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L’AntipatiCibVs: Il Fleur de glace Häagen-Dazs

15 December 2011 - Commenti »

I comunicati stampa, al di là della forma spesso un po’ involuta o convoluta, spesso ci fanno conoscere prodotti di cui avremmo altrimenti ignorato l’esistenza, o che ci avrebbero colto impreparati. Magari a volte un po’ in anticipo…


Chi di noi non desidera ricevere in dono un bel mazzo di fiori? E chi, fra i più golosi, non spera di ricevere, invece, una torta speciale per festeggiare una ricorrenza? Häagen-Dazs ha messo insieme il regalo per antonomasia e il dolce & familiare territorio dei dessert, per festeggiare il prossimo Natale in un modo nuovo con un dessert dalla forma floreale. Per realizzare la creazione Häagen-Dazs si è rivolta a una giovane designer europea, Kiki Van Eijk, con l’ambizione di ripetere la sfida di creare uno oggetto di design fatto di gelato. Il risultato è un prodotto di raffinata eleganza, dal tocco semplice e delicato.

La Häagen-Dazs “Fleur de Glace” è un piacere da provare in due versioni diverse, per accontentare tutti i gusti e i palati. La prima, dai petali giallo intenso, è a base di Macadamia Nut Brittle e sorbetto al mango con un cuore delizioso di coulis di frutto della passione, adagiato su un letto di biscotti alla nocciola, che aggiunge una nota esotica e seduce il palato. La seconda, in bianco candido, è un matrimonio tra il dolce Häagen-Dazs Caramel Biscuit & Cream, lo Speculoos e la vaniglia, con un cuore cremoso al caramello, dolcemente adagiato su un letto di croccanti praline. L’importanza che Kiki Van Eijk da alla tradizione del Natale e la sua estetica femminile hanno conquistato Häagen-Dazs: il suo stile incarna lo spirito di condivisione e la voglia di lasciarsi andare al piacere, che sono da sempre i punti fermi del brand. Per realizzare il dessert Kiki Van Eijk si è ispirata al paesaggio invernale, alle forme eleganti dei cristalli di ghiaccio e ai fiori di montagna, come la stella alpina, disegnando un fiore di ghiaccio, i cui petali sono impilati uno sopra l’altro in modo scultoreo. Questa giovane designer, il cui desiderio è quello di rendere ogni elemento della vita quotidiana una vera opera d’arte, mescola design contemporaneo e femminilità conferendo alle sue creazioni un duplice significato, legato non solo alla forma ma anche al significato intrinseco dell’oggetto. Haagen-Dazs, che quest’anno festeggia 50 anni, ha scelto il design e lo stile contemporaneo di Kiki Van Eijk per comunicare i suoi valori, primi fra tutti il gusto e il piacere.

FLEUR DEL GLACE HÄAGEN-DAZS al momento è disponibile solo in Francia e Benelux.


Quando parte il primo treno per Groninga?  Ce l’avranno già a Mentone?

Grazie comunque per l’informazione…

Emanuele Bonati

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Un caffè al Kimbo Coffee Hour Lounge

15 October 2010 - Commenti »

Ha aperto oggi – e rimarrà aperto fino al 14 novembre – il Kimbo Coffee Hour Lounge, in via Borgonuovo 1 (angolo via Monte di Pietà) – un temporary shop che è già stato a Napoli, Roma, Firenze, Padova, Treviso, Torino. A quanto pare, ci saranno incontri con scrittori e personaggi famosi (De Crescenzo, Silvana Giacobini, Andrea Pinketts, Fabio Troiano, Luca Miniero, Paolo Genovese), fra cui anche esperti di gusto e alimentazione ecc (Camilla Baresani, Evelina Flachi, Davide Paolini…) – e musica arte – e sono previste delle lezioni tenute da un sommelier del caffè, Carmine Castellano.

