Totò e Lile in cucina

3 April 2012 - Commento (1) »

“Caro Lettore, questa settimana i miei preziosi consigli, e i miei salaci giudizi, e le mie perspicaci osservazioni, e le mie dotte dissertazioni, abbracceranno come settimana scorsa una molteplicità di situazioni food che io, foodblogger con una reputazione, e un mio seguito, sono qui a dipanare per Te, mio appassionato fan, mio discepolo forchettato, mio… Va beh, lasciamo perdere. E sicuramente non sei solo, mio Lettore – e non sei nemmeno uno dei venticinque di manzoniana memoria – ma uno della folla, della moltitudine di appassionati degustatori ai quali mostro la GastroVia… E a Voi io dedico il primo spunto critico-recensorio di oggi, che mi sento di celebrare come una delle eccellenze del fast-food milanese: la focaccia tipo Recco di Marinoni in piazzale Cadorna.

Non si tratta di una diretta filiazione della pur celebrata focaccia ligure, e tuttavia rivela una manducabilità – specie se intiepidita – e una sapidità degne dei più rispettabili paragoni. Ve la consiglio senza dubbio – così come le focaccine cosiddette ‘del Forte’ in quanto originarie di Forte dei Marmi, dove venivano consumate dai villeggianti.

Il cibo di strada è tornato di moda. Lo era il panzerotto di Luini di cui ho scritto la scorsa settimana; lo sono le focaccine, e lo è questo piatto di street food e di goduria per gli organi del gusto: il delizioso fritto misto del Kiosko di Piazza XXIV Maggio: caldo, unto ma neanche tanto, fritto bene, tenero, i succhi gastrici e il colesterolo facevano la ola a turno. Il chiosco è una pescheria, con un angolo cottura, quattro tavolini in croce; la cottura produce fritti misti di scampi, anelli di totani, triglie, acciughe a getto continuo – ma ci sono anche carpacci e…”

“Totò!! Sei chiuso in bagno? Dov’è il mio portatile? Totò!!”

“Ma spesso il vostro spericolato reporter del gusto, l’elzevirista delle portate, lo scalco della carne viva dei cuochi, è costretto a riporre lo stilo, conculcato eppur non domo… ecco… pubblicaSTO ARRIVANDO!!”

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Scusate, ma mi vedo costretto a riprendere il controllo della mia rubrica, usurpata proditoriamente da Totò, per proporvi il nostro appuntamento settimanale alla ricerca della buona tavola milanese, e del “miracolo a Milano”.

“Allora io non ci vengo.”

Non puoi non venire: sai che senza di te non è la stessa cosa, su, non fare così, per favore…

Alla fine arriviamo da Lile in cucina, giovane (2010) grazioso locale in via Guicciardini: un’altra zona che nel giro di pochi anni ha visto un moltiplicarsi e rinnovarsi di locali ristoranti ecc.

Locale grazioso, anche se forse si poteva fare qualcosa di più nell’arredo; soft, penombra, una trentina di posti, musica gradevole ben in sottofondo (del tipo Bewitched e compagnia, tranquilla e piacevole…).

Menu – cosa prendiamo?

“Ah fai tu io voglio quello che prendi tu tanto se poi devo seguire supinamente i tuoi diktat e non posso nemmeno condividere con i miei amici le mie esperienze culinarie che poi mi dicono…”

Benissimo: lo stesso per tutti e due.

Mentre scegliamo, un assaggino di quiche ricotta e funghi tiepida, gradevole. Il ragazzo e la ragazza che fanno servizio in sala sono carini e gentili (sarà lei Lile? l’abbiamo letto da qualche parte… il cuoco è Alessio: Lile come suo diminutivo non mi sembrerebbe un gran che…).

Ordiniamo un bicchiere di Ribolla galla doc Petrucco 2010 ad accompagnare anzitutto il Baccalà mantecato su purea di cicerchie Slow Food e cracker al papavero. Il piatto si presenta bene, tre quenelle artisticamente disposte sulla purea, prezzemolo tritato fine fine come ornamento, cracker rotondo al centro. Buono.

“Sì, se lo mangi tutto assieme – baccalà cicerchie papaverocracker – è buono; ma se la purea è tiepida, il baccalà è freddo: l’hanno appena tirato fuori dal frigo? Così non mi va molto. E sembra che il cracker sia l’unico sapore con un po’ di nerbo.”

