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Il CibVso della domenica

5 September 2010 - Commenti (16) »

Un dolce baratto in virtù… dell’amore

Pranzare con il vostro amore e… scoprire che vorrebbe proporvi un baratto. Proprio così – un banalissimo scambio, mica chissà che roba: una veloce sostituzione alimentare, perpetrata senza il benché minimo pudore.

Del resto, chi l’ha detto che bisogna gustare solamente quanto scelto? Nell’era in cui ogni cosa si trasforma, qualche cambiamento a tavola ci può stare, o no?

Chissà perché scatta questo desiderio proprio mentre lei&lui sono tranquillamente a tavola? Forse per mettere alla prova il molle palato altrui, o per sondare la vulnerabilità del partner – il che la dice tutta sulla perfidia umana. Ma tutto sommato l’arcano motivo della proposta in verità non è così importante (dormiremo anche stanotte sonni tranquilli…!). Piuttosto, lo scambio delle pietanze durante un pasto è spesso uno spettacolo penoso, imbarazzante. Il tutto dovrebbe e potrebbe concludersi rapidamente, in realtà accadono spesso curiosi imprevisti. In più, come una calamita si attira l’attenzione degli altri commensali.

“Dai - insiste più frequentemente lei – assaggia questa bontà se mi ami davvero. E così, tra sospiri e mugugni si saluta la carbonara, che sarà rimpiazzata da un’asettica insalatona mais, rape e crescione! Una goduria che farebbe brillare gli occhi a chi sbava per verdure e ortaggi, certo, ma….

In ogni caso, chapeau a quanti (quante?) riescono a persuadere la propria dolce metà a mollare il boccone opzionato…

Attenzione però: la “carbonara alternativa” descritta qui sotto, il sottoscritto non la cederebbe per nulla al mondo…

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Carbonara alternativa (ma non troppo)

Sembra insolito presentare una carbonara senza uova. In realtà è una carbonara “vorrei-ma-non-posso”, con l’ambizione un giorno di diventar completa. E diciamolo, senza il timore di una pronta lapidazione: non tutti amano le uova – e così…

Per due E.U.A. (Esseri Umani Affamati): 180 g di spaghetti, una cipolla rossa, 80 g di guanciale, uno spicchio di aglio, ½ bicchiere di vino bianco Frascati, pecorino romano, qualche foglia di salvia, poco burro, noce moscata, sale e pepe qb.

Far soffriggere nel burro lo spicchio di aglio tritato. Unire la cipolla a julienne e cucinarla con la salvia a fuoco basso, unendo quasi subito il vino bianco. Una volta cotta, unire il guanciale tagliato in dadolata piccola e rosolare. Nel frattempo cucinare gli spaghetti molto al dente. Scolare e adagiarli sul soffritto con il guanciale cotto. Iniziare a spadellare, pepare, aspergere di pecorino a scaglie e noce moscata grattugiata abbondante. Lasciare sul fuoco per circa due minuti, in modo che il tutto diventi cremoso e sugoso.

Servire gli spaghetti su piatti piani, irrorati di pepe e pecorino, con qualche foglia di salvia fresca come decorazione.

Buon appetito.

Stefano Buso

WORLD PASTA DAY 2009

24 October 2009 - Commenti »

Domani a New York il WORLD PASTA DAY 2009 (e ottobre è il mese della pasta…). Un convegno, con studiosi cuochi esperti americani, relazioni su dieta mediterranea, pasta e Alzheimer, sullo stato della ricerca scientifica sui carboidrati, e un incontro in cui alcuni protagonisti del mondo culinario d’oltreoceano parleranno dei loro ricordi e delle loro esperienze legate alla pasta. E naturalmente diversi sponsor (Barilla),un sito veloce ma interessante http://www.worldpastaday.com/index.html soprattutto per avere un’idea di com’è la pasta oggi negli USA.

Siamo abbastanza lontani (almeno in superficie) dai cliché della pasta collosa, dai nomi improbabili, in ricette fintoitaliane – anche se naturalmente non sappiamo cosa ci sia davvero nei piatti di pasta della gente comune, a Plains Georgia, a Cabot Cove, a Milwaukee, nei paesi della provincia più sperduta. Ma questo – la distanza fra la superficie, il popolo dei critici dei cuochi dei blogger di quelli che parlano e scrivono e il mangiatore reale, per quanto molto ma molto ridotta negli ultimi anni anche in America – è sempre un punto oscuro. Certo che dagli italiani “mangiaspaghetti” a oggi se ne è fatta di strada…

Le paste preferite negli USA? Linguine, ravioli e spaghetti.

Le ricette preferite? Agnolotti alla parmigiana, paccheri ripieni di carne e ricotta, spaghetti alla bottarga, fusilli alla norma.

Quanta pasta mangia un americano all’anno? Nove kili (ventisei un italiano).

Il 77% degli americani mangia pasta almeno una volta alla settimana.

Michelle e Barack Obama hanno festeggiato il loro ultimo anniversario di matrimonio mangiando stringozzi alla carbonara con uova di quaglia, carciofi e tartufo preparati dallo chef Tony Mantuano.

Gli abitanti del nordest degli US sono i maggiori consumatori di pasta, seguiti da quelli dei Mid-Atlantic States; mangiano meno pasta invece gli abitanti della West Coast.

Negli USA ci sono 15000 ristoranti italiani (oltre 500 a New York).

Nel 2008 la pasta è entrata nell’85% delle case americane.

Se l’Italia è il primo produttore mondiale di pasta, gli USA sono il secondo – seguono Brasile, Russia, Turchia.

Il primo torchio per fare i maccheroni fu importato nel 1789 da Thomas Jefferson, che aveva conosciuto la pasta da diplomatico, durante un viaggio.

Il primo pastificio d’America venne aperto nel 1848 a Brooklyn da Antonio Zerega – i suoi discendenti sono ancora attivi nel ramo.

Beh… vado a farmi una pastasciuttina…

immagine-11Emanuele Bonati