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Thursday, April 8th, 2010

Tanto CibVs QuantoBasta

Cicciabomba cannoniere…

Ormai è passato un mese dalla notte degli Oscar – e possiamo ragionare a mente fredda sui vincitori. Su Avatar? No, su Kathryn Bigelow: dopo 82 anni i membri dell’Academy consegnano per la prima volta la tanto ambita statuetta a una donna regista.

Lacrime, emozione, stupore, gioia… e poi tutti ai numerosissimi party in onore di quel tal vincitore o di quella talaltra produzione, con ricchi buffet a base di cibo “sano”, come da un anno Michelle Obama propone.

Beh – cosa ci sarebbe da ragionare a mente fredda? La Bigelow ha diretto un ottimo film ed è stata premiata.

Sì, ma l’avete vista? Una 58enne alta 183 cm che dimostra almeno 10 anni in meno (e senza aver subito “revisioni”…), la quale, parlando della propria incredibile forma fisica, racconta di costante esercizio fisico e di dieta mediterranea. Io credo che anche il fidanzato 38enne faccia la sua parte – ma è sulla dieta mediterranea che volevo riflettere.

Una dieta vincente, in effetti.

Per dieta si intende un “regime alimentare controllato”, non dal buonsenso evidentemente, alla luce delle pubblicazioni legate al recente Obesity Day italiano (ottobre 2009). Già il fatto che negli ultimi dieci anni si sia sentita la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i danni dell’obesità dovrebbe far accapponare la pelle – le ricadute sulla salute, privata e pubblica che sia, sono salatissime: in Italia ci sono 5 milioni di obesi e mezzo milione di obesi gravi, con tutti i problemi sociosanitari che questo comporta. L’Italia sta diventando sempre più grassa, tanto che le liste di attesa per la chirurgia dell’obesità, che dovrebbe essere considerata l’ultima spiaggia, hanno raggiunto oramai l’anno e mezzo.

E allora che si fa? Si regolamentano le tette delle minorenni – ops, l’operazione di mastoplastica aggiuntiva (con obbligatoria revoca della patria podestà e maternità, mi auguro), e si lanciano anatemi (e addirittura decreti ministeriali) contro gli additivi (ma naturalmente non parliamo di quelli usati dalle industrie alimentari, no, quelli fanno bene), seguendo il tormentone di “Striscia la notizia” (che appunto va a curiosare nei piatti degli chef e non sugli scaffali dei supermercati, nei laboratori degli inserzionisti…) mentre il paniere degli italiani, a causa della crisi, si riempie di prodotti da forno confezionati di scarsa qualità (ricchi di grassi saturi), mentre si lascia marcire ciò che aveva contribuito a renderci la popolazione più longeva del bacino del Mediterraneo: frutta e verdura di stagione, cereali integrali e legumi, pesce, olio extravergine e vino.

Urge una campagna di sensibilizzazione un po’ aggressiva, come si usa nell’Europa del Nord, patrocinata dai ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Istruzione, che magari lasci da parte le inquadrature a tutto campo di sorrisi famosi che ti suggeriscono di fare il bravo bambino e di mangiare la pappa buona, preferendo invece una bella zoomata sull’apparato scheletrico di un bimbo di 12 anni che pesa oltre 85 kg, che magari abbia già subito un intervento chirurgico per asportare i calcoli alla cistifellea, che dovrà lottare tutta la vita per mantenere un peso forma salubre, in quanto le cellule adipose sono quelle con la memoria più tenace (possono moltiplicare il loro volume per migliaia di volte, e basta che questo accada una volta perché tentino con tutte le loro forze, e per la durata di tutta la nostra vita, di farci tornare ad una insalubre morbidezza).

In Europa si ragiona da tempo circa una specifica tassazione che colpisca il junk food, e addirittura la Lettonia lo blocca direttamente alle frontiere.

Ci riflettiamo seriamente anche noi? Un bambino grasso non è un simpatico pacioccone ma un bimbo infelice che diventerà un adulto malato.


