Posts Tagged ‘cucina’

Spigolature di BlogVs: le “Soluzioni di casa” di Flavia Alfano e Titty D’Attoma (4)

16 December 2011 - Commenti »

Un’idea per infarinare senza sporcare? La trovate qui – ma anche nel libro di mia cugina Flavia Alfano e della sua amica Titty D’Attoma, edito da Vallardi.

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Infarinare senza sporcare

Per impanare, o infarinare, velocemente e senza sporcare in giro, prendete un sacchetto di quelli usati per congelare il cibo, versateci dentro il pangrattato o la farina, aggiungete la carne, e, tenendolo chiuso, agitate per bene il sacchetto. L’impanatura sarà omogenea e la cucina pulita…

[pag. 89]

Emanuele Bonati

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Enoteca con Cucina Soul Wine a Casalecchio di Reno

19 October 2011 - Commenti »

Capita di trovarsi a Casalecchio di Reno all’ora di cena e di voler cenare. Capita anche di sapere dove andare ma di non avere voglia di andarci. C’è in zona una serie di posti, sui colli bolognesi, come da Amerigo a Savigno, o a Bologna, come dalla Gigina o da Serghei o da Gianni. Ma non avevo voglia…

Forse perché sono posti ottimi, dove tutti sanno che si mangia bene, ma ci sono già stato… E forse anche perché non ho così tanta fame da mangiare tutti quei piatti caserecci abbondanti succulenti… E poi – così, magari c’è qualcosa di nuovo in giro, che non conosco ancora, una bella scoperta… Quindi? Quindi il mio iPhone mi propone un posto proprio a 1km da dove mi trovo: leggo e già dal nome mi ispira un non so che…

Arrivato, riconosco subito un’aria familiare. I volti, il posto, anche se non li ho mai visti, mi ricordano altri volti, un altro posto. Sono persone con una forte passione, preparate e cordiali. Il locale poi, anche questo… è cordiale… e poi, la selezione di etichette di vini biodinamici, la cucina… Ecco: mi ricorda Enocratia, il locale milanese dei miei amici Davide Mingiardi e Anna Vitolo: stesso concetto di fondo, stessa filosofia.

Ci accoglie Massimiliano, ci fa visitare il locale, ci illustra il menù e ci guida nella scelta dei vini.

• baccalà mantecato con le chips aromatizzate ai capperi e finocchietto

• tartare di manzo battuta al coltello con i suoi ingredienti da comporre

• misticanza con scaglie di grana e guanciale sfumato all’aceto

• piatto di verdure miste di stagione

• crostatina di frolla con crema chantilly e amarene

• cremoso freddo al cioccolato  fondente con salsa inglese al rhum cubano.

I vini:

• Pigato della Cascina Feipu

• Cuvée Impériale del Domaine Gros-Pata (50%grenache, 50% sirah), Valle del Rodano

Ho chiesto a Bruno di raccontarmi qualcosa su di loro: “La nostra realtà è in essere da poco più di un anno in quanto abbiamo inaugurato il locale il 30 giugno dell’anno scorso. Io provengo da tutt’altro settore, quello delle costruzioni (ma non facevo edilizia), e avendo ceduto la mia precedente azienda ho deciso di intraprendere una nuova avventura occupandomi di una vecchia passione, quella del vino appunto. Una volta deciso ho coinvolto Massimiliano, con il quale sono diventato amico nel corso degli ultimi 10 anni, condividendone esperienze enologiche e soprattutto idee e modi di intendere il mondo del vino con tutte le sue innumerevoli sfaccettature. Massimiliano, a differenza del sottoscritto, è un professionista di questo settore da circa 15 anni, avendo svolto la mansione  sia come responsabile di una delle enoteche più importanti della città sia come sommelier di 3 ristoranti stellati. Nondimeno egli ha una conoscenza e una capacità di valutazione dei vini  raramente riscontrabile, soprattutto nella nostra città. Lo chef Diego Parma è un ragazzo di 26 anni che, dopo essersi diplomato alla scuola alberghiera, ha frequentato la scuola di cucina dell’Alma a Colorno diretta da Gualtiero Marchesi. Successivamente ha avuto esperienze lavorative in diversi ristoranti tra i quali i più rinomati Locanda Liuzzi di Cattolica e Lido Lido di Cesenatico fino a condividere assieme a me e Massimiliano il progetto dell’Enoteca SoulWine.”

Giusto: sto parlando dell’Enoteca Soul Wine di Casalecchio di Reno. Un gran bel posto, che consiglio vivamente non solo per la qualità dei piatti ,semplici ma  di grande riuscita, e della scelta dei vini ,molto curata, ma perché soprattutto si ha a che fare con persone che amano il loro lavoro e che lo trasmettono in ogni modo possibile. Con quell’entusiasmo misurato che riesce a coinvolgerti.

