Posts Tagged ‘Anna Maria Pellegrino’

Tanto CibVs QuantoBasta

15 September 2010 - Commento (1) »

Aggiungi del porco a tavola…


…che c’è un leghista in più. No, non ho sbagliato il titolo della canzone e travisato il senso della commedia musicale di Garinei e Giovannini del 1974, quando in Lombardia al massimo si smoccolava contro lo smog, la nebbia e i terroni.

Il sindaco di Adro, Oscar Lancini, padre-padrone del comune, con un colpo di mano ha di fatto chiuso l’associazione che dal 1974 gestiva il servizio di mensa scolastica (mensa già al centro dell’attenzione mediatica qualche mese fa per l’ordinanza comunale che negava l’accesso al servizio ai bimbi non in regola con i pagamenti – magari correttamente da un punto di vista economicolegale, ma inqualificabile da un punto di vista etico, umano…), che d’ora in poi sarà diretto dal comune. Ed il sindaco, come ogni bravo amministratore che ha a cuore la vita dei propri concittadini, ha già contattato quattro cuoche e imposto un menù padano, ricco di pasta e maiale, e “chi non vorrà mangiare il maiale vada pure a casa”. Perché è questo l’intento: allontanare i bimbi musulmani, che non possono mangiare maiale, e non solo dalla mensa, così da sottolineare ulteriormente “loro e noi”, dove per “noi” si intende “i padani”, duri e puri – e tradizionalmente golosi di maiale. Piatto della consuetudine gastronomica soprattutto negli anni ’60, quando peraltro il popolo padano emigrava nelle miniere del Belgio per scappare alla pellagra, feroce come la zanzara tigre nelle sere d’estate.

A questo punto alla panzana della salvaguardia delle radici cristiane non crede più nessuno.  Gesù, il primo “comunista”  – ricordate, i poveri vanno in paradiso ed i ricchi rimangono incastrati nella cruna dell’ago – e “femminista” – la Samaritana, Maddalena, la madre Maria e le donne ai piedi della croce, che credono a differenza degli apostoli e per prime vanno al suo sepolcro incuranti del pericolo – delle Sacre Scritture, mi pare abbia anche detto una cosa banale tipo “lasciate che i bimbi vengano a me” – immagino anche a pranzo. Evidentemente i bimbi possono andare ovunque, tranne che nei comuni bresciani proni alla fede leghista e simpatizzanti del mitico Erode.

“Ma che cattiva!! Che mai ti avrà fatto quel povero diavolo di un sindaco?” Personalmente a me nulla, ma è la banalità del male delle sue azioni che rendono pericoloso il suo pensiero. Inserire nella mensa scolastica menù a base di maiale per i bambini musulmani è come dare un dolce a un diabetico o una piadina a un celiaco – ovvero scegliere deliberatamente di fare del male. Impedire a dei bimbi di accedere alla socializzazione che avviene durante il pranzo comune è quanto di più deliberatamente stupido si possa attuare. Avete mai visto dei bimbi in età scolare durante l’intervallo del pranzo? Io sì – sono stata per 5 anni in commissione mensa di una scuola elementare. Ai bimbi di prima o di seconda elementare interessa giocare, giocare, giocare e poi magari mangiare. E “mangiare” è l’atto di socializzazione più importante che possa esistere: condividere il desco con qualcuno, dividere il pane e il companatico, aggiungere una sedia che c’è un amico in più, far festa per il ritorno del figliol prodigo. Ritornando così alle Sacre Scritture, banalmente citate da chi non sa leggere con il cuore, dove Gesù è balzato agli onori della cronaca durante le nozze di Cana ed ha salutato gli apostoli e l’esperienza terrena appunto con l’ultima cena.
Condividere è crescere, imparare. Anche davanti a un piatto di spaghetti o di couscous.

Sempre che non ci sia qualcuno idiota che te lo impedisca con l’abominevole scusa che “prima noi e poi loro”.
E tutto questo sotto lo sguardo rassegnato di un povero Cristo, imbullonato al muro, costretto ad assistere alla negazione delle sue parole…

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Tanto CibVs QuantoBasta

7 May 2010 - Commenti (3) »

Contaminiamoci

Un rito che mi riconcilia con il mondo è andare in bicicletta a prendere il latte crudo al distributore: con le bottiglie sbatacchianti nello zaino, affronto incosciente una giungla di guidatori schizofrenici – ma tant’è: qualche sorso di latte che ti avvolge la bocca vale il pericolo corso!

