Posts Tagged ‘Davide Oldani’

Cene a 4 mani all’Aquila

26 June 2011 - Commenti (2) »

Questo non è un post vero e proprio – è più propriamente un copiaeincolla da Scatti di gusto – prendo alla lettera quello che dice Vincenzo Pagano alla fine del post originale – per rimediare a una mia disattenzione: non sono infatti riuscito a scrivere per tempo delle Cene a 4 mani  che si terranno (anzi, a quest’ora si è già tenuta la prima) all’Aquila, un’iniziativa per non dimenticare, per ricordare il terremoto, ma soprattutto per ricordare che il futuro di questa città è ancora tutto da costruire – e dobbiamo farlo assieme.

Un programma denso e goloso per mettere sotto i riflettori L’Aquila e il suo desiderio di rinascere a più di due anni dal terremoto che l’ha visibilmente segnata. Lo ha messo su Marzia Buzzanca, patron di Percorsi di Gusto, il bistrot pizzeria che l’infaticabile trottolino ha aperto a due passi da uno dei simboli della tragedia cittadina, la chiesa di Santa Maria Paganica. Lei e uno chef saranno in cucina per una sessione a 4 mani. Si parte domenica 26 giugno con Davide Oldani del D’O di Cornaredo alle 20,30 e si prosegue con altri 7 appuntamenti fino al 17 ottobre con la chiusura di Niko Romito.

“L’idea della cena a 4 mani è venuta a Davide Oldani che ho conosciuto all’ultima edizione di Identità Golose, a Milano”, ricorda Marzia. “Aveva visto in tv una trasmissione che descriveva l’abbandono del centro storico della città e si era meravigliato che io ed altre persone avessimo iniziato un nuovo percorso proprio lì. Devo ringraziarlo perché la sua idea e la sua presenza hanno aperto questo percorso che speriamo possa rilanciare il messaggio di una città che vuole farcela. Nonostante tutto”.

Lunedì 11 luglio nella (piccola) cucina di Percorsi di Gusto arriva il globe trotter della pizza napoletana, Gino Sorbillo, che siamo sicuri sfornerà qualcosa in tema con L’Aquila.

Domenica 24 luglio sarà di scena la grande tradizione di Salvatore Tassa che ricorderà come sia importante il legame con il proprio territorio.

Lunedì 22 agosto, Felice Sgarra ricostruirà idealmente il percorso che aveva portato il Vinalia ad essere un punto di riferimento della gastronomia abruzzese.

Martedì 6 settembre approda a L’Aquila con il suo carico di esperienza e di passione della lievitazione Gabriele Bonci.

Giovedì 29 settembre è la volta del cuoco nero, Maurizio Black Santin che ha conosciuto durante la tre giorni di Vico Equense.

E sempre Vico Equense è stato il palcoscenico dell’incontro con il “manovale” della pizza, l’uomo dalle braccia d’acciaio Franco Pepe che porterà la sua pizza interamente fatta a mano Lunedì 10 ottobre.

Infine, la chiusura sarà affidata al folletto d’Abruzzo Niko Romito che Lunedì 17 ottobre arriverà all’Aquila direttamente dal suo nuovissimo Casadonna di Castel di Sangro.

Un programma di gastronomia di eccellenza che vuole sottolineare come sia possibile esserci anche dove tutto sembra impossibile. Una piccola goccia nel mare delle cose da fare per riportare L’Aquila a nuova vita.

E’ questo il messaggio che le Cene a 4 Mani vorrebbero diffondere e che scattidigusto cercherà di far rimbalzare nella rete sperando che sia raccolto da quanti si occupano di questo mondo. L’invito è di copiare da questo sito tutto quello che vi serve per far conoscere queste e altre iniziative che riguardano L’Aquila. Farla restare sotto i riflettori può darle una mano!

Grazie a Maria Buzzanca, a Davide Oldani e agli altri cuochi che parteciperanno all’iniziativa. Grazie a Vincenzo Pagano e a questo suo articolo (l’originale è qui), che ho solo leggermente accorciato – e vi segnalo il suo bel resoconto della serata pubblicato in diretta qui.

Da parte mia – perché non si pensi che non voglio lavorare… – seguirò come posso le prossime serate, e inizio sub ito a pubblicarle sul nostro sito www.agendafood.it.

