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CibVs @ Le Grand Fooding

18 October 2010 - Commenti (8) »
Devo assolutamente disintossicarmi dall’uso della parola “top“. Quindi per descrivere questa serata conierò un nuovo termine: occhi bianchi. Avete presente quando assaggiando qualcosa di particolarmente delizioso, si tende a socchiudere gli occhi e a rivoltarli all’indietro facendo intravedere il bianco della pupilla? Ecco gli occhi bianchi…

Già sulla carta Le Grand Fooding Milano mi aveva entusiasmato. Il Manuale di sopravvivenza illustrato di Paolo Ulian lo trovo geniale (e divertenti i ritratti de Le Grtand Casting.) L’evento era ben organizzato. Gli ingressi erano quelli,  1500. Non di più. In effetti chi si è presentato all’ingresso convinto di poter acquistare il biglietto  sul posto, ha dovuto abbandonare il campo. La coda di sfortunati era davvero lunga…
Io e Vittoria siamo entrati appena hanno aperto i cancelli – alle 19.10. L’atmosfera ci è piaciuta subito – gente molto easy. Calice di Veuve Clicquot in mano.
Abbiamo approfittato del fatto che non ci fosse coda ed abbiamo rotto il ghiaccio iniziando il nostro Grand Tour dalla sfoglia di nocciole e rosmarino cubi di fassone, sale affumicato e aceto tradizionale di Cesare Battisti del Ratanà, a Milano, mangiata a morsi, come da manuale – occhi bianchi al primo assaggio.

Sfoglia Battisti - Ratanà

Polpetta Momofuku

Subito dopo ci  siamo fiondati  da David Chang del Momofuku New York. Ho assaporato la sua polpetta di riso arrosto con nori e  subito la memoria ha richiamato l’intera cena che mi ero gustato nel suo noodle bar di New York lo scorso Aprile. WOW. Spero di tornarci presto. Occhi bianchi.

Da Cracco abbiamo provato la tartare di rognone alle ostriche. Non posso dire di essermi lasciato prendere completamente, come da manuale, perché il mio limite è quello di non amare particolarmente il rognone né le ostriche. A giudicare dai volti soddisfatti che mi circondavano credo proprio sia piaciuto. Ho visto anche facce diciamo non molto soddisfatte. Credo che Cracco abbia voluto un po’ provocare…

Tartare di rognone - Cracco

Intanto, qua e là si vedevano passare volti noti – fra i tanti, Elvio Gorelli di IWCA Suisse, Fiammetta Fadda, Paolo Marchi, Danilo Ingannamorte, Sara Porro… Personaggi ai quali, un po’ per timore reverenziale (sentendomi un “pivello” del settore), un po’ perché impegnati a conversare, non sono riuscito ad avvicinarmi più di tanto.

Abbiamo continuato il nostro percorso, col sorriso sulle labbra, contenti di esserci.

Dopo aver seguito attentamente la brochure illustrativa fornitaci col kit , abbiamo versato il condimento, agitato il tutto e mangiato la Shake pizza margherita di Scabin. Ogni tanto riguardo i filmati di alcuni piatti preparati da lui e lo trovo davvero un grande. Divertente.

Shake pizza Scabin

Una tavola verde, completamente coperta di foglie di acetosa, quella di Renè Redzepi. Interessante. Ho mangiato la foglia… che avvolgeva i sei cereali dimenticati mantecati con piante selvatiche e  salsina di calamaro. Gnam. Per la cronaca, non sapevo dell’esistenza della foglia di acetosa.

La crudaiola di Arturo e Roberto Maggi della Latteria (Milano) ci ha realmente abbeverati di natura fresca. Un piatto semplice ma davvero squisito. Da riprodurre! Occhi bianchi…

Crudaiola

Dopo questa parentesi vegetariana, siamo tornati ad abbandonarci ai piaceri della carne. Però trovare Bottura è stata un’impresa. Si era ben nascosto. Un piccolo passaggio con tenda di velluto nera. Il cartello con il suo nome era barrato con lo scotch e quindi quasi illeggibile. Entriamo, buio. Religioso silenzio. Come dei minatori, lui e lo staff, indossano una torcia sulla testa per illuminare il tavolo di creazione. Decanta  tutta la sua poesia mentre compone la lingua del mondo. E noi tutti assorti. Un vero nighiri con lingua di vitello mostarda di mele campanine kren e sale nero. Quest’uomo non affascina solo me: vedo tutti quasi in adorazione davanti a lui. Una cosa inspiegabile. Occhi bianchi.