Comunque, lungo il percorso cerco scorciatoie tra vie silenziose, sulle quali si affacciano case con giardini ordinati e altalene colorate, e piccoli condomini con palloni e tricicli in terrazza.

I giochi dei bimbi si assomigliano tutti: potreste dargli una nazionalità, dire che quello è un gioco di un bimbo portoghese, quello di una bimba tunisina, quell’altro di un ragazzino pakistano? Direi di no.

Girovagando in bici annuso l’aria e scopro le carni grigliate nel barbecue, il fischio profumato della pentola a pressione, il curry che sta soffriggendo con le cipolle.

E quello che i bimbi mangiano? I loro cibi si assomigliano?

Qui si apre un mondo, tanto complesso quanto è complesso il nostro mondo, tanto antico quanto il primo piatto cotto nella storia. Un mondo, una cultura, una storia in ogni cucina: mentre i nostri figli  – Michele e Margherita, Mohamed e Shamila e José – sono a scuola, e imparano a diventare grandi, anche pranzando insieme nelle mense scolastiche, le loro mamme, silenziose e  invisibili, lavorano, e si prendono cura della casa e della famiglia, e soprattutto della cucina. Ciascuna a suo modo, chi mettendo a bollire speghetti di grano duro, chi spaghetti di soia, chi preparando falafel, chi invece polpette…

Che c’è di strano? È così da sempre – ma mai come in questo nuovo millennio ci è data la possibilità di arricchire quella che potrebbe diventare la nostra storia ed anche parte della nostra cultura, “contaminando” positivamente ciò che siamo diventati. Perché non penserete davvero che già ai tempi dei romani “noi” mangiavamo spaghetti al pomodoro, bevendo spremute d’agrumi o caffè…! Se non ci fossero state le esplorazioni, la voglia di vedere cosa c’era dall’altra parte delle Colonne d’Ercole, ora la nostra dieta sarebbe quantomeno monotona. E quindi perché non approfittare di questa ulteriore, nuova esplorazione “al contrario”? Non “noi” che andiamo al di là del mondo conosciuto ma noi che accogliamo di qua persone, esperienze, storie, colori, ma anche aromi e sapori, che vengono da un mondo che ci è ancora largamente sconosciuto…

Mi piace pensare al sorriso di una donna indaffarata con spezie colorate nella mia cucina, intenta a insegnarmi un piatto che potrei preparare per suo figlio che fa merenda con il mio, mentre io le confido la mia ricetta segreta per il brasato… Prendete carta e matita anche voi?

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Il panino con la coppa

3 May 2010 - Commenti (4) »

Bel titolo per un post, vero? Uno pensa subito a un richiamo alle tradizioni culinarie, alle merende di una volta, pane con la coppa, pane e salame, pane burro e zucchero… I sapori antichi, semplici, contrapposti alle mereNdine confezionate, ai grassi idrogenati, agli hamburgerpatatinecocacola…

E invece no.

IL PANINO CON LA COPPA è il nome che abbiamo dato – con Anna Maria de La cucina di qb – a un contest che richiede ai partecipanti di segnalare un piatto una proposta una ricetta un pranzo che possa accompagnare la visione delle partite dei Mondiali di calcio prossimi venturi.

Va bene, va bene, l’idea è di Anna Maria – e di Christian. Io qui offro solo una sponda…

In effetti, le partite di calcio sono anche un’occasione conviviale – ma niente e nessuno ci impedisce di gustarcele da soli, o con moglie marito figli, in poltrona, in salotto, in cucina… – e come tale meritevole di qualcosa in più della pizza sbranata a mani nude, dei tristanzuoli spaghetti aglio e olio, o, nei casi estremi, della scatoletta di tonno o di carne in scatola consumata sdraiati sul divano, aperta sullo stomaco, da cui attingere usando le patatine del sacchetto meglio conservato (cioè con le patate meno spezzettate…) – certo, esperienza personale di vita vissuta, di cui non vado molto fiero, ma insomma…

Insomma, l’idea di ideare, e condividere, ricette che si adattino a questa occasione mi sembra ottima – e la sponsorizzo con entusiasmo – non per niente noi di CibVs siamo in giuria…

