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I consigli di Malafarina: “Ristorante al termine dell’universo” di Douglas Adams

28 January 2012 - Commenti »

Douglas Adams

Ristorante al termine dell’universo

Mondadori

244 pagine, 9,50€


Un alieno in incognito sulla terra inizia le sue peregrinazioni attraverso l’universo percorrendo una gigantesca autostrada cosmica. Alla ricerca di un ultimo angolo caldo dove poter gustare una buona cena, e dove il cibo “letteralmente” parla. Irresistibile.

***

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Tanto CibVs QuantoBasta

14 March 2011 - Commento (1) »

Ucci ucci, sento odor di cristianucci

Sono sempre stata dell’idea che certa letteratura e in seguito anche certo cinema abbiano anticipato quanto poi nella vita reale sarebbe accaduto. Jules Verne con i suoi romanzi piuttosto che la saga di Star Trek ci hanno narrato di un mondo futuro che poi è diventato presente – attuale – in pochissimo tempo, rispetto alla storia della terra e dell’uomo.

Ecco quindi razzi spaziali che atterrano sulla Luna o su Marte, apparecchi di comunicazione identici ai primi cellulari “a cozza”, computer intelligenti che decidono per noi, vosotatori dallo spazio di ogni tipo e forma e dimensione… e anche visitatori alieni animati da intenzioni bellicose e a volte addirittura mangerecce: è il filone cinematografico fantasy-horror, nel quale gli extraterrestri banchettano con gli umani.

“Ma vuoi proprio che accada? Che gli extraterrestri ci mangino? Ma è solo un film!”

Esatto, un film, un brutto film, direi. Anche perché sono certa l’E.T. di turno non mi mangerà affatto: risulterei troppo indigesta, disgustosa, probabilmente letale.

Facile la battuta “gallina vecchia fa buon brodo” – ma in questo caso il brodo di cottura sarebbe solo un concentrato di metalli pesanti, principi farmaceutici attivi, ormoni di sintesi, conservanti. Sì, conservanti, perché rispetto a cinquant’anni fa il nostro corpo ci mette molto più tempo a decomporsi, come certi yogurt che durano 6 mesi in frigorifero.

Se è vero che siamo quello che mangiamo, dall’ultimo dopoguerra agli albori del terzo millennio gli uomini, complice il profitto malcelato da progresso, sono riusciti ad avvelenare se stessi e il futuro delle generazioni che verranno, oltre ad arrivare a un punto di non ritorno di stress per nostra Madre Terra, che rischia di trasformarsi in matrigna.

Dal 1986, con il terribile scandalo del vino adulterato al metanolo che causò la morte di ventitrè persone e danni fisici terribili a centinaia di consumatori – a tutt’oggi non ancora risarciti – all’ennesimo allarme diossina nella carne di maiale e nelle uova che importiamo, sembra davvero che nulla possa insegnarci qualcosa. Ingurgitiamo schifezze a tutto spiano, quasi affetti da bulimia tossica.

Per contro si assiste a un gran parlare, a un movimento di eventi e di persone attorno al cibo di qualità: dopo gli anni di ubriacatura da nouvelle cuisine e da cucina molecolare, la parola d’ordine è semplicità. Si ritorna alle origini, alle tradizioni delle mamme e delle nonne, a una cultura contadina travolta da un’industria che non ha mantenuto le sue promesse di riscatto sociale per tutti.

E sembra essere proprio l’agricoltura, o meglio la speranza di una sua valorizzazione etica, la chiave di volta in questo periodo così strano. Agricoltura che accoglie sempre più spesso la fatica e la conoscenza delle giovani generazioni – quelle, per intenderci, che sapevano tutto sui dinosauri ma che non avevano mai visto una gallina “dal vivo”. Giovani generazioni che se lasciate libere di lavorare e di riparare agli errori delle precedenti potrebbero rendere più appetitoso, e salubre, lo spuntino di un alieno di passaggio.

Anna Maria

lacucinadiqb