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Terraliva: un olio, un ristorante, un agriturismo…

25 September 2011 - Commenti »

Questa storia è iniziata alcuni anni fa, quando, a cena nell’enoteca di un amico a Milano, assaggio un olio di oliva che subito mi fa cadere in uno stato di estremo piacere, felicità, beatitudine. È amore, lo so.

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Continuo a comprare questo olio, buonissimo ed eclettico, in enoteca: e quando il mio amico lo ha finito, decido di chiamare il produttore per farmi dire dove posso trovarlo.

Credo che il mio entusiasmo per quest’olio fosse percepibile anche per telefono, perché sono stato a parlare con il signor Cavarra, il produttore di Terraliva (questo il nome dell’olio, dell’azienda agricola agriturismo ristorante ecc: www.terraliva.com) per parecchio tempo, a chiacchierare su produzioni, concorsi e molto altro.

Dopo aver conosciuto il “padre” di questo olio durante un viaggio in Sicilia lo scorso maggio, torno in agosto per passare una notte nel loro agriturismo, che si trova a Buccheri, in provincia di Siracusa. Un’antica dimora del Settecento, immersa nella campagna tra i monti Iblei. Un silenzio incredibile. Proprio quello che ci voleva, visto che quello era l’ultimo giorno di vacanza prima del rientro.
Riprendiamo i discorsi dove li avevamo lasciati in maggio.
Parlare con il signor Cavarra mi fa capire quanto poco ne so dell’olio. Io mi sono sempre affidato al mio palato per gli acquisti, senza tante indagini o elucubrazioni mentali, un po’ come faccio per il vino: mi trasmette qualcosa? Sì, allora bene. Diversamente, scarto il prodotto.
Ma spesso mi piacerebbe saperne di più… e Cavarra mi ha aiutato.
Ormai la qualità dell’olio italiano è davvero ad altissimi livelli, e i produttori sono molti. Durante la mia permanenza in Sicilia, ho avuto modo di cenare in diversi locali che proponevano degustazioni di uno, due, tre, quattro olii: ma nessuno ha, secondo me, mai raggiunto la qualità, il gusto di questo olio Terraliva. Si tratta di un olio che partecipa abitualmente a tutti i più importanti concorsi, ottenendo numerosi riconoscimenti, e che ha mantenuto per 2 anni consecutivi le 3 olive nella guida Slow Food agli extravergini (2010 e 2011).
La produzione dell’olio inizia ufficialmente nel 2003/2004, dopo anni di prove e scarsi risultati. Finalmente Cavarra trova un frantoio che porta i primi risultati positivi, e nel quale affina le tecniche e la produzione. “Arrivano subito i primi riconoscimenti, che fanno da stimolo per migliorare continuamente la qualità. L’olio lo faccio prima di tutto per i concorsi. Poi lo vendo… e fortunatamente è molto apprezzato”.
Il signor Cavarra è una persona davvero speciale, dedita alla perfezione. Lo si vede in tutto ciò che fa. Anche la sua cucina è frutto di grande passione, e i piatti che ci ha proposto nel ristorante dell’agriturismo hanno conquistato il mio cuore oltre che il mio palato.
Sono vecchie ricette del territorio, che Cavarra arricchisce e firma con un segno indelebile.
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Un passaggio di ricchi antipasti: salsiccia stagionata, bruschette con pomodorini piccadilly, pecorino ed olio.
Polpette di patate farcite con mozzarella, frittelle di patate con cipolla, involtini di zucchine, le sue olive leggermente piccanti.
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La sua rivisitazione del formaggio all’argentiera con cipollotto origano ed olio.
La scacciata con le erbe.
Ravioli con pesto di fiori di zucca e ricotta di pecora conditi con olio, pane abbrustolito e mandorle.
L’involtino di manzo panato, farcito con verdure croccanti e scamorza ed accompagnato da una strepitosa insalata di arance arricchita da pinoli e uvetta di Pantelleria, oltre che la cipolla rossa.
Accompagniamo il tutto con il suo gradevole vino, un nero d’Avola.
Finiamo la cena con un dolce che dice essere brutto ma che è davvero ottimo: una torta al cacao e nero d’Avola con ricotta di pecora leggermente salata, salsa di cioccolato al vino e mandorle tostate.
Il ritorno a Milano sarà drammatico dopo queste cene siciliane e il rilassante silenzio di questo posto – nel quale del resto non funzionano i cellulari. Favoloso!
cVs

Maccaronara al ragù di coniglio e cappone imbottiti

29 December 2009 - Commenti »

Riceviamo (grazie  mille!!) e pubblichiamo questa interessante ricetta dalla Tenuta Monte Laura in Irpinia, a Celzi di Fiorino (Avellino).

Questa antica ricetta contadina dell’Irpinia risale alla notte dei tempi, e come tutte le ricette della nostra economia rurale è improntata al recupero di ogni parte dell’animale e quindi al risparmio. In questo caso le parti da recuperare sono la pelle e le interiora: la pelle si recupera perché il coniglio non si spella ma si spenna, le interiora (sia del coniglio che del cappone) vengono usate per l’imbottitura del cappone.

L’imbottitura del coniglio (l’animale deve pesare almeno 4/5 kg) si realizza sottopelle, dopo aver separato la  stessa dalla carne introducendo la mano tra i due elementi a incominciare dalla pancia dell’animale. Creata così una sorta di sacca, si procede a riempirla con un composto precedentemente preparato con 20/25 uova, gr 500 di formaggio stagionato almeno 10 mesi, metà di mucca e metà di pecora, preferibilmente caciocavallo podolico e carmasciano, e prezzemolo finemente tritato. Riempita tutta la sacca, si procede, così come fa il chirurgo alla fine dell’operazione, a dare i necessari punti di sutura affinché l’imbottitura non fuoriesca durante la cottura.

Per il cappone, la fase più importante è la preparazione dell’imbottitura. Si rosolano i fegatini a mezza cottura, con sale e pepe; vanno poi amalgamati con gli stessi formaggi usati per l’imbottitura del coniglio, con l’aggiunta di uva sultanina e pinoli. Stessa pratica “chirurgica” per la chiusura e via in pentola.

A questo punto, rosolatura contemporanea nella stessa teglia, bassa e larga, del coniglio e del cappone, per chiudere i pori della pelle al fine di conservare, durante l’estenuante successiva cottura (di almeno tre ore), gli umori delle carni all’interno dell’imbottitura, che diventa così la parte più saporita.

Trasferimento del tutto in un pentolone sufficientemente capiente, dove è stata già fatta imbiondire della cipolla tagliata a tocchetti e… sanmarzano fino a copertura.

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Non ci resta che aspettare che il miracolo si compia…

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