Mi dicono che il Kimbo Coffee Hour lounge è aperto tutti i giorni, esclusa la domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00 – sabato 16 la chiusura sarà posticipata alle 22.00. L’ingresso è libero e le degustazioni gratuite…

Sabato ci sarà anche un casting per partecipare agli spot tv Kimbo con l’attore Fabio Troiano – a chi interessasse…

CibVs? Beh, a CibVs piace il caffè (vedi gli articoli sulla manifestazione TriestEspresso…) – quindi ci farà un salto…

Emanuele Bonati

CibVs ComicVs

26 August 2010 - Commenti »

Francesco Facchinetti e Alessia Marcuzzi innamorati. Per Activia è concorrenza sleale.

faberbros per spinoza.it

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Tanto CibVs QuantoBasta

22 April 2010 - Commenti (3) »

Di mamma ce n’è una sola. Per fortuna…

Quando avevo 13 anni, il mio prof di Italiano diede un compito in classe: “Parlami del ruolo della donna nella società moderna, partendo dai mezzi di comunicazione e dalla pubblicità” (da poco avevano visto la luce Rai 3 e Canale 5).  Scrissi una fiaba, “Biancaneve, Cenerentola e l’S.P.S., Sindacato Principesse Stufate”: l’angelo del focolare ha avuto la possibilità di uscire dal suo castello incantato, ma il resto del regno non  se n’è accorto e continua a trattarla come una cara ragazza che si occupa di ricamare le tovaglie per il salone delle feste e di curare le rose nel giardino all’italiana. Donna solo se moglie e madre di famiglia. In sintesi.

A distanza di oltre trent’anni mi sono soffermata nuovamente su questo tema e su come viene vista la “donna” – anzi, la donna per eccellenza: la “mamma” – dai pubblicitari italiani, e quindi dal pubblico.

Le mamme sono sempre mediamente belle, ma non di una bellezza “preoccupante”, eccessiva. Sorridenti, pazienti e materne, appunto, sono mamme anche con l’idraulico che vorrebbe entrare in casa con un tubo pieno di schifezze (per situazioni analoghe io ho un fantastico mattarello di oltre 60 cm di lunghezza… che soddisfazione…).

Le mamme sono tutte prolifiche: in una nazione il cui tasso di natalità è al 219° posto su 222 fra i paesi del mondo, attorno alla tavola ci sono sempre un paio di bambini, a volte addirittura tre: tutti molto carini, con una faccia un po’ birichina, ma si vede, signora mia, proprio bravi ragazzi. Devono esserci sussidi alla famiglia, asili nido ed orari flessibili incredibili, nel mondo della pubblicità!

Ma le mamme, soprattutto, non mangiano. Avete notato? Ma certo! Nella pubblicità le mamme non mangiano mai perché cucinano!

O perlomeno, non lo fanno secondo quello che normalmente si intende per cucinare: passano in forno agglomerati di carne impanata simil-cotoletta, o spadellano tranci geometrici di pesce che dell’originario aspetto ittico conservano solo il biancore delle carni; aprono una srie di buste contenitori scatolotte barattoli; e siccome sono delle brave mamme, gli ortaggi vengono offerti alla prole sorridente e festante scongelando delle buste di verdura parzialmente cotte. L’ultima volta che chiesi a mia figlia se voleva della verdura mi rispose: “Piselli? No grazie, li ho già mangiati l’anno scorso!”. Oppure offrono merendine golose, suggeriscono succhi di frutta ristoratori, propongono bicchieri di latte sotto forma di barrette sommerse di ogni possibile variante di cioccolata mou glassa ricopertura pralinatura, agglomerati di coloranti addensanti sapidatori…

E comunque, “cucinare” in senso proprio, quasi mai: le mamme della pubblicità sono come un autogrill: somministrano cibi e bevande, preferibilmente preconfezionati.

Un po’ triste, direi. A distanza di trent’anni dal mio tema, se non è zuppa è pan bagnato, cambia solo l’immagine femminile delle réclame: da mamme sorridenti cotonate e con la gonna in taffetà si passa a mamme ugualmente sorridenti ma con un taglio di capelli più sbarazzino e un look trendy – ma non troppo “fashion victim”. Cambia la forma ma non  la sostanza: nel castello incantato in versione residence il salone delle feste diventa una cucina da migliaia di euro che viene accarezzata e pulita ma raramente usata. Un’icona di se stessa, statica e rassicurante. Che non si agiti troppo, signora mia, per carità.

Anna Maria

lacucinadiqb