Anna Maria

La cucina di qb

Sunday, December 13th, 2009

Considerazioni al dente di Stefano Buso

A Natale siamo tutti più buoni e… più golosi

In questi giorni e fino all’Epifania faremo una scorpacciata di golosità. Come mai? Stanno per aprirsi la danze mangerecce di Natale, periodo idilliaco ma anche drammatico per chi, superate le feste, dovrà fare i conti con la bilancia…

Il periodo delle festività è anche quello delle promesse e delle belle intenzioni – della serie “siamo più buoni e più bravi ma particolarmente corruttibili dal punto di vista culinario”. È il momento del totale godimento gastronomico al quale tutti (sì, proprio tutti) sono invitati ad abbandonarsi. Una parte significativa del periodo natalizio infatti è dedicata alla buona pappa: dagli antipasti fino ai dolci, torrone compreso. Senza scordare i vini, vera sfilata di annate storiche e di esclusivi millesimati, carrellata di bollicine in grado di gonfiare persino un dirigibile.

Non è mia intenzione dilungarmi con questa premessa, né porre alcun veto o dispensare l’ennesimo vademecum di sopravvivenza alle feste; tuttavia…

In verità, mi sembra di ascoltarli i soliti discorsi di questo periodo, conditi di sane intenzioni e propositi rassicuranti! «Quest’anno rinuncio all’antipasto ma non al panettone…» oppure «Non assaggerò nulla di dolce o di cremoso, però al resto no, perbacco…». Il motivo è sempre lo stesso: il terrore di accumulare ciccia superflua, mettendo in serio pericolo i progetti estetici per la prossima primavera-estate. Tuttavia, così facendo, si rischia davvero di rovinare convivio e cibo, cadendo in angoscianti rimorsi post-festivi.

Ma c’è più di qualche considerazione da fare in vista dell’imponente operazione gustativa natalizia. Tra queste, l’esclusività dei piatti che caratterizzano le festività, ai quali è difficile negarsi, e la possibilità di assaggiare una miriade di leccornie in compagnia di persone care e amici.

Non è semplice offrire indicazioni igienico-salutiste, né comportamenti corretti, gastronomicamente parlando. La dritta migliore è sempre quella di mangiare e bere con pacatezza e moderazione, evitando di rimpinzarsi in modo ingordo – in particolare di vivande scontate, o già assaporate durante l’anno. Nella pratica, concedere “asilo gastrico” alle portate emblematiche (i passatelli o i cappelletti in brodo di carne, la tacchinella bollita oppure arrostita, il bollito misto con mostarda di rinforzo e salsa verde), senza rinunciare a una fetta di panettone o pandoro che (ricordate…) reclamano spumanti dolci e non secchi!

Sterili raccomandazioni? Fisime pallose di un umile gastronomo in vena di consigli? Nient’affatto – solo l’aspirazione che le prossime feste possano essere godute pienamente anche a tavola. Perciò via ad ansie, patemi e tabù restrittivi, e si proceda senza esitazione (ma con attenzione e moderazione…) agli imminenti balletti mangerecci!

In ogni caso, tenete a casa una congrua scorta di bicarbonato di sodio, ché non si sa mai. Battute a parte, per una volta non conteggiate calorie, grassi e oli in eccesso, magnificando con occhi e palato questo il tripudio di cose buone che stanno per arrivare, perché è dannatamente vero che se siamo più buoni è giusto essere anche più golosi.

Il panettone con…? Ogni anno si ripropone il solito dilemma: come presentare a tavola il panettone? Crema, zabaione, mousse, oppure una glassa? E, perché no, anche ricoperto di cioccolato caldo potrebbe essere un’idea.

Un consiglio franco e soprattutto gratuito: il fato vi ha concesso un buon panettone? Volete divederlo con i vostri cari? Tagliatelo e gustatelo così – nature – appena scartato (magari appena intiepidito vicino a una fonte di calore…), in fin dei conti è la cosa più semplice e saggia da fare.

L’autore e la rubrica augurano ai lettori di CibVs buone feste con il cibo e vino buono, cioè quello che più ci piace.

Stefano Buso

Monday, August 31st, 2009

CIBVS per la mente

asadim
Gli obesi vivono di meno: però mangiano di più.

Stanislaw Jerzy Lec