Emanuele Bonati

Cucina con uso di salotto

25 March 2011 - Commenti »

“Con uso di cucina” – un tempo era la possibilità offerta a chi affittava una stanza di utilizzare la cucina padronale. Ma ormai è la cucina il locale principale della casa – sta assumendo un ruolo sempre più centrale. E non solo la cucina nelle nostre case: l’arte culinaria nel suo insieme, nella società, in televisione, per radio, nella vita di tutti i giorni, nella pubblicità, nell’editoria… Nelle librerie, scaffali e scaffali di volumi dedicati all’arte culinaria in tutte le sue declinazioni – e al Mondadori Multicenter di Milano, in piazza Duomo, dove lo spazio dedicato ai libri d’arte al terzo piano è in ristrutturazione, e viene annunciato al suo posto un cook & books, libreria accessori scuola di cucina…

E naturalmente si moltiplicano le scuole e i corsi più o meno estemporanei, dalla Cucina Italiana a Teatro7 Lab a California Bakery e così via, giusto per restare a Milano.

Ma anche la pubblicità vede i cuochi come testimonial – di prodotti, ovviamente, dai dadi da brodo alla Nutella, alle cucine e fornelli, ma anche fuori dall’ambito culinario, vedi Filippo La Mantia recente testimonial della campagna della LILT con vendita di bottiglia d’olio…

O anche Davide Oldani per Oviesse…

Insomma, tutto quello che è cucina e culinaria va alla grande…

Sarà un bene o un male?

Emanuele Bonati

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Il CibVso della domenica

26 September 2010 - Commenti (25) »

Filippo La Mantia

intervistato da Stefano Buso

Filippo La Mantia è un professionista preparato e appassionato del suo bel mestiere. Ascoltarlo mentre descrive i piatti da lui creati, che richiamano l’essenza della sua terra, la Sicilia, è davvero emozionante. Sapori agrodolci che richiamano il mare, il vento, il sole, e quindi la vita.

Quella di La Mantia è indubbiamente una cucina oltre ogni corrente e moda effimera. In un certo senso, nelle sue pietanze c’è il suo modo di essere, la sua energia ed esperienza.

Assaggiare le sue ricette è come affrontare un viaggio ricco di suspense e piacevoli colpi di scena…


  • La tua è una cucina ricca di colori e fragranze che richiamano la freschezza, il mare, la vita… sei d’accordo?

Sono nato con questi dettagli presenti nella mia vita. La cucina mi ha accolto con tanta gioia. Il ricordo costante è quello di mia madre che cucinando cantava. I profumi di agrumi, il basilico, la menta, i capperi e il sedano mi hanno sempre seguito. Quasi avessero composto la colonna sonora della mia vita. Amo la mia terra, tutti gli elementi che la compongono e il mio lavoro. Il mare è sempre stato un momento univoco fra la tradizione e la tavola. Ho vissuto tanti anni a Mondello e il contatto con i pescatori era totale. Il pesce, quando è fresco, non ha bisogno di nulla. Va solamente condito con un olio buono e una goccia di limone. Il resto è superfluo…

  • Parliamo di cucina regionale, quella della tua terra: i piatti che ami, quelli dei tuoi ricordi d’infanzia e… uno in particolare.

Il piatto che amo di più è la caponata di melanzane. È l’unione esatta tra convivialità, famiglia e amore. La caponata veniva realizzata dalle donne, nelle domeniche estive, e tutto sapeva di salsa, basilico e… melanzane. L’agrodolce serviva per conservare questo piatto meraviglioso anche una settimana. Era il cibo indispensabile per gli uomini che andavano a lavorare nei campi o in mare, a pescare. Quindi, un cibo confortevole, nutriente e universale. Oggi è diventato il piatto simbolo della mia cucina.

  • Da tempo, la cucina cerca più di sbalordire che di curare l’essenza dei piatti. In generale, evitando modelli ed esempi, cosa ne pensa Filippo La Mantia?

Rispetto ogni idea e persona. La cucina, oggi, ha molti interpreti. Chef che hanno contribuito a un’evoluzione straordinaria del cibo. Mi sento uno degli ultimi arrivati in questo meraviglioso mondo. Il lavoro del cuoco è faticoso. E la creatività non deve mai mancare. Però ho sempre avuto le idee ben chiare. Odio i ciarlatani, i venditori di fumo, quelli che si sentono arrivati perché “affermano” di esercitare da anni, quindi il loro dire è inopinabile. Ma non è così! La vita insegna che l’estro, la fantasia, la libertà di azione e… soprattutto l’onestà d’animo premiano sempre, e talvolta in fretta. Il cibo deve conservare la propria essenza. Non dovrebbe sbalordire per forma o per composizione. Dovrebbe avere storia e, nello stesso tempo, essere attuale e moderno. La leggerezza è senz’altro il denominatore comune “del progetto” che i cuochi portano avanti nelle loro realtà. La cucina concettuale non la capisco, comunque, come dicevo prima, sono rispettoso delle scelte altrui. Penso però che attorno al cibo prendano forma fenomeni sbagliati, eccessivi. In questo momento c’è troppa attenzione attorno al mestiere del cuoco, una professione alquanto impegnativa e di sacrificio, come lo è amministrare un locale, grande o piccolo che sia. Troppi riguardi per la cucina e… pochi per il servizio di sala, che spesso delude.

