<<- torna a CIBVS

CIBVS blogvs

11 August 2010

CibVs ComicVs

9 August 2010

CibVs per la mente

Quando arrivi a cinquantadue anni il cibo diventa più importante del sesso.

Prue Leith

6 August 2010

Locali dal mondo…

A Colonia, in Germania…

http://www.bierbike.de/start.html

2 August 2010

CibVs per la mente

Chuck Norris può rimettere il miele dentro le api.

(Alessio)

http://welovechucknorris.blogspot.com/

1 August 2010

Timballo di penne e melanzane

La ricetta, molto estiva, è stata segnalata da Marinella Tanzarella in un vecchio numero di Repubblica (pagine milanesi), e viene da Kilometrozero in via Donatello, a Milano appunto. Un locale interessante, a partire dal nome, che evoca appunto la territorialità dei prodotti utilizzati…

Ma vediamo come fare questo timballo, per quattro persone…

Friggere 200 gr di melanzane a cubetti.

Cuocere le penne al dente.

Saltarle con salsa di pomodoro e con le melanzane, e basilico fresco.

Mettere penne salsa melanzane basilico in un tegamino imburrato e cosparso di pangrattato, e foderato con fette sottilissime di melanzana cruda (io la griglierei leggermente…).

Aggiungere mozzarella a cubetti, parmigiano, un filo d’olio.

Gratinare in forno caldo a 220° per 9 minuti…

30 July 2010

Un post triste… chiude Il Salumaio di via Montenapoleone

Proprio così – “Il Salumaio di via Montenapoleone”.

Chiude.

Si tratta di una cosa triste – al di là della cosa in sé, chiude con il Salumaio un pezzo di Milano, quella più vera e più antica, ‘popolare’ a dispetto della posizione in pieno centro (la location…), e dei prezzi, e anche un pezzo della mia vita…

Andiamo per ordine. Il Salumaio ecc è (ormai quasi ‘era’…) una vecchia salumeria (anzi, giovane salumeria: è nata, come me -ehm-, nel 1957…) milanese, al 12 di via Montenapoleone – la via più famosa della città – con tre vetrine su strada nel Palazzo Mariani (dal 1996 si sono trasferiti nel cortile interno). Un salumiere nella via del lusso e della moda: ai tempi, uno scandalo, ma la famiglia Travaini non si arrese e si impose. I pochi negosi di alimentari (un droghiere, un fruttivendolo)  per i del resto pochi abitanti della zona erano seminascosti nelle viuzze laterali di Montenapo.

Federica Cavadini ne traccia brevemente la storia in un bell’articolo sul Corriere della Sera del 28 luglio.

E io cosa c’entro? Oltre alla vicinanza anagrafica, e all’essere entrambi pieni di cose buone (loro le vendono, io le mangio), sono legato al Salumaio da una serie di ricordi d’infanzia (e anche d’adolescenza e d’adultità): mia zia, Wanda Ferrari, era titolare dell’omonima sartoria in Montenapoleone 27 (poi in via Bigli 19, il palazzo di dietro), e in quanto residente della zona si serviva da loro, e io ricordo quando da bimbo accompagnavo la nonna a far la spesa dall’ortolano, o dal cervelè, e di quando entravamo in questo palazzo delle meraviglie, ricolmo di cose buone buonissime e di personale gentilissimo, che tanto per dire ti salutava quando ti vedeva entrare e uscire (quanti oggi nei pur lussosi negozi danno anche solo segno di accorgersi della tua presenza?), e competente e attento. E le cene natalizie, con tutta la famiglia riunita, prevedevano sempre una serie di piatti di provenienza salumaiesca…

Inutile dire che le varie preparazioni erano buone, anzi, ottime.