Partecipare è semplice: basta postare sul proprio blog (o mandare ad Anna Maria) la vostra ricetta, aggiungendovi il banner del contest; e magari, che so, suggerire anche la partita o l’occasione per cui la vostra proposta sarebbe l’ideale… che so: Antipasti Zakumi (è il nome della mascotte ufficiale) per qualche piatto dal sapore o dall’ambientazione sudafricana, per la cerimonia d’apertura; Carne Trita Argentina (che per quanto truculenta come immagine potrebbe preludere a sonore sconfitte della pur simpatica squadra sudamericana), e così via. Naturalmente, quest’ultima opzione è del tutto e completamente facoltativa…

Emanuele

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Tanto CibVs QuantoBasta

22 April 2010 - Commenti (3) »

Di mamma ce n’è una sola. Per fortuna…

Quando avevo 13 anni, il mio prof di Italiano diede un compito in classe: “Parlami del ruolo della donna nella società moderna, partendo dai mezzi di comunicazione e dalla pubblicità” (da poco avevano visto la luce Rai 3 e Canale 5).  Scrissi una fiaba, “Biancaneve, Cenerentola e l’S.P.S., Sindacato Principesse Stufate”: l’angelo del focolare ha avuto la possibilità di uscire dal suo castello incantato, ma il resto del regno non  se n’è accorto e continua a trattarla come una cara ragazza che si occupa di ricamare le tovaglie per il salone delle feste e di curare le rose nel giardino all’italiana. Donna solo se moglie e madre di famiglia. In sintesi.

A distanza di oltre trent’anni mi sono soffermata nuovamente su questo tema e su come viene vista la “donna” – anzi, la donna per eccellenza: la “mamma” – dai pubblicitari italiani, e quindi dal pubblico.

Le mamme sono sempre mediamente belle, ma non di una bellezza “preoccupante”, eccessiva. Sorridenti, pazienti e materne, appunto, sono mamme anche con l’idraulico che vorrebbe entrare in casa con un tubo pieno di schifezze (per situazioni analoghe io ho un fantastico mattarello di oltre 60 cm di lunghezza… che soddisfazione…).

Le mamme sono tutte prolifiche: in una nazione il cui tasso di natalità è al 219° posto su 222 fra i paesi del mondo, attorno alla tavola ci sono sempre un paio di bambini, a volte addirittura tre: tutti molto carini, con una faccia un po’ birichina, ma si vede, signora mia, proprio bravi ragazzi. Devono esserci sussidi alla famiglia, asili nido ed orari flessibili incredibili, nel mondo della pubblicità!

Ma le mamme, soprattutto, non mangiano. Avete notato? Ma certo! Nella pubblicità le mamme non mangiano mai perché cucinano!

O perlomeno, non lo fanno secondo quello che normalmente si intende per cucinare: passano in forno agglomerati di carne impanata simil-cotoletta, o spadellano tranci geometrici di pesce che dell’originario aspetto ittico conservano solo il biancore delle carni; aprono una srie di buste contenitori scatolotte barattoli; e siccome sono delle brave mamme, gli ortaggi vengono offerti alla prole sorridente e festante scongelando delle buste di verdura parzialmente cotte. L’ultima volta che chiesi a mia figlia se voleva della verdura mi rispose: “Piselli? No grazie, li ho già mangiati l’anno scorso!”. Oppure offrono merendine golose, suggeriscono succhi di frutta ristoratori, propongono bicchieri di latte sotto forma di barrette sommerse di ogni possibile variante di cioccolata mou glassa ricopertura pralinatura, agglomerati di coloranti addensanti sapidatori…

E comunque, “cucinare” in senso proprio, quasi mai: le mamme della pubblicità sono come un autogrill: somministrano cibi e bevande, preferibilmente preconfezionati.

Un po’ triste, direi. A distanza di trent’anni dal mio tema, se non è zuppa è pan bagnato, cambia solo l’immagine femminile delle réclame: da mamme sorridenti cotonate e con la gonna in taffetà si passa a mamme ugualmente sorridenti ma con un taglio di capelli più sbarazzino e un look trendy – ma non troppo “fashion victim”. Cambia la forma ma non  la sostanza: nel castello incantato in versione residence il salone delle feste diventa una cucina da migliaia di euro che viene accarezzata e pulita ma raramente usata. Un’icona di se stessa, statica e rassicurante. Che non si agiti troppo, signora mia, per carità.

