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	<title>BLOGVS &#187; contadini</title>
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	<description>il blog di CIBVS</description>
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		<title>Tanto CibVs QuantoBasta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 23:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[CIBVS]]></category>
		<category><![CDATA[Tanto CibVs QuantoBasta]]></category>
		<category><![CDATA[Asiago]]></category>
		<category><![CDATA[carciofi]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[hamburger]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo quello che mangiamo?
O siamo quello che ci dicono di mangiare?
Se è vero che siamo quello che mangiamo, credo sia corretto affermare che più spesso di quanto immaginiamo ci nutriamo di pubblicità: nelle acque minerali, per esempio, l’utilizzo di etichette con tonalità calde e pet trasparente collocano la bottiglia in una fascia di prezzo più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #993366;"><strong><em>Siamo quello che mangiamo?</em></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993366;"><strong><em>O siamo quello che ci dicono di mangiare?</em></strong></span></p>
<p>Se è vero che siamo quello che mangiamo, credo sia corretto affermare che più spesso di quanto immaginiamo ci nutriamo di pubblicità: nelle acque minerali, per esempio, l’utilizzo di etichette con tonalità calde e pet trasparente collocano la bottiglia in una fascia di prezzo più bassa rispetto alla medesima acqua imbottigliata dalla medesima azienda in un elegante pet azzurro associato al nome di un santo, così da sottolinearne purezza e freschezza.</p>
<p>Nel grande mondo dell’enogastronomia, tra le diverse categorie, amatori, esperti, appassionati, fanatici, ignoranti e via con gli aggettivi, credo sia corretto inserirne una, quella dei pirla.</p>
<p>Perché è così che mi sono sentita quanto il signor Mc ha deciso di sposare la dieta mediterranea, dichiarando in pompa magna di inserire nei suoi hamburger l’asiago (quale asiago, stravecchio?) e la crema di carciofi (quali carciofi, le castraure?).</p>
<p>E che c’azzeggia – pardon! – che c’azzecca la pancetta (quale pancetta?) e le cipolle (quali cipolle?) nel reiterato tentativo di hamburger marchiato di italianità gastronomica? Ah sì, c’è anche il pane con la farina di grano saraceno, morbido come il pane americano pieno di grassi, ma un po’ più scuro, così da darti l’impressione che la farina priva di glutine e meno proteica non si fermerà sul girovita con la carriolata di calorie che il pacchetto completo propone.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1405" title="IMG00029-20100226-1944" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG00029-20100226-1944-300x225.jpg" alt="IMG00029-20100226-1944" width="300" height="225" /></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1407" title="IMG00027-20100226-1944" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG00027-20100226-1944-300x225.jpg" alt="IMG00027-20100226-1944" width="300" height="225" /></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1408" title="IMG00031-20100226-1945" src="http://blog.cibvs.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG00031-20100226-1945-300x225.jpg" alt="IMG00031-20100226-1945" width="300" height="225" /></p>
<p>“Soppravolando” sul fatto che il pane, morbido appunto grazie alla quantità industriale di grassi aggiunti (ma sì, tipo il pane da sandwich) diversi dall’olio più o meno vergine, non è propriamente tipico, ma tante’è&#8230;</p>
<p>Tutto quanto patrocinato dal Ministero per le politiche agricole.</p>
<p>È come quando in profumeria acquisti una crema antirughe – pagandola come un fine settimana tra le bellezze dell’Italia meno cafona – pubblicizzata da una ragazzina non ancora maggiorenne o da una signora di età avanzata ma non trascorsa trasformata in ragazzina: lo sai che non diventerai mai come la testimonial di turno, visto che non possiedi il medesimo dna o non utilizzi con la medesima maestria il Photoshop… Ma almeno in questo caso non c’è nessun patrocinio ministeriale.</p>
<p>Come se non bastasse, ci si mette pure la Ue con il marchio Stg, eccellenza agroalimentare europea, per la pizza napoletana: lodevole iniziativa, per carità. Ma la pizza fatta con che cosa? Con la cagliata importata da chissà dove, l’olio greco, la passata spagnola o la farina dal Nord Africa o dall’Ucraina… tutto fantasticamente pan-europeo ma che non c’entra nulla con la sottolineatura (“la multinazionale dei contadini italiani”) e relativa tutela di un prodotto che dovrebbe essere “italiano” per eccellenza, a partire dalla provenienza della materia prima.</p>
<p>I nostri contadini, vessati da una burocrazia che dire kafkiana è poco, direi italiana, ecco, rende meglio, hanno appena chiuso un 2009 di lacrime e sangue, con caduta a picco dei fatturati e dei profitti, chiusura di decine di centinaia di attività, abbandono delle campagne, con conseguente tragica disoccupazione, soprattutto giovanile, in quelle parti del nostro bel paese dove le condizioni climatiche favorirebbero agricoltura, pastorizia, allevamento e turismo, magari etico, nel rispetto dell’ambiente e dei ritmi che da millenni regolano la natura.</p>
<p>Tutto questo lavoro e tutta questa fatica sì che dovrebbero essere patrocinati. Mi sentirei meno pirla.</p>
<p><strong><em><span style="color: #993366;">Anna Maria</span></em></strong></p>
<p><a href="http://www.lacucinadiqb.com/">www.lacucinadiqb</a></p>
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