Posts Tagged ‘Paolo Marchi’

Milano Food&Wine Festival Flash / 3

5 February 2012 - Commenti (2) »

Paola Sucato (di cui sono profondamente innamorato: per quello che fa dentro e fuori le cucine, non tanto per come beve – non beve – quanto per come panifica, per come è) ha presentato Cesare Battisti, cioè il Ratanà (locale abbastanza nuovo, con un piede nell’Erba Brusca…): di lui non posso dire di essere innamorato – anche se, dopo il suo Riso con latte di capra (crudo, leggermente acidificato), grana padano, vaniglia, pepe nero e carciofi croccanti i miei sentimenti nei suoi confronti registrano un notevole trasporto.

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash / 2

5 February 2012 - Commenti »

Chiara Giovoni (di cui sono profondamente innamorato: per come scrive, per come beve, per come è) ha presentato Alice Delcourt, la giovane carina elegante cuoca de L’Erba Brusca (locale con orto annesso, aperto l’estate scorsa con Cesare Battisti, che era all’altra postazione), di cui mi sono innamorato – e che ha preparato Sgombro leggermente affumicato su un cous cous di frutta ed erbe (lei ha vinto il CousCous Fest l’anno scorso) affumicato con foglie di tè nero, con melograno e yogurt greco (che forse avrei evitato: secondo me il tutto reggeva anche senza… e avrei volentieri ripulito le pentole…).

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash/1

5 February 2012 - Commenti »

Iniziato il Milano Food&Wine Festival – parallelo a Identità Golose, sfalsato di un giorno, fianco a fianco.

Se ci fossero dei miei lettori fedeli, saprebbero che io in queste cose ci sguazzo – tanta gente, tavoli con cibi prodotti assaggi, vini, bicchieri, chef, cucine… mi piace girare, vedere, assaggiare, conoscere, capire (ok, cercare di capire), incontrare gente che conosco e conoscere gente che non conoscevo – e se capita mangiare qualche cosa.

Il Milano Food&Wine è diciamo la vacanza milanese del Merano Food&Wine Festival (no, non ci sono mai stato, ma devo proprio andarci: se questo fratellogemellominore è così, beh, chissà il fratellogemellomaggiore…).

Allora: Wine – 100 produttori, ovviamente con prodotto, ovvero bottiglie, al seguito (e per buona misura Acqua San Pellegrino e Panna, birra Peroni, e aggiungiamoci un pezzo di Grana Padano, aperitivo San Pellegrino…).

Food: due postazioni cucina (ahimé senza la cappa a raccogliere il fumo… e lo sgombro della prima preparazione pervadeva tutto l’aere dintorno), in cui si alternano cuochi (alle 12, alle 18, alle 20.30) e preparano assemblano servono il loro piatto, introdotti da uno/a foodblogger giornalista o che.

Festival: io che corro da una parte all’altra dell’ampio spazio a saggiando bevendo degustando tastando assaporando tutto quello che sembra potabile commestibile.

E non ultimo le Phood: nove fanciulle scatenate che fotografano twittano bloggano intervistano circolano imperversano…

Mi sa che sono arrivato troppo presto... Paolo Marchi sta ancora contattando gli chef...?

Sete...
Sete?

Sete, sì.

Ma questo è Biscalchin!

Emanuele Bonati

Food @ work: Identità Milano 2012 si avvicina…

27 January 2012 - Commenti »

«Tornando dalla manifestazione Lo Mejor de La Gastronomia mi sono chiesto: perché i nostri cuochi devono andare in pellegrinaggio a San Sebastian, nei Paesi Baschi, per scambiarsi – e spesso copiare – idee con gli altri cuochi del mondo? Mettiamo in piedi anche noi un congresso di cucina». Tutto qui. Semplice, no?

No, forse no. Questa è stata effettivamente l’intuizione di Paolo Marchi di otto anni fa – ma a giudicare dai risultati, dai programmi delle varie edizioni, a essa è seguito un lavoro enorme, che si è protratto negli anni, ha proliferato  generando una miriade ormai di Identità diverse, da Identità Naturali, a Identità Vent’anni (i giovanissimi cuochi), a Identità Donna, Identità di Pizza, Identità di Pasta e Identità di Carne, alle altre manifestazioni che si susseguono ormai in tutto il mondo.

