Posts Tagged ‘Milano’

Prolegomeni all’epitomatura dell’aperitivo

30 January 2012 - Commenti (3) »

Foto di Bruno Cordioli.

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L’aperitivo. Una forma di intrattenimento manducatorio-potabile che si presenta, ai nostri giorni, in una serie di modalità espressive che a una base comune – bevi intanto che ti faccio mangiare qualcosa di salato che così ti viene sete e bevi ancora e mangi qualcosa di salato che ti viene sete… – sovrappongono libere interpretazioni contenutistiche, economiche, etiche.

Modalità minimal. Una insalatiera, un tovagliolo di carta, frantumi di patatine ormai ammollate e ipersalinizzate dal succedersi dei giorni di esposizione. Olive in una scodellina, saclà denocciolate. Arachidi. Qualche cetriolino cipollina sottaciuti sottaceti.

Modalità tocco di classe. Vari modelli di similpatatine mais formaggio grigliate fiammiferate aromatizzate paprikapomodorooliverosmarinobasilico puffose spugnose; i popcorn; gli anacardi.

Modalità esotica o melting cauldron. Base irrinunciabile, che lo rende riconoscibile da lontano: chips triangolari di mais e salsa piccante, che fa tanto latinoamericaneggiante. Per giustificarne l’internazionalità si propongono contenuti fra i più disparati: coucous con la trippa, insalata fagioli e fragole, patate arrosto con cavolfiore bollito, …

Modalità veggie. Filetti di carotine svenute, gambetti di sedano svaporati, peperoni rattrappiti, cetrioloni ormai in declino, finocchi demodè. Serviti su tovagliette alla zingaresca hippieggianti. Patatine al kamut, pop corn di crusca.

Modalità ecosensibile autoriciclante. Primi piatti di mezzogiorno rigenerati gratinandoli con la fiamma ossidrica, panini già ripieni affettati o quadrettati, cotolette dall’età indefinita ritagliate porzionate abbellite con rucola e pomodorini (gli stessi da almeno una settimana), focacce pizze a pezzi più per tendenza autodistruttiva che altro, verdure decomposte.

Modalità megaupload. Teorie di piatti piattoni vassoi di contenuti disparati disperati: piramidi di formaggi di unica provenienza (sottilette rapprese, monoblocchi di mozzarellunta) tagliati a dadi losanghe palline per spacciarli come diverse tipicità casearie (diffidare dei finti erborinati, e dei formaggi cosiddetti tipici della tundra conservati nel muschio di yak…); catafalchi di olive nere verdi e stranamente gialle; pozzi di peperoncini in decomposizione per autocombustione dovuta all’eccesso di capsicina; concrezioni stratificate di tartine panini sandwich tramezzini consistenti di fettine di pane fra fette di pane con aloni di salumi e formaggi; teorie di bandierine polinazionali a segnalare la sottostanza di stuzzicadenti appuntati su qualcosa di  teoricamente commestibile; calderoni di pasta pasticciata, non all’insegna della ricercatezza culinaria ma dell’inopinato smarrimento del ricettario di casa; insalate di riso made in taiwan; trionfi di bastoncini da cocktail (dis)adorni di frutta avanzata dai cocktail della zona vip la sera precedente…

Modalità Milano. Ne parleremo nei prossimi giorni.

Modalità bacaro. Ne ha parlato Anna Maria in Tanto CibVs Quanto Basta qualche giorno fa: un invito alla riscoperta di ritualità ormai desuete, di una socialità alternativa; chissà com’è andato il suo #Bacaro Tour… Aspettiamo notizie.

Emanuele Bonati

L’AntipatiCibVs: GinRosa GinGrigio

7 January 2012 - Commenti »

GinRosa è un Locale Storico – una storia di cui andiamo fieri, che fa parte di noi, di Milano, eccetera. Dove siamo sempre andati.

GinRosa però di tanto in tanto vira sul GinGrigio. Un servizio, un personale, un po’ disattento, distratto, fuoritempo, svagato – come se fossero altrove… Spesso intenti a parlare fra loro, e non a occuparsi di me.