Enoteca con Cucina Soul Wine

Via Calari 10-12, Croce di Casalecchio

40033 Casalecchio di Reno (BO)

cVs

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Nuovi amici, nuove cucine: CookHunter

10 October 2011 - Commenti (4) »

I tag potrebbero essere: cucina, cuoco/cook, hunter/cacciatore, social, amici, cibo, menu, condivisione, luoghi, business… Ma forse è meglio iniziare dall’inizio – da CookHunter. The Social Kitchen: Cacciacuochi? Avventori col fucile alla ricerca di cuochi manchevoli? O semplici ricercatori di cuochi, magari stanchi dei rituali stellati, delle toque, delle forchettate? E una cucina sociale, popolare, come i “Cusinn economich” del Nost Milan di Bertolazzi?

No, non esattamente: è una (bella!) idea nata per caso, ma non per caso arrivata fino a oggi, rimbalzando in giro per la rete. Come raccontano gli stessi ideatori nell’About del sito www.ccokhunter.net, è nata “Circa un anno fa a Natale, chiacchierando con amici e parenti intorno alla passione italiana verso la cucina, alla volontà più o meno recondita di aprire un ristorante e ai limiti soprattutto burocratici dell’impresa. Nasce così l’idea, analizzando anche un fenomeno molto diffuso all’estero, le cene ‘con gli amici’ dove ognuno mette una quota e poi i più bravi cucinano. Allora perché non trasformare questo modo di incontrarsi in qualcosa di più… più social ancora se possibile. Perché non trasformarlo in uno strumento che renda possibile a tutti coloro che risiedono in una città, ma anche che vi si trovano per lavoro, turismo, studio, di incontrare nuova gente e conoscere nuove cucine, magari in luoghi in cui mai avremmo pensato di arrivare… quella casa con vista… sul Louvre, quel terrazzino sui tetti di Praga… e chissà dove ci si potrebbe trovare seguendo le strade del gusto di CookHunter.”

Già così la cosa sembra interessante: ma leggendo – anzi, cercando di capire qualcosa di più andando in giro per il sito (a proposito, ragazzi: una bella videata in evidenza con cosa vogliamo fare chi siamo, invece delle notizie celate negli angoli?) la cosa si fa molto interessante: CookHunter, veniamo a sapere, “È un Market Place delle abilità culinarie che offre la possibilità sia a cuochi professionisti, sia soprattutto a coloro che vedono nella cucina una passione, di mostrare agli altri le proprie abilità culinarie.”

Quindi: ci si iscrive come cuoco (Cook) o come cercatore di sapori (Hunter), o entrambi; il cuoco cucina, a casa propria, e decide se accettare o meno ciascun Hunter come ospite. L’ospite Hunter arriva, paga la sua quota, mangia. I cuochi sono tendenzialmente dilettanti, appassionati, che possono far diventare la propria passione un business, come si dice oggi – cioè guadagnarci, anche solo pubblicizzandosi come appunto cuochi, o propagandando i propri prodotti.

Come funziona? Citiamo di nuovo: “Facciamo un esempio classico. Io, Hunter, sono in giro. Devo pranzare/cenare. Che faccio? Mi affido a una guida? Vado ad sensum? Se io sono registrato a CookHunter vi accedo mediante mobile device e individuo i Cook disponibili (attraverso un menu con criteri di selezione); il Cook nel frattempo avrà pubblicato la propria disponibilità e il proprio menu. Se l’Hunter avrà individuato l’offerta consona invia la richiesta al Cook, che a sua volta potrà controllare i feedback relativi all’Hunter, se il Cook da l’ok, avviene la transazione tramite carta e il gioco è fatto! Siamo pronti ad aprire la porta su una nuova esperienza culinaria!”

Chiaro, no? e anche se vogliamo appetitoso… Il tutto sta partendo adesso: vado subito a vedere, ehi cooks, apparecchiate!!

Emanuele Bonati

Da Taste of Milano: Andrea Berton al Teatro degli Chef

17 September 2011 - Commento (1) »

Al Teatro degli chef, curato da Teatro7Lab e Scholtès, oggi pomeriggio Gualtiero Villa ha presentato Andrea Berton, chef di Trussardi alla Scala, che ha preparato un piatto veloce e originale – perfetto per l’occasione.