Identità, per uno che vuole occuparsi di cibo, a qualsiasi titolo, è una via di mezzo fra un paradiso e un luna park: anziché andare in giro a mangiare dai grandi chef, sono loro a venire a te, e non portandosi dietro pentole e padelle, ma se stessi, e degli assaggi della loro storia-cultura-filosofia-personalità. Il cuoco “parlante”, che esce dalle cucine e si mette in gioco nel confronto con gli altri – siano essi chef, esperti, giornalisti, ma anche gente comune –, è una delle cose più interessanti, forse, di questi ultimi anni. E ogni anno Identità ci aiuta ad assaggiarne un pezzetto.

Identità Golose si terrà a Milano dal 5 al 7 febbraio; dal 4 al 6, in contemporanea, aprirà il Milano Food&Wine Festival, un grande temporary restaurant; il tutto presso il MiCo MILANO CONGRESSI ala nord, gate 14 (via Gattamelata 5).

E nei prossimi giorni vi racconteremo qualche cosa di quello che accadrà – e cercheremo anche di raccontarvi qualcosa da dentro; fermo restando che sul sito di Identità le notizie, le curiosità, gli aggiornamenti si susseguono in tempo reale…

Emanuele Bonati

Il food porn di Scatti di Gusto e un vecchio sporcaccione

3 January 2012 - Commenti (2) »

Scatti  di Gusto: due anni on line, e circa 20.000 foto – che poi sono quelle che hanno ispirato a Vincenzo Pagano il nome del blog. Inutile dire che la foto, oggetto voyeuristico per eccellenza, che fissa l’attimo nell’eternità, in questo caso, come foto enogastronomica, si offre come un vero e proprio feticcio del porno più puro: evoca suscita provoca lasciandoti a distanza, ti ritrovi bramoso di un possesso che non puoi avere, almeno ora subito, se non surrogato… Porno, appunto.
Vincenzo ha pubblicato una summa di questo anno food-porno, come saluto al 2011 che ci ha abbandonato, illacrimato ospite, e come augurio per il 2012. E noi ci permettiamo di riportarla, e di commentarla, con la nostra esperienza di “vecchi” e “sporcaccioni”, salutando dipartita (del 2011) e ripartenza (2012) con un apprezzamento al lato più cochon della cucina…

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1. Cosa c’è di più porn nel food di una cozza con prosciutto? La realizza Carmelo Chiaromonte alla festa di Longino&Cardenal, un appuntamento ineludibile per gli appassionati e gli operatori che partecipano a Identità Golose di Paolo Marchi.

Una cozza con prosciutto? Siamo nel porno di lusso, patinato, alla Jenna Jameson, per intenderci.

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2. Forse più lasciva è la maialata, altro appuntamento imperdibile che la famiglia Tinari di Villa Maiella organizza ogni anno. Troppo forte.

Maialata. Porno centroitalico, con quel che di casareccio, ruspante, maialoso: zona Renzo Montagnani, un grande.

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3. Una veste elegantissima e indimenticabile per le cozze con il latte di mozzarella nera preparate da Rosanna Marziale de Le Colonne.

Cozze con latte di mozzarella nera. Porno multietnico, alla Mandinga: la nera che piace.

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4. Ogni volta che la rivedo penso che sia la minestra più sexy del pianeta: quella con crostacei e piccoli pesci di Gennaro Esposito.

Minestra con crostacei e piccoli pesci: porno poetico, delicato, alla Bilitis di davidhamiltoniana memoria, alla Patti d’Arbanville…

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5. Il concetto di esclusività può trascendere dal soggetto? Voi pensereste al caviale o al tartufo? Io penso alle lumache di Oliver Glowig, due stelle Michelin nella nuova location di Roma al primo colpo, che mi regala anche il riconoscimento della cartolina di auguri.

Lumache? Bruttine a vedersi, ma una sorpresa di bellezza al palato. Ma l’apparenza inganna – e l’apparenza non ha impedito a Ron Jeremy di offfrire il meglio di sé con il gotha delle femmine del porno, l’ingresso del fisicamente scorretto nell’empireo dell’esclusività.

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6. Eleganti i due gamberi rossi al sale di Gianfranco Pascucci, nuova stella Michelin a Fiumicino (Roma).