Anna Maria

lacucinadiqb

…è arrivato l’ambasciatore…

22 April 2010 - Commenti (3) »

Wow! Una notizia che ci riempie di gioia e di orgoglio, di soddisfazione e di ammirazione… Insomma: Anna Maria (la – anche – nostra Anna Maria Pellegrino – va bene, anche quella di lacucinadiqb) è diventata Ambasciatore dell’Accademia Italiana di Gastronomia Storica: “Interessata all’attività di promozione dei giacimenti enogastronomici italiani quali strumento di sviluppo culturale, economico e turistico”.

BENE! BRAVA! EVVIVA!

Gli amici di CibVs

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Una nuova amica di BlogVs

8 March 2010 - Commenti (4) »

Una nuova amica, una nuova rubrica. Oltre ai contributi di noi di CibVs – Emanuele, Christian, Kumi, Mauro e Bruno – e di Stefano Buso, siamo felici di annunciare una nuova collaborazione, quella con “La cucina di qb” – e con Anna Maria Pellegrino, che pubblicherà su BlogVs i suoi interventi – diciamo una volta ogni tanto, “quanto basta”…


Ma chi è Anna Maria? Oltre ad avere un bellissimo blog, naturalmente, e a pubblicare ottime ricette, con intuizioni particolari, a scattare belle foto, anch’esse con un tocco in più, e a scrivere post particolarmente interessanti… Lo chiediamo direttamente a lei. La prima domanda che mi viene in mente è – ma a casa tua si mangia così come appare dal tuo blog tutti i giorni?

Non esageriamo! Qualche volta si mangia anche la pizza! Ma in genere è proprio così: cucino “ispirata” (a volte invasata), ed i miei familiari sono i miei critici più severi (compresi Agata, la gatta e Lucky, un cagnolino che si crede un cane da guardia, due trovatelli che si sono trovati molto bene, a quanto pare!).

C’è una differenza da quando ho deciso di “aprire” il blog (il mio ristorante virtuale): ora, oltre ad appunti appesi ovunque, pile di libri, fogli strappati da quotidiani e riviste, fotocopie spiegazzate, sottolineate, corrette, macchiate, ci sono un pc e un mac (mi sto convertendo) sempre accesi, e ovviamente una macchina fotografica, quando il cellulare si rifiuta di funzionare!

Le frasi storiche dei miei “critici”?

Roberto, mio marito, in genere verso le 20.00: “In questa casa si scrive, si cucina, si fotografa, si posta… e non si mangia mai!”

Edoardo, il piccolo di casa: “Ma in questa casa non si può mangiare normale una volta?”

Enrica, la figlia globetrotter: “Che ne dite di mangiare cinese?”.

E allora – quali sono i tuoi piatti preferiti, i vini del cuore…?

In realtà non ho piatti preferiti, nel senso che le mie preferenze, quasi maniacali, si sono indirizzate nel tempo verso i singoli ingredienti. Mio nonno materno abitava in campagna ed ho ancora dei ricordi vividi: profumati, chiassosi, colorati. Le uova direttamente dal pollaio, il latte appena munto, i fichi gustati a cavallo dell’albero… ecco, credo tutto parta da qui. Un concetto etico di allevamento, coltivazione, integrazione tra specie: la nostra e quella del mondo animale. Perché se è vero che siamo quello che mangiamo, nutrirsi di un cibo che è stato ottenuto torturando gli animali, inquinando le falde acquifere, avvelenando la terra, affamando i contadini piuttosto che gli allevatori, non credo ci faccia un gran bene, nel lungo periodo.

Per quanto riguarda il vino, ho imparato ad apprezzarlo piuttosto tardi, dopo la nascita del secondo figlio. Amo il Franciacorta ed anche il Prosecco, il Vulcaia Fumè, la Ribolla Gialla, i Rossi che hanno bisogno di qualche ora di ossigenazione prima di essere gustati, il Sauternes e tutti i passiti in generale.

Come nasce il tuo amore per la cucina?

