Posts Tagged ‘carnevale’

L’AntipatiCibVs: (non) è mai troppo presto

30 December 2011 - Commenti »

Quindi: uova di cioccolato per l’Epifania, anguria a Pasqua…

Dispiace che sia un piccolo tempio della panificazione come il negozio Marinoni (anzi, Maria Marinoni, ex Pattini Marinoni…) a ospitare questo triste indizio di una eccessiva mercantilizzazione… I dolci di Carnevale già a Santo Stefano… no.

L’ho già scritto: no. Non ci sto.

Emanuele Bonati

La lasagna profumata di Tenuta Montelaura

26 February 2010 - Commenti »

Riceviamo dalla Tenuta Monte Laura questo contributo sulla Lasagna di Carnevale… purtroppo carnevale è passato (CibVs si scusa per il ritardo) – ma la lasagna penso proprio che possa restare…

Paese che vai usanze che trovi: è proprio vero, basta spostarsi di pochi chilometri nella nostra regione che le tradizioni enogastronomiche cambiano. Anche per la ricetta della lasagna di Carnevale lo abbiamo potuto verificare. Infatti, non vi dico la sorpresa con la quale ne apprendo la diversa tradizione tra mia madre e mia moglie, l’una di origini contradesi, un comune a otto chilometri da Avellino e a trenta da Salerno, l’altra montorese doc, a tredici chilometri da Avellino e a meno di venti chilometri da Salerno.

La lasagna di mia madre è fondamentalmente più sobria, quella di mia moglie è più “urlata”. La lasagna di mia madre è fatta con pochi, semplici ingredienti, in quella di mia moglie c’è tutto, ma proprio tutto. La lasagna di mia madre è morbida, quella di mia moglie è croccantissima, al limite del bruciacchiato. La lasagna di mia madre è di un delicato colore rosso arancio, quella di mia moglie è di un forte rosso sangue. La lasagna di mia madre la posso mangiare quando voglio,basta chiederglielo e me la prepara, per quella di mia moglie, o devo aspettare carnevale oppure devo sganciare cinquanta “euri” a mio figlio che se la fa preparare…

Insomma, è come sempre una questione culturale: da un lato prevale la mentalità contadina della semplicità e del risparmio, dall’altro la cultura della fascia costiera dell’opulenza e dell’esagerazione. Sembra stano che in due comuni, a meno di dieci chilometri l’uno dall’altro, ambedue appartenenti alla provincia di Avellino ci possano essere delle tradizioni enogastronomiche (e non solo) così profondamente diverse.

Ma ritornando all’argomento in questione, al di là delle diverse “scuole di pensiero”, l’elemento che caratterizza fortemente la lasagna di mia moglie è l’aromaticità.
Infatti oltre alle varie polpette e polpettine, formaggi e formaggini, uova sode e uova battute, salami e salamini, lei usa molte erbe selvatiche aromatiche: timo, salvia, santoreggia, rosmarino ecc. ecc.

Per quanto riguarda il punteggio finale delle due lasagne, io non mi posso pronunciare (mia moglie è al mio fianco mentre scrivo): lascio a voi le considerazioni finali.
Vino in abbinamento:Aglianico barricato Campoceraso di Struzziero
ricetta a cura di www.tenutamontelaura.it
commento di Lello Tornatore

Chiacchiere

24 November 2009 - Commenti »

Che tristezza. che orrore, che angoscia, che disgusto, che…

Stamattina sono passato davanti a una panetteria, andando al lavoro. In vetrina faceva bella mostra di sé un vassoio di chiacchiere – sapete quei dolci dai vari nomi regionali (frappe, bugie, galani, o come diceva mia nonna, nel piacentino, sprelle…) che costituiscono una caratteristica del carnevale? Appunto: caratteristica del carnevale. Secondo Wikipedia è una tradizione che “probabilmente risale a quella delle frictilia, dei dolci fritti nel grasso di maiale che nell’antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo dell’odierno carnevale”. Perché ora?

Ormai mi ero abituato a vederle nelle vetrine il 7 gennaio, e a volte addirittura fra Natale e Capodanno: dopo la Befana, che tutte le feste si porta via, inizierebbe tecnicamente il periodo carnevalesco, e quindi le chiacchiere ci starebbero: ma ora?

Ora no: è triste, è una commercializzazione ulteriore di tutto quanto si può commerciare vendere, va nella stessa direzione delle fragole a Natale, delle albicocche a marzo: soddisfare dei desideri creati ad arte, creare il bisogno di avere sempre tutto subito quando si vuole… Uno dei vantaggi della globalizzazione, della modernità in senso lato, è la disponibilità di beni, di merci, di alimenti in tempo reale, le aragoste del Maine possono arrivare in giornata da noi, e noi possiamo mandare le nostre in breve tempo in Argentina, lo scambio di esperienze anche alimentari è possibile a chiunque – e mi vabene mangiare l’anguria sudamericana in gennaio, se ne ho voglia – ma il sovvertimento delle tradizioni alimentari è un po’ snaturare se stessi e la propria storia, è come spostare la Pasqua a luglio così si può andare al mare…

Era così bello aspettare il tempo delle chiacchiere, come quello delle caldarroste, come il ritorno dei cioccolatini negli scaffali, come le ciliegie (da mangiare prima di san Giovanni, il 24 giugno, ché dopo avevano il verme…); aspettare che il gelo gelasse le verze per fare la cassoeula, la macellazione del maiale per il sanguinaccio e i ciccioli…

No, così non mi piace.

chiacchiere11

Emanuele Bonati