Gamberi rossi al sale. Eleganti, eppure sfacciatamente porno. la stessa eleganza che hanno conservato Carmen Villani, Karin Schubert e le altre nelle loro performance a luci rosse – il rosso dei nostri gamberi, delle nostre vergogne, ipocrisie; il sale amaro della vergogna, ma anche della sapidità, del sapore della vita.

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7. Pensi al cibo che fa innamorare e non puoi fare a mano di pensare a un’ostrica. Come quella di Salvatore Tassa (le Colline Ciociare). Uno scatto che profuma di mare e di terra.

Ostrica. Porno sontuoso, di cui riempirsi la bocca, la vita. Un attimo, e non c’è più, scivola via. Ma il gusto rimane e ti accompagna. Chi altra? Moana Pozzi, no? Sontuosa, eppure normale, sensuale e preziosa. Troppo poco tra noi, eppure ancora qui.

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8. Il movimento in cucina. Marzia Buzzanca sembra volare leggera con la pizza fritta preparata in occasione di una delle Cene a 4 Mani il cui cartellone Scatti di Gusto ha seguito in diretta.

La pizza fritta di Marzia Buzzanca. Porno come voglia di vivere, di ricominciare, pulsione vitale, natura che lotta per sopravvivere nelle avversità. Porno come vita.

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9. La verdura. Da Pomarius a prendere gli ingredienti per una vignarola da manuale.

Vignarola. Vitalità esplosa, la primavera, la natura, la grazia, la sostanza, l’innocenza della stagione nuova, la potenza degli ingredienti freschi. Cicciolina, Ilona Staller, fresca ventata nel porno nostrano.

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10. La pizza per antonomasia. La Margherita nella splendida esecuzione di Gino Sorbillo.

Pizza. Italianità alla massima potenza. La potenza di Rocco Siffredi, ovvio: il porno moderno, sdoganato anche nel cinema d’autore, come la pizza nei ristoranti stellati.

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11. La pizza più antica. La Mastunicola di Franco Pepe, antica pizzeria a Caiazzo.

La pizza antica. Il sapore di quei filmini, quelle foto in bianco e nero, d’inizio secolo, signorine polpose, uomini mustacchiuti. Ma anche le bellezze pasoliniane dei film della Trilogia della vita, ricerca di un eden lontano dall’intellettualità, eppure forse tutto mentale, eppure su una salda base – di lievito madre…

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12. La carne. Le salsicce di maiale nero ripiene di broccoli di Sabatino Cillo. Le mangeresti crude.

Salsicce di maiale nero. Porno glorioso, sfacciato: John Holmes nel suo pieno rigoglio, una vita per il cinema, diceva Elio. Ma anche il Supersex di Gabriel Pontello, l’Ifix-tchen-tchen come momento supremo dell’accoppiamento qui celebrato fra la carne di porco e il broccolo.

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Un inno al porno, dunque, quello di Scatti di Gusto, al quale ho associato qualche puntualizzazione pornografica anch’essa, anche se di segno leggermente spostato: all’insegna comunque, io e Vincenzo, del godimento, della sensualità nel senso dell’accarezzare i sensi, del vellicare il vellicabile, e soprattutto dell’augurio per un buon 2012…

Emanuele Bonati

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Identità Golose 2011: il padrone di casa

5 February 2011 - Commenti (2) »

Quando tocca a me?

Signore e sigori, la zuppa l'è cotta!!

...mi dicono che non è vero...

Guarda che ti sta bruciando il soffritto!

...ma non è ancora pronto?

Allora... con quelli là in fondo siamo a 392, 393, 394, 3..

Allora: con quelli là in fondo siamo a 392, 393, 394, 395, 3..

Ma quando si mangia?

Cosa vuol dire "polvere di cereale addensata in romboidi in spremuta vegetale cubica"? Questi sono quadrucci in brodo di dado!!

(voce fuori campo): Grazie Paolo Marchi!!

Foto Bruno Cordioli per CibVs

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/collections/72157625944218612/

Identità Golose 2011

28 January 2011 - Commenti (2) »

30 e 31 gennaio, 1 febbraio: sono le date di Identità Golose 2011.

Milano Convention Centre in via Gattamelata a Milano: è l’indirizzo della manifestazione.

Il lusso della sempicità, i segni e i gesti: sarà il tema portante della tre giorni.

Identità di Pasta, di Birra, di Miele, di Riso e Risotti: sono i temi  che verranno approfonditi.