La lingua del mondo di Bottura

Intanto fuori comincia ad esserci coda un po’ ovunque. Seguo Vittoria per andare da Aimo e Nadia che sono accanto a Aizpitarte – focalizzo la mia attenzione sul fattoc he Aizpitarte non è in divisa bensì veste in modo informale, molto parigino, molto cool. Mi piace.

Non so come abbia fatto,  ma mentre aspettiamo in coda per assaggiare la bombetta di maiale vitello e frattaglie con pomodoro marinato al timo, limone e focaccia di grano arso dei coniugi Moroni, ed immergerci nei sapori senza pentircene -confermo-, mi ritrovo in mano il piatto di noce di vitello con crema di fegato di baccalà ed erbe di Aizpitarte. Non perdiamo tempo noi.

Bombetta di Aimo e Nadia

Mi guardo attorno e vedo solo facce contente, sorridenti. Chi canta, chi trotterella in giro, chi gioca, chi muove la testa a ritmo grazie alla colonna sonora di un altro mito, una vecchia conoscenza: Nicola Guiducci del Plastic. Una musica perfetta. Bravissimo Nicola, bravi anche i Crookers! Molti non ci pensano, ma essendo anch’io Dj, posso dire che certamente la serata è riuscita così bene anche grazie al contorno musicale. Non ci sarebbe stata la stessa atmosfera solo con il vocìo o con due casse gracchianti orrenda musica commerciale…

Terminiamo gli assaggi  “salati” con la carrellata di formaggi francesi molto molto buoni.

Le gentilissime ragazze del “Cipria Cafè” di Arabeschi di latte offrivano cocktail elisir di San Bitter o Chinò accompagnati con spezie o erbe. Ho scelto il Chinò con il rametto di timo – interessante (mi spiegano che gli antichi romani usavano il timo in varie forme prima delle loro orge…).

A questo punto, il desiderio di dolce si fa prepotente e ci dedichiamo agli assaggi dei dolci di Galdina della Seta, con una bavarese con le arance amare che trovo semplicemente divina. Anche i muffin cioccolato, zenzero e quello al limone sono davvero buoni. Segue un assaggio di cioccolato bianco di Cioccolati italiani – Vittoria assaggia il loro sorbetto al cioccolato (deformazione professionale?). Chiudiamo con un Nespresso; mentre mi godo il mio buon caffè fingo di non sentire “qualcuno” che chiede alla ragazza dello stand… “Ma scusa… George non è venuto?”.

Complimenti agli organizzatori, agli operatori, ai partner, che hanno anche deciso di devolvere il 40% del ricavato al Centro di aiuto al bambino maltrattato ed alla famiglia in crisi http://www.caf-onlus.org/. Chi volesse contribuire, pur non avendo partecipando all’evento, può inviare un sms al 45502 al costo di 2€.

Chissà se hanno già previsto un nuovo evento per il prossimo anno… e soprattutto… se questa edizione era chiamata extra vergine – la prossima? Occhi bianchi!

Christian Sarti

Christian in New York 3

28 May 2010 - Commenti »

Leggendo la Lonely Planet, mi avevano particolarmente incuriosito due locali: un noodle bar, del quale poi ho visto un libro sugli scaffali delle librerie (e la cosa ha accresciuto ancor più il mio desiderio di andarci), Momofuku, e un locale vegetariano crudista, Pure Food & Wine.

Siamo arrivati piuttosto presto da Momofuku, verso le 18.30, perché si dice che ci sia addirittura la coda di persone fuori ad aspettare per cenare, visto che non prendono prenotazioni. Una volta lì, effettivamente c’era già un bel po’ di gente che mangiava, e qualcuno in attesa di collocazione…

Lungo e stretto il locale; ci siamo accomodati al bancone, in fondo al quale una brigata di almeno sei chef e sous chefs  alle prese con spadellamenti e tagli ultraveloci. Abbiamo optato per il menù degustazione che prevede 4 piatti a prezzo fisso di 30$. All’inizio, un assaggio: cucchiaio di petto di coniglio, maionese di rafano, cavolo rosso marinato e cilantro (cos’è il cilantro? O culantro? Il nostro coriandolo…). Poi un piatto di tonno in crosta di qualcosa, con salsa di barbabietola, e salsina al lime. Quindi, Clam Ramen: noodles fatti a mano e con alghe nori, molluschi tipo vongole, dei crostini di pesce e olio al peperoncino, il tutto immerso in brodo di pesce – è un piatto tipico giapponese.