Allora: anguria (buona….) alla piastra (ma dai….), polpo arrosto (beh ma…) con salsa di foglie di rapanello (boh?). Insomma, le premesse sono a metà fra l’inquietante e il’attraente, fra l’insolito e il misterioso…
Si cuoce il polpo sotto vuoto con un po’ di verdure e brodo di pesce a 64° per 45′: in questo modo mantiene il gusto e la consistenza. Si può usare anche del semplice polpo bollito ma si disperdono un po’ gli umori del pesce.
Berton lo abbina all’ anguria perché è un frutto moltio dolce, un frutto di stagione; viene rosolato su piastra: in questo modo si caramellizza prendendo un gusto leggermente iodato, che viene accentuata mettendo un po’ sale Muldon.

La salsa invece viene preparata con foglie di rapanello: un sapore interessante, che ben si abbina a polipo e anguria.
“A me non piace mescolare motli ingredienti”: in un certo senso non possiamo che condividere questa affermazione di Berton, che anche in questo caso preferisce che i tre ingredienti restino identificabili.
Per la salsa: sbollentare in acqua e sale le foglie di rapanello e frullarle con minipimer con olio evo in modo da ottenere salsa molto liscia; salare – è importante per mantenere la clorofilla.
Sulla piastra molto calda o padella antiaderente mettere anguria tagliata a parallelpipedi alti 1-2cm, e farla caramellizzare su due lati (o volendo su tutti e quattro); per i due lati, dieci minuti circa.
Mettere un po’ di olio sulla piastra e rosolare il polpo, che risulterà anch’esso leggermente caramellato.

Le foglie vanno sbollentate pochi minuti; metterle in acqua e ghiaccio per fermare la cottura e preservare colore e nutrienti. Scolarle, asciugarle un po’ e frullarle con minipimer, usando olio evo; aggiustare di sale Muldon. Eventualmente acqua  per aggiustare; usare il passino per renderla più vellutata.
Salare anche l’anguria.

Preparare un fondo con la salsa, due tranci di anguria, al centro due pezzi di polpo, foglie di rapanello per  decorare.
Adesso vado e cancello tutti i ma e i boh dell’inizio…

Emanuele Bonati

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I consigli di Malafarina: “India Cookbook” di Pushpesh Pant

15 September 2011 - Commenti »

Pushpesh Pant

India Cookbook

Phaidon

39,95€

Oltre 1000 ricette provenienti da tutte le regioni dell’India. Una vibrante celebrazione di una delle cucine più affascinanti del mondo.

Volume in lingua inglese

***

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Un nuovo programma tv in cucina

12 June 2011 - Commento (1) »
Sei lo chef ufficiale di casa tua?

Ogni domenica cucini per te e per la tua famiglia?

Se fai tutto con le tue mani, dal pane alla pasta, o sei la regina della cucina express, non perdere l’occasione di mostrare le tue qualità ai fornelli di un nuovo programma tv!

Scrivi a: redazione.cc@yam112003.com


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Cucina con uso di salotto

25 March 2011 - Commenti »

“Con uso di cucina” – un tempo era la possibilità offerta a chi affittava una stanza di utilizzare la cucina padronale. Ma ormai è la cucina il locale principale della casa – sta assumendo un ruolo sempre più centrale. E non solo la cucina nelle nostre case: l’arte culinaria nel suo insieme, nella società, in televisione, per radio, nella vita di tutti i giorni, nella pubblicità, nell’editoria… Nelle librerie, scaffali e scaffali di volumi dedicati all’arte culinaria in tutte le sue declinazioni – e al Mondadori Multicenter di Milano, in piazza Duomo, dove lo spazio dedicato ai libri d’arte al terzo piano è in ristrutturazione, e viene annunciato al suo posto un cook & books, libreria accessori scuola di cucina…

E naturalmente si moltiplicano le scuole e i corsi più o meno estemporanei, dalla Cucina Italiana a Teatro7 Lab a California Bakery e così via, giusto per restare a Milano.

Ma anche la pubblicità vede i cuochi come testimonial – di prodotti, ovviamente, dai dadi da brodo alla Nutella, alle cucine e fornelli, ma anche fuori dall’ambito culinario, vedi Filippo La Mantia recente testimonial della campagna della LILT con vendita di bottiglia d’olio…

O anche Davide Oldani per Oviesse…

Insomma, tutto quello che è cucina e culinaria va alla grande…

Sarà un bene o un male?

Emanuele Bonati

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La frase della settimana

6 March 2011 - Commenti »

La cucina è l’arte più antica, perché Adamo è nato a digiuno.

Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto, 1825

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De architectura culinaria… arriva L’ArchiCibVs

12 February 2011 - Commenti (7) »

Allora: prendiamo una gentile fanciulla. Mettiamo che sia anche un architetto. Dando per scontato che, come tutti gli architetti, e più in generale gli esseri umani, fanciulle o fanciulli, mangi, anzi, che non si limiti a mangiare, ma che proprio cucini, con particolare maestria – e che casualmente abbia in cucina una macchina fotografica, e magari un computer, e che nei dintorni ci siano numerose piante di aspargina o bruscandoli o Humulus lupulus – ecco che abbiamo Antonella e Il luppolo selvatico: Appunti di un architetto in cucina.

Ricette, ovviamente – rigorosamente senza frumento – ma non solo. Articoli, libri di cucina, concorsi, belle foto, idee, spunti, ricette mediterranee, un libretto di marmellate venduto a favore dell’Unicef (Le mani nella marmellata: ne avevamo parlato qui: se non lo avete ancora fatto, compratelo!!), e un sacco di altre cose.

Se poi l’architetto blogger cuciniere eccetera ama anche viaggiare, e fotografare, e conoscere il mondo e le sue tradizioni anche gastronomico-culinarie… non può che nascere L’ArchiCibVs, la nuova rubrica di blog.CibVs.com dedicata a esplorazioni di gusti, territori, espressioni artistiche e gastronomiche…

Benvenuta Antonella!

Emanuele Bonati

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Tanto CibVs QuantoBasta

4 November 2010 - Commenti (5) »

Voglio fare il cuoco in televisione

Trent’anni di tv commerciale hanno portato ad una frittata globale di neuroni:  la vita reale è la vita in diretta ed esisti solo se appari, visto che una copertina scandalistica, oramai, non la si nega a nessuno.

Non è il solito pippone post-sfrantumamento da omicidio Scazzi, l’ennesima dimostrazione che il buon senso, l’etica sono variabili utili per una sceneggiatura tipo Cime Tempestose e non certo per Vita Quotidiana.

Ma quando uno degli Unni – l’affettuoso nomignolo con cui ho battezzato i miei nipoti gemelli – in trasferta da me, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” mi ha risposto “Il cuoco in televisione”, mi è montato un nervoso che non vi dico.

Mia sorella non è certamente un’appassionata di cucina, e mia madre di certo non passa il tempo a confezionare torte di mele con i nipotini. E allora? Cosa ha colpito il piccolo terremoto di 6 anni?

Semplicemente, è rimasto affascinato dagli sguardi, dai pianti, dalle contumelie, dai drammi, dalle urla, dal vilipendio del buonsenso, ddai colori degli studi tv e dallo sfondo rosso della sigla – con tanto di occhiata demoniaca e forcone diabolico che, si badi bene, non ha neppure il più terribile dei Gormiti.

“Sei sicuro che quello è un cuoco?”

“Certo, ha una camicia [giacca ndr] come la tua.”

“E ti piace cucinare?”

“L’ho fatto solo una volta [con me], ma mi piacerebbe tanto fare come fa lui”, ovvero casino, e senza finire a letto senza cena e senza gormiti.

Siamo partiti da Apicio, passando per Caterina de’ Medici, Bartolomeo Scappi, Pellegrino Artusi, arrivando poi a Gualtiero Marchesi, per ridurci ad ascoltare presentatrici giuggiolanti, cuochi di ogni forma e dimensione e capacità e presenza fisica, e Gordon Ramsay urlare nelle orecchie a poveri sfessati in imbarazzante sovrappeso (significa che quanto meno ignorano l’esistenza della cucina mediterranea) offese e rimproveri che neanche il perfido sergente che fece saltare la pazienza  a Rambo si sarebbe sognato di snocciolare. Non è che siamo nella segreta attesa del terzo suicidio tra i partecipanti, così da poter successivamente assistere alla rappresentazione di un nuovo  plastico?

Mi domando cosa c’entra tutto questo con la cucina, con il significato del termine “cucina” ovvero “stanza della casa dove si cuociono e si preparano le vivande, e tutte le cose che cuociono, e il modo di cuocere”.

Nulla, direi proprio nulla.

Come non c’entra nulla l’autosbrodolamento che oramai trasuda da tantissimi programmi o manifestazioni legate all’enogastronomia.

“Tutta invidia” mi si potrebbe obiettare “tu sei li che spadelli per 4 gatti mentre Gordon o chi per esso ha milioni di fans e muove milioni in pubblicità”.

Forse avete ragione, anzi quasi sicuramente avete ragione. Ma di un’altra cosa sono sicura: che io senza certe trasmissioni o autocelebrazioni posso serenamente vivere. Mentre Gordon, o chi per esso, senza di me (e della pubblicità che gli porto) potrebbe fare anche fatica a farlo.

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb