Posts Tagged ‘La cucina di qb’

Prendi un panettone Loison e un maiale…

25 November 2011 - Commenti »

Tutto parte dalla mia scoperta – un po’ tardiva – del panettone – cioè, meglio, non del solito panettone, ma di un “Insolito panettone”: quello di Loison. Già un paio d’anni fa ero rimasto colpito da una proposta di Anna Maria Pellegrino, uno sformato di panettone – e fin qui tutto bene – al chinotto – beh… – con baccalà e radicchio tardivo – questa poi… Niente: sono immediatamente corso alla ricerca del panettone al Chinotto Loison, che ho divorato (senza baccalà: iniziamo a esplorare le materie prime, no?).

Insomma: da lì è partita una mail per la richiesta di autorizzazione all’inserimento del blog di Loison – “Insolito panettone” appunto – su CibVs, ed ecco che il signor Loison in persona mi risponde dandomi il consenso e inviandomi un kit degustazione.

Ho degustato – e i suoi prodotti sono buoni buonissimi ottimi. Non parlo solo dei panettoni, ormai universalmente riconosciuti come “cose buone dal Veneto”: parlo anche della piccola pasticceria secca, i biscotti: favette al cacao, canestrelli, frollini, caffettini, fior di mais, risini, limone, pera ecc. (26 articoli confezioni diverse, in pacchetti o monodose). Bere un caffè ed accompagnarlo con una di queste delizie è davvero un’impresa (nel senso che una non ti basta, ce ne vogliono almeno due o tre, sei, undici…) – indubitabilmente meglio della spesso orribile caramellina che viene proposta con la tazzina, un  vago surrogato di caffeina che spesso mi rovina il gusto del caffè…

Ho aperto, incuriosito, anche il panettone al prosecco. No canditi, solo uvetta.

Come sempre, è accompagnato da libretto esplicativo che contiene anche alcune ricette, e da una simpatica scheda di degustazione da compilare e spedire in azienda: analisi visiva, gustativa, tattile, olfattiva hanno superato il test alla grande. La sintesi emozionale è di punteggio elevato.

E allora provo anch’io a inventarmi una ricettina…. vediamo…

Vai dal tuo macellaio, fatti dare un tòcco di maiale tipo pancetta dicendogli che vuoi farne una piccola porchetta. Lo porti a casa (il pezzo di carne, non il macellaio) e lo spolveri di pepe, sale, rosmarino e le spezie che ti piacciono, nella parte in cui c’è la carne. Lo arrotoli, possibilmente con le spezie dentro e la cotenna fuori, e lo leghi.

Pentola, olio, aglio a rosolare, poi aggiungi il tuo meraviglioso cilindro di carne. Crocca la cotenna su tutti i lati per un po’, sfumando con un vinello bianco genuino, e dopo cuoci sul serio coprendo a metà la “porca” con del brodo. Lascia cuocere per circa 2 orette a fuoco medio dandole un’occhiata e rigirandola spesso. Frustala con il rosmarino e il brodino per ingentilirla.

Quando ti sembra cotta, la togli e la metti in forno ad asciugare un po’. Nel frattempo tagli delle fette di panettone al prosecco Loison, le fai andare sulla piastra in modo da dorarle bene.

Quando tutto è pronto, porchetta compresa, si impiatta: fetta di panettone, porchetta fumante, fettina di provolone piccante sopra così si ammorbidisce, e infine un po’ di chutney di mele e albicocche, fatto e regalatomi dall’amica Vittoria (sì, quella di Gelato Giusto: gelataia, cioccolataia, ma anche pasticcera cuoca… per la ricetta chiedete a lei).

Ci abbini un calice di bollicine di prosecco di Valdobbiadene ed ecco che il gioco è fatto. E se il “gioco” è piaciuto anche a mio padre quasi 80enne, a livello culinario un ultraconservatore, significa che è proprio buono…

cVs

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Che fi-punto-gata!!

31 October 2011 - Commenti (4) »

Allora: ho cercato a lungo la fi-punto-gà, senza trovarla. Mi dicevo: come faccio senza fi-punto-gà?