Fino a 15 anni praticamente non mangiavo nulla, ricordo la rassegnazione di mia madre ogni volta che mi sedevo a tavola e mi occupavo di sistemare posate e tovaglioli piuttosto che occuparmi di ciò che avevo nel piatto. Adoravo il candelabro acceso! Poi ho iniziato ad accostarmi al cibo con curiosità, ma la cucina di mia madre era interdetta! Appena sposata mi contendevo l’utilizzo della cucina con Roberto, anche lui appassionato di pentole e fornelli. Dopo un po’, però, i tanti impegni familiari e di lavoro mi hanno allontanata, temporaneamente, da questa passione, sino a quando, da qualche anno a questa parte, ho deciso di dedicarmici a tempo pieno: mi sono messa a studiare, ho fatto stage nel ristorante di un mio carissimo amico, Carlo Vidali, chef cosmopolita, e ho dato vita al mio personale progetto, qb, una cuoca quanto basta, dando libero spazio alla parte più creativa, ed anarchica, di me.

La novità nel mondo dell’enogastronomia, food e quant’altro è senza dubbio la diffusione quasi virale del popolo dei blogger – di cui peraltro facciamo parte anche noi. Secondo te si tratta di un fenomeno positivo, di diffusione della conoscenza, delle informazioni, o piuttosto di un mero affastellarsi di ricette e varianti di ricette che tendono un po’ all’autoreferenzialità?

C’è un po’ di tutto, come un po’ di tutto si trova nelle cucine di ognuno di noi, o nelle diverse cucine che esistono, per esempio in un condominio di 12 piani!

Il fenomeno dei blog enogastronomici (ed il successivo trasloco su Facebook), che ho osservato per un anno prima di decidermi a farne parte, mi ha sempre ricordato un esercizio che facevo con i bimbi che avevano dei problemi di relazione, durante gli anni di volontariato: tutti gli ingredienti (oppure tutti i pennelli, colori e carta) al centro del tavolo comune di lavoro per dar vita a qualcosa tutti insieme, condividendo. È ovvio che non è sempre tutto così idilliaco, ci mancherebbe! I bimbi si colpiscono con i pennarelli mentre gli adulti lo fanno con le parole, non saremmo il genere che siamo. Visito tantissimi blog e mi piace molto farlo, anche se faccio fatica a lasciare i commenti perché fondamentalmente la mia congenita timidezza mi mette sempre i bastoni fra le ruote. È un po’ da voyeur, un po’ da sessione d’esame, un po’ tè (o birretta) con le amiche: osservare, curiosare, scambiare, sottolineare, criticare, condividere ed anche rifiutare, perché no. L’importate, sempre e comunque, il reciproco rispetto. Ma questa è un’altra storia.

Un ulteriore aspetto di questo fenomeno è il passaggio dai blog alla carta stampata. Si fa tanto parlare di multimedialità, di sapere on line, di superamento del supporto cartaceo a favore dell’interattività virtuale, e poi… Ma ne parleremo su BlogVs. Intanto: quando pensi di pubblicare un tuo libro?

Un mio libro ce l’ho nel cuore, e nell’hard disk, da tantissimo tempo: una raccolta di racconti che hanno come tema principale la cucina, anzi l’atmosfera che si respira nelle cucine, tra gli ingredienti, gli strumenti di lavoro, le intolleranze… la sensualità del cioccolato, l’arcobaleno delle spezie, la magia di una lievitazione. E la trasformazione, che passa anche attraverso la morte. Forse un giorno, chissà.

E per finire: cosa scriverai nella tua rubrica su BlogVs??

Sarà il cibo a ispirarmi. E tutto quello che gli ruota attorno. Osservando da dentro e da fuori, dalla notte dei tempi fino all’attuale millennio. Con un po’ di sana ironia, quella che uso quotidianamente con me stessa. Un po’ come fa la mia gatta quando corro su e giù per la casa: sceglie un punto di osservazione, inclina la testa ed osserva. E quando sa che è il momento giusto, e non so come faccia ma ci riesce ogni volta, si avvicina e commenta, a modo suo: chiedendo di assaggiare, giocando a calcio con le matite usate per gli appunti, distendendosi languidamente sopra libri, appunti e tastiera quando proprio non mi sopporta più! E mi piacerebbe dialogare serenamente con chi avrà la cortesia di leggermi, ovviamente.

Credi sia troppo? ;-)

No, no, non credo proprio, anzi…

Benvenuta!!

Immagine 1

Emanuele Bonati

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