Totò ha ragione – il baccalà è (innaturalmente?) freddo. Ma l’abbinamento è indovinato (la temperatura, insomma), l’insieme funziona, magari ci sarebbero voluti due o tre cracker per tenere un po’ più insieme il gusto…

Linguine cozze e broccoletti. “La cottura è giusta” – vero. I broccoletti anche – un po’ troppo piccanti. Molto, forse – perlomeno, quanto basta a coprire il sapore delle (poche) cozze. “A me non dispiace – è vero, le cozze si perdono un po’, ma è un primo bello saporito.” Sui bordi del piatto, prezzemolo tritato fine fine.

Ganassino bollito con fleur de sel, salsa verde e patata schiacciata. “Ah, questo ganassino è proprio buono – morbidissimo, saporito, quel poco di fleur de sel a sottolineare la bontà della carne.” Molto buono, è vero; le patate schiacciate però se ne stanno lì sul loro piattoaparte (nessuno porta un po’ di olio, sale…?); lo scodellino di salsa verde in realtà contiene olio e prezzemolo (altro prezzemolo sporca i bordi del piatto), e non mi sembra di sentire altro (la salsa verde dovrebbe essere un’altra cosa – lo era quella di mia nonna, per cui…). “Però non è male.” No, carne buona, patate discrete, tutto assieme ok… ma insomma… “Hai ragione. Se tu prendevi qualcosa di diverso, potevamo capire qualcosa di più sulla cucina di questo locale.” Io??


Crema di mascarpone con frutti di bosco. Senza prezzemolo ornamentale. Frutti al naturale sul fondo della tazza. Crema di mascarpone a riempire. Se uno si aspetta una specie di crema tipo tiramisu, soffice morbida zuccherina montata dagli albumi dalla frusta… “Guarda, non riesco nemmeno a infilare il cucchiaino!” Non fare lo scemo: è mascarpone, mica torrone. Però è veramente densa, e un po’ pesante – non tanto dolce. “Sai cosa? Non stanno molto assieme, mascarpone e frutti di bosco. Buono ma pesante l’uno, buoni gli altri ma forse un poco di zucchero ci sarebbe stato bene.”

Caffè.

Sessanta euro a testa – non possiamo dirci proprio soddisfatti. “Allora: le varie cose che abbiamo mangiato, prese singolarmente, sono buone, cucinate bene, molto bene anzi. Dove manca qualcosa è nel metterle assieme, mi sembra – un qualcosa che leghi le cose fra loro. I frutti di bosco sono e mascarpone, non con mascarpone. “Ma il baccalà e le cicerchie stavano benissimo assieme grazie al cracker al papavero.”

Insomma, da rivedere per forza – anche perché comunque ci sono molte proposte che attirano (fra menu di sala e on line, risottiinteressanti, insalata di carciofi, carciofi fritti, parmigiano reggiano bio, rucola e mandorle condita con citronette, Flan di broccoli con salsa al pecorino sardo, Vellutata di lenticchie di Ustica con erbette saltate, Orecchiette fresche al pesto di pomodori secchi con scaglie di ricotta salata di bufala, Roastbeef di fassona piemontese ai ferri con patate al rosmarino,  Coniglio alla “bagna nera” con puré di patate), e gli ingredienti sono tra i migliori…

Lile in cucina

Via Guicciardini 5
20156 Milano
0249632629

Emanuele Bonati

La frase della settimana

2 April 2012 - Commenti »

Le anatre depongono le loro uova in silenzio. Le galline invece starnazzano come impazzite. Qual è la conseguenza? Tutto il mondo mangia uova di gallina.

Henry Ford

L’arte di presentare i libri e “Il gusto delle donne” di Licia Granello

27 March 2012 - Commenti »

Presentare i libri è un’arte difficile, lo sappiamo – bisogna essere obiettivi e diplomatici, entusiasti e distaccati, informati e curiosi, spiritosi e colti e attenti e ironici e un sacco di altre cose. Bisognerebbe.

Anche fare il pubblico è difficile. Bisognerebbe aver letto il libro, o averne almeno un’idea, e intervenire, gratificare in qualche modo l’autore di turno. Bisognerebbe dimostrare interesse, applaudire a tono. Bisognerebbe fare domande con un senso se non proprio epocale almeno logico.