Nel senso della nuova bevanda a base di guaranà di cui ci ha parlato Anna Maria nell’ultimo post di Tanto CibVs QuantoBasta. Anche se è stata una ricerca un po’ sui generis – non mi ci vedevo a entrare nei bar a chiedere scusi ce l’ha la fi-punto-gà? Cerco la fi-punto-gà – voglio subito una fi-punto-gà, ca-punto-z…

Insomma, noi uomini del secolo scorso, che pure abbiamo assistito “in diretta” allo sdoganamento di un vocabolario che è stato a lungo ritenuto disdicevole, che abbiamo sentito le parolacce di Cesare Zavattini e le (supposte) bestemmie di Mastelloni, e visto l’ombelico di Raffaella e il seno velato di Patty Pravo in un varietà, e così via, e rabbrividito la prima volta che abbiamo sentito papà nominare il membro maschile con un profluvio di zeta, abbiamo delle difficoltà. Per carità, conosciamo e usiamo (con una certa accortezza e parsimonia, in realtà) una pletora di vocaboli eufemismi sinonimi e tecnicismi, con una certa quantità di regionalismi dialettali, e potremmo ricordare a memoria, se ne avessimo ancora una, “Er padre de li santi” di G.G. Belli, o “Ricchezza del Vocabolari milanes” (e “Dormiven dò tosann… allora?) di Carlo Porta – eppure… eppure non avremmo mai commercializzato, e nemmeno pensato a commercializzare, una bevanda a nome fi-punto-gà. Nemmeno se il nome derivasse da un acronimo degli ingredienti, che so, da una decozione di fichi e garum, di finocchi e gavi – ah… in realtà è un acronimo… circa. Leggiamo dal loro sito:

Pensatela come volete. Voi consumatori siete i nostri unici padroni e giudici. In verità il nome è nato per caso, perchè il titolo originario era “Fiori di Guaranà”. Ma ci sembrò da subito troppo lungo e scontato come “brand”. Allora abbiamo deciso di abbreviarlo cercando di utilizzare le iniziali di “Fiori di Guaranà”. Il risultato era fi.GU’. Non ci sembrava soddisfacente nè interessante. Allora con un piccolo stratagemma abbiamo unito la primo e l’ultima lettera di “Fiori” (fi), con la prima e l’ultima di “Guaranà” (ga). Risultato “fi.GÀ” (l’accento sulla A). Suonava bene, era corto ma … c’era un dubbio! Chissà come lo avrebbero percepito i consumatori? Volgare, trash. E poi figuriamoci le battute. Poi abbiamo pensato: il prodotto è molto buono, il packaging particolarmente glamour ed elegante, perchè non rivolgersi direttamente al pubblico femminile? Anche perchè ci sembra che nel mercato delle bibite non ci sia nulla di specificatamente rivolto al mondo “donna”. Beh… ci crediate o meno le donne ne sono rimaste divertite ed affascinate. Ne sono diventate le testimonials per eccellenza, anche nei confronti del pubblico maschile. Hanno intuìto immediatamente che la “volgarità” sta negli occhi di chi guarda, e che ordinare un fi.GÀ (l’accento sulla A) può invece essere un modo simpatico e divertente per affermare la propria personalità e autostima.

Insomma – non molto convincente (vedi il post di Anna Maria), vagamente irritante (compreso il plurale di ‘testimonial’, che in italiano non si usa) nel suo vantare l’autoaffermazione femminile condotta nel poter dire al bar portami una fi-punto-gà… Anche lo sproloquio successivo, anti-marketing, così come anti-tutto e tutti (“Abbiamo deciso di non seguire nessuna “strategia di marketing”. Ci siamo stancati dei tanti moderni “Guru”: di stilisti che ci insegnano che cosa è l’eleganza, di “gastronauti” che ci dicono come, cosa, e dove dobbiamo mangiare, di “intellettuali” che ci suggeriscono cosa è bene leggere, quali mostre vale la pena visitare e magari quali “salotti bene” frequentare, di economisti che ci guidano negli investimenti più redditizi, salvo poi accorgersi che forse era meglio affidarsi alla classica “testa o croce” della monetina.”) non suona benissimo – mi sembra anzi marketing estremo, non sono i soli a sostenere l’inutilità degli ‘esperti’, dei ‘professionisti’, dei ‘politici di professione’ (che pure sono idee spesso giustissime), e declamarlo per il nome di una bibita è proprio seguire un trend, una moda (ti faccio vedere che la so più lunga, io – ah, i pubblicitari, che l’avrebbero chiamata Guà, che sciocchi, vuoi mettere l’icasticità di fi-punto-gà? ah, le guide culinarie, lo so io dov’è la vera trattoria tirolese che ti fa l’autentica ribollita alle cozze in tempura…).

