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Grappoli & Luppoli ovvero Carussin & Clan!Destino?

11 December 2011 - Commento (1) »

Ho approfittato del ponte Sant’Ambrogio-Immacolata per andare a far visita a una persona conosciuta durante un evento organizzato da Carlo Vischi: Luca Garberoglio, che ha ideato un progetto parallelo all’azienda vitivinicola di famiglia – un birrificio Clan!Destino?, protagonista della serata.

Bello il gioco di unione tra le due parole Clan, che indica la sicurezza della famiglia, la tradizione, e Destino, il dubbio di ciò che il futuro può riservare – in particolare a questa sperimentazione.
La birra mi ha colpito molto perché beverina, amara, fresca. Il tipo di birra che prediligo, e che si può utilizzare a tutto pasto perché ben si presta a quasi tutti gli abbinamenti. Un prodotto ad alta fermentazione, non pastorizzato, non filtrato, e rifermentato in bottiglia da 75cl o in fusto da 15l. Due malti chiari e quattro luppoli di cui uno aggiunto in luppolatura a freddo.
Si tratta di una birra diversa dal solito, forse proprio per il fatto di provenire da un’azienda agricola produttrice di vini di qualità (Carussin): può essere questo il fattore che ha dato a Luca una marcia in più nella sua sperimentazione.

Arriviamo a San Marzano Oliveto (in provincia di Asti, sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli) giusto per l’ora di pranzo. Ci accoglie Luca, che ci fa accomodare in uno spazio dall’atmosfera accogliente e familiare – un locale inaugurato lo scorso settembre, Grappolo contro Luppolo . Si capisce da qui che questa famiglia, superato lo shock iniziale dato dal fatto che Luca avesse altri progetti per il suo futuro, legati alla birra, è riuscita a creare un grande equilibrio, e che il progetto Carussin si è semplicemente allargato grazie ai due figli. Oltre a Luca infatti c’è Matteo, che si occupa della gestione del locale. I vini e i distillati sono loro produzioni (non conoscevo i vini Carussin, ma non sono un grande esperto e conoscitore di etichette); la scelta delle etichette di birra è curata, ed è possibile mangiare gustosissimi taglieri di salumi e formaggi super, selezionati da aziende agricole piemontesi.

Durante il pranzo a base di salumi, formaggi, vini e birra, ho avuto la possibilità di conoscere anche la madre Bruna Ferro che fa parte della quarta generazione Carussin, e il padre Luigi. Tutti lavorano nei campi e in cantina, madre padre e figli, rispettando una rigorosa filosofia di vita e rispettando soprattutto la natura (non vengono impiegate sostanze nocive in questa azienda certificata bio).
Bruna racconta della sua terra, di suo padre, racconta e trasmette la sua passione. Si occupa anche dello studio e della tutela dell’asino: e in effetti abbiamo visto in giro diversi asini… Così ci racconta anche di questa sua ulteriore passione. Bruna conduce anche una fattoria didattica – Asinoi, pane e coccole – per far conoscere ai bambini il mondo agreste.

Dalle poche battute scambiate con Luca alla presentazione avevo capito che le radici di Luca erano forti: e mi ha fatto piacere scoprire che sono effettivamente così forti, e che alle sue spalle ci siano tutte queste esperienze. Luca e la sua famiglia sono persone vere, modeste, che sanno bene cosa dicono, e sono legati da una forte passione.
Intanto scopro che il loro Asinoi Barbera 2010 ha ricevuto la chiocciolina nella guida SlowWine 2012 – quindi che non solo la birra di Luca è buona… Davvero, i vini di Carussin  sono ottimi. Assaggio l’intera gamma Barbera d’Asti: Asinoi 2010, diciamo la base della cantina; Lia Vi’ e La Vita Tranquilla; e il più complesso Ferro Carlo Barbera d’Asti Nizza (dicitura che è sinonimo di un restrittivo disciplinare che regolamenta soprattutto le esposizioni dei terreni), vinificato in poche migliaia di bottiglie, il cui nome è una dedica al padre di Bruna. Anche questo dettaglio mi sembra molto significativo.

Grande giornata in compagnia di questa famiglia. Spero di rivederli presto e magari di poter passare anche un po’ di tempo in compagnia degli asinelli, splendidi animali a cui hanno dedicato anche un’etichetta!

