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Tanto CibVs QuantoBasta

9 December 2010 - Commenti »

Dieta mediterranea Patrimonio dell’Umanità – ma non della Padania

Nei giorni in cui preziosissime vestigia del passato, già dichiarate Patrimonio dell’Umanità – Pompei ndr – manifestavano la loro estrema fragilità e la palese inettitudine di coloro i quali dovrebbero proteggerle, l’Unesco ha dichiarato ugualmente preziosa la Dieta Mediterranea e la sua coloratissima piramide alimentare.

Curiosa come una scimmia sono andata a spulciare nella mia rassegna stampa perché mi ricordavo di un’affermazione della sottoministra Francesca Martini: nel 2008 aveva dichiarato che la Dieta Padana (e cioè riso, patate, radicchio trevigiano, asparagi, carne alla griglia, mele e pere – e la polenta sopra ogni cosa, con la sostituzione dell’olio con il più nordico burro) era molto meglio di quella mediterranea e che avrebbe, forte delle sue deleghe e delle sue competenze, fatto di tutto per promuoverne la diffusione e il riconoscimento a livello internazionale. Si era unito al coro anche l’allora ministro dell’agricoltura, oggi governatore del Veneto – per poi affermare, forse perché a conoscenza delle cose del mondo, vista la sua precedente esperienza di pr di discoteche jesolane, che forse sarebbe stato meglio chiamarla Dieta Italiana.

Tanto per dire – la polenta, che io adoro sia nella versione Biancoperla che in quella Marano, è sempre stata associata alla pellagra ed alla povertà: malattie che sono state debellate grazie all’impegno di un’intera nazione e ad un indubbio affrancamento culturale. Che forse non ha raggiunto tutti.

Maledetto campanilismo! Un generale amico di famiglia era solito dire che la persona più pericolosa, per il benessere generale, era l’Imbecille Volonteroso, spronato da una voglia incredibile di fare ma deleterio in quanto inadatto all’esercizio della ragione.

Nel 2009, dopo un intensissimo lavoro di diplomazia, 4 nazioni hanno invece presentato all’Onu la richiesta di annoverare la Dieta Mediterranea nei Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità: Italia con Grecia, Spagna e Marocco. Ed a Nairobi, lo scorso 16 novembre, la dieta mediterranea è diventata Patrimonio dell’Umanità e quindi da tutelare.

"Mandamientos (comandamenti) della dieta mediterranea a Soria" Foto contafisca / http://www.flickr.com/photos/xtrex/

Ovvio che alla voce “Dieta Mediterranea” mi sarei aspettata di trovare al primo posto fra gli Stati richiedenti “Italia” – invece l’ordine è Spagna-Grecia-Italia-Marocco. Ordine deciso dagli Stati richiedenti stessi, non casuale o che so io. Mah.

Vuoi vedere che visti i precedenti riconoscimenti, ovvero l’Opera dei pupi siciliani ed il  Canto a tenore sardo, e visto quelli che verranno proposti l’anno prossimo, ovvero l’arte della pizza napoletana e la coltivazione ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria, ai padani esponenti politici gli è andato l’elmetto celtico per traverso?

Voglio anche ricordare qui Angelo Vassallo, sindaco del comune di Pollica, nel Cilento (il Cilento, assieme a Soria in Spagna, Koroni in Grecia e Chefchaouen in Marocco sono le quattro comunità che rappresentano la Dieta Mediterranea nei rispettivi Stati), assassinato nel settembre di quest’anno. Anche grazie a Vassallo, il comune di Pollica è stato l’epicentro degli studi sui regimi alimentari mediterranei (molti degli studiosi del Seven Countries Study, lo studio che nel 1980 ha stabilito scientificamente la salubrità della dieta mediterranea, come Ancel Keys, Jeremiah Stamler, Flaminio Fidanza e Martti Karvonen, avevano stabilito la loro residenza estiva nella frazione comunale di Pioppi), e lo stesso Vassallo si è fatto promotore nel 2009 della proposta di inclusione della dieta mediterranea tra i Patrimoni dell’umanità (e a lui la delegazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, presente in Kenya per la proclamazione, ha dedicato il il riconoscimento).

Primo congresso sulla dieta mediterranea a Pioppi. Foto Mondo del gusto-EAT http://www.flickr.com/people/mondodelgusto/.

