastre, non certo estremo lascito di comunismi ormai passati…

Insomma, l’idea del “buttadentro” non mi piace molto, poco elegante, non so, sempre un po’ malandrina (inutile dire che i sorrisi maschili rivolti alle fanciulle così come alle vegliarde sono un campionario di un certo atteggiamento maschile…) – un po’ Leporello, un po’ Arlecchino, un po’ così…

Emanuele Bonati

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CibVs ComicVs

4 October 2010 - Commenti »

Spero che abbiate notato che il nostro menu è piacevolmente privo di creatività.

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