Posts Tagged ‘griglia’

Tonno totonno

24 August 2010 - Commenti »

Ricettina veloce: filetti di tonno, si possono marinare in olio e limone, oppure no, e a piacere, e cuocerli sulla griglia o in padella (con un filo d’olio…).

Ho spolverato il primo con un trito di erbe miste liguri (non ho mai chiesto cosa c’è… direi basilico salvia prezzemolo rosmarino magari timo maggiorana e quant’altro) che compro a Rapallo (da Gianello in via Mazzini).

Il secondo (seguendo un consiglio di Lamberto Sposini a Chef per un giorno su La7) con un trito di aglio e menta.

Su entrambi un filo d’olio e qualche grano di sale di Cervia.

Emanuele Bonati

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A tavola con… LEONARDO SCIASCIA

25 September 2009 - Commenti »

Da Occhio di capra (Einaudi 1984)

Nel braciere ardeva la carbonella di scorze di mandorle che residuava dal forno (per chi poteva permettersela: ché i poveri avevano, dagli sgroppi delle fave, più effimera brace). Vi si cuocevano le uova, la salsiccia, il formaggio, le sarde salate: che prendevano sapore impareggiabile. A farne profumo, vi si facevano bruciare le bucce delle arance.

A tavola con… MURIEL BARBERY

4 August 2009 - Commenti (2) »

Una pagina di Estasi culinarie, il primo romanzo di Muriel Barbery, autrice francese de L’eleganza del riccio. Parlerò di entrambi i volumi in un prossimo post: per ora voglio trascrivere una paginetta del romanzo (pubblicato l’anno scorso dalle edizioni e/o). Il protagonista, un critico gastronomico sul letto di morte, ricorda le sensazioni provate da ragazzino mangiando sardine alla griglia.

Nella carne del pesce alla griglia, dallo sgombro più umile al salmone più raffinato, c’è qualcosa che sfugge alla cultura. è così che gli uomini devono aver preso coscienza per la prima volta della loro umanità, imparando a cuocere il pesce, confrontandosi con quella materia che a contatto con il fuoco rivelava al contempo una purezza e una selvatichezza intrinseche. Dire che questa carne è delicata, che ha un gusto sottile ed esuberante insieme, che solletica le gengive in un incontro di forza e dolcezza, dire che il lieve amarognolo della pelle grigliata, unito all’estrema tenerezza dei tessuti compatti, solidali e corposi, riversa in bocca il sapore dell’altrove e rende la sardina alla griglia un’apoteosi culinaria, dire tutto questo equivale né più né meno a evocare le virtù soporifere dell’oppio. L’elemento decisivo, infatti, non è la delicatezza né la dolcezza, non è la forza né la tenerezza, ma la selvatichezza. Bisogna essere anime forti per affrontare quel gusto che cela in sé, con estrema precisione, la brutaltà primitiva al cui contatto si forgia la nostra umanità. Bisogna anche essere anime pure, capaci di masticare con vigore escludendo ogni altro alimento: disdegnavo le patate e il burro salato che mia nonna mi metteva accanto al piatto e divoravo senza sosta brandelli di pesce.

La carne è virile, vigorosa, il pesce è strano e crudele. Viene da un altro mondo, da un mare misterioso che non si svelerà mai; dimostra l’assoluta relatività della nostra esistenza, eppure si concede a noi nell’effimera rivelazione di territori sconosciuti. Degustavo quelle sardine alla griglia come un autistico che in quel momento niente poteva turbare, e sapevo che a rendermi uomo era proprio lo straordinario confronto con una sensazione venuta da altrove, una sensazione da cui per contrasto apprendevo la mia essenza di uomo. Oh mare infinito, crudele, primitivo e raffinato, con le nostre bocche azzanniamo avidi i prodotti della tua misteriosa attività. La sardina alla griglia mi avvolgeva il palato con il suo aroma immediato ed esotico; a ogni boccone io diventavo adulto e, mentre le ceneri marine di quella pelle squamata mi carezzavano la lingua, io mi elevavo.

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