Dossier Dessert e La pasticceria italiana da ristorazione: sono le due angolazioni dolci del meeting.

Piemonte: la regione ospite.


Winelove e Un risotto per Milano: due manifestazioni parallele.

Inaki Aizpitarte, Massimiliano e Raffaele Alajmo, Luciano Alberti, Franco Aliberti, Josean Martinez Alija, Corrado Assenza, Sat Bains, Matteo Baronetto, Enrico Bartolini, Cesare Battisti, Frédéric Bau, Andrea Berton, Andrea Besuschio, Massimo Bottura, Pier Bussetti, Antonino Cannavacciuolo, Daniel Canzian, Chicco Cerea, Mauro Colagreco, Antonello Colonna, Christian e Manuel Costardi, Carlo Cracco, Accursio Craparo, Stefano Deidda, Luigi Dell’Amura, Gennaro Esposito, Loretta Fanella, Gianluca Fusto, Alfio Ghezzi, Filippo Gozzoli, Marta Grassi, Mehmet Gürs, Tatsuya Iwasaki,  Camille Lesecq, Anthony Genovese e Marion Lichtle,  Paul Liebrandt, Paolo Lopriore, Ferdinando Martinotti, Nuno Mendes, Teo  Musso, Yoshihiro Narisawa, Damiano e Giovanni Nigro, Magnus Nilsson, Davide Oldani, Simone Padoan, Andrea Paternoster,  Matias Perdomo,  Alessandro Negrini e Fabio Pisani, Matteo Pisciotta, Eugenio Pol, Claudio Pregl, Giuseppe Rambaldi, Emmanuel Renaut, Niko Romito. Michele Rotondo, Davide Scabin, Joško Sirk, Elio Sironi, Gino Sorbillo, Marco Stabile, Ciccio Sultano, Luigi Taglienti, Matteo Torretta, Viviana Varese: sono i cuochi, i relatori, i protagonisti.

Paolo Marchi: è l’ideatore e curatore della manifestazione.

Da 60 a oltre 420 €: sono i prezzi – che forse avrei preferito un poco più abbordabili, anche se capisco tutte le esigenze ecc ecc. Starò fuori dalle vetrate, con le scarpe rotte e un filo di bava alla bocca.

Scherzi a parte, Identità Golose torna anche quest’anno 2011…

Emanuele Bonati


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CibVs @ Le Grand Fooding

18 October 2010 - Commenti (8) »
Devo assolutamente disintossicarmi dall’uso della parola “top“. Quindi per descrivere questa serata conierò un nuovo termine: occhi bianchi. Avete presente quando assaggiando qualcosa di particolarmente delizioso, si tende a socchiudere gli occhi e a rivoltarli all’indietro facendo intravedere il bianco della pupilla? Ecco gli occhi bianchi…

Già sulla carta Le Grand Fooding Milano mi aveva entusiasmato. Il Manuale di sopravvivenza illustrato di Paolo Ulian lo trovo geniale (e divertenti i ritratti de Le Grtand Casting.) L’evento era ben organizzato. Gli ingressi erano quelli,  1500. Non di più. In effetti chi si è presentato all’ingresso convinto di poter acquistare il biglietto  sul posto, ha dovuto abbandonare il campo. La coda di sfortunati era davvero lunga…
Io e Vittoria siamo entrati appena hanno aperto i cancelli – alle 19.10. L’atmosfera ci è piaciuta subito – gente molto easy. Calice di Veuve Clicquot in mano.
Abbiamo approfittato del fatto che non ci fosse coda ed abbiamo rotto il ghiaccio iniziando il nostro Grand Tour dalla sfoglia di nocciole e rosmarino cubi di fassone, sale affumicato e aceto tradizionale di Cesare Battisti del Ratanà, a Milano, mangiata a morsi, come da manuale – occhi bianchi al primo assaggio.

Sfoglia Battisti - Ratanà

Polpetta Momofuku

Subito dopo ci  siamo fiondati  da David Chang del Momofuku New York. Ho assaporato la sua polpetta di riso arrosto con nori e  subito la memoria ha richiamato l’intera cena che mi ero gustato nel suo noodle bar di New York lo scorso Aprile. WOW. Spero di tornarci presto. Occhi bianchi.

