Posts Tagged ‘cuoco’

L’amuse-gueule

28 July 2011 - Commento (1) »

«Molti dei ragazzi che sono passati dalla mia cucina sono oggi dei cuochi, degni di questo nome, capaci, in base alle proprie attitudini, di formare altre persone, altri entusiasti. Da parte mia, vorrei che sempre più giovani, giovani con interessi anche opposti alla cucina, venissero a cena da me non per dire che hanno mangiato da Marchesi, ma che hanno imparato qualcosa intorno al cibo e all’arte di imbandirlo.»

Gualtiero Marchesi

Foto Bruno Cordioli per CibVs


Pubblicato in L'amuse-gueule | 1 Comment »

Rompiamo le scatolette

24 June 2011 - Commenti »

Una bella idea, quella di proporre un libro di ricette per “cucinare” le scatolette… L’ha avuta Marco Squizzato, autore di Un rompiscatole in cucina (Sperling & Kupfer) – appunto.

Chef nei Colli Euganei, Squizzato ha pensato a una serie di ricette che partono dall’utilizzo del cibo in scatola, arricchito e abbellito sempre da ingredienti freschi, e le ha filmate e pubblicate su YouTube – realizzando in cinque minuti (circa…) una serie di piatti interessanti (e sicuramente scenografici…) come “Chef Rompiscatole”.

Come si sa, dalla rete (così come dalla televisione del resto) alla libreria il passo è breve – e anche il nostro rompiscatole ha dato alle stampe il suo bel libro di cucina, presentato l’altra sera allo spazio Cooks&Books del Mondadori Multicenter in Piazza del Duomo a Milano. Interessante idea, dunque, molto simpatica, piacevole – il fatto di poter preparare – velocemente soprattutto – piatti belli ed appetitosi (e, va sottolineato, tutti controllati e bilanciati dal punto di vista nutrizionale, come testimoniato anche dalla nutrizionista che ha collaborato al volume e che era presente in sala), sicuramente attraente, e rientra nel filone “cucina utile ma sana e controllata” che sta conquistando un suo spazio negli affollati scaffali enogastronomici. Importante anche la sottolineatura della salubrità e naturalezza degli alimenti conservati in scatola, spesso visti con un occhio di sospetto decisamente ingiustificato; e tutto sommato lo “spottone” per l’industria della scatoletta, Leitmotiv serpeggiante per tutta la presentazione, anche se un po’ troppo insistito, è stato senz’altro utile, viste anche le richieste di chiarimenti da parte del pubblico (come si conservano le scatolette aperte?); bella l’idea di utilizzare nella presentazione scatolette vere ri-etichettate con il logo-copertina del libro (è stato anche chiesto dove si potevano comprare…).

Meno indovinata forse l’idea del giocare, nei comunicati stampa, sulla contrapposizione con l’orto sotto casa, con la “cucina vera”: «Marco Squizzato smantella i miti dell’orto dietro casa, degli ingredienti scelti al mercato, delle lunghe preparazioni fedeli alla tradizione culinaria». Forse la contrapposizione non esiste, forse usarla in questo modo non è una comunicazione perfettamente corretta, forse il povero “Chef Rompiscatole” non voleva esattamente partire lancia in resta contro la natura propugnando una scatolettizzazione delle cibarie…

Anche un paio di frasi della nutrizionista forse erano un po’ fuori tono (come il discorso che aiuto, che sollievo per noi povere donne che torniamo la sera stanche poter aprire una scatoletta… quindi io povero ometto non posso nemmeno pensare di aprirne una? …e quelle per il gatto? le posso aprire, o uso il libro della Rangoni 101 ricette per il mio gatto?).

Qualche riserva sulla location – una saletta piccola, con alcune persone rimaste sulla soglia, compreso il sottoscritto, e tutto un po’ troppo “impiccato”, compreso il simpatico buffet finale – come sempre, una selezione di preparazioni preparate appunto seguendo il libro… (ma perché lo spumante verde?).

