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Nuovi amici, nuove cucine: CookHunter

10 October 2011 - Commenti (4) »

I tag potrebbero essere: cucina, cuoco/cook, hunter/cacciatore, social, amici, cibo, menu, condivisione, luoghi, business… Ma forse è meglio iniziare dall’inizio – da CookHunter. The Social Kitchen: Cacciacuochi? Avventori col fucile alla ricerca di cuochi manchevoli? O semplici ricercatori di cuochi, magari stanchi dei rituali stellati, delle toque, delle forchettate? E una cucina sociale, popolare, come i “Cusinn economich” del Nost Milan di Bertolazzi?

No, non esattamente: è una (bella!) idea nata per caso, ma non per caso arrivata fino a oggi, rimbalzando in giro per la rete. Come raccontano gli stessi ideatori nell’About del sito www.ccokhunter.net, è nata “Circa un anno fa a Natale, chiacchierando con amici e parenti intorno alla passione italiana verso la cucina, alla volontà più o meno recondita di aprire un ristorante e ai limiti soprattutto burocratici dell’impresa. Nasce così l’idea, analizzando anche un fenomeno molto diffuso all’estero, le cene ‘con gli amici’ dove ognuno mette una quota e poi i più bravi cucinano. Allora perché non trasformare questo modo di incontrarsi in qualcosa di più… più social ancora se possibile. Perché non trasformarlo in uno strumento che renda possibile a tutti coloro che risiedono in una città, ma anche che vi si trovano per lavoro, turismo, studio, di incontrare nuova gente e conoscere nuove cucine, magari in luoghi in cui mai avremmo pensato di arrivare… quella casa con vista… sul Louvre, quel terrazzino sui tetti di Praga… e chissà dove ci si potrebbe trovare seguendo le strade del gusto di CookHunter.”

Già così la cosa sembra interessante: ma leggendo – anzi, cercando di capire qualcosa di più andando in giro per il sito (a proposito, ragazzi: una bella videata in evidenza con cosa vogliamo fare chi siamo, invece delle notizie celate negli angoli?) la cosa si fa molto interessante: CookHunter, veniamo a sapere, “È un Market Place delle abilità culinarie che offre la possibilità sia a cuochi professionisti, sia soprattutto a coloro che vedono nella cucina una passione, di mostrare agli altri le proprie abilità culinarie.”

Quindi: ci si iscrive come cuoco (Cook) o come cercatore di sapori (Hunter), o entrambi; il cuoco cucina, a casa propria, e decide se accettare o meno ciascun Hunter come ospite. L’ospite Hunter arriva, paga la sua quota, mangia. I cuochi sono tendenzialmente dilettanti, appassionati, che possono far diventare la propria passione un business, come si dice oggi – cioè guadagnarci, anche solo pubblicizzandosi come appunto cuochi, o propagandando i propri prodotti.

Come funziona? Citiamo di nuovo: “Facciamo un esempio classico. Io, Hunter, sono in giro. Devo pranzare/cenare. Che faccio? Mi affido a una guida? Vado ad sensum? Se io sono registrato a CookHunter vi accedo mediante mobile device e individuo i Cook disponibili (attraverso un menu con criteri di selezione); il Cook nel frattempo avrà pubblicato la propria disponibilità e il proprio menu. Se l’Hunter avrà individuato l’offerta consona invia la richiesta al Cook, che a sua volta potrà controllare i feedback relativi all’Hunter, se il Cook da l’ok, avviene la transazione tramite carta e il gioco è fatto! Siamo pronti ad aprire la porta su una nuova esperienza culinaria!”

Chiaro, no? e anche se vogliamo appetitoso… Il tutto sta partendo adesso: vado subito a vedere, ehi cooks, apparecchiate!!

Emanuele Bonati

Figlio dei fiori al Clandestino

10 January 2011 - Commenti »

Avevo già pubblicato un post sul Clandestino Milano tempo fa, dopo avervi pranzato con un favoloso lunch box. Mi ero ripromesso di tornarci per provare il ristorante nella veste serale: l’ho fatto l’altra sera.
L’atmosfera mi era piaciuta allora e mi piace ancora. Sì, è vero che forse l’aspetto della sala poteva essere curato meglio, ad esempio nelle rifiniture; ma di questo avevo già parlato.

