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	<title>BLOGVS &#187; Matteo Torretta</title>
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		<title>Per fare un cuoco: Matteo Torretta</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[chef cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Anforchettabol]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Marchello]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche Matteo Torretta è stato intervistato  da Antonio Marchello per Anforchettabol, il volume, pubblicato da Trenta Editore, dedicato ad alcuni grandi chef.
Matteo Torretta può vantare un lungo cursus honorum, che dall&#8217;Istituto Alberghiero Carlo Porta lo ha portato prima da Gualtiero Marchesi e poi, attraverso vari passaggi, da Martin Berasategui, al Savini e al suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Anche Matteo Torretta è stato intervistato  da Antonio Marchello per </em><strong>Anforchettabol</strong><em>, il volume, pubblicato da Trenta Editore, dedicato ad alcuni grandi chef.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Matteo Torretta può vantare un lungo cursus honorum, che dall&#8217;Istituto Alberghiero Carlo Porta lo ha portato prima da Gualtiero Marchesi e poi, attraverso vari passaggi, da Martin Berasategui, al Savini e al suo Food Art, sui Navigli a Milano – e al Guanciale cotto a bassa temperatura in crosta di pane su guazzetto di prezzemolo, ad esempio, che ho assaggiato al Taste of Milano, e che mi ha convinto a fare presto un giro sui Navigli&#8230;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<div id="attachment_5994" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/matteo-torretta_foto-di-monica-placanica.jpg"><img class="size-full wp-image-5994" title="matteo torretta_foto di monica placanica" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/matteo-torretta_foto-di-monica-placanica.jpg" alt="" width="450" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Torretta fotografato da Monica Placanica</p></div>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p><strong>CHEF <em>Matteo Torretta</em></strong>, <a href="http://www.foodartrestaurant.com/">Food Art</a>, via Vigevano 34, Milano</p>
<p><strong>NATO A </strong>Rho (MI) nel 1980</p>
<p><strong>I MAESTRI </strong>Gualtiero Marchesi, Perbellini, Cracco, Cannavacciuolo, Martin Berasategui</p>
<p><strong>IL RICORDO </strong>La cucina della nonna: orecchiette, panzerotti, pizza, gli spaghetti con le vongole</p>
<p><strong>IL PIATTO </strong>Pizza margherita con le acciughe</p>
<p><strong>UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE </strong><em>Soul Kitchen</em>; Jim Morrison, <em>Riders on the Storm</em>; Vasco Rossi, <em>Rock&#8217;n'Roll Show</em></p>
<p><strong>DICE </strong>&#8220;[...] a volte è un profumo, a volte un&#8217;immagine, altre ancora una parola sentita qua e là. Sono suggestioni che per un motivo o per l&#8217;altro mi colpiscono. E rimangono lì finché non le elaboro, fino a farle diventare un vero e proprio piatto.&#8221;</p>
<p><strong>INGREDIENTI </strong>L&#8217;onestà, l&#8217;essere sempre diretti, il rifiuto dei compromessi</p>
<p><span style="color: #ffffff;">..</span></p>
<p><a href="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/11-torretta.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5995" title="11 torretta" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/11-torretta.jpg" alt="" width="576" height="405" /></a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">..</span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>Emanuele Bonati</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anforchettabol: intervista all&#8217;intervistatore Antonio Marchello</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 06:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[chef cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Claudio Sadler]]></category>
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		<category><![CDATA[Trenta editore]]></category>