Emanuele Bonati

La frase della settimana

6 June 2011 - Commenti »

Mai fidarsi di un cuoco magro
(Never trust a skinny cook)

Proverbio americano

Tags: ,

Premio Miglior Chef Emergente Centro Italia 2011

11 April 2011 - Commenti »

Si svolgerà domenica 17 e lunedì 18 aprile 2011 il Premio Miglior Chef Emergente del Centro Italia, organizzato da Witaly con la collaborazione e il supporto della Regione Marche e del Comune di Fabriano, ideato e presentato dal giornalista enogastronomico Luigi Cremona, presso il Mercato di Fabriano,  in Piazza Del Mercato. In gara la domenica le regioni del centro divise in tre batterie: Lazio; Toscana-Umbria; Marche-Abruzzo. Il lunedì si proclamerà il vincitore.

Una gara tra giovani chef, divisi per regione, selezionati dai migliori giornalisti enogastronomici di ciascun’area di riferimento, che compongono anche la prestigiosa giuria finale. Serietà, divertimento, passione, forti emozioni e anche una sana competitività hanno sempre reso unico questo evento, seguito sempre con entusiasmo ad ogni sua edizione. Ci saranno anche numerosi produttori del settore enoagroalimentare con una selezione dei migliori prodotti e vini del territorio, e delle regioni limitrofe. Sarà quindi un’occasione golosa e importante per i tanti operatori e appassionati, che seguono con attenzione l’evoluzione della Ristorazione italiana.

Le scorse edizioni hanno visto come Miglior Chef Emergente del Centro Italia:

2008 – Carmine Calò di Ascoli Piceno

2009 – Nicola Fossaceca di San Salvo (CH)

2010 –Mattia Spadone di Civitella Casanova (PE).

Pubblicato in chef cuoco | Comments »

Identità Golose 2011: lo scoop di Bruno

10 February 2011 - Commenti »

Certo, è stato difficile, ma il fotografo di CibVs è riuscito a fotografare, per una volta, tutti i grandi cuochi che hanno partecipato all’edizione 2011 di Identità Golose – assieme!!!!

Foto Bruno Cordioli per CibVs

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/collections/72157625944218612/

Identità Golose 2011: cuochi di mano…

8 February 2011 - Commenti (3) »

Alcuni cuochi da Identità Golose 2011 nelle foto di Bruno Cordioli

Massimiliano Alajmo

Massimo Bottura

Chicco Cerea

Antonello Colonna

Gennaro Esposito

Loretta Fanella

Mehmet Gürs

Josean Martinez Alija

Davide Scabin

Elio Sironi

Luigi Taglienti

Tatsuya Iwasaki

Yoshihiro Narisawa

Foto Bruno Cordioli per CibVs

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/collections/72157625944218612/

Il CibVso della domenica

26 September 2010 - Commenti (25) »

Filippo La Mantia

intervistato da Stefano Buso

Filippo La Mantia è un professionista preparato e appassionato del suo bel mestiere. Ascoltarlo mentre descrive i piatti da lui creati, che richiamano l’essenza della sua terra, la Sicilia, è davvero emozionante. Sapori agrodolci che richiamano il mare, il vento, il sole, e quindi la vita.

Quella di La Mantia è indubbiamente una cucina oltre ogni corrente e moda effimera. In un certo senso, nelle sue pietanze c’è il suo modo di essere, la sua energia ed esperienza.

Assaggiare le sue ricette è come affrontare un viaggio ricco di suspense e piacevoli colpi di scena…


  • La tua è una cucina ricca di colori e fragranze che richiamano la freschezza, il mare, la vita… sei d’accordo?

Sono nato con questi dettagli presenti nella mia vita. La cucina mi ha accolto con tanta gioia. Il ricordo costante è quello di mia madre che cucinando cantava. I profumi di agrumi, il basilico, la menta, i capperi e il sedano mi hanno sempre seguito. Quasi avessero composto la colonna sonora della mia vita. Amo la mia terra, tutti gli elementi che la compongono e il mio lavoro. Il mare è sempre stato un momento univoco fra la tradizione e la tavola. Ho vissuto tanti anni a Mondello e il contatto con i pescatori era totale. Il pesce, quando è fresco, non ha bisogno di nulla. Va solamente condito con un olio buono e una goccia di limone. Il resto è superfluo…

  • Parliamo di cucina regionale, quella della tua terra: i piatti che ami, quelli dei tuoi ricordi d’infanzia e… uno in particolare.