Da Cracco abbiamo provato la tartare di rognone alle ostriche. Non posso dire di essermi lasciato prendere completamente, come da manuale, perché il mio limite è quello di non amare particolarmente il rognone né le ostriche. A giudicare dai volti soddisfatti che mi circondavano credo proprio sia piaciuto. Ho visto anche facce diciamo non molto soddisfatte. Credo che Cracco abbia voluto un po’ provocare…

Tartare di rognone - Cracco

Intanto, qua e là si vedevano passare volti noti – fra i tanti, Elvio Gorelli di IWCA Suisse, Fiammetta Fadda, Paolo Marchi, Danilo Ingannamorte, Sara Porro… Personaggi ai quali, un po’ per timore reverenziale (sentendomi un “pivello” del settore), un po’ perché impegnati a conversare, non sono riuscito ad avvicinarmi più di tanto.

Abbiamo continuato il nostro percorso, col sorriso sulle labbra, contenti di esserci.

Dopo aver seguito attentamente la brochure illustrativa fornitaci col kit , abbiamo versato il condimento, agitato il tutto e mangiato la Shake pizza margherita di Scabin. Ogni tanto riguardo i filmati di alcuni piatti preparati da lui e lo trovo davvero un grande. Divertente.

Shake pizza Scabin

Una tavola verde, completamente coperta di foglie di acetosa, quella di Renè Redzepi. Interessante. Ho mangiato la foglia… che avvolgeva i sei cereali dimenticati mantecati con piante selvatiche e  salsina di calamaro. Gnam. Per la cronaca, non sapevo dell’esistenza della foglia di acetosa.

La crudaiola di Arturo e Roberto Maggi della Latteria (Milano) ci ha realmente abbeverati di natura fresca. Un piatto semplice ma davvero squisito. Da riprodurre! Occhi bianchi…

Crudaiola

Dopo questa parentesi vegetariana, siamo tornati ad abbandonarci ai piaceri della carne. Però trovare Bottura è stata un’impresa. Si era ben nascosto. Un piccolo passaggio con tenda di velluto nera. Il cartello con il suo nome era barrato con lo scotch e quindi quasi illeggibile. Entriamo, buio. Religioso silenzio. Come dei minatori, lui e lo staff, indossano una torcia sulla testa per illuminare il tavolo di creazione. Decanta  tutta la sua poesia mentre compone la lingua del mondo. E noi tutti assorti. Un vero nighiri con lingua di vitello mostarda di mele campanine kren e sale nero. Quest’uomo non affascina solo me: vedo tutti quasi in adorazione davanti a lui. Una cosa inspiegabile. Occhi bianchi.

La lingua del mondo di Bottura

Intanto fuori comincia ad esserci coda un po’ ovunque. Seguo Vittoria per andare da Aimo e Nadia che sono accanto a Aizpitarte – focalizzo la mia attenzione sul fattoc he Aizpitarte non è in divisa bensì veste in modo informale, molto parigino, molto cool. Mi piace.

Non so come abbia fatto,  ma mentre aspettiamo in coda per assaggiare la bombetta di maiale vitello e frattaglie con pomodoro marinato al timo, limone e focaccia di grano arso dei coniugi Moroni, ed immergerci nei sapori senza pentircene -confermo-, mi ritrovo in mano il piatto di noce di vitello con crema di fegato di baccalà ed erbe di Aizpitarte. Non perdiamo tempo noi.

Bombetta di Aimo e Nadia

Mi guardo attorno e vedo solo facce contente, sorridenti. Chi canta, chi trotterella in giro, chi gioca, chi muove la testa a ritmo grazie alla colonna sonora di un altro mito, una vecchia conoscenza: Nicola Guiducci del Plastic. Una musica perfetta. Bravissimo Nicola, bravi anche i Crookers! Molti non ci pensano, ma essendo anch’io Dj, posso dire che certamente la serata è riuscita così bene anche grazie al contorno musicale. Non ci sarebbe stata la stessa atmosfera solo con il vocìo o con due casse gracchianti orrenda musica commerciale…

Terminiamo gli assaggi  “salati” con la carrellata di formaggi francesi molto molto buoni.

Le gentilissime ragazze del “Cipria Cafè” di Arabeschi di latte offrivano cocktail elisir di San Bitter o Chinò accompagnati con spezie o erbe. Ho scelto il Chinò con il rametto di timo – interessante (mi spiegano che gli antichi romani usavano il timo in varie forme prima delle loro orge…).