Se ti avvicini alla cassa, non puoi aspettare troppo, specie se non è un orario di punta. Se ti avvicini al bancone, non ci possono essere troppe tazze vuote briciole macchie sul piano. Se vuoi stare tranquillo, non può esserci una radio (a volume normale per carità) che parla e parla – dell’influenza di stagione, con conseguenti effusioni di vomito e diarrea, che come contorno di brioche e cappuccino…

Cappuccino discreto. Brioche buona, come sempre: TreMarie, liscia, granella di zucchero.


Emanuele Bonati

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I Natali di BlogVs: Emanuele

2 January 2012 - Commenti »

Natale le luci le canzoni i negozi splendenti i canti la gioia.

Natale i regali i pacchetti donare e ricevere. Regali, amore.

Natale la famiglia papà mamma nonni zii cuginetti e cuginoni vecchie e nuove generazioni.

Natale, anzi la domenica prima, il cappone, della nonna, poi della zia, dalla nonna dalla zia. Giù in campagna a prenderlo, e Natale coi nonni – i cappelletti in brodo ripieni di pane uovo parmigiano, con lo stesso ripieno, e fegatini e noce moscata, il cappone lesso per il brodo, con il manzo, la salsa di prezzemolo uovo pane aceto, la salsa di cipolle, la torta, i sapori del ricordo dell’amore dell’infanzia giovinezza adolescenza gioventù che sono ancora, adesso.

Natale la tavola. La lunga tavolata nel laboratorio di sartoria della zia Wanda in Montenapoleone e poi in via Bigli: famigliona allargata, lunghi pranzi che diventavano cene e tombolate senza soluzione di continuità; l’aragosta i paterini i trionfi di salumi del Salumaio di Montenapoleone, l’insalata russa della mamma di Donatella, il brodo i ravioli, il tacchino arrosto il ripieno la mostarda, dolci frutta secca panettone, l’uva che porta bene, i datteri che tieni via il nocciolo che se messo nel borsellino porta soldi, no è quello dei datteri di capodanno, non si sa mai teniamo anche questo. Le prelibatezze a casa dei cugini, nuovi riti nuovi piatti, ma sempre il mangiare insieme come comunione d’affetti, il ribollire delle chiacchiere e dei tortellini, l’abbondanza e l’eleganza del desco e del tacchino, il panettone suggello del pranzo come il bacio sulla porta del Natale.

Vi voglio bene, voi che ci siete tutti gli anni, voi che c’eravate. Nonni, papà. Amici. La zia Wanda lo zio Renato, dolci ultranovantenni. Arrivederci all’anno prossimo.

Emanuele Bonati

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Pane olio e acciughe di Andrea Berton a Le Grand Fooding

14 October 2011 - Commenti »

La terza serata di Le Grand Fooding a Milano (Tortona Locations, Via Tortona 31), sabato 22, vedrà alternarsi sulle tavole le creazioni di Cristiano Tomei, Giovanni Passerini, Christian Puglisi e Andrea Berton. Quest’ultimo proporrà una sua creazione… a tutto tondo, di cui vi anticipiamo qui la ricetta (per 4 persone).

Pane olio e acciughe

Per la pasta di pane:

500 g farina”00”

260 g acqua

60 g olio

PROCEDIMENTO

Unire gli ingredienti in una bastardella da planetaria  e con l’ausilio del  gancio lavorare  sino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo.

Lasciar riposare  per 5 ore alla temperatura di 4°.

Stendere la pasta allo spessore di 5 mm e con il sifone ricavare le sfere.

Cuocere in forno secco alla temperatura di 160 ° per 8 minuti.

Per la spuma di olio:

150 g di olio

150 g acqua a 60°

3 g glice

2.5 g sale

1,5 g di colla di pesce precedentemente idratata

1 g sucro

PROCEDIMENTO

Unire l’olio con il glice e portare a 32°

Unire l’acqua con il sale, la colla di pesce e sucro

Unire  e caricare un sifone con due cariche di NO2

Lasciar riposare per ameno 4 ore a 4°

Ripieno

N. 12 alici fresche

N. 8 acciughe del Cantabrico

PROCEDIMENTO

Marinare i filetti di alice su una placchetta con olio extra vergine, profumo d’aglio e basilico per circa 3 ore. Quindi tagliarli a piccoli pezzi e aggiungere le acciughe tritate insieme.

Mettere all’interno delle sfere le alici, le acciughe e riempire con la spuma d’olio.