Il piatto che amo di più è la caponata di melanzane. È l’unione esatta tra convivialità, famiglia e amore. La caponata veniva realizzata dalle donne, nelle domeniche estive, e tutto sapeva di salsa, basilico e… melanzane. L’agrodolce serviva per conservare questo piatto meraviglioso anche una settimana. Era il cibo indispensabile per gli uomini che andavano a lavorare nei campi o in mare, a pescare. Quindi, un cibo confortevole, nutriente e universale. Oggi è diventato il piatto simbolo della mia cucina.

  • Da tempo, la cucina cerca più di sbalordire che di curare l’essenza dei piatti. In generale, evitando modelli ed esempi, cosa ne pensa Filippo La Mantia?

Rispetto ogni idea e persona. La cucina, oggi, ha molti interpreti. Chef che hanno contribuito a un’evoluzione straordinaria del cibo. Mi sento uno degli ultimi arrivati in questo meraviglioso mondo. Il lavoro del cuoco è faticoso. E la creatività non deve mai mancare. Però ho sempre avuto le idee ben chiare. Odio i ciarlatani, i venditori di fumo, quelli che si sentono arrivati perché “affermano” di esercitare da anni, quindi il loro dire è inopinabile. Ma non è così! La vita insegna che l’estro, la fantasia, la libertà di azione e… soprattutto l’onestà d’animo premiano sempre, e talvolta in fretta. Il cibo deve conservare la propria essenza. Non dovrebbe sbalordire per forma o per composizione. Dovrebbe avere storia e, nello stesso tempo, essere attuale e moderno. La leggerezza è senz’altro il denominatore comune “del progetto” che i cuochi portano avanti nelle loro realtà. La cucina concettuale non la capisco, comunque, come dicevo prima, sono rispettoso delle scelte altrui. Penso però che attorno al cibo prendano forma fenomeni sbagliati, eccessivi. In questo momento c’è troppa attenzione attorno al mestiere del cuoco, una professione alquanto impegnativa e di sacrificio, come lo è amministrare un locale, grande o piccolo che sia. Troppi riguardi per la cucina e… pochi per il servizio di sala, che spesso delude.

  • Cosa significa per te mangiare bene?

Mangio bene quando sto bene con me stesso! Spesso i cibi straordinari sono indicati per alcuni ma per altri no! Il cibo è molto soggettivo… Il palato memorizza i gusti sin dall’infanzia, facilitando la sensibilità, e così il cibo diventa sacro. Amo alcuni elementi, che dopo esser stati trasformati rappresentano una melodia. Forse ad altri non dicono proprio nulla… ma chi se ne frega! Io, in fin dei conti, cucino solamente quello che mi appassiona e piace.

  • Un vino che ami in particolar modo?

Lo Zibibbo. Prediligo i vini da meditazione. Amo sentire quello che una terra impossibile come quella di Pantelleria produce. Ho dei ricordi straordinari nella cantina di De Bartoli. Pane, paté di capperi, pomodorini secchi e Zibibbo… che altro?

  • Un collega che stimi per estro e bravura?

Davide Oldani! Probabilmente dal punto di vista professionale siamo gli opposti, tuttavia è una persona che stimo molto. Ha fatto del suo lavoro un’autentica filosofia. Ha inventato un progetto straordinario, ed è un cuoco fantastico.

  • Il tuo nuovo ristorante a Roma, come va?

Il mio nuovo ristorante è andato ben oltre ogni più rosea previsione. Da quando ho aperto non mi sono più fermato. Ad un anno dall’apertura, ho stimato una presenza (serale) di ben 26.000 coperti. Penso sia un record, a dispetto della critica che mi dava per “spacciato”. Per qualcuno il mio era l’ultimo ristorante d’Italia, e forse lo sarà ancora. Tuttavia il verdetto finale è del commensale. Loro, i clienti, sono importanti. Il cibo o è buono o cattivo… se è saporito, curato nei dettagli, i clienti ritornano.

  • Progetti, finalità obiettivi?