A questo punto, il desiderio di dolce si fa prepotente e ci dedichiamo agli assaggi dei dolci di Galdina della Seta, con una bavarese con le arance amare che trovo semplicemente divina. Anche i muffin cioccolato, zenzero e quello al limone sono davvero buoni. Segue un assaggio di cioccolato bianco di Cioccolati italiani – Vittoria assaggia il loro sorbetto al cioccolato (deformazione professionale?). Chiudiamo con un Nespresso; mentre mi godo il mio buon caffè fingo di non sentire “qualcuno” che chiede alla ragazza dello stand… “Ma scusa… George non è venuto?”.

Complimenti agli organizzatori, agli operatori, ai partner, che hanno anche deciso di devolvere il 40% del ricavato al Centro di aiuto al bambino maltrattato ed alla famiglia in crisi http://www.caf-onlus.org/. Chi volesse contribuire, pur non avendo partecipando all’evento, può inviare un sms al 45502 al costo di 2€.

Chissà se hanno già previsto un nuovo evento per il prossimo anno… e soprattutto… se questa edizione era chiamata extra vergine – la prossima? Occhi bianchi!

Christian Sarti

CIBVS e la guida di Identità Golose

29 September 2009 - Commenti (2) »

Siamo andati alla presentazione della guida di Identità Golose alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano, ieri 28 settembre – letto il trafiletto sul giornale, di corsa… Paolo Marchi, la mente di IG, ha presentato al sua opera con Massimo Bottura e Davide Oldani, e ha consegnato una serie di premi.

La guida – appena sfogliata, ho cercato qualche locale che non ho trovato, qualcun altro c’era – 19€, oltre 750 pagine – contiene a dire di Marchi 619 locali visitati da 70 collaboratori, che firmano le loro schede, non dà voti o cappellini, riporta i nomi dei cuochi chef sommelier e così via. Attenzione particolare ai giovani 20-30enni (come dimostrano peraltro i premi assegnati tutti under 40) e ai (giovani) pasticceri; itinerari in 12 città italiane e mondiali…

Interessante l’idea di riportare nomi di cuochi chef maitre sommellier e così via – attenzione alle persone, importante (molto bella l’idea di indicare in guida cosa piace e non piace cucinare allo chef, si possono fare considerazioni interessanti), anche se l’idea di “andare a conoscere i cuochi” propugnata dal giornalista e prefatore Roberto Perrone (seguendo peraltro quello che dice anche Alaimo) ha quel che di insomma strano elitario (andiamo tutti dal cuoco? o ci andiamo noi giornalisti critici? e noi timidi come facciamo?) che lascia un po’ perplessi – forse forse è meglio che il cuoco mescoli il sugo… Anche se naturalmente è piacevole parlare anche solo per qualche momento con lo chef – Oldani gira fra i tavoli, ed è comunque bello dirgli che buono, scambiare due parole (una volta mi ha detto che forse avrebbe visto bene su un certo piatto di riso dei cubetti di barbabietola magari alla piastra mi sembra… e mi sto ancota domandando se poi lo ha fatto)

Comunque: presentazione con spunti interessanti (ancora Perrone: cucina come la letteratura, il piacere di mangiar bene come il piacere di un bel libro), la premiazione dei giovani ha avuto momenti simpatici e interessanti al di là dei ringraziamenti, della commozione o degli imbarazzi – fra i premiati, Pietro Zito (Antichi Sapori di Montegrosso, Andria) che parla di “emozionare con la semplicità” (una parola d’ordine ormai), i due simpatici sous-chef di Aimo e Nadia, Fabio Pisani e Alessandro Negrini, lo chef Alija del Guggenheim Cafè all’interno del museo a Bilbao (meno di trent’anni…)… Massimo Bottura, uno dei presentatori, ha annunciato la “pace” fra Grana Padano e Parmigiano Reggiano (se di “guerra” si poteva parlare), e Davide Oldani ha anticipato il suo intervento al prossimo congresso di IG: prenderà alcuni dei piatti raffinati ed elaborati che faceva da Giannino una decina d’anni fa e li rivisiterà alla luce della sua attuale esperienza e filosofia…

Magari ne riparleremo – per ora aspettiamo il congresso…

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Emanuele Bonati