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Il Leggio di BlogVs: Leggere (e mangiare) Tex-Mex

1 December 2011 - Commenti »

La prima parola che mi viene in mente? Allegria, entusiasmo, qualcosa del genere, Sì, sono queste le caratteristiche che più mi hanno colpito in questo libro. Forse anche per l’immagine iniziale di Laurel che sbarca in Italia con il suo barbecue, alla conquista definitiva del suo uomo e della famiglia di lui, passando classicamente per la gola… Ma la gola questa volta non è presa classicamente attraverso gli intingoli e le prelibatezze della nostra cucina, bensì attraverso i piatti Tex-Mex, e il BBQ…

Ovviamente, stiamo parlando di Laurel Evans (Un’americana in cucina, dal nome del suo fortunato blog) e del suo libro La cucina Tex-Mex, edito da Ponte alle Grazie nella collana Il lettore goloso diretta da Allan Bay – libro che verrà presentato stasera alle 18:30 alla Libreria Mondadori Cook&Show di Milano, Piazza del Duomo.

Si tratta di un viaggio oltreoceano alla scoperta di una tradizione culinaria – ma anche di una storia e di una società “mista”, pluristratificata, e Laurel ci guida a distinguere queste stratificazioni praticamente in ogni singolo piatto.

Interessante – dalla spiegazione ad esempio degli ingredienti principali, come i sei tipi di peperoncino piccante, a quella del termine Tex-Mex (“è nato come nomignolo affettuoso della ferrovia che univa Texas e Messico creata nel 1875. Col passare del tempo il termine nel mondo è stato usato per definire qualsiasi cibo che potesse sembrare anche lontanamente texano. In realtà Tex-Mex individua solo una tipologia ben precisa di cucina texana: quella nata dalla commistione della cultura spagnola con quella dei nativi del territorio.”), ma soprattutto per la storia delle origini delle varie preparazioni e della gente che sta dietro a ogni tradizione culinaria – dalle Chili Queens, le donne messicane che per prime hanno iniziato a vendere piatti di carne rossa speziata e tortilla ai cuochi cowboy che accompagnavano le mandrie, ai macellai tedeschi che inventarono il barbecue (e la differenza fra BBQ e grigliata in giardino…).

E non dico niente delle ricette, tutte da scoprire… (magari ve ne posto un paio…).

Emanuele Bonati

La Pumpkin Pie: la torta di zucca americana

31 October 2010 - Commenti (13) »

Da una lezione di dolci americani tenuta alla Scuola della Cucina Italiana dal pasticcere Gabriele Magni.

Ingredienti

panna liquida 474ml

zucca (bollita) in purea 250gr

zucchero di canna 130gr

noci pecan in pezzetti 40gr

uova 3

cannella in polvere 1 cucchiaino

zenzero in polevere 1/2 cucchiaino

noce moscata in polvere 1/2 cucchiaino

chiodi di garofano in polvere un pizzico

sale un pizzico

per la pasta

farina 165gr

burro 115 gr

acqua fredda 30-45ml

sale 1/2 cucchiaino

Procedura

Scaldare il forno a 220°C.

Preparare la pasta: setacciare la farina e il sale in un recipiente, unire il burro e lavorare grossolanamente. L’impasto non dovrà risultare liscio e omogeneo, ma un po’ granuloso.

Unire un po’ d’acqua all’impasto, piano piano, sufficiente per formare una palla.

Stendere l’impasto (dopo avere passato un po’ di farina sulla spianatoia) a uno spessore di 5mm e disporlo in una tortiera da 23 cm.

Tagliare i bordi in eccesso e cospargere il fondo con le noci pecan tritate.

Lavorare insieme la purea di zucca, la panna, lo zucchero, il sale, le spezie e le uova.

Versare il composto sulla pasta.

Infornare per 10′ a 220°C, poi abbassare la temperatura a 180° e cuocere per altri 45′.

Fra raffreddare sformare e servire.

PHOTO ENDLESS BEAUTY/FLICKR.COM

Buona!!!

Emanuele Bonati

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Christian in New York

17 May 2010 - Commenti (2) »

Sono passati una decina di giorni dal mio rientro da New York, dove sono stato una settimana, e mi sembra sia passata una vita. Vorrei raccontarvi qualcosa di questa straordinaria esperienza.

Non mi dilungherò nella descrizione del viaggio, ovviamente bellissimo – anche perché ogni volta che mi sposto e vedo posti nuovi, sembro un bambino di 3 anni che si meraviglia di  ogni cosa. Mi limiterò a raccontare le mie impressioni – e soprattutto le mie esperienze culinarie…

La primissima sensazione che si ha quando si arriva a New York e si cammina per le strade è un grande senso di libertà, di ampio respiro, di poter andare ovunque, di poter fare tutto.

Una cosa che ho notato quasi subito: otto persone su 10 sono grasse, anche i bambini. Dico proprio grasse, non leggermente sovrappeso; e la cosa fa un po’ impressione, devo dire.

Un’altra cosa che mi ha impressionato è la quantità di locali, ristoranti, chioschi che somministrano cibo, di negozi di food e di attrezzi da cucina. Qui in Italia, quando io cerco un determinato attrezzo per preparare la tal cosa, impazzisco per trovare in Milano un posto che lo venda. A New York no. Ci sono posti, come Bowery Kitchen Supply al Chelsea Market, dove trovi tutto. E quando dico tutto, dico tutto. Entrato al Chelsea Market, mi sembrava di essere in paradiso: per i negozi di prelibatezze, per quelli di utensili e accessori, per i locali… Già il posto di per sé merita di essere visto: è una ex fabbrica della Nabisco, oggetto di un meraviglioso recupero architettonico.

Non avendo molto tempo a disposizione per avventurarmi e scovare -di mio- nuovi posti dove consumare i  pasti, mi sono affidato alla Lonely Planet, a mio avviso, la guida più affidabile per soddisfare ogni aspettativa, non solo gastronomica quindi. La prima cosa che si faceva la sera, prima di andare a dormire, era organizzare i giri del giorno seguente in base ai ristoranti in zona, tra una visitina ad un museo e un pranzo per recuperare le energie spese.

Anzitutto, va segnalato che ci sono centinaia di catene di somministrazione di cibo – da quella specializzata nei burritos, alla famosa catena che vende i doughnuts, le ciambelle di Homer Simpson, la catena del vegetariano, la catena degli smoothies e via discorrendo… I locali che ho visto sono stupendi  – e dove ho mangiato, ho mangiato davvero bene!

Insomma si ha la sensazione che ci sia una certa cultura legata al cibo, visti i negozi specializzati e la quantità esagerata di libri legati al food che si trovano nelle librerie.

Poi non si spiega quando cucinino a casa, visto che i ristoranti sono sempre pieni!

Christian