		<category><![CDATA[Viviana Varese]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervistiamo Antonio Marchello, intervistatore di Anforchettabol]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://blog.cibvs.com/2011/12/10/anforchettabol-di-antonio-marchello/">Abbiamo già parlato</a> di </em><strong>Anforchettabol</strong><em>, il bel libro di Antonio Marchello pubblicato da Trenta Editore: non un classico libro di cucina di cuochi di ricette, ma un libro di interviste &#8220;a fornelli spenti&#8221;. Diciamo che se una delle caratteristiche dell&#8217;alimentazione oggi è l&#8217;attenzione alla tracciabilità dei vari ingredienti, da dove vengono, come sono stati cresciuti e maturati, che strade hanno fatto per arrivare sul  nostro piatto, ecco che grazie ad Antonio possiamo avere anche una &#8220;tracciabilità&#8221; dell&#8217;autore del piatto che abbiamo davanti: da dove viene, dove è cresciuto personalmente e professionalmente, dove è stato prima di arrivare qui. Da un lato, davanti a un piatto siamo come disarmati, aperti a ogni esperienza provocazione fascinazione possibile, disposti a lasciarci attirare interessare incantare, a prescindere; dall&#8217;altro, conoscere, capire lo chef che quel piatto ha preparato, è come dare al piatto stesso un sapore in più, che spesso è un sapore antico, di casa, di famiglia, di tradizione, di storia. Un buon sapore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questa impressione è stata confermata dalla presentazione del libro, avvenuta domenica pomeriggio scorsa da Cooks &amp; Books di Mondadori Duomo qui a Milano: oltre all&#8217;autore, erano presenti alcuni degli intervistati, che hanno confermato, con la loro presenza, di essere riusciti, volenti o a volte anche nolenti, a comunicare se stessi anche con le parole oltre che con i loro piatti. Due di questi chef li abbiamo già presentati attraverso brevi schede &#8220;Per fare un cuoco&#8221; che abbiamo estrapolato dal libro, e sono <a href="http://blog.cibvs.com/2011/12/10/per-fare-un-cuoco-viviana-varese/">Viviana Varese</a>, l&#8217;unica donna, e <a href="http://blog.cibvs.com/2011/12/11/per-fare-un-cuoco-gaetano-simonato/">Tano Simonato</a>, gli altri invece – Matteo Torretta, Andrea Provenzani, Simone Rugiati, Maurizio Santin – li presenteremo nei prossimi giorni, insieme agli assenti (Carlo Cracco, Davide Oldani, Andrea Berton, Pietro Leemann, Claudio Sadler, Luca Montersino).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/DSCN4729.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5947" title="DSCN4729" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/DSCN4729.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma lasciamo la parola ad Antonio Marchello: intervistiamo l&#8217;intervistatore&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Mi sembra che in questo libro tu abbia trovato la &#8220;ricetta&#8221; giusta per &#8220;cucinare&#8221; i tuoi colleghi. Puoi sintetizzarla in poche parole?</span></h4>
<p style="text-align: justify;">La  ricetta è semplice: prendi un cuoco, preferibilmente non di giornata,  che abbia insomma già maturato un certo gusto per la vita e per il  proprio mestiere, mettilo a proprio agio per qualche minuto, giralo per  bene da tutti i lati del carattere e infine lascialo marinare lentamente  nel suo stesso passato con una generosa manciata di aneddoti, un  pizzico di nostalgia e un inconfondibile tocco <em>Anforchettabol</em>.</p>
<h4><span style="color: #000080;">Gli ingredienti del tuo libro? </span></h4>