Già verso fine estate (estate 2010 n.d.r.) sarò pieno di prenotazioni, eventi privati e istituzionali. Ma in fondo è sempre un bel gioco. Il mio motto è: ogni giorno è il primo giorno, non ti rilassare mai e ringrazia Dio per tutto questo!

Un saluto a tutti i lettori e amici di CibVs.com!

Intervista a Filippo La Mantia di Stefano Buso. Fotografie  di Gianmarco Chieregato

Dalle stelle al firmamento: Una tovaglia più grande

17 May 2010 - Commenti »

Come ho già detto, ho partecipato all’incontro di lunedì scorso 10 maggio alla Triennale di Milano Una tovaglia più grande. La crescita della Cucina Italiana d’autore – della serie Dalle stelle al firmamento. La cucina italiana e la sfida della crescita. Molto interessante – stasera si terrà il secondo incontro, Tra pop art e crescita industriale. Standard, prototipi e replicazione nella ristorazione di qualità con Rossella Cappetta, Moreno Cedroni, Oscar Farinetti, Gianni Lorenzoni, Gualtiero Marchesi, Davide Paolini e Davide Scabin.

Cosa si è detto lunedì scorso? Riporto qui qualche appunto sparso, tanto per dare un’idea – si tratta di spunti e temi che verranno sicuramente ripresi nei prossimi incontri.

Severino Salvemini (Docente di Organizzazione Aziendale, Università Bocconi) ha messo in evidenza le carenze economico-amministrative della ristorazione italiana, e lo scarso confronto che essa ha con le altre industrie creative. Esiste una nuova generazione di cuochi di cui si conoscono magari benissimo le motivazioni culinarie ma non quelle imprenditoriali; e forse l’imprenditorialità in senso stretto è “frenata” anche da critici e giornalisti prigionieri del “mito” della piccola dimensione, del discorso per cui la quantità è nemica della qualità, della retorica della valenza positiva della regionalità, della conduzione familiare, delle tovaglie a scacchi…

Massimo Bergami (Docente di Organizzazione Aziendale, Università di Bologna) ha sottolineato da un lato l’identità, cioè l’esistenza di diverse cucine italiane, legate al territotio, che riproducono le vicende storiche del paese, dall’altro la presenza dei giovani chef, del loro rapporto con la tradizione e con l’innovazione, ma senza purtroppo “contaminazioni” imprenditoriali: la loro motivazione è ancora “artistica” (assecondata probabilmente dalle guide, che sembrano vedere con sospetto l’ingresso degli chef nel campo economico-manageriale).

Enzo Vizzari (Direttore Guida de l’Espresso) ha parlato delle caratteristiche degli chef della “nuova cucina italiana”: 30/50enni che intendono la ristorazione come cultura gastronomica, in cui trovano le radici del proprio modo di lavorare; utilizzo “laico” dei prodotti, capacità di iniziare a “fare sistema”, a parlarsi e a scambiare esperienze, a vedere cosa viene fatto, a copiarlo e a rielaborarlo. Con qualche punta polemica: ad esempio, secondo lui il cuoco non è un artista, magari al più un eccellente artigiano.

Lidia Bastianich (Felidia e Gruppo Bastianich), in videoconferenza dagli Stati Uniti, ha raccontato la sua esperienza, che dal primo impiego nel 1971 la ha portata alla creazione di un vero e proprio gruppo, composto da ristoranti, libri, programmi tv – estrema simpatia e semplicità, e comunicativa, oltre all’indubbia capacità come cuoca, gli strumenti del suo successo, a cui si sono aggiunti l’attenzione nella scelta dello staff, l’opera di mentoring, la cura della cucina.

Interessanti anche gli interventi di Antonio Santini (Dal Pescatore) – importanza della comunicazione, degli scambi tra gli chef, della valorizzazione del personale – e, dalla platea, di Antonino Cannavacciuolo (Villa Crespi), entrambi ricchi di riferimenti alle proprie esperienze e alla propria storia personale…

Emanuele

Pubblicato in CIBVS, ristorazione | Comments »

CibVs ComicVs

27 April 2010 - Commenti »

Pubblicato in CibVs ComicVs | Comments »

CIBVS comicvs

2 December 2009 - Commenti »

104146

Pubblicato in CIBVS | Comments »