E allora: allora niente scandalo, per carità, solo la donna – e la fi-punto-gà – sono un’altra cosa. E questa “guaranà fruit fusion”, porca miseria, è anche buona, fresca, nuova, senza quel tanto di eccessivo che hanno spesso i beveroni tropicali… Mi piace – è una fi-punto-gata!!

E vuoi mettere – son qui che stringo la fi-punto-gà in mano, e…

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Dai nostri inviati a Taste of Milano: Christian e quel che resta di Taste

20 September 2011 - Commenti »

Cosa mi resta di questa edizione di Taste of Milano?

Restano fisicamente un paio di sneakers inzaccherate, una guida consumata e scarabocchiata, un pass.

Ma restano anche altre cose…
Resta l’arcobaleno nel cielo rosso-rosato domenicale dopo una pioggia assurda.

Restano le  persone che, nonostante il fango dell’ultimo giorno, trotterellavano felici per gli stand dei ristoranti senza molte lamentele.

Restano le facce  degli chef, che spesso facevano incursione nelle cucine altrui, con spirito di cameratismo e amicizia. Anche chi non era presente con il suo ristorante, passava a trovare gli altri. Ho individuato un certo bruciapadelle – come si autodefinisce –, alias Andrea Alfieri, molto in forma, che si aggirava per il campo gastronomico e che rivedo con piacere dopo un po’ di mesi. Ho visto anche Maurizio Santin al Teatro degli chef, mentre assisteva allo showcooking di Andrea Provenzani, ma non sono riuscito ad incrociarlo per salutarlo.
Restano le immagini dei visi sempre sorridenti delle ragazze e dei ragazzi di California Bakery (un ringraziamento speciale a Caroline, Alessio e Michela per la simpatia e la disponibilità: sono loro infatti ad avere offero come premio per il nostro ConTaste un laboratorio di cake decoration…).
E poi verba volant, scripta manent… e resteranno i post di Emanuele qui su BlogVs, quelli di Vincenzo Pagano su Scatti di gusto e di Annamaria Pellegrino su la cucina di qb.
Insomma resta un bel ricordo. Nonostante la pioggia.
Grazie a tutti,  arrivederci a ToM2012.
cVs

And the winner is… Anna Maria Pellegrino!

6 May 2011 - Commenti (4) »

L’ultima volta che l’ho vista in occasione di un food-evento per il Salone del Mobile, grintosa più che mai,– indossava un trench alla “Ispettore Gadget”, camicia jeans e un paio di New Balance ai piedi. Le ho detto, mi raccomando vai a Squisito! con le New Balance, che spaccano, altro che tacco 10!!

Infatti.. ha spaccato, come si suol dire.
Vincitrice a Squisito! 2011 come miglior blog di giornalismo enogastronomico per il suo lacucinadiqb.
Grande Annamaria. Complimenti, da parte mia, di Emanuele, e di tutto CibVs.
Ecco la video intervista:
http://www.squisito.org/node/449

Christian Sarti

Tanto CibVs QuantoBasta

7 May 2010 - Commenti (3) »

Contaminiamoci

Un rito che mi riconcilia con il mondo è andare in bicicletta a prendere il latte crudo al distributore: con le bottiglie sbatacchianti nello zaino, affronto incosciente una giungla di guidatori schizofrenici – ma tant’è: qualche sorso di latte che ti avvolge la bocca vale il pericolo corso!

Comunque, lungo il percorso cerco scorciatoie tra vie silenziose, sulle quali si affacciano case con giardini ordinati e altalene colorate, e piccoli condomini con palloni e tricicli in terrazza.