L’importante per me ora è concentrarmi sul nuovo menù “Figlio dei fiori”  - chissà quali segreti ingredienti nasconde… – che Moreno Cedroni propone da pochi giorni.

Intanto arriva subito un bread box con il pane tiepido (cracker, grissini, focaccia, pane al nero di seppia e mini-francesini) da accompagnare con dell’olio marchigiano aromatizzato alle clementine. Mi piace!
Subito dopo inizia il percorso floreale.

Lavanda: un drink fresco con del sakè, del brut Velenosi e dello sciroppo di lavanda; da sorseggiare alternando a ditate su un piatto dove c’è una striscia di… burro di noccioline. Ottimo.

Viola: ricciola cruda con goccio di olio Limò, su una zuppetta di porri, cubetti di basilico in gelatina, amaranto soffiato (una specie di cereale del Sudamerica che ha origini antichissime) ed ovviamente julienne di petali di viola.

Orchidea: rombo crudo marinato con soya lemongrass zenzero e cardamomo su crema base di cavolfiore acidulato, cavolo cappuccio, il daikon e l’alga kombu, granelli di pepe rosa e l’orchidea. Come dice lo chef Antonio, è proprio un flipper di sapori! Il rombo che ha consistenza leggermente viscida, i vegetali orientali che rinfrescano e danno anche una nota iodata, il pepe rosa che esalta i profumi e l’orchidea che, con il suo retrogusto di carciofo, completa l’opera.

Anice stellato: capesante scottate da una parte sola, crema di pinoli, del croccante salato ai pinoli e… una nuvola di bolle all’anice stellato che aiuta a rinfrescare. Sublime!
Camomilla: spinosini (delle tagliatelline fresche di Spinosi) mantecati in salsa a base di scampi, carote e camomilla, seppie a cubetti e ragout di seppie con crema di prezzemolo. Si presenta in una tazza di vetro avvolta nella carta fata. Aprendo il sacchetto si sente profumo di camomilla e bergamotto, poi risaltano, ben distinti, tutti gli altri.
Rosa bianca: baccalà cotto a bassa temperatura, servito con mayonese di baccalà, infuso di rose acidulato, petali di rosa bianca canditi. Salsa di  topinanbur cardamomo finocchio a cubettini e grani di senape. Divino.
Funny: il dessert è una riproduzione del profumo Funny della Maison Moschino. Devo dire che è ben riuscito! Si tratta di un gelato alla viola, mousse di lampone ribes e streusel alle spezie, brodetto agli agrumi. Resto incantanto…

Il menù è stato degustato sorseggiando del buon Verdicchio Le Vaglie della tenuta Santa Barbara.

Il personale molto discreto, ma attento e preparato. Quindi mi ripeto, al Clandestino si sta proprio bene. Possiamo criticare le finiture del locale, quelle sì. Ma non la cucina che comunque resta quella di un grande chef. Che ovviamente non è presente, ma credo di poter affermare che chi sta nella “sala comandi”, Antonio Bufi, sa il fatto suo. Non posso  fare un paragone con la cucina di Portonovo perché non ci sono mai stato. ma l’impronta è quella…

Forse una piccola critica posso muoverla anch’io, dicendo che le porzioni potrebbero essere riviste – ma quando ho davanti un piatto con quei profumi e quei sapori, non posso fare altro che inchinarmi…

Christian Sarti

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CibVs ComicVs

4 October 2010 - Commenti »

Spero che abbiate notato che il nostro menu è piacevolmente privo di creatività.

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Il Marchesino a Milano e l’iPad

4 September 2010 - Commenti (5) »

La notizia è di questi giorni: il Marchesino, il (relativamente) nuovo ristorante di Gualtiero Marchesi a Milano, nell’edificio del Teatro alla Scala, propone il suo menu (anche) su iPad.