Grazie a Andrea Berton e a Le Grand Fooding per l’anticipazione…

Gli spaghetti tiepidi “Whoosh” di Davide Oldani a Le Grand Fooding

6 October 2011 - Commento (1) »

Fra un paio di settimane inizia Le Grand Fooding a Milano (Tortona Locations, Via Tortona 31): e proprio giovedì 20 Le Grand Banchetto proporrà le creazioni di Moreno Cedroni, Davide Oldani, Mario Carbone e Federica e Francesco Mancioppi. Vi anticipiamo qui la ricetta “pop” ideata per l’occasione da Davide Oldani.

..S

Spaghetti tiepidi Woosh

Per gli spaghetti:
200 g spaghetti
Scorza di n° ½ arance
Scorza di n° ½ limoni
20 g zenzero grattugiato
1 g pepe nero macinato al momento
10 g fave di cacao
sale

Per la salsa:
2 dl. latte
100 g Grana grattugiato
10 g Maizena diluita in acqua fredda
Sale

PROCEDIMENTO
Per la salsa:
Portare il latte a bollore, legare con la maizena e frustare, togliere dal fuoco e unire il Grana, regolare di sale e passare tutto al colino fine. Tenere in caldo.
Per gli spaghetti:
Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua bollente e salata, scolarli al dente e raffreddarli in acqua e ghiaccio. Scolare nuovamente e far asciugare su canovacci in cotone.
Condire gli spaghetti con la salsa al Grana, la scorza d’arancia, la scorza di limone, lo zenzero.
Per la finitura:
Dividere gli spaghetti in contenitori di plastica di 10/12 cm di diametro e alti 4/5cm.
Terminare con il pepe nero grattugiato al momento e le fave di cacao.
Servire gli spaghetti.

P.S.
Consigliamo di servire gli spaghetti dando un guanto in lattice e una salvietta di carta in modo da riuscire a mangiare con le mani.
Altrimenti… vanno bene anche le mani
Oppure delle pinze fatte a forchetta a mo’ di bacchette.
Questo è un piatto che racchiude la filosofia D’O di cucina PoP, ispirato allo Street Food delle grandi metropoli… naturalmente tutto fatto con “Woosh ”!

Grazie a Davide Oldani e a Le Grand Fooding per l’anticipazione…


L’assenzio: una fata verde a Milano

3 March 2011 - Commento (1) »

Cito da un bel libro su Milano di Giancarlo Ascari e Matteo Guarnaccia, Quelli che Milano • Storie, leggende, misteri e varietà, edito nel 2010 da Rizzoli nella sua collana BURextra.

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L’assenzio è un distillato di erbe all’aroma di anice ad alta gradazione alcolica che, alla fine dell’Ottocento, ha gran successo in Francia. Amato da artisti e scrittori del Decadentismo, per il suo colore viene chiamato «la fata verde». È simbolo di perdizione e sregolatezza e si favoleggia dei suoi effetti allucinogeni, ma pare che questi derivassero, più che dal distillato in sé, da coloranti tossici e dall’assunzione contemporanea di oppio. Comunque, dopo martellanti campagne di stampa che la accusano di rendere folle e criminale chi la consuma, nel 1915 la bevanda viene proibita in molti paesi europei.

A Milano assenzio fa rima con Scapigliatura e, in un gioco di specchi in cui i confini tra vita e arte si perdono, produce pesanti effetti collaterali. Emilio Praga, pittore e scrittore, probabilmente inizia a frequentare la sostanza nei suoi soggiorni parigini. La  accompagna a dosi massicce di alcol e a una  produzione letteraria ispirata a Baudelaire e Hugo finché, malridotto dagli abusi, muore a trentasei anni in un’osteria. Un altro scapigliato, Giuseppe Rovani, è tra quei milanesi che si rifugiano in Svizzera dopo aver partecipato all’insurrezione del 1848. Quando torna in città diventa bibliotecario a Brera, si dedica alla scrittura di Cento anni, un romanzo a puntate in cui racconta un secolo di vita milanese, e al consumo intensivo di assenzio e  alcol: al punto che, quando qualcuno proporrà di intitolargli una via dopo la morte, l’idea verrà bocciata in quanto diseducativo omaggio all’intemperanza.