Come quella signora che alla presentazione del libro dello Chef Rompiscatole, Marco Squizzato, Un rompiscatole in cucina, che prevedeva uno showcooking con appunto scatolette che per non fare pubblicità ai prodotti erano state ri-etichettate con la copertina del libro, ha chiesto allo chef dove si potevano acquistare quelle scatolette così buone… Ma non è sola: alla presentazione del libro di pasticceria non può mancare la domanda su ma lei come fa il dolce x che a me brucia sempre?, e ad Allan Bay che presentava Cannella e zafferano di Lorenza Pliteri è stato chiesto dove comprare le spezie di cui sopra. Inutile dilungarsi su quelli che hanno già mangiato quella tal ricetta e che la fanno bene solo nel tal posto e…

E poi quel tono un po’ così di certe signore bene tutte bacini e complimenti smancerosi (“Oh tesora che brava che bel libro adesso no un bacetto al volo che devo andare che ciò la Picci che mi aspetta ma domani mi porto il libro in borsa e me lo firmi a pilates…”). E a volte ah io la vedo sempre in televisione.

Presentazione del libro di Licia Granello Il gusto delle donne. Il mestiere della tavola in venti storie al femminile (Rizzoli, 216 pagine, 16€) in Feltrinelli Piazza Piemonte a Milano. Una serie di imprenditrici del cibo in platea, sul palco con l’autrice Natalia Aspesi e Carlo Cracco (un poco uomo-oggetto nell’occasione: la stessa Granello ha ricordato che quando ha chiesto a Aspesi di presentarla, per convincerla ha inserito nella mail la foto, appunto, di Cracco).

La presentazione della Aspesi ha avuto momenti ineressanti e divertenti (è pur sempre una grande giornalista di costume e non solo) ma anche qualche momento poco indovinato – come la battuta sui negozi di ortofrutta, che per pagare l’insalata ci vuole un mutuo (la ricordo già nel 1973, ai tempi dell’austerity, ma mi sembra risalga all’antica Grecia…), che i pomodori del suo terrazzo sono buonissimi, o l’insistenza sul fatto che lei da Cracco non c’era mai stata – mentre forse si poteva insistere un poco di più sul tema-donna in cucina, recentemente tornato alla ribalta, anche insistendo con Cracco sulle donne-chef…

Bello, il libro (un po’ meno la copertina). Venti storie di donne che arrivano nei modi più disparati ai “mestieri della tavola” e ne fanno una cosa propria, li reinventano e se li cuciscono addosso, perché essere donna anche in questi casi comporta un lavoro in più, una fatica supplementare… Per dire, a Mimma Ordine, panettiera, proprietaria de Il Fornaio a Torino, volevano rifiutare l’iscrizione all’albo dei fornai perché non esistevano fornai donne (ah… siamo nel 1996).

Emanuele Bonati

La frase della settimana

26 March 2012 - Commenti »

Fizz: “E Larry?”

Gin: “Larry è morto. È morto mangiando delle scaloppine avvelenate.”

Fizz: “È proprio vero che a volte basta un secondo…”

Ale e Franz

I consigli di Malafarina: “La buona cucina della salute” di Ferran Adrià e Valentín Fuster

25 March 2012 - Commenti »
Ferran Adrià – Valentín Fuster – Josep Corbella
La buona cucina della salute
Sperling & Kupfer
320 pp. – 18,00 euro
***
Ci vogliono davvero pochi piccoli accorgimenti per potersi concedere il piacere della buona tavola rimanendo in salute.
La colazione, la spesa intelligente, apparecchiare la tavola, il pranzo in famiglia, come il corpo umano trasforma gli alimenti, lo specchio e la bilancia, spuntini antiossidanti, mangiare bene fuori casa, gli equivoci degli alcolici. Questi alcuni dei temi trattati da Adrià e dal medico cardiologo Fuster che davvero insegnano la formula perfetta per sposare gusto e benessere.