Non è il primissimo, mi sembra di capire leggendo in giro (carta dei vini da Gordon Ramsay…, ad esempio) – ed è abbastanza evidente che non sarà l’ultimo. Data la celebrità del locale e dello chef, e la ‘novità’ della novità, se ne parla già molto in rete e nei media. E ovviamente nei blog, nei commenti dei lettori…

Anche se non avessi letto i primi commenti, avrei potuto scriverne uno-tipo: “Ah, no, ma come, il piacere di leggere, di toccare la carta, scorrere con gli occhi le lunghe liste di piatti, girare avanti e indietro le pagine alla ricerca di non si sa cosa… La sorpresa del piatto che arriva… La tecnologia rovina il gusto il sapore la convivialità… ci serviranno i robot…”. Non avevo messo in conto il rimpianto per l’ineffabile piacere dell’attesa, trascorsa a immaginarsi come saranno mai i piatti ordinati, come saranno disposti i singoli elementi, che colore e forma avranno, che ho letto in un commento a un post su dissapore (sembra che sia questa un’occupazione comune fra i commensali – io in tanti anni l’ho praticata soltanto -e per poco tempo, peraltro- in attesa di piatti indicati sul menu come “sorpresa dello chef” -cosa sarà? boh-, anziché parlare di sé, della propria vita e di quelle altrui, del mondo, di politica arte letteratura gossip…). Si ipotizzano tavolate di commensali in questi nuovi locali ipertecnologici intenti a chatteae e quant’altro con iPhone iPad iPod e iChissàcosa (ma dove? se esco con i miei amici, dubito che essi sopportino più di un paio di telefonate o sms – eliminandomi dai loro addressbook alla terza chiamata…).

Insomma, come già per il cellulare, ad esempio. Sembrava che dovesse essere la fine della civiltà occidentale, la morte di ogni tipo di comunicazione orale e non, la decadenza dei rapporti interpersonali – ma non mi sembra sia avvenuto nulla di tutto questo, anzi, incrocio anche alle due di notte gente attaccata al telefonino che parla parla parla… e se parla immagino lo faccia con qualcuno…

Lasciamo perdere. L’idea mi piace, è una novità, è una cosa in più, diversa. Non mi impedirà di usare menu cartacei, e di godere della sorpresa di un piatto nuovo. Vedere i piatti prima non toglie né aggiunge un gran che (e immagino si possano lasciare le icone relative in piccolo anziché ingrandirle, se proprio…); è una possibilità, un’opportunità.


Dice Gualtiero Marchesi, intervistato da Claudia Bellante per c6.tv: “Abbiamo voluto dare al cliente l’opportunità di vedere il piatto prima che arrivi”, garantendogli quindi che quello che arriverà sarà proprio come è stato stabilito, e permettendogli di fare una scelta precisa, anche basandosi sugli ingredienti, e sulle eventuali allergie, che l’ipad evidenzierà appunto per ogni piatto. Alla faccia degli ottant’anni, festeggiati con una bella mostra al Castello Sforzesco poche settimane fa.

Proprio per questo vorrei accennare a Marchesi di un’altra novità, di cui peraltro parlerò in un prossimo post: fiddme.com. Si tratta di un sito israeliano, il cui slogan è “eat drink & tell the world”: attraverso un’applicazione (disponibile per iPhone, iPod e iPad a tutt’oggi) è possibile fotografare i piatti che si stanno mangiando, identificare il locale in cui ci si trova attravero la geolocalizzazione, inserire una descrizione, un commento o un  giudizio e inviare il tutto a fiddme, che lo pubblica e lo rende disponibile per tutta la comunità. All’inverso, si può usare fiddme per avere informazioni su cosa si può trovare nei locali, su cosa pensano i clienti dei vari piatti, per vedere che locali ci sono nelle vicinanze, sempre con i relativi piatti…

Dell’applicazione è uscita la versione 1.5, disponibile su iTunes – e tra le novità più importanti – anzi, a parer mio, la più importante – c’è la versione in italiano dell’applicazione stessa, curata dal team di CibVs – cioè da noi, tanto per essere chiari… Siamo felici e orgogliosi di aver potuto collaborare con gli amici di fiddme, e di partecipare con loro a questa avventura…

Emanuele Bonati

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