Christian S.

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Una birra VERAMENTE celtica

18 January 2011 - Commenti »

Un archeobotanico ha ricostruito come gli antichi Celti facevano la birra nel 500 a.C. – almeno a a Eberdingen-Hochdorf, in Germania: con un fosso in cortile, semi di orzo, e del giusquiamo nero (una solanacea dagli effetti più o meno allucinogeni).

L’archeobotanico in questione è  Hans-Peter Stika, dell’Università di Hohenheim, Stoccarda, che ha visitato diversi siti celti dell’età del bronzo proprio per cercare di capire come i diversi gruppi facevano la birra.

Il procedimento è semplice: si scava un fossato oblungo, vi si versano acqua e orzo, e si aspetta che quest’ultimo germogli. I germogli di orzo devono essere essiccati, per cui si accende un fuoco a ciascuna estremità del fosso e si va avanti fino a quando l’orzo è asciutto. In questo modo la birra diventerà più scura e prenderà un sapore affumicato; inoltre, i chicchi asciugandosi lentamente secerneranno acido lattico, che ha appunto un sapore acido. Acidità e fumo – delizioso.

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Nel procedimento alcuni dei chicchi si carbonizzeranno: lasciateli nel fosso per gli archeobotanici.

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Macinate gli altri chicchi per massimizzare la quantità di zucchero di cui si nutrirà il lievito, che sarà aggiunto dopo.

Al giorno d’oggi, la maggior parte delle birre sono aromatizzate con i fiori del luppolo, il cui utilizzo è documentato fin dall’800 d.C. Al tempo dei Celti si usava invece una speciale miscela conosciuta come gruit, che conteneva achillea, semi di carota, artemisia, e giusquiamo (o belladonna puzzolente: serviva per aumentare il tasso alcolico, ma si tratta di una pianta velenosa, per cui è meglio lasciarla perdere). Si facevano bollire questi ingredienti con i grani schiacciati, si toglievano i pezzi di grano, poi si riscaldava di nuovo il tutto molto lentamente con i lieviti, che devono rimanere vivi per fare l’alcol – probabilmente si usavano per questo delle pietre riscaldate, lasciate cadere nella miscela.

Il lievito si può trovare in natura – ad esempio, è la patina che si forma sui chicchi d’uva, o sulle noci. Mettendone un po’ nella miscela, si dovrebbe arrivare a ottenere tutto il lievito necessario. Quando il lievito è pronto, la maggior parte di esso si depositerà sul fondo. Fate raffreddare e godetevela. Servire a temperatura ambiente.

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La frase della settimana

13 December 2010 - Commenti »

Beer is proof that God loves us and wants us to be happy.
La birra è la prova che Dio ci ama e che vuole che siamo felici

Benjamin Franklin

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CibVs per la mente

8 November 2010 - Commenti »

Senza dubbio, la più grande invenzione nella storia dell’umanità è stata la birra. Certo, anche la ruota è stata una grande invenzione, ma non sta altrattanto bene con la pizza

“Without question, the greatest invention in the history of mankind is beer.  Oh, I grant you that the wheel was also a fine invention, but the wheel does not go nearly as well with pizza.”
Dave Barry

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CibVs per la mente

13 September 2010 - Commenti »

“A volte quando penso a tutta la birra che bevo, mi vergogno. Poi guardo il bicchiere e penso ai lavoratori nella birreria e a tutti i loro sogni e speranze. Se non bevo questa birra, potrebbero perdere il lavoro e i loro sogni crollerebbero. Allora penso, ‘è meglioche io beva questa birra e lasciare che i loro sogni divengano realtà piuttosto che essere egoista e preoccuparmi del mio fegato’.”

“Sometimes when I reflect on all the beer I drink, I feel ashamed. Then I look into the glass and think about the workers in the brewery and all of their hopes and dreams.  If I didn’t drink this beer, they might be out of work and their dreams would be shattered.  I think, “It is better to drink this beer and let their dreams come true than be selfish and worry about my liver.”


Babe Ruth

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Locali dal mondo…

6 August 2010 - Commenti »

A Colonia, in Germania…

http://www.bierbike.de/start.html

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