Posts Tagged ‘cucina giapponese’

Tanto CibVs QuantoBasta

9 January 2011 - Commento (1) »

Dimmi come mangi (e ti dirò chi sei?)

Nei giorni scorsi ha sollevato scalpore il fatto che Zaia, padano governatore del Veneto, sia stato fotografato in un ristorante cinese che offre sushi, involtini primavera e verdure grigliate ad un prezzo che va dai 10 ai 15 euro, il Wok Sushi a Preganziol.

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"E' diventato il cinese più famoso d'Italia, l'amico del governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che nel suo locale di Preganziol ha trascorso anche la sera di Capodanno. E' Hu Lishuang, detto Marco, il proprietario della catena di ristoranti "Wok Sushi", presi d'assalto dai veneti perchè si mangia a prezzo fisso. Con 10,90 a pranzo e 15,90 a cena ci si riempie il piatto quanto si vuole, bibite escluse." FOTO IL MATTINO DI PADOVA

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La vicenda in realtà si presenta divertente sotto più di un aspetto. Fermo restando che il sushi, il maki ed il sashimi sono piatti giapponesi mentre gli involtini primavera ed i won-ton fritti arrivano direttamente da Pechino – per cui più che di cucina cinese parlerei di menu orientale.

Divertente perché il povero ex-ministro non potrà mangiare mai più “straniero”, a quanto pare. Il veto varrà anche per l’ossobuco alla milanese e la coda alla vaccinara? E per il confit d’oie, i macarons, la paella, e la fondue bourguignonne? O solo per ravioli di gamberi fritti, kebab, tajine?

Divertente perché i ristoratori che si scagliano contro un collega a prezzo fisso non praticano certo prezzi similari per i loro menu.

Divertente anche la disputa semifilologica sul quando è avvenuta la famigerata cena di capodanno: la sera di capodanno? Quindi il 31? O la sera dell’1, come sostiene il governatore? E nel caso esiste un’aggravante di gravità per una data rispetto all’altra?

Divertente perché non più tardi di un mese fa sui giornali locali era stato lanciato un accorato allarme: manca la carne di montone per preparare la “Castradina dea Salute”, piatto preparato per la ricorrenza della Madonna della Salute – 21 novembre – per ricordare quando, durante la terribile pestilenza del 1630, la carne secca di castrato proveniente dalla Dalmazia era l’unico genere alimentare a disposizione della serenissima cittadinanza. E chi ha fatto incetta di questa fondamentale materia prima, la cui mancanza rischiava di togliere il sonno e la serenità al popolo padano? Gli immigrati, naturalmente, e la loro ostinazione nel preparare kebab e tajine tradizionali, utilizzando proprio la carne di questo eunuco d’allevamento, minando così alla base le tradizioni enogastronomiche locali.

Divertente la difesa di Zaia, che non si è fatta attendere: come già detto nella sua precedente campagna gastronomica da ministro dell’Agricoltura, in occasione del lancio del McItaly (panino di McDonald’s interamente italiano…), è fondamentale che la materia prima provenga dalle fatiche dei contadini ed allevatori veneti. Infatti il gelato che l’imprenditore-ristoratore cinese ha inserito nel menù viene prodotto da un artigiano di Villorba di Treviso.

Divertente, appunto: Zaia vuol dire che il montone allevato ad Anguillara Veneta ed utilizzato per il kebab è padanamente meno corretto delle verdure coltivate nelle serre rodigine ed utilizzate per gli involtini primavera? O sarà che il ristoratore dagli occhi a mandorla, che si definisce leghista da sempre, dà lavoro a 60 persone, mentre l’operaio marocchino che lavora nelle concerie vicentine è meno appettibile, da un punto di vista della gabina elettorale?

A pensare male si fa peccato ma si indovina sempre, diceva Andreotti…

Vorrei chiudere con una notizia davvero importante e che mi ha aperto il cuore: in occasione della partita Udinese-Chievo oltre 160 tifosi hanno partecipato al pranzo comune prima della gara. Un terzo tempo sportivamente condiviso con brindisi, pandoro e panettoni.

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Il ramen

10 September 2010 - Commenti »

Non smetto mai di stupirmi ogni volta che vedo un piatto giapponese in tavola. È la perfezione, l’armonia.

Vi lascio immaginare la mia faccia la prima volta che ho assaggiato il ramen. Anche il ramen, che è un piatto tipico giapponese (anche se ha antiche origini cinesi), ha una sua perfezione ed armonia nell’insieme degli ingredienti e nella presentazione.