  • Cosa significa per te mangiare bene?

Mangio bene quando sto bene con me stesso! Spesso i cibi straordinari sono indicati per alcuni ma per altri no! Il cibo è molto soggettivo… Il palato memorizza i gusti sin dall’infanzia, facilitando la sensibilità, e così il cibo diventa sacro. Amo alcuni elementi, che dopo esser stati trasformati rappresentano una melodia. Forse ad altri non dicono proprio nulla… ma chi se ne frega! Io, in fin dei conti, cucino solamente quello che mi appassiona e piace.

  • Un vino che ami in particolar modo?

Lo Zibibbo. Prediligo i vini da meditazione. Amo sentire quello che una terra impossibile come quella di Pantelleria produce. Ho dei ricordi straordinari nella cantina di De Bartoli. Pane, paté di capperi, pomodorini secchi e Zibibbo… che altro?

  • Un collega che stimi per estro e bravura?

Davide Oldani! Probabilmente dal punto di vista professionale siamo gli opposti, tuttavia è una persona che stimo molto. Ha fatto del suo lavoro un’autentica filosofia. Ha inventato un progetto straordinario, ed è un cuoco fantastico.

  • Il tuo nuovo ristorante a Roma, come va?

Il mio nuovo ristorante è andato ben oltre ogni più rosea previsione. Da quando ho aperto non mi sono più fermato. Ad un anno dall’apertura, ho stimato una presenza (serale) di ben 26.000 coperti. Penso sia un record, a dispetto della critica che mi dava per “spacciato”. Per qualcuno il mio era l’ultimo ristorante d’Italia, e forse lo sarà ancora. Tuttavia il verdetto finale è del commensale. Loro, i clienti, sono importanti. Il cibo o è buono o cattivo… se è saporito, curato nei dettagli, i clienti ritornano.

  • Progetti, finalità obiettivi?

Già verso fine estate (estate 2010 n.d.r.) sarò pieno di prenotazioni, eventi privati e istituzionali. Ma in fondo è sempre un bel gioco. Il mio motto è: ogni giorno è il primo giorno, non ti rilassare mai e ringrazia Dio per tutto questo!

Un saluto a tutti i lettori e amici di CibVs.com!

Intervista a Filippo La Mantia di Stefano Buso. Fotografie  di Gianmarco Chieregato

Impressioni da Identità Golose: il caviale di Oldani e il caviale di Kumi

16 February 2010 - Commenti (2) »

Davide Oldani in occasione di Identità Golose ha presentato per la sua cucina “POP”, fatta utilizzando le materie prime meno nobili, un falso caviale realizzato usando la  tapioca (credo che sia tapioca nera) anziché il caviale vero e proprio.

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Nel mio paese, il Giappone, c’è una cosa molto simile al caviale, si chiama Tonburi, sono i semi di una spece di pianta che si chiama Kochia scoparia in nome scientifico (il nome comune è cipresso d’estate). Questi semi assomigliano molto al caviale, tanto che noi lo chiamiamo “caviale dell’orto”.
Si possono usare anche per condire la pasta, ad esempio con le acciughe.

Non credo che possiamo trovare il caviale dell’orto qui in Italia, nenche nei negozi che vendono i prodotti alimentari asiatici: ma se lo trovate, vale la pena confrontarlo con il caviale, sia con gli occhi che bendati…

