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Festa a Vico e a’ pizza: le impressioni di Guido Giorgi

12 June 2011 - Commenti »

Riceviamo e pubblichiamo. Grazie Guido…

Ho atteso alcune ore prima di provare a descrivere con le parole quello che il mio corpo e la mia mente hanno potuto assaporare in questi due giorni trascorsi a Vico Equense; ho aspettato perché il carico emozionale che questa trasferta mi ha sobbarcato meritava di essere scrollato via per esprimere un giudizio certamente emotivo ma nello stesso tempo il più possibile lucido e ragionato.
Non nascondo la mia estraneità ad eventi di questa caratura, ma le due giornate (“Festa a Vico” e “a’ pizza”) sono state senz’altro le esperienze più importanti che abbia mai potuto vivere nell’ambito gastronomico e non solo; oltre a voler sottolineare il sublime presente nei piatti dei grandi chef e dei grandi pizzaioli, quello che più di ogni altra cosa mi ha sorpreso ed entusiasmato è stato percepire l’amicizia e la fratellanza che colleghi importanti ed affermati (giammai rivali) hanno saputo dimostrare. E’ evidente che nessuno degli eventi sarebbe riuscito così bene se non fossero stati pregni di questi sentimenti; sono state, infatti, due manifestazioni dove lo spirito di comunione, di appartenenza ad un unico grande progetto, di voglia di confrontarsi, di sperimentare, di costruire insieme un percorso individuale ma da condividere ha prevalso (se possibile) sulla qualità e sulla bontà della cucina.
Quello che voglio esprimere non è un semplice stato di soddisfazione, di ammirazione e di congratulazione sia verso l’organizzazione (impeccabile nei tempi, negli spazi, nei luoghi, …) sia verso “le cucine” (mirabili pietanze, birre, vini, …); quello che mi preme testimoniare è la capacità umana di professionisti acclamati che senza rivalità hanno saputo interpretare e quindi rendere quel senso di gioia di cui una festa deve essere pervasa; tutto questo è il segnale di un’Italia in cui è possibile raggiungere livelli eccezionali con capacità, professionalità, abilità, coraggio e con tanto amore, senza sotterfugi e, cosa più importante, senza gettare fango sugli altri (come in tanti atri settori sociali-economici) ma sentendosi partecipi di una grande famiglia (la gastronomia) dove il successo dell’uno è solo un vantaggio per tutti. L’umanità che è trascorsa tra i tavoli, tra i forni, tra la gente è il segno tangibile che la vita va partecipata, va sfogliata pagina dopo pagina, va percorsa in una strada unica ma piena di incroci, di sguardi, di abbracci e di sorrisi; quando queste vie ti portano nel golfo di Napoli, nella penisola sorrentina, tra i migliori chef e i migliori pizzaioli del mondo, beh, c’è solo da congratularsi (anche con se stessi) perché si è potuto essere lì; e poi accorgersi che questo incrocio sarà in grado di determinare molte scelte future perché tali stravolgimenti emotivi non saranno mai solo ricordo.

Guido

Dalle stelle al firmamento 3: Dai fornelli al territorio

31 May 2010 - Commenti »

Termina stasera alla Triennale a  Milano il ciclo di incontri Dalle stelle al firmamento.

Lunedì scorso 24 maggio l’incontro era intitolato Dai fornelli al territorio. Il ruolo dei ristoranti stellati nella propulsione del distretto territoriale eno-gastronomico, appunto sul rapporto che può e/o deve intercorrere fra un distretto eno-gastronomico e un polo ristorativo.

Una parte dell’incontro è stata dedicata a un collegamento via satellite con la “Festa a Vico” di Gennaro Esposito (Chef, Torre del Saracino) a Vico Equense, con gli interventi, coordinati da Massimo Bergami, di Stefano Bonilli (Giornalista e critico); Norbert Niederkofler (Chef, St. Hubertus, San Cassiano in Badia, BZ); Massimo Spigaroli (Chef, Antica Corte Pallavicina e Presidente Euro-Toques Italia, Presidente del Consorzio del culatello di Zibello), e Paolo Parisi. Molto interessanti, ma un po’ offuscati dal contesto e dall’occasione – pensavo, ma guardali là, belli contenti, a mangiare chissà che bontà…

Tornando a Milano, gli interventi degli economisti hanno evidenziato le difficoltà di riuscire a identificare nelle statistiche ufficiali le interazioni alta ristorazione / territorio, a parte elementi quali la presenza di ristoranti stellati in zone ricche di rodotti DOP; ed è anche stata avanzata l’obiezione – è giusto che la nicchia (il prodotto di nicchia) debba cercare di uscire dalla nicchia?

Al di là comunque dei vari interventi tecnici, sono risultate particolarmente interessanti le testimonianze di due imprenditori del centro Italia.

Riccardo Baracchi, il Patron del Relais Il Falconiere, a Cortona, provincia di Arezzo, ha illustrato la storia della sua impresa, nata dalla ristruttazione di una villa di famiglia del Seicento, bellissima, in una posizione splendida, e dalla successiva riqualificazione del territorio circostante, con la reintroduzione di vigneti (da cui vengono fra l’altro vini in purezza come lo Smeriglio Sangiovese, e Astore, un trebbiano vinificato con le sue bucce) e olivi, una spa, scuole di cucina, e insomma un centro che ha veramente influenzato il territorio intorno, e ne è stato influenzato, anche a livello economico. Baracchi poi è un bravo comunicatore, ed è riuscito a raccontare la sua storia facendoci capire soprattutto la passione che di questa storia è il filo conduttore – ho scambiato due parole, casualmente, con lui, e penso proprio che prima o poi da quelle parti ci dovrò andare…

Lo stesso discorso vale per Marco Caprai, Amministratore Delegato Azienda agricola Arnaldo Caprai a Montefalco, Perugia: artefice di una rivalutazione del Sagrantino, vino del territorio, attraverso la ricerca e la comunicazione (come si può vedere sul sito, le iniziative spaziano dalle partecipazioni e fiere ed eventi alle cantine aperte a un Motorhome, un camion ristorante su cui, operano chef di spicco…), che è stata un vero e proprio motore economico per la zona di Montefalco, divenuta Distretto del Vino.

Emanuele Bonati

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