I giochi dei bimbi si assomigliano tutti: potreste dargli una nazionalità, dire che quello è un gioco di un bimbo portoghese, quello di una bimba tunisina, quell’altro di un ragazzino pakistano? Direi di no.

Girovagando in bici annuso l’aria e scopro le carni grigliate nel barbecue, il fischio profumato della pentola a pressione, il curry che sta soffriggendo con le cipolle.

E quello che i bimbi mangiano? I loro cibi si assomigliano?

Qui si apre un mondo, tanto complesso quanto è complesso il nostro mondo, tanto antico quanto il primo piatto cotto nella storia. Un mondo, una cultura, una storia in ogni cucina: mentre i nostri figli  – Michele e Margherita, Mohamed e Shamila e José – sono a scuola, e imparano a diventare grandi, anche pranzando insieme nelle mense scolastiche, le loro mamme, silenziose e  invisibili, lavorano, e si prendono cura della casa e della famiglia, e soprattutto della cucina. Ciascuna a suo modo, chi mettendo a bollire speghetti di grano duro, chi spaghetti di soia, chi preparando falafel, chi invece polpette…

Che c’è di strano? È così da sempre – ma mai come in questo nuovo millennio ci è data la possibilità di arricchire quella che potrebbe diventare la nostra storia ed anche parte della nostra cultura, “contaminando” positivamente ciò che siamo diventati. Perché non penserete davvero che già ai tempi dei romani “noi” mangiavamo spaghetti al pomodoro, bevendo spremute d’agrumi o caffè…! Se non ci fossero state le esplorazioni, la voglia di vedere cosa c’era dall’altra parte delle Colonne d’Ercole, ora la nostra dieta sarebbe quantomeno monotona. E quindi perché non approfittare di questa ulteriore, nuova esplorazione “al contrario”? Non “noi” che andiamo al di là del mondo conosciuto ma noi che accogliamo di qua persone, esperienze, storie, colori, ma anche aromi e sapori, che vengono da un mondo che ci è ancora largamente sconosciuto…

Mi piace pensare al sorriso di una donna indaffarata con spezie colorate nella mia cucina, intenta a insegnarmi un piatto che potrei preparare per suo figlio che fa merenda con il mio, mentre io le confido la mia ricetta segreta per il brasato… Prendete carta e matita anche voi?

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Il panino con la coppa

3 May 2010 - Commenti (4) »

Bel titolo per un post, vero? Uno pensa subito a un richiamo alle tradizioni culinarie, alle merende di una volta, pane con la coppa, pane e salame, pane burro e zucchero… I sapori antichi, semplici, contrapposti alle mereNdine confezionate, ai grassi idrogenati, agli hamburgerpatatinecocacola…

E invece no.

IL PANINO CON LA COPPA è il nome che abbiamo dato – con Anna Maria de La cucina di qb – a un contest che richiede ai partecipanti di segnalare un piatto una proposta una ricetta un pranzo che possa accompagnare la visione delle partite dei Mondiali di calcio prossimi venturi.

Va bene, va bene, l’idea è di Anna Maria – e di Christian. Io qui offro solo una sponda…

In effetti, le partite di calcio sono anche un’occasione conviviale – ma niente e nessuno ci impedisce di gustarcele da soli, o con moglie marito figli, in poltrona, in salotto, in cucina… – e come tale meritevole di qualcosa in più della pizza sbranata a mani nude, dei tristanzuoli spaghetti aglio e olio, o, nei casi estremi, della scatoletta di tonno o di carne in scatola consumata sdraiati sul divano, aperta sullo stomaco, da cui attingere usando le patatine del sacchetto meglio conservato (cioè con le patate meno spezzettate…) – certo, esperienza personale di vita vissuta, di cui non vado molto fiero, ma insomma…

Insomma, l’idea di ideare, e condividere, ricette che si adattino a questa occasione mi sembra ottima – e la sponsorizzo con entusiasmo – non per niente noi di CibVs siamo in giuria…