Potrei fare una serie di considerazioni sul tempo che passa feroce, o sulle dure leggi economiche che son dure da una parte sola, e fan sempre prevalere le ragioni del denaro su quelle del cuuore, e che vedranno probanilmente le vetrine dell’ormai ex Salumaio riempirsi di scarpeborseabitini di qualche grande griffe (le vetrine che davano sulla via sono ora piene di abiti di Corneliani), una bellezza per carità, e una realtà economica e produttiva sicuramente interessante, ma che potevano forse lasciare un poco di spazio alle terrine di patè o alle insalate russe, ai prosciutti di parma langhirano sandaniele, il marbre e il tacchino ripieno, i sottoli sottaceti volauvent formaggini…

Che tristezza.

Emanuele Bonati

27 July 2010

Il brodo per i tortellini…

Lucarelli mi obbliga a scriverti anche la ricetta per il brodo, che non ti venga in mente di mangiarli asciutti [i tortellini], magari con la panna. Dice che è come li fa la sua mamma: un po’ di muscolo di manzo, un po’ di gallina (non di cappone perché se no viene troppo saporito, deve restare leggero per non coprire i tortellini), un pezzetto di lingua, ossa, sedano e carota. E schiumarlo ogni tanto.

Camilleri-Lucarelli, Acqua in bocca, minimum fax 2010


Un giallo scritto a quattro mani da due grandi autori, con qualche incursione gastronomica – oltre ai tortellini, inviati da Grazia Negro, il personaggio creato da Lucarelli (che peraltro nella finzione romanzesca si occupa della loro spedizione in quanto ‘amico’ di Grazia), al Montalbano di Camilleri, ci sono (ovviamente, diciamolo) cannoli e cassata che fanno il percorso inverso…

L’idea di fondo – il giallo a quattro mani – non è forse delle più nuove, ma sembra funzionare – ma solo a livello di idea, la realizzazione mi sembra un poco approssimativa, mi ha lasciato un po’ freddino. Forse è l’idea dello scambio epistolare fra i due personaggi a essere un po’ debole, ci si aspetterebbe o auspicherebbe un’interazione più diretta fra i due… E forse anche la trama ne risente un po’.

Emanuele Bonati



26 July 2010

CibVs ComicVs

26 July 2010

CibVs per la mente

Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo

Ippocrate

24 July 2010

Formaggio e primi: not politically correct

Mentre vagabondavo sotto il sole cocente della Carsia Giulia ho approfittato per pranzare in una trattoria vicino al confine. Tutto era lindo e ordinato, e il profumo che giungeva dalla cucina era seducente. La lista delle vivande era varia e curata. Proponeva, infatti, diverse preparazioni a base di pesce, molluschi e crostacei. Una sfilata di antipasti freddi, caldi, primi piatti, risotti di pesce, cabaret di molluschi, e ancora fritture di pesce, grigliate e insalate pelagiche. Un vero nirvana per gli amanti dei menu di mare.

Per “dovere di cronaca” ho degustato capesante alla griglia, spaghettini bianchi cozze&pepe, una frittura di sarde da manuale con polenta calda e insalata fresca.

Durante il pasto ho avuto modo di osservare più di qualche ospite aspergere con il parmigiano i primi piatti di pesce. La cosa non mi ha certo scandalizzato (de gustibus…), tuttavia ha scatenato nel mio fragile cervello una sequenza di ragionamenti simili a un fortunale estivo. Su tutte, una considerazione, forse lapidaria ma necessaria. In alcune realtà ristorative manca il confronto-dialogo con il cliente, e se questo ordina una porzione di tagliolini agli scampi e quindi chiede (poveraccio) la formaggiera, ci si guarda bene dall’avanzar consiglio avverso o diniego.

Si assiste sempre più a una sorta di becera autonomia a tavola, con scelte contraddittorie e banali. Il versante dei vini è quello messo peggio. È il terreno dove maggiormente si inciampa, causa la mancanza di cultura enologica nell’abbinare il vino e il piatto, mortificando così  entrambi.

Rompere le regole è una cosa esaltante, ma deve essere fatta con intelligenza, gusto e un quid di razionalità.  Il coraggio aiuta gli audaci, spesso li premia – nondimeno se i temerari alla fine storpiano o rovinano la pietanza, meglio seguir la philosophia vitae di don Abbondio…

Stefano Buso