Quante volte lo abbiamo visto raffigurato nei cartoni animati giapponesi che tanto abbiamo amato… una scodellona fumante piena di brodo in cui sono immerse delle tagliatellone (chuka soba), decorata con pezzi di verdura e carne, su cui i nostri eroi si avventavano con le loro bacchette, e risucchiavano il tutto  molto rumorosamente…

La prima volta ho assaggiato il ramen caldo, e mi sono calato bene nella parte del giapponese in quanto sono stato molto bravo a riprodurre i rumori tipici.

A Milano non tutti i ristoranti giapponesi lo propongono (e quando dico “ristoranti giapponesi” mi riferisco a veri ristoranti giapponesi, gestiti da veri giapponesi). Uno di questi è Osaka, ormai storico locale in Corso Garibaldi, che forse è l’unico a proporre da giugno a settembre la versione fredda del ramen. Una vera libidine! La pasta è in un piatto piano ed è immersa in una salsa brodosa a base di soya (shouyu-darè) o di sesamo (goma-darè).

Appoggiati sulla pasta, disposti rigorosamente in settori, ci sono:

• prosciutto cotto tagliato a julienne

• cetriolo crudo a julienne (kiu-ri)

• frittata a julienne sottile sottile (kinshi-tamago)

• zenzero rosa a julienne (beni-shouga)

• cipolla a rondelle a julienne

• pomodori a fette

• in cima a tutto alghe nori essiccate e tagliate… a julienne

• senape forte a parte, da usare a piacere.

Dopo aver ammirato e studiato un po’ la composizione, pregasi mischiare il tutto – anche se è un vero peccato – e godere per l’unione di tutti i vari sapori che si sono mescolati.

La versione fredda, in estate ha il suo perché. Da provare!

Christian

CibVs per la mente

24 May 2010 - Commenti »

La cucina giapponese non è qualcosa che si mangia, ma qualcosa che si guarda.

Jun’ichiro Tanizaki, Libro d’ombra, 1933

La frase della settimana

15 February 2010 - Commenti (2) »

La cucina giapponese non è qualcosa che si mangia, ma qualcosa che si guarda.

Junichiro Tanizaki

Cucina internazionale al PIME Milano

30 November 2009 - Commenti »

Volevo segnalare un’iniziativa del PIME di Milano: un ciclo di incontri, presso il Museo Popoli e Culture del Centro Pime, via Mosè Bianchi, 94, alla scoperta dei legami fra cibi e culture. Cito dal loro sito:

“La tradizione gastronomica di un’area del mondo lontana da noi, non esprime solo ingredienti, immagini e sapori, insoliti e originali. E’ anche una porta aperta sul mondo che, nei secoli, l’ha creata. E’ un modo diverso di scoprire i valori culturali di un popolo attraverso l’estetica, i legami sociali, le tradizioni religiose che la cucina veicola. Il cibo in ogni cultura, è uno straordinario momento collettivo: a esso sono legate cerimonie, feste, momenti di convivialità. Conoscere i piatti significa anche entrare nel complesso mondo di relazioni fra le persone che li hanno ideati e da sempre li degustano. Quasi sempre, custodi di questo patrimonio sono le donne: la cucina è ovunque un regno femminile, con importanti regine. E’ anche un viaggio virtuale attraverso un territorio sconosciuto: ogni piatto tradizionale è legato alla natura del luogo, al clima e alle varietà vegetali e animali che entrano nella composizione della gastronomia.

Il primo incontro, martedì scorso, ha visto sul palco Bernadette Djea, cuoca e auttrice di libri per Pappamondo, nativa della Costa d’Avorio, che ha parlao di Spezie, igname e gombo: sapori misteriosi e tradizioni antiche in Africa Occidentale.

Martedì prossimo sarà la volta della cucina giapponese: Graziana Canova Tura, esperta gastronoma e conoscitrice del Giappone, parlerà con la giornalista Maria Tatsos, che presenta gli incontri, sul tema Non solo sushi: sapori ed estetica del cibo nel mondo giapponese, mentre martedì 15 dicembre toccherà all’Amenia, con la scrittrice armena Sonya Orfalian, che parlerà di Un ponte fra Oriente e Occidente: la tradizione gastronomica dei cristiani d’Armenia.

L’esplorazione di luoghi, saperi, sapori, esperienze è sempre interessante: e la presenza in Italia di tante culture ancvhe gastronomiche diverse è una delle esperienze più interessanti vuoi della modernità, vuoi della globalizzazione, vuoi della immigrazione.

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Emanuele Bonati