Partecipare è semplice: basta postare sul proprio blog (o mandare ad Anna Maria) la vostra ricetta, aggiungendovi il banner del contest; e magari, che so, suggerire anche la partita o l’occasione per cui la vostra proposta sarebbe l’ideale… che so: Antipasti Zakumi (è il nome della mascotte ufficiale) per qualche piatto dal sapore o dall’ambientazione sudafricana, per la cerimonia d’apertura; Carne Trita Argentina (che per quanto truculenta come immagine potrebbe preludere a sonore sconfitte della pur simpatica squadra sudamericana), e così via. Naturalmente, quest’ultima opzione è del tutto e completamente facoltativa…

Emanuele

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Una nuova amica di BlogVs

8 March 2010 - Commenti (4) »

Una nuova amica, una nuova rubrica. Oltre ai contributi di noi di CibVs – Emanuele, Christian, Kumi, Mauro e Bruno – e di Stefano Buso, siamo felici di annunciare una nuova collaborazione, quella con “La cucina di qb” – e con Anna Maria Pellegrino, che pubblicherà su BlogVs i suoi interventi – diciamo una volta ogni tanto, “quanto basta”…


Ma chi è Anna Maria? Oltre ad avere un bellissimo blog, naturalmente, e a pubblicare ottime ricette, con intuizioni particolari, a scattare belle foto, anch’esse con un tocco in più, e a scrivere post particolarmente interessanti… Lo chiediamo direttamente a lei. La prima domanda che mi viene in mente è – ma a casa tua si mangia così come appare dal tuo blog tutti i giorni?

Non esageriamo! Qualche volta si mangia anche la pizza! Ma in genere è proprio così: cucino “ispirata” (a volte invasata), ed i miei familiari sono i miei critici più severi (compresi Agata, la gatta e Lucky, un cagnolino che si crede un cane da guardia, due trovatelli che si sono trovati molto bene, a quanto pare!).

C’è una differenza da quando ho deciso di “aprire” il blog (il mio ristorante virtuale): ora, oltre ad appunti appesi ovunque, pile di libri, fogli strappati da quotidiani e riviste, fotocopie spiegazzate, sottolineate, corrette, macchiate, ci sono un pc e un mac (mi sto convertendo) sempre accesi, e ovviamente una macchina fotografica, quando il cellulare si rifiuta di funzionare!

Le frasi storiche dei miei “critici”?

Roberto, mio marito, in genere verso le 20.00: “In questa casa si scrive, si cucina, si fotografa, si posta… e non si mangia mai!”

Edoardo, il piccolo di casa: “Ma in questa casa non si può mangiare normale una volta?”

Enrica, la figlia globetrotter: “Che ne dite di mangiare cinese?”.

E allora – quali sono i tuoi piatti preferiti, i vini del cuore…?

In realtà non ho piatti preferiti, nel senso che le mie preferenze, quasi maniacali, si sono indirizzate nel tempo verso i singoli ingredienti. Mio nonno materno abitava in campagna ed ho ancora dei ricordi vividi: profumati, chiassosi, colorati. Le uova direttamente dal pollaio, il latte appena munto, i fichi gustati a cavallo dell’albero… ecco, credo tutto parta da qui. Un concetto etico di allevamento, coltivazione, integrazione tra specie: la nostra e quella del mondo animale. Perché se è vero che siamo quello che mangiamo, nutrirsi di un cibo che è stato ottenuto torturando gli animali, inquinando le falde acquifere, avvelenando la terra, affamando i contadini piuttosto che gli allevatori, non credo ci faccia un gran bene, nel lungo periodo.

Per quanto riguarda il vino, ho imparato ad apprezzarlo piuttosto tardi, dopo la nascita del secondo figlio. Amo il Franciacorta ed anche il Prosecco, il Vulcaia Fumè, la Ribolla Gialla, i Rossi che hanno bisogno di qualche ora di ossigenazione prima di essere gustati, il Sauternes e tutti i passiti in generale.

Come nasce il tuo amore per la cucina?

Fino a 15 anni praticamente non mangiavo nulla, ricordo la rassegnazione di mia madre ogni volta che mi sedevo a tavola e mi occupavo di sistemare posate e tovaglioli piuttosto che occuparmi di ciò che avevo nel piatto. Adoravo il candelabro acceso! Poi ho iniziato ad accostarmi al cibo con curiosità, ma la cucina di mia madre era interdetta! Appena sposata mi contendevo l’utilizzo della cucina con Roberto, anche lui appassionato di pentole e fornelli. Dopo un po’, però, i tanti impegni familiari e di lavoro mi hanno allontanata, temporaneamente, da questa passione, sino a quando, da qualche anno a questa parte, ho deciso di dedicarmici a tempo pieno: mi sono messa a studiare, ho fatto stage nel ristorante di un mio carissimo amico, Carlo Vidali, chef cosmopolita, e ho dato vita al mio personale progetto, qb, una cuoca quanto basta, dando libero spazio alla parte più creativa, ed anarchica, di me.

La novità nel mondo dell’enogastronomia, food e quant’altro è senza dubbio la diffusione quasi virale del popolo dei blogger – di cui peraltro facciamo parte anche noi. Secondo te si tratta di un fenomeno positivo, di diffusione della conoscenza, delle informazioni, o piuttosto di un mero affastellarsi di ricette e varianti di ricette che tendono un po’ all’autoreferenzialità?

C’è un po’ di tutto, come un po’ di tutto si trova nelle cucine di ognuno di noi, o nelle diverse cucine che esistono, per esempio in un condominio di 12 piani!

Il fenomeno dei blog enogastronomici (ed il successivo trasloco su Facebook), che ho osservato per un anno prima di decidermi a farne parte, mi ha sempre ricordato un esercizio che facevo con i bimbi che avevano dei problemi di relazione, durante gli anni di volontariato: tutti gli ingredienti (oppure tutti i pennelli, colori e carta) al centro del tavolo comune di lavoro per dar vita a qualcosa tutti insieme, condividendo. È ovvio che non è sempre tutto così idilliaco, ci mancherebbe! I bimbi si colpiscono con i pennarelli mentre gli adulti lo fanno con le parole, non saremmo il genere che siamo. Visito tantissimi blog e mi piace molto farlo, anche se faccio fatica a lasciare i commenti perché fondamentalmente la mia congenita timidezza mi mette sempre i bastoni fra le ruote. È un po’ da voyeur, un po’ da sessione d’esame, un po’ tè (o birretta) con le amiche: osservare, curiosare, scambiare, sottolineare, criticare, condividere ed anche rifiutare, perché no. L’importate, sempre e comunque, il reciproco rispetto. Ma questa è un’altra storia.

Un ulteriore aspetto di questo fenomeno è il passaggio dai blog alla carta stampata. Si fa tanto parlare di multimedialità, di sapere on line, di superamento del supporto cartaceo a favore dell’interattività virtuale, e poi… Ma ne parleremo su BlogVs. Intanto: quando pensi di pubblicare un tuo libro?

Un mio libro ce l’ho nel cuore, e nell’hard disk, da tantissimo tempo: una raccolta di racconti che hanno come tema principale la cucina, anzi l’atmosfera che si respira nelle cucine, tra gli ingredienti, gli strumenti di lavoro, le intolleranze… la sensualità del cioccolato, l’arcobaleno delle spezie, la magia di una lievitazione. E la trasformazione, che passa anche attraverso la morte. Forse un giorno, chissà.

E per finire: cosa scriverai nella tua rubrica su BlogVs??

Sarà il cibo a ispirarmi. E tutto quello che gli ruota attorno. Osservando da dentro e da fuori, dalla notte dei tempi fino all’attuale millennio. Con un po’ di sana ironia, quella che uso quotidianamente con me stessa. Un po’ come fa la mia gatta quando corro su e giù per la casa: sceglie un punto di osservazione, inclina la testa ed osserva. E quando sa che è il momento giusto, e non so come faccia ma ci riesce ogni volta, si avvicina e commenta, a modo suo: chiedendo di assaggiare, giocando a calcio con le matite usate per gli appunti, distendendosi languidamente sopra libri, appunti e tastiera quando proprio non mi sopporta più! E mi piacerebbe dialogare serenamente con chi avrà la cortesia di leggermi, ovviamente.

Credi sia troppo? ;-)

No, no, non credo proprio, anzi…

Benvenuta!!

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Emanuele Bonati

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