<p style="text-align: justify;">Gli  ingredienti del mio libro sono gli stessi che utilizzo per condire la  mia vita e preparare il mio lavoro. Non a caso la mia società si chiama  qbtobe (<a href="http://www.qbtobe.com/">www.qbtobe.com</a>):  quanto basta per essere! Per cominciare ci vuole tanta passione, la  stessa che traspare guarda caso in tutti gli intervistati. Poi ci vuole  coraggio, quello necessario a fare un libro sugli chef senza ricette, e  quello, assolutamente non scontato, di chi si è messo in gioco  accettando di mettere da parte piatti e personaggio pubblico per parlare  di sè in maniera insolita e confidenziale. C’è amore per la bellezza  che traspare dalle foto di Monica Placanica e cura dei dettagli per cui  devo ringraziare la mia socia Rosanna Curi. Ed infine una buona dose di  fiducia: quella del mio editore (Barbara Carbone e la Trenta Editore).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Antonio ha citato l&#8217;autrice delle fotografie, Monica Placanica. Mi  piace sottolineare che ha fatto un ottimo lavoro: anche le foto rivelano  qualcosa dell&#8217;io profondo dello chef fotografato, contribuiscono a  capire meglio l&#8217;intervista e l&#8217;intervistato&#8230;</em></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Il  fatto che sia un cuoco a intervistare altri cuochi è interessante – a  parte che probabilmente è stato tutto un trucco per cercare di scoprire i  loro segreti, entrando nelle loro cucine&#8230; No, seriamente: il fatto di  essere più o meno &#8220;uguali&#8221;, di fare insomma lo stesso mestiere,  probabilmente è quello che dà una marcia in più al libro. </span></h4>
<p style="text-align: justify;">Mi  hai smascherato: ora sono l’unico a possedere l’assoluta verità sulla  cucina! In realtà non ho mai pensato a questo aspetto. Certo è, adesso  che me lo fai notare, che il fatto di essere un cuoco possa aver  permesso ad altri cuochi di non sentirsi “intervistati”, trasformando  una serie di domande e risposte in una chiacchierata tra colleghi ed  amici.  C’è però da dire che <em>Anforchettabol</em> è un progetto editoriale di  più ampio respiro. Ogni anno usciremo con una serie di interviste a  personaggi e categorie differenti. Sono partito dagli chef perché è il  mondo cui appartengo e che mi ha dato e mi sta dando tanto, quindi mi  sembrava doveroso. Ma già dal prossimo anno posso assicurarti che  racconterò persone ben distanti dalla cucina in senso professionale!</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Bello – sono già pronto a partire con la caccia ai prossimi titoli&#8230; <em>Anbisturabol</em>, interviste ai chirurghi; <em>Ancalcinabol</em>, parlano i muratori; <em>Anfiocinabol</em>, i balenieri dicono la loro&#8230; Come si sarà capito. la prima, primissima cosa che mi ha colpito è il titolo, che ti invidio molto. Come è nato?</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Grazie  dell&#8217;invidia: graditissima! La nascita del titolo <em>Anforchettabol</em>, come  racconto nell’introduzione, è stata graduale ed è andata di  pari passo con il mio metodo di lavoro e di insegnamento. In breve, io  chiedo sempre alle persone di presentarsi non con il proprio nome, che  non dice più di tanto, ma  con il piatto che più li rappresenta. Capisci  la differenza tra dire “piacere sono Emanuele” e “piacere sono un risotto alla milanese con zafferano in pistilli, e con il midollo”?! Questo dà sempre il la  a una serie di racconti incredibili che vanno quasi tutti nella  stessa direzione: il passato e la memoria gustativa. Durante i miei  corsi poi lavoro spesso con la musica, in quanto credo che questa sia un  elemento fondamentale della nostra esistenza: ognuno di noi dovrebbe  trovare il proprio swing in cucina, tra i fornelli, ma anche nella vita  in generale. Un giorno proprio mentre si parlava di piatti  indimenticabili e memoria del gusto, tre inconfondibili accordi di  pianoforte introducono “<em>Unforgettable</em>”… e <em>Anforchettabol</em> come per magia  ha cominciato ad esistere!</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Il  cuoco oggi non è più solo quello che sta in cucina, come una volta,  uscendone solo brandendo un coltellaccio per discutere col cliente della  cottura del filetto: va in tv, come ospite o come protagonista, fa  pubblicità, scrive libri (e non solo di ricette, ma anche di &#8220;filosofia&#8221;  della cucina, a volte, biografie, anche romanzi&#8230;), fa consulenze per  ditte varie&#8230; Cosa ne pensi? Secondo te è un bene o un male?