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	<title>BLOGVS &#187; mosto cotto</title>
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	<description>il blog di CIBVS</description>
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		<title>La gelatina di maiale all&#8217;alloro di Tenuta Montelauro(a)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 09:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[RICETTE]]></category>
		<category><![CDATA[cucina regionale]]></category>
		<category><![CDATA[alloro]]></category>
		<category><![CDATA[Coda di Volpe di Vadiaperti]]></category>
		<category><![CDATA[Fiano di Avellino]]></category>
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		<category><![CDATA[Tenuta Montelaura]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo dalla Tenuta Monte Laura una nuova proposta, un altro piatto della tradizione contadina irpina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <em><a href="http://www.tenutamontelaura.it/">Tenuta Montelaura</a> </em> si chiama così perché la zona dell&#8217;Irpinia dove l&#8217;agriturismo  è ubicato è ricca di piante di alloro che danno il nome, prima alla montagna  che sta alle spalle della struttura, e poi all&#8217;azienda stessa.</p>
<p>L&#8217;alloro,  in dialetto irpino <em>&#8216;o lauro</em>, sta al maiale come la pizza sta alla birra, come i  tortelli di zucca stanno al lambrusco,come la mozzarella sta al pomodoro, come  Luciano Pignataro sta al Coda di Volpe – ed è particolarmente nella preparazione  della gelatina di maiale che l&#8217;alloro predomina. Essendo una preparazione dalle  indiscutibili origini rurali, la filosofia di questo piatto è naturalmente  improntata al recupero di tutto ciò che è recuperabile: quindi i piedi del maiale,  le orecchie, e le ossa. Sì, le ossa, perché oltre a dare un buon brodo, che  rappresenta la maggior parte del contenuto della gelatina, la loro bollitura  consente di recuperare fino all&#8217;ultimo pezzettino di carne attaccato all&#8217;osso,  difficilmente spolpabile a crudo.</p>
<p>La preparazione è lunga e laboriosa:  per arrivare al piatto finito occorrono circa quattro ore, e poi bisogna  raffreddare, sgrassare&#8230;</p>
<p>Allora,  dopo aver avviato la preparazione  di un brodo vegetale con l&#8217;aggiunta di una decina di foglie di alloro, si mettono  a bollire i piedi, le orecchie e le ossa del maiale nello stesso pentolone del  brodo. La cottura, che dipende dall&#8217;età dell&#8217;animale, non può in nessun  caso durare meno di tre ore e mezza-quattro ore. Si procede quindi a disossare i  piedi, a sminuzzare le orecchie e a spolpare le ossa, un lavoro che presuppone  una pazienza quasi infinita. Si ripongono questi pezzettini di carne, cotica e  nervi in una teglia d&#8217;acciaio bassa e larga e si versa sopra il brodo  ristretto, dopo averlo filtrato per togliere eventuali ossicini rimasti.</p>
<p>Qui  siete ad un bivio: se volete seguire la ricetta classica tradizionale, nel brodo  dovete aggiungere un bicchiere di mosto cotto di Fiano di Avellino, non di  aglianico perché non solo la gelatina verrebbe troppo scura, ma il mosto  predominerebbe su tutto. Per la ricetta classica aggiungere anche dei  pinoli, dell&#8217;uva sultanina e qualche gheriglio di  noce.</p>
<p>Esistono altre  due varianti, quella al limone, con l&#8217;aggiunta di buccia di limone grattugiata, e  quella dolce-salata, con l&#8217;aggiunta di cacao.</p>
<p>Ultima operazione è la  sgrassatura, che generalmente avviene il giorno dopo, e che consiste  nell&#8217;eliminazione di quella patina di grasso che intanto è affiorata in  superficie con il consolidamento del brodo.</p>
<p>In  abbinamento credo proprio che il meraviglioso Coda di Volpe, naturalmente annata  2006, di Vadiaperti sia più che giusto.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1327" title="-1" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2010/02/1-300x225.jpg" alt="-1" width="300" height="225" /></p>
<p>Ricetta  a cura di <a href="http://www.tenutamontelaura.it/" target="_blank">www.tenutamontelaura.it</a></p>
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