Kumi Matsuda

foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/sets/72157623197380787/

Riso mantecato al Lapsang Souchong e mela

16 October 2009 - Commenti (4) »
Un po’ di tempo fa mi hanno regalato del tè dal nome complesso – Lapsang Souchong – della COMPAGNIE du SAMOVAR, la marca che utilizzo di solito e che consiglio caldamente.
Si tratta di un tè nero affumicato.
Infatti aprendo la scatola sono stato quasi immediatamente travolto da un intenso profumo di affumicato che mi ha suscitato una forte curiosità. Ho provato subito a prepararne una tazza. Mmmh… molto profumato… ma un po’ strano… insomma, bevuto da solo non mi fa propriamente impazzire; però accompagnato alla giusta pietanza deve essere ottimo, ho pensato.
Alla fine, invece di abbinarlo ad una pietanza, ho deciso di usarlo direttamente nella preparazione della stessa: e ho provato un pollo arrosto cotto nel tè. Interessante.
Però quello che volevo creare era un primo piatto. Anzi, un risotto.
Subito mi sono venuti in mente certi risotti di Davide Oldani: un riso mantecato, un giro di salsa (vaniglia, cacao, zafferano, caffè…), un altro ingrediente abbinato (frutta, verdura…).
Quindi, un po’ sulla linea del mio chef preferito, ho dato indegnamente vita al mio Riso Carnaroli mantecato, tè nero affumicato, mela stufata in cubi. Il risultato non è male, sicuramente è da migliorare la restrizione di tè; dovrei farla un po più densa perchè la sua (quella doi Oldani, intendo) resta sopra al riso e non “cola” finchè non ci si sforchetta dentro.
Ah, evito di elencare la sequela di parolacce proferite quando, preparato il piatto, volevo scattare la foto con la macchina e mi sono accorto che le batterie erano esaurite e non avevo modo di ricaricarle… E ho dovuto usare il telefonino…
Appena l’avrò perfezionata, pubblicherò qui la ricetta.
risoteato
Christian
christian@cibvs.com
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CIBVS e la guida di Identità Golose

29 September 2009 - Commenti (2) »

Siamo andati alla presentazione della guida di Identità Golose alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano, ieri 28 settembre – letto il trafiletto sul giornale, di corsa… Paolo Marchi, la mente di IG, ha presentato al sua opera con Massimo Bottura e Davide Oldani, e ha consegnato una serie di premi.

La guida – appena sfogliata, ho cercato qualche locale che non ho trovato, qualcun altro c’era – 19€, oltre 750 pagine – contiene a dire di Marchi 619 locali visitati da 70 collaboratori, che firmano le loro schede, non dà voti o cappellini, riporta i nomi dei cuochi chef sommelier e così via. Attenzione particolare ai giovani 20-30enni (come dimostrano peraltro i premi assegnati tutti under 40) e ai (giovani) pasticceri; itinerari in 12 città italiane e mondiali…

Interessante l’idea di riportare nomi di cuochi chef maitre sommellier e così via – attenzione alle persone, importante (molto bella l’idea di indicare in guida cosa piace e non piace cucinare allo chef, si possono fare considerazioni interessanti), anche se l’idea di “andare a conoscere i cuochi” propugnata dal giornalista e prefatore Roberto Perrone (seguendo peraltro quello che dice anche Alaimo) ha quel che di insomma strano elitario (andiamo tutti dal cuoco? o ci andiamo noi giornalisti critici? e noi timidi come facciamo?) che lascia un po’ perplessi – forse forse è meglio che il cuoco mescoli il sugo… Anche se naturalmente è piacevole parlare anche solo per qualche momento con lo chef – Oldani gira fra i tavoli, ed è comunque bello dirgli che buono, scambiare due parole (una volta mi ha detto che forse avrebbe visto bene su un certo piatto di riso dei cubetti di barbabietola magari alla piastra mi sembra… e mi sto ancota domandando se poi lo ha fatto)

Comunque: presentazione con spunti interessanti (ancora Perrone: cucina come la letteratura, il piacere di mangiar bene come il piacere di un bel libro), la premiazione dei giovani ha avuto momenti simpatici e interessanti al di là dei ringraziamenti, della commozione o degli imbarazzi – fra i premiati, Pietro Zito (Antichi Sapori di Montegrosso, Andria) che parla di “emozionare con la semplicità” (una parola d’ordine ormai), i due simpatici sous-chef di Aimo e Nadia, Fabio Pisani e Alessandro Negrini, lo chef Alija del Guggenheim Cafè all’interno del museo a Bilbao (meno di trent’anni…)… Massimo Bottura, uno dei presentatori, ha annunciato la “pace” fra Grana Padano e Parmigiano Reggiano (se di “guerra” si poteva parlare), e Davide Oldani ha anticipato il suo intervento al prossimo congresso di IG: prenderà alcuni dei piatti raffinati ed elaborati che faceva da Giannino una decina d’anni fa e li rivisiterà alla luce della sua attuale esperienza e filosofia…

Magari ne riparleremo – per ora aspettiamo il congresso…

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Emanuele Bonati