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In Clinica… sì, ma Gastronomica!

4 December 2011 - Commenti (2) »

Eravamo tre. Eravamo CibVs. Eravamo a Reggio Emilia, anzi, stavamo venendo via da Reggio Emilia.

“Ussignùr, non mi sento mica tanto bene…”

“Emanuele! Cos’hai?”

“No, niente, non è grave, ma mi sono sentito come mancare, non so, una debolezza, una fiacca improvvisa…”

“In che senso – come stai adesso? Ti senti ancora poco bene?”

“No, è questo senso di… spossatezza, di mancamento…”

“Aspetta, adesso cerchiamo un medico, un ospedale…”

“…una… una clinica…”

“Ma va bene anche un ospedale, no? Cos’ha un osp… ma… ehi! Razza di vigliaccone – non è che vorresti che ti portassimo nella clinica più vicina, che casualmente, visto che siamo a Reggio Emilia, anzi, a Rubiera, è la Clinica Gastronomica Arnaldo, no?”

“Cosa vai a pensare… Io sto malissimo….”

“E allora non puoi venire da Arnaldo, ti sembra?”

“Ma no, se non ricordo male fanno anche il brodino leggerino di pollo, che magari mi rimette in sesto…”

“Guarda, taci che è meglio – fra poco arriviamo, e ti arrangi.”

“Va’ che bel posticino – mi sembra già di sentirmi meglio!”

“Ema – nessuno ti ha detto che potevi riprendere a parlare!”

“Quante storie – comunque è un bel posto davvero. L’edificio risale al 1400: era una stazione di posta, con la stalla per carrozze e cavalli e la locanda per i viaggiatori, che potevano mangiare e dormire. Ma entriamo che mi sento ancora debole… Ah… anche solo vedere questo ambiente mi fa sentire meglio… Ed ecco là in fondo il carrello delle medicine!”

“Ma non è il carrello dei bolliti?”

“Appunto! Un toccasana, una panacea, una manodidio!”

“Smettila!”

“Scherzi a parte, questo posto si chiama ‘Clinica’ perché Arnaldo, che lo ha aperto nel 1936…”

“1936? Allora sono 75 anni che è aperto! Caspita!”

“Dicevo, che Arnaldo Degoli, il proprietario, diceva sempre ai dottori del Policlinico di Modena, che erano clienti abituali, che la gente usciva dalla loro clinica triste e sconsolata, mentre dal suo locale, dalla sua ‘clinica’, uscivano tutti allegri e contenti, perché al posto dei carrelli delle medicine e delle flebo c’erano i carrelli dei bolliti…”

“Ora però taci, che ci portano gli antipasti.”

“Buono il pane. Buoni gli antipasti, gli affettati. Buono il lambrusco locale, imbottigliato per loro – vero?”

“Allora, come primo facciamo due cappelletti in brodo e un tagliolini in brodo, grazie.”

“Ma avete visto come sono carine le cameriere in divisa? Mi piacciono moltissimo, danno un tono al locale, e sono anche sexy…”

“Ma dai! Sono delle signore e signorine che lavorano!! Ma hai ragione, danno un tono – e pure sono estremamente gentili e cordiali, e sorridenti: e questo vuol dire moltissimo in un locale: il giusto equilibrio fra efficienza e accoglienza.”

“…e sexy…”

“Attenti che scotta! Ed ecco qui il parmigiano.”

“Grazie! Sentite che profumo… e che belli che sono…”

“Hai ragione – e tutto sommato sono sexy anche loro: non per niente la loro forma, secondo alcuni, richiama quella dell’ombelico di Venere.”

“Il ripieno è molto buono, la pasta ha una buona consistenza, il brodo è buonissimo: sono un uomo felice.”

“E io sono già sulla via della guarigione.”

“Scommetto che avresti bisogno di un pezzetto di carne per rimetterti in forze completamente.”

“Esatto: bollito misto per tutti?”

“Certo.”

“Mamma mia che meraviglia: potrei mettermi davanti il carrello e mangiarmi tutto.”

“Ti crediamo, Emanuele, ma lascia perdere…”

“Allora: nel bollito ci vanno, o ci possono andare: manzo, vitello, gallina (o cappone) in una pentola; in un’altra, testina e lingua; in un’altra ancora, cotechino, zampone o cappello del prete. Il tutto viene servito con salsine, verdure… dove sono?”

“Eccole! Vedi che sta arrivando una cameriera sexy con le tue salsine?”

“Taci, scemo!”

“Questa verde… fammela assaggiare – buona, ma quella che faceva mia nonna era più buona, molto simile, ma più buona. Prezzemolo tritato, uovo sodo, acciughe, mollica di pane imbevuta nell’aceto…”

“Si sa che i piatti delle nonne sono sempre i migliori.”

“Certo che questo bollito è una meraviglia! Tenero, saporito, le salse – anche questa rossa – ci stanno benissimo, e il purè…”

“Trovo che anche il bollito sia molto sexy.”