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Dalla nostra inviata al Festival du livre culinaire a Parigi, Samantha Piazzolla

22 March 2012 - Commenti »

Si è tenuta nei giorni scorsi a Parigi la terza edizione del Festival del libro culinario; un’edizione alla quale è stato necessario aggiungere un giorno in più (richiesto a gran voce dagli editori), eguagliando così la durata delle altre note fiere gastronomiche europee di Londra e Francoforte. L’evento è durato quindi cinque giorni, di cui gli ultimi due aperti al pubblico. Ingresso 5 euro, cifra più che modica per visitare questa bella esposizione, allestita, come lo scorso anno, all’interno del centro artistico-culturale Centquatre a Parigi (Lieu Le 104, 104, rue d’Aubervilliers, metro: Riquet).
In cosa consisteva esattamente questa fiera internazionale?
In un perfetto punto d’incontro tra i migliori professionisti del mondo culinario – editori, stampatori, chef e produttori – per un dialogo tra di loro e per un contatto diretto con il pubblico di avventori, amanti del genere.
L’ambiente, spazioso e ben allestito, comprendeva al suo interno banchetti espositivi con proposte di libri di enogastronomia, liberamente acquistabili, provenienti da editori di 60 paesi diversi; ben 70 dimostrazioni culinarie in diretta con noti chef da tutto il mondo; 36 conferenze con degustazioni pomeridiane su vino, birra e superalcolici che riempivano le vaste aree del Centquatre e gli occhi (e non solo…) del pubblico partecipante. Protagonisti indiscussi i 1000 migliori libri culinari del 2011, qui esposti per esser visibili a tutti. L’Italia era rappresentata da Bibliotheca Culinaria.

Il festival ha avuto anche tre ospiti d’onore, prescelti tra una nazione, una regione della Francia e un tema, ai quali è stato dedicato un maggiore spazio espositivo.
L’anno scorso i temi furono l’Italia, il formaggio e la cucina di strada. Quest’anno la selezione è – nell’ordine – caduta sulla Cina, sulla Bretagna e sulla birra, che hanno potuto stupire il pubblico ponendosi al centro di libri, stand e conferenze estremamente interessanti.
Chi ringraziare per tutto questo? Tutto lo staff, naturalmente, e in particolar modo Edouard Cointreau – mai come in questo caso i latini hanno ragione, omen nomen: è un diretto discendente della famiglia creatrice dell’omonimo liquore a base d’arancia!
Cointreau è il presidente e l’ideatore di questo festival culinario, nonché creatore, fondatore e direttore del premio librario Gourmand World Cookbook Awards, creato 17 anni fa, nel 1995. Si tratta di un  riconoscimento assegnato annualmente da un comitato di noti gastronomi e professionisti del mondo editoriale che premiano la miglior produzione libraria di ogni singola nazione partecipante.
Una chicca poco nota: con parte dei libri premiati in questi 17 anni è stata creata una biblioteca unica al mondo, la Bibliothèque Edouard Cointreau, diventata un punto di riferimento mondiale nel settore enogastronomico in continua crescita, ricevendo ogni anno libri da 160 paesi circa.
Una kermesse molto piacevole, gustabile con tutti e cinque i sensi – ormai per quest’anno non è più possibile, ma possiamo prepararci per il prossimo: la quarta edizione è già in cantiere, teniamola d’occhio!
Samantha Piazzolla

A mangiare al Ratanà

20 March 2012 - Commenti »

Ne hanno parlato in molti, fonti autorevoli e non. Noi no. Almeno fino ad oggi.

Ormai sulla piazza di Milano da alcuni anni, Ratanà si è affermato come uno dei migliori ristoranti di questo livello con la sua cucina “semplice”, che usa prevalentemente prodotti dei presìdi Slowfood italiani.

La prima volta che ho potuto gustare un piatto di Cesare Battisti – beh, sono rimasto folgorato. Sono passati un paio d’anni: è stato alla prima edizione di Le Grand fooding, dove ha superato, secondo me, chiunque con la sua barchetta di nocciola con bocconcini di vitello.

Comunque – ecco la cronaca veloce di una cena veloce al Ratanà.

In sala Federica e Danilo, sempre disponibili e gentilissimi, che consigliano sul vino da abbinare ai piatti scelti: il famoso ossobuco con risotto, accompagnato da un calice di Bonarda; e una tartare di fassone con Limone Interdonato, che ha una morbidezza ed un sapore incredibili grazie proprio a questa grattugiata di  buccia di Interdonato e a un ottimo olio monocultivar umbro – abbinata a un bicchiere di Etna Rosso che con la sua mineralità chiude benissimo il piatto.

