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Posts Tagged ‘cucina internazionale’

Friday, May 7th, 2010

Tanto CibVs QuantoBasta

Contaminiamoci

Un rito che mi riconcilia con il mondo è andare in bicicletta a prendere il latte crudo al distributore: con le bottiglie sbatacchianti nello zaino, affronto incosciente una giungla di guidatori schizofrenici – ma tant’è: qualche sorso di latte che ti avvolge la bocca vale il pericolo corso!

Comunque, lungo il percorso cerco scorciatoie tra vie silenziose, sulle quali si affacciano case con giardini ordinati e altalene colorate, e piccoli condomini con palloni e tricicli in terrazza.

I giochi dei bimbi si assomigliano tutti: potreste dargli una nazionalità, dire che quello è un gioco di un bimbo portoghese, quello di una bimba tunisina, quell’altro di un ragazzino pakistano? Direi di no.

Girovagando in bici annuso l’aria e scopro le carni grigliate nel barbecue, il fischio profumato della pentola a pressione, il curry che sta soffriggendo con le cipolle.

E quello che i bimbi mangiano? I loro cibi si assomigliano?

Qui si apre un mondo, tanto complesso quanto è complesso il nostro mondo, tanto antico quanto il primo piatto cotto nella storia. Un mondo, una cultura, una storia in ogni cucina: mentre i nostri figli  – Michele e Margherita, Mohamed e Shamila e José – sono a scuola, e imparano a diventare grandi, anche pranzando insieme nelle mense scolastiche, le loro mamme, silenziose e  invisibili, lavorano, e si prendono cura della casa e della famiglia, e soprattutto della cucina. Ciascuna a suo modo, chi mettendo a bollire speghetti di grano duro, chi spaghetti di soia, chi preparando falafel, chi invece polpette…

Che c’è di strano? È così da sempre – ma mai come in questo nuovo millennio ci è data la possibilità di arricchire quella che potrebbe diventare la nostra storia ed anche parte della nostra cultura, “contaminando” positivamente ciò che siamo diventati. Perché non penserete davvero che già ai tempi dei romani “noi” mangiavamo spaghetti al pomodoro, bevendo spremute d’agrumi o caffè…! Se non ci fossero state le esplorazioni, la voglia di vedere cosa c’era dall’altra parte delle Colonne d’Ercole, ora la nostra dieta sarebbe quantomeno monotona. E quindi perché non approfittare di questa ulteriore, nuova esplorazione “al contrario”? Non “noi” che andiamo al di là del mondo conosciuto ma noi che accogliamo di qua persone, esperienze, storie, colori, ma anche aromi e sapori, che vengono da un mondo che ci è ancora largamente sconosciuto…

Mi piace pensare al sorriso di una donna indaffarata con spezie colorate nella mia cucina, intenta a insegnarmi un piatto che potrei preparare per suo figlio che fa merenda con il mio, mentre io le confido la mia ricetta segreta per il brasato… Prendete carta e matita anche voi?

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Sunday, November 8th, 2009

Considerazioni al dente di Stefano Buso

Percorsi, confini… cibo!

Intraprendere un viaggio emotivo che accarezzi il cuore e oltrepassi la soglia del razionale è davvero possibile. Come? Grazie al cibo! Gustoso, stuzzicante, saporito, tiepido o freddo o bollente, dolce o salato – ovunque suscita le stesse gratificazioni e lo stesso godimento…

Il mondo come un’unica grande piazza. Perciò poco importa trovarsi a Jakarta, a Miami, a Mombasa o a Nagasaki, su una spiaggia assolata oppure nelle regioni più buie e gelide, in balìa delle intemperie. Ogni villaggio, città o contrada ha la potenzialità di animare la fantasia, annullando all’istante affanni e malinconie, grazie alla formidabile regia del cibo!

Hanoi: capitale del Vietnam. Qui, una porzione di riso servita con involtini e tè ti rianima e ti dà energia; in più, tutto attorno, la gente sorride con simpatia e spontaneità. In svariate realtà del mondo si pranza per strada, in piedi o seduti, contemplando la vita che borbogliando scivola via. Una prospettiva allettante per qualsiasi essere umano…

In Asia (e altrove) una caratteristica specifica dei pasti è la presentazione: le pietanze sono tagliate a pezzi abbastanza uguali tra loro, disposti in ordine accanto alle bacchette. È raro che le vivande non siano accompagnate da salse e intingoli, da colori e ornamenti bizzarri.

Un’altra caratteristica che il viandante gusta è la tranquillità delle persone mentre mangiano. E la loro disinvoltura suscita non poco stupore. Purtroppo dalle nostre parti è un ricordo che ormai risale alla storia, seppure non troppo lontana.

È incredibile cosa scateni il cibo e quanto sia inarrestabile il suo bisogno. Anche nelle zone più inospitali della terra, il pasto diventa un indispensabile antidoto contro i malumori della giornata, un istante atteso che oltre a placare la fame rasserena l’animo. E per il viaggiatore anche essere ai confini del mondo, lontani migliaia di chilometri da amici, casa e benessere non è più un cruccio. Con una pietanza tipica – estranea al menu abituale – è possibile non solo apprezzare il sorriso dell’occasionale compagno di ristoro, ma essere travolti dalla bellezza della vita. Socchiudere gli occhi assaporando un boccone, senza necessariamente doverne carpire simbologie feticiste o modaiole, è paragonabile a un itinerario completo di sensazioni piacevoli. Se questa non è magia o un sortilegio – cos’altro può essere?

Nuoc mam: salsa piccante – protagonista della cucina vietnamita, realizzata con pesce fermentato di mare (o di acqua dolce) e sale. È adoperata su molti piatti locali – iniziando dalle insalate fino alle preparazioni di carne – maiale compreso! – e ovviamente pesce. Un must che molti accostano all’antico Garum dei romani, e alla nostra moderna colatura di alici di Cetara, in Campania. Il sapore di questa sauce è intenso, sferzante, difficilmente paragonabile ad altri prodotti gastronomici. Persino un frugale riso bollito diventa più saporito con la salsa nuoc mam. Da provare alla prima occasione.

Friday, November 6th, 2009

Addio Gourmet

Gourmet, la bibbia delle riviste enograstromiche del mondo, edita da Condè Nast e pubblicata dal 1941, non c’è più. Il numero di novembre sarà l’ultimo: caduta del mercato pubblicitario.

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L’art director, Kevin Demaria, ha fotografato gli ultimi giorni della rivista, e ha pubblicato le foto nel blog  Last Days of Gourmet.

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Un giornale che chiude è sempre una cosa triste: si sopravvive, Life non c’è più e ce ne siamo fatti una ragione – ma spesso, come dire?, se ne vanno i migliori, e quelli che restano non sempre riescono a raccoglierne l’eredità.

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Avevo – chissà dove – un numero di Gourmet: cercherò di procurarmi l’ultimo.

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Addio, addio.

Le foto sono di Kevin Demaria.

Emanuele Bonati