</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Non  so dirti se è un bene o un male, non ancora. Credo non ci si possa  sottrarre al proprio tempo e in questo momento il nostro mestiere è  sotto i riflettori. Quello che ognuno di noi può e dovrebbe fare è non  sprecare quest’occasione, ma regalare a chi guarda un’interpretazione  degna di questo nome, e soprattutto essere di grande esempio per tutti  quei ragazzi e ragazze che si avvicinano a questa professione pensando  al proprio futuro. In ogni caso sono una persona che ama guardare il  bicchiere mezzo pieno e tutta questa attenzione per il mondo  dell’enogastronomia ha fatto sì, per esempio,  che la gente tornasse ad  occuparsi di cibo, vino e convivialità. Le cucine delle case qualche  anno fa erano diventate angoli cottura, mentre oggi sono tornate ad  essere una delle stanze più importanti e vissute e questo mi piace!</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Dove  stanno andando la cucina, e i cuoc</span><span style="color: #000080;">hi, oggi? Pensi che questa  sovraesposizione mediatica durerà ancora a lungo? E cosa resterà?</span></h4>
<p style="text-align: justify;">E’ impossibile staccare la  cucina dal resto della nostra esistenza. Noi andiamo in una certa  direzione e il gusto, la cucina e tutto ciò che ruota intorno ad essa,  si evolvono con noi. Quindi forse dovremmo chiederci dove stiamo andando  in quanto persone, ma è un argomento che richiederebbe troppo tempo!   Quanto alla sovraesposizione mediatica, non credo durerà all’infinito,  anzi a mio parere abbiamo già raggiunto l’apice e stiamo cominciando a  percorrere la ripida discesa. Cosa rimarrà? Come sempre in questi casi  tutto ciò che ha validi fondamenti di verità e professionalità rimarrà  in piedi, il resto scivolerà via senza quasi lasciare traccia.</p>
<h4><span style="color: #000080;">Raccontaci qualche cosa di te: come ti definiresti? </span></h4>
<p style="text-align: justify;">Dopo  aver tanto predicato sulla presentazione attraverso il cibo non posso  certo esimermi io! E ti riporto quindi quanto trovi anche sul mio sito:  Io sono un’ostrica! O  la si ama o la si odia. D’altra parte ho sempre pensato che il peggior  male che si possa infliggere o subire sia proprio l’indifferenza. E sono  Ostrica in quanto il mare per me è casa, porto sicuro, ma anche  avventura, mistero e forza da temere e rispettare. Da gustare nuda e  cruda, senza alcuna aggiunta, senza bisogno di cottura. Tutti sanno che  al suo interno si nasconde la fragilità del frutto ma pochi sono quelli  che riescono ad aprirla, e per farlo vi è un solo punto di accesso.  Vivere come un’Ostrica è una continua sorpresa: un giorno hai la  sensazione di essere una perla (come quando ti esce dal cilindro un  titolo come <em>Anforchettabol</em>!)  e un altro il dubbio di essere soltanto un  pirla!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/Ritratto_antonio-marchello_autore.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5948" title="Ritratto_antonio marchello_autore" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/Ritratto_antonio-marchello_autore.jpg" alt="" width="472" height="709" /></a></p>
<h4><span style="color: #000080;">Perché sei diventato cuoco? </span></h4>
<p style="text-align: justify;">Perché  cucinare sin da bambino è stato un modo per esprimere i miei sentimenti  e dimostrare il mio affetto. Sono sempre stato un po&#8217; timido e dire “ti  voglio bene” ad una persona mi è spesso risultato più difficile che  preparargli il suo piatto preferito o crearne uno solo per lei/lui.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Già che ci sono, mi dedico un po&#8217; al riciclo – e lo faccio con un paio di tue domande: quali sono i tuoi ingredienti?</span></h4>
<p style="text-align: justify;">I  miei ingredienti, come ho già anticipato, sono la passione, il coraggio,  la fiducia e la libertà. A questi aggiungerei un altro ingrediente, molto importante: l’ascolto!  Sapere ascoltare trovo sia fondamentale in ogni  attività, e purtroppo lo si fa sempre meno.</p>
<h4><span style="color: #000080;">Il tuo libro film cantante?</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Libri  musica e cinema sono argomenti su cui potrei stare ore e ore! Davvero  ho fatto domande così difficili? Ora capisco i miei poveri amici chef!!!  Andiamo in ordine. Sono un grande appassionato di letteratura e di  scrittura. Se mi chiedi però un libro mi trovo costretto a dirne  almeno tre, quelli che hanno sempre un posto di rilievo sul mio comodino  (così ogni tanto posso rileggerli!): <em>Siddharta</em> di Hermann Hesse, <em>L’immortalità</em> di Milan Kundera, e <em>Oceano Mare</em> di Alessandro Baricco. A questi, sempre sul comodino, se  ne aggiungono periodicamente un tot. Da un po’ di tempo a questa parte  per esempio sto leggendo molti libri su Steve Jobs.</p>
<p style="text-align: justify;">Film&#8230; Qui la  faccenda si fa più complessa perchè credo che ognuno di noi si  affezioni a un film per una singola scena o per una battuta memorabile.  Una che mi accompagna sempre per esempio è tratta da <em>Troy</em>. La scena è  quella in cui il bambino dice ad Achille/Brad  Pitt, che sta per affrontare l’uomo più grande e forte che abbia mai  visto, che lui al suo posto non lo farebbe mai. Achille, salendo sul  suo cavallo, lo guarda negli occhi e gli dice: “Ecco perché nessuno  ricorderà il tuo nome”! Altro film che in qualche modo mi ha  condizionato è stato <em>Matrix</em>, straordinario. Però per esempio non potrei  mai fare  a meno di un film come <em>Grosso guaio a Chinatown</em> e  di Jack Burton, il suo protagonista!</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo  con la musica… amo ascoltare un po&#8217; di tutto, ma se devo scegliere  una  canzone che mi ha davvero cambiato la vita potrei mai pensare ad altro  se non ad <em>Unforgettable</em>?!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per chiudere, e la metto qui in fondo così la si legge per ultima, una nota sul fine benefico di questo libro. Una parte dei ricavati andrà alla Fondazione Francesca Rava &#8211; NPH Italia Onlus e al suo progetto sull&#8217;isola di Haiti, Francisville: una &#8220;Città dei mestieri&#8221; per aiutare i ragazzini haitiani a sfuggire a un destino già segnato insegnando loro un mestiere – ed è stato appena inaugurato anche un piccolo ristorante da 80 posti,  in cui lavorano appunto i ragazzi di Francisville. Riporto anche qui i dati per aiutare la Fondazione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">www.nph-italia.org</p>
<p style="text-align: justify;">tel 0254122917</p>
<p style="text-align: justify;">IBAN    IT39G0306234210000000760000</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;"><strong><em>Emanuele Bonati</em></strong> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Anforchettabol di Antonio Marchello</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 23:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un bel libro: Anforchettabol]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anpadellabol&#8230; Anabbattitorabol&#8230; Antortierabol&#8230; Anzuppierabol&#8230; Insomma, prima o poi troverò anch&#8217;io un bel titolo&#8230; Se c&#8217;è riuscito Antonio Marchello, vincitore a mani basse del premio &#8220;Miglior titolo di libro di enogastronomia del decennio&#8221; (l&#8217;ho appena istituito), posso riuscirci anch&#8217;io.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/copertina-Anforchettabol_Gli-Chef.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5900" title="copertina Anforchettabol_Gli Chef" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2011/12/copertina-Anforchettabol_Gli-Chef.jpg" alt="" width="538" height="640" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo (sgrunt: bellissimo, eufonico, divertente, pieno di suggestioni, da Nat King Cole in poi) è <em><strong>Anforchettabol</strong>. </em>Pubblicato da Trenta Editore, presentato a Taste of Milano a settembre, e nuovamente domani domenica 11 dicembre alle 18 a Cooks&amp;Books, lo spazio dedicato alla cucina del Mondadori Multicenter di Piazza Duomo a Milano, il libro raccoglie dodici interviste ad altrettanti chef – in ordine alfabetico: Andrea Berton, Carlo Cracco, Pietro Leemann, Luca Montersino, Davide Oldani, Andrea Provenzani, Simone Rugiati, Claudio Sadler, Maurizio Santin, Gaetano Simonato, Matteo Torretta, Viviana Varese. E proprio a Viviana abbiamo dedicato un <a href="http://blog.cibvs.com/2011/12/10/per-fare-un-cuoco-viviana-varese/">primo post</a>, in cui abbiamo raccolto qualche spunto &#8220;rivelatore&#8221; della sua personalità e storia, descritte a fondo nel libro. Seguiranno altri post per tutti gli chef presenti nel volume.