Un fuori menù che ho visto al tavolo accanto e mi ha decisamente invogliato… Una sorta di panozzo stramorbido tipo nuvola e bianco (di riso) che avvolgeva delle fettine di pancetta di maiale alla piastra con del Kimchi (verdure orientali fermentate con spezie).

Ancora, petto di anatra scottato e servito con una restrizione agrodolce. Infine, due dessert: palline biscottate che facevano “crunch” moooolto buone, e un bicchierino di soft ice cream all’olio di oliva e ciliegie.

Spesa = 78$ (per 2 persone).

Non ho comprato il loro libro (edizione speciale) perché, ho pensato, sicuramente su IBS lo trovo, e non appesantisco il bagaglio… Ecco, non fate come me: prendetelo lì.

Vorrei infine soffermarmi su quella che è stata la mia vera esperienza culinaria di questi giorni a New York. Prima di partire dall’Italia, leggendo sempre quella che per me è una sorta di Bibbia del viaggiare bene, avevo notato – come dicevo – un locale molto particolare, un locale di cucina vegetariana-vegana. Ma non solo… un locale dove si mangia del cibo crudo. Insomma, di ristoranti vegetariani-vegani ne ho provati molti, ma uno che propone il solo crudo – no, mai.

Ho prenotato con largo anticipo perché sembrava un altro posto molto gettonato e frequentato…

Il locale si chiama Pure Food & Wine dell’amica Sarma Melngailis (chef e patron) – e ringrazio subito Tiffany Burton dello staff, che mi ha gentilmente inviato le fotografie dei piatti scattate da Erica Graff e quella del giardino estivo scattata da Ayo Oto.

Arrivati nel quartiere, troviamo il ristorante, la cui entrata è seminterrata. L’atmosfera è molto intima. Colori scuri, luci basse e candele; siamo accolti con simpatia dal personale. C’è anche questo delizioso giardino dove si può cenare, ma il tempo ancora non lo permette, purtroppo.

Come bevande servono ovviamente dei tè organici, dei succhi e dei vini biodinamici. Scegliamo un calice di vino della California (che ovviamente non ho memorizzato) davvero ottimo. Poi, con non poco imbarazzo, scegliamo i piatti dalla carta – li riporto qui senza traduzione (pensateci un po’ voi…): dei rolls (tipo gli Hosomaki giapponesi) di alga nori, formaggio vegano cremoso, baby bok choi, hijiki, avocado; crostini di cocciola con funghi, bernese di capperi, crauti e riduzione di sidro di mele; una composizione che assomiglia a una lasagna, anzi, è una lasagna, però composta da fette di zucchine alternate a fette di pomodoro, tra le quali viene inserito del pesto di pistacchio e basilico, del pesto di pomodorini essiccati e una sorta di ricotta fatta con semi di zucca e macadamia, ovviamente, tutto crudo; ravioli fatti con fette sottili di barbabietola marinata, farciti di un formaggio di pistacchio ed uva passa, cavolfiore arrostito al curry, anacardi speziati e canditi, olio al peperoncino…

Come dessert:

• Trio of Dark Chocolate Coated Indian Spiced Ice Cream Treats (chocolate cardamom coconut ice cream cone, pistachio gelato ice cream sandwich, and chai tea creamsicle)

• Chocolate Passion Fruit Tart (passion fruit curd with fresh raspberries, framboise pearls, vanilla cream and chocolate cacao nib ice cream)

Grandiosa esperienza! Non posso descrivere le sensazioni provate e soprattutto il gusto: io e il mio commensale ci siamo guardati interdetti per tutta la cena!

Una cosa simpatica che tutti i ristoranti di un certo livello fanno, è quella di portare assieme al conto anche una cartolina da compilare per lasciare una sorta di feedback. Sulla cartolina di Pure Food & Wine ho scritto: Great Experience!!!

Volendo si possono trovare le loro specialità nel takeaway dietro l’angolo,vicino al ristorante, oppure nello shop all’interno del Chelsea Market.

Christian