Grazie anche da parte di noi “polentoni”.

Anna Maria Pellegrino

con la collaborazione di Emanuele Bonati

lacucinadiqb

Tanto CibVs QuantoBasta

8 April 2010 - Commenti (12) »

Cicciabomba cannoniere…

Ormai è passato un mese dalla notte degli Oscar – e possiamo ragionare a mente fredda sui vincitori. Su Avatar? No, su Kathryn Bigelow: dopo 82 anni i membri dell’Academy consegnano per la prima volta la tanto ambita statuetta a una donna regista.

Lacrime, emozione, stupore, gioia… e poi tutti ai numerosissimi party in onore di quel tal vincitore o di quella talaltra produzione, con ricchi buffet a base di cibo “sano”, come da un anno Michelle Obama propone.

Beh – cosa ci sarebbe da ragionare a mente fredda? La Bigelow ha diretto un ottimo film ed è stata premiata.

Sì, ma l’avete vista? Una 58enne alta 183 cm che dimostra almeno 10 anni in meno (e senza aver subito “revisioni”…), la quale, parlando della propria incredibile forma fisica, racconta di costante esercizio fisico e di dieta mediterranea. Io credo che anche il fidanzato 38enne faccia la sua parte – ma è sulla dieta mediterranea che volevo riflettere.

Una dieta vincente, in effetti.

Per dieta si intende un “regime alimentare controllato”, non dal buonsenso evidentemente, alla luce delle pubblicazioni legate al recente Obesity Day italiano (ottobre 2009). Già il fatto che negli ultimi dieci anni si sia sentita la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i danni dell’obesità dovrebbe far accapponare la pelle – le ricadute sulla salute, privata e pubblica che sia, sono salatissime: in Italia ci sono 5 milioni di obesi e mezzo milione di obesi gravi, con tutti i problemi sociosanitari che questo comporta. L’Italia sta diventando sempre più grassa, tanto che le liste di attesa per la chirurgia dell’obesità, che dovrebbe essere considerata l’ultima spiaggia, hanno raggiunto oramai l’anno e mezzo.

E allora che si fa? Si regolamentano le tette delle minorenni – ops, l’operazione di mastoplastica aggiuntiva (con obbligatoria revoca della patria podestà e maternità, mi auguro), e si lanciano anatemi (e addirittura decreti ministeriali) contro gli additivi (ma naturalmente non parliamo di quelli usati dalle industrie alimentari, no, quelli fanno bene), seguendo il tormentone di “Striscia la notizia” (che appunto va a curiosare nei piatti degli chef e non sugli scaffali dei supermercati, nei laboratori degli inserzionisti…) mentre il paniere degli italiani, a causa della crisi, si riempie di prodotti da forno confezionati di scarsa qualità (ricchi di grassi saturi), mentre si lascia marcire ciò che aveva contribuito a renderci la popolazione più longeva del bacino del Mediterraneo: frutta e verdura di stagione, cereali integrali e legumi, pesce, olio extravergine e vino.

Urge una campagna di sensibilizzazione un po’ aggressiva, come si usa nell’Europa del Nord, patrocinata dai ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Istruzione, che magari lasci da parte le inquadrature a tutto campo di sorrisi famosi che ti suggeriscono di fare il bravo bambino e di mangiare la pappa buona, preferendo invece una bella zoomata sull’apparato scheletrico di un bimbo di 12 anni che pesa oltre 85 kg, che magari abbia già subito un intervento chirurgico per asportare i calcoli alla cistifellea, che dovrà lottare tutta la vita per mantenere un peso forma salubre, in quanto le cellule adipose sono quelle con la memoria più tenace (possono moltiplicare il loro volume per migliaia di volte, e basta che questo accada una volta perché tentino con tutte le loro forze, e per la durata di tutta la nostra vita, di farci tornare ad una insalubre morbidezza).

In Europa si ragiona da tempo circa una specifica tassazione che colpisca il junk food, e addirittura la Lettonia lo blocca direttamente alle frontiere.

Ci riflettiamo seriamente anche noi? Un bambino grasso non è un simpatico pacioccone ma un bimbo infelice che diventerà un adulto malato.


Anna Maria

La cucina di qb