</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai gli chef sono presenti dappertutto: ci istruiscono o ci giudicano o si sfidano in televisione, dove sono cuochi esperti ospiti divulgatori e un sacco di altre cose; ammiccano nelle pubblicità, come testimonial di buone cause o di buoni prodotti; si affacciano dalle pagine delle riviste patinate, o di gossip – immagini ormai onnipresenti, facce ormai ben note (me li aspetto scendere nell&#8217;agone politico in nome della dieta mediterranea&#8230;). Nelle pagine, nelle domande di Antonio Marchello scopriamo una dimensione diversa di questi protagonisti, tutta da esplorare: la loro storia, le loro radici, i loro gusti. Scopo delle interviste è spesso permettere agli intervistati di dire quello che vogliono dire – una specie di versione &#8220;animata&#8221; di un comunicato stampa; qui, invece, è come se fossi anche tu lettore lì a parlare con Antonio e con lo chef, le domande che leggi sono quelle che avresti voluto fare tu. E quando mangerai un piatto cucinato da loro, scoprirai un sapore in più.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em><strong>Emanuele Bonati</strong></em></span></p>
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		<title>Un risottino da Identità golose&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 22:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cucina regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Identità Golose]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Torretta]]></category>
		<category><![CDATA[risotto alla milanese]]></category>
		<category><![CDATA[Savini]]></category>

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		<description><![CDATA[Identità Golose celebra il risotto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sabato, a Milano, un &#8220;preludio&#8221; di Identità golose: quattro risotti preparati da quattro cuochi in quattro grandi locali del centro. Passando più o meno per caso davanti al Savini, entro, pago i miei 5 € (che andranno in beneficenza all&#8217;associazione <a href="http://www.panequotidiano.it">Pane Quotidiano</a>) e scendo al piano sotterraneo, dove posso assaggiare un risotto su ricetta di Matteo Torretta (chef appunto del Savini) con midollo in tempura e ristretto di carne &#8211; buono buonissimo, non mi sembra abbia risentito più di tanto della situazione contingente, cottura giusta, sapore, consistenza&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-1237" title="Immag024" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2010/02/Immag024-768x1024.jpg" alt="Immag024" width="461" height="614" /></p>
<p>Ricordo gli altri risotti: marchesini dorati di Daniele Canzian al Marchesino, riso al salto con cozze e zucchine di Andrea Berton al Trussardi alla Scala, riso mantecato allo zafferano con midollo e salsa bordolese di Filippo Gozzoli al Park Hyatt&#8230;</p>
<p>Il risotto poi è una mia passione &#8211; in tutte le sue forme&#8230; e mangiarlo, buono, su una ricetta di un grande chef, al Savini (dove peraltro avevo cenato l&#8217;ultima volta più di vent&#8217;anni fa&#8230;), per di più con un fine benefico, che insomma aggiunge un retrogusto di buono&#8230; beh&#8230;. mi è sembrato bello, e buono. E poi, l&#8217;idea che ci fosse tanta gente, che chiunque potesse passare di lì e assaggiare qualcosa di veramente buono&#8230; mi piace, mi piace molto.</p>
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