Il Limone Interdonato (dal nome del suo coltivatore, un generale siciliano) è un presidio Slowfood: si tratta di un incrocio fra un limone autoctono e il cedro, dalla buccia sottile e dalla scorza dolce. La coltivazione, concentrata sulla costa ionica della Sicilia, nel Messinese, è purtroppo in crisi, sia per la concorrenza dei limoni stranieri, più convenienti, sia per le difficoltà di manutenzione delle coltivazioni terrazzate, e l’Interdonato è quasi introvabile.

In chiusura della cena, una – ottima – mousse ai tre cioccolati equosolidali.

Proprio la cena che ci voleva per ridarmi un po’ di energia…

Ratanà Ristorante a Milano

Via de Castilla 28

20124 Milano

tel 0287128855

Christian Sarti

Buon compleanno Gualtiero Marchesi!

19 March 2012 - Commenti »

CibVs, BlogVs, AgendaFood, Foodsletter

La foto di Marchesi è di Bruno Cordioli, 2011

Pubblicato in chef cuoco | Comments »

La frase della settimana

19 March 2012 - Commenti »

“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”

Virginia Woolf

Old Man Blogger: io, Pasquale Palamaro e le epoche dei ricordi

18 March 2012 - Commenti »

Ogni epoca ha i suoi ricordi. Giusto. Io ricordo bambino la nonna, in campagna, che faceva il burro “a mano”, mi sembra in un fiasco di vetro… col latte delle nostre mucche – ah, sì – quello che bevevo direttamente dal secchio della mungitura, pratica che mi sembra di capire oggi possa provocare la peste bubbonica; certo più salutare era bersi l’ovetto appena uscito dal popò della gallina, caldo caldo, un buchetto sopra e uno sotto; lo stesso che mio papà ci riproponeva tornati a Milano, la sera, “all’ostrica”, aperto su un cucchiaio con due gocce di limone, sale e pepe…

Ma io ho una certa età: oggi i ricordi sono più moderni.

Per dire: l’altra sera alla Feltrinelli Buenos Aires a Milano, in una serata di presentazione delle iniziative di Carlo Vischi “Per tutti i gusti” dedicate alla Campania, è arrivato (presentato da Francesca SingerFood, simpatica e preparata blogger) un giovane e bravo chef campano, anzi ischitano: Pasquale Palamaro, chef del ristorante Indaco dell’Albergo della Regina Isabella. Che è giovane si vede; che è bravo, si capisce da come parla del suo lavoro e della sua cucina. Che poi ho anche assaggiato (La tazzulella è purp rivisitata: Gnocchetto fritto di polpo servito nel suo brodo leggero) in una cena appunto campana al ristorante Il Canneto (Sheraton Milano Malpensa) – buona, attenta, originale.

Allora: anche Palamaro ha i suoi ricordi d’infanzia, che tende a riproporre nella sua cucina. E sul ricordo delle gita al mare con la famiglia, accanto a una spiaggia di sabbia termale, quindi calda, dell’isola, dove sua madre seppelliva le vivande per il pranzo, che così cuocevano e si mantenevano calde, ecco il racconto del metodo di cottura da lui adottato per certe pietanze, diciamo una pentola di sabbia che riproduce la spiaggia…

E allora? Allora, lo chef è giovane, e anche i suoi ricordi sono giovani. E “giovane” è anche la procedura di cottura adottata dalla madre: il pollo, ad esempio, veniva preparato e avvolto, per la cottura un sabbia, in un foglio di carta d’alluminio

D’accordo, esagero un po’ – diciamo che mi adagio un po’ nella mia appartenenza al secolo passato. Che poi, la brava mamma di Pasquale cuoceva anche il pesce nella sabbia – avvolto nelle foglie di fico… E di fronte a questo procedimento preistorico, non posso che inchinarmi…

PS Indaco? è un nome – e un colore – bellissimo: devo andare a Ischia, magari all’Indaco del Regina Isabella, a controllare se è proprio lo stesso indaco che c’era ai miei tempi…

Emanuele Bonati

Foto di Bruno Cordioli