Dal 1990 l’assenzio comincerà a riapparire in Europa e a Milano, ma  in realtà un suo sostituto è sempre rimasto in bella vista sugli scaffali dei bar. Quando l’assenzio viene vietato nel 1915, la più famosa marca che lo produce, la Pernod, mette infatti in circolazione un prodotto a base di anice,  di minore gradazione alcolica, che lo ricorda  molto. È quel pastis che, diluito con acqua ghiacciata, intorbidisce da allora i pomeriggi  estivi in tutti i paesi dell’Europa meridionale.

Identità Golose 2011: il padrone di casa

5 February 2011 - Commenti (2) »

Quando tocca a me?

Signore e sigori, la zuppa l'è cotta!!

...mi dicono che non è vero...

Guarda che ti sta bruciando il soffritto!

...ma non è ancora pronto?

Allora... con quelli là in fondo siamo a 392, 393, 394, 3..

Allora: con quelli là in fondo siamo a 392, 393, 394, 395, 3..

Ma quando si mangia?

Cosa vuol dire "polvere di cereale addensata in romboidi in spremuta vegetale cubica"? Questi sono quadrucci in brodo di dado!!

(voce fuori campo): Grazie Paolo Marchi!!

Foto Bruno Cordioli per CibVs

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/collections/72157625944218612/

Benecratia a Enocratia

4 December 2010 - Commenti »

Oggi, 4 dicembre, Enocratia (in via Sant’Agnese 14 a Milano) ospita una nuova iniziativa, che unisce al vino (che come si sarà capito qui è di casa) una finalità benefica. Si inaugura infatti la mostra fotografica Se potessi toccare un’idea…: impressioni, sensazioni, storie di un viaggio straordinario attraverso le immagini realizzate da Stefano Di Tommaso a Capo Verde, terra di incontro tra Associazione Stefania e AADICD (Associaçào de Apoio oa Desenvolvimento e à Integraçao da Criança Deficiente).

Trovate i particolari qui - invece da Enocratia trovate le foto (che potete anche acquistare) e delle bottiglie di “Estro” dell’Azienda Agricola Andi Fausto, situata a Montù Beccaria, acquistabili con offerta libera e minima di 10€ cadauna.

Ci vediamo lì.

Emanuele Bonati

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Cosa c’è nel weekend

26 November 2010 - Commenti »

Questo weekend – come peraltro ormai tutti i weekend dell’anno – sono numerose le iniziative enogastronomiche un po’ in tutta Italia, dalla Sagra dello stinco a Mede (Pavia) alla Sagra dell’ulivo e dell’olio a Brisighella, a “Re Panettone” a Milano, al Teatro Pier Lombardo.

A Torino, dal 27 al 29, si terrà “Golosaria Torino“, l’edizione torinese appunto della bella iniziativa (che chiamerei quasi “festa”) di Paolo Massobrio, che segue di pochi giorni l’edizione milanese (a cui abbiamo fatto visita: come sempre in questo tipo di manifestazioni tantissime cose buone, belle, da vedere assaggiare, persone incontri, scoperte, iniziative, in un tourbillon di sensazioni… entusasmante, ecco – bravo Paolo!!!). Citiamo dal sito: Il tema di Golosaria a Torino, quest’anno, verterà sui “sistemi del gusto“ in Piemonte, ovvero su quelle realtà che hanno deciso di unirsi per meglio valorizzare le loro specificità. E questo è il futuro, non solo del Piemonte, ma di tutta Italia. Da questo punto di vista il Piemonte si pone come un laboratorio, giacché abbiamo individuato ben 10 “sistemi” che a loro volta raggruppano decine di artigiani che raccontano un territorio. Per la prima volta si presenteranno insieme nel capoluogo piemontese, a cominciare dal Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, fino alle varie realtà che toccano tutte le province della regione. Merita venirli a conoscere.

E noi siamo d’accordo…

A Milano, invece, in Zona Ventura, dietro Lambrate (una bellissima zona industriale riqualificata e abbellita ecc.), “Semplicemente Uva“, la “Rassegna del vino [cosiddetto] naturale” nata da un’idea del Gastronauta Davide Paolini e organizzata da Piaceri d’Italia. La manifestazione intende dare voce alle associazioni, ai consorzi, ai gruppi nazionali e internazionali, alle etichette indipendenti e ai maggiori esponenti del vino “naturale”.

C’è movimento in giro – muoviamoci…

Emanuele Bonati

Per un gelato “giusto”…

25 October 2010 - Commenti (3) »

Tutto è cominciato dal nonno: a quanto pare, non sono solo le mamme, o le nonne, a marcare la prole con il loro imprinting – nel mio caso, è stato mio padre, che la domenica mattina si metteva a cucinare il brasato, o il risotto alla certosina, tagliuzzando verdure, riempiendo la cucina di piatti zuppiere utensili, e l’intera casa di aromi e profumi; nel caso di Vittoria, invece, è stato il nonno.

Ma – diranno i miei piccoli lettori – chi è Vittoria? Facile: Vittoria è Gelato Giusto. Beh, certo, è anche Piri Piri. E un’ottima pasticcera. E la nipote del nonno.

Andiamo con ordine. Vittoria nasce in Italia, cresce tra Milano e Londra, scuole, l’università a Milano interrotta per ri-partire per Londra a inseguire un sogno col cappello da cuoco – da pasticcere, anzi, o meglio pasticcera… Un sogno che si chiama Le Cordon Bleu, ma anche William Curley. Un sogno che la porta da Ladurée, quello londinese ovviamente, all’interno di Harrods, e poi da Lenotre a Parigi, e poi all’Accademia Valrhona. Vittoria torna in Italia – dove incontra Alessandro, fotografo, che in realtà vuol fare il gelataio. Si sa come vanno queste cose… una parola tira l’altra, si arriva alle paroline… che in questo caso (posso dirlo?) sono due – Piri Piri.

[OK – digressione: perché Piri Piri? Memoria di una vacanza nella località costiera tarantina, vicino a Manduria? O dal nome della varietà di peperoncino detta anche diavolo africano, che forse trova una qualche corrispondenza nell’essere persona piccante di Vittoria? O magari per estensione dell’accezione piccante dal nome della salsa piri piri, estrusione all’ennesima potenza della capsicina, ai comportamenti di Vittoria? Un nomignolo ottenuto raddoppiando il cognome della prima concorrente eliminata dal grande fratello 1, Francesca Piri? Una reminiscenza classica, del guerriero troiano ucciso da Patroclo nel XVI libro dell’Iliade? Mah…]

Insomma, un incontro che non può rimanere senza seguito. Deve per forza venirne fuori qualcosa. Che cosa, diranno i miei venticinque lettori, un po’ spazientiti. Ma è semplice: nasce Gelato Giusto. Poiché Alessandro non fa Giusto di cognome, ne deriva che non si tratta di un pargolo.

Quindi sarà una gelateria. Anzi, è una gelateria, in via San Gregorio a Milano. Ottima, piccola, deliziosa, accogliente – “giusta”. Anche cioccolateria, poi. (Piri Piri… ricordate? l’avete letto qualche riga fa… è il nome della linea di cioccolati di Gelato Giusto…) Quale miglior connubio?

I gelati sono una meraviglia. Gli ingredienti sono quelli che sono – i pistacchi di Bronte, le mandorle di Noto, la vaniglia del Madagascar, i cioccolati… Ma è la fattura, la presentazione dei gelati, la cremosità, che uniti agli ingredienti si sublimano in una serie di sensazioni che – insomma, sono una meraviglia (l’ho già detto?), buonissimi… Assaggiato: il sorbetto al cioccolato, pera, cachi, tè Earl Grey, noce, marron glacé, crema al passito di pantelleria e cantucci, e non so cos’altro – ah, anche le fette di arancia candita al cioccolato, i fichi al cioccolato, il cioccolato al sesamo… Tutto rigorosamente fatto a mano da Piri Piri.

Ne è passato del tempo dalla bimba che osservava il nonno cucinare…

Vittoria è una nostra amica. Gelataia gelatiera cicoccolataia – ma anche pasticcera. E ci proporrà i suoi dolci, e consigli, e varie amenità e sfiziosità, nella sua nuova rubrica su BlogVs – il blog di CibVs: Victoria’s Secrets

[PS – e Piri Piri? dirà il mio ultimo esasperato lettore… ma è semplice – da “pirottina”… non è romantico?]

[PS2 la foto, ovviamente, è di Alessandro Iamone - e chi è, sbraiterà il mio ultimo unico se c'è ancora esasperato lettore - beh, lo diremo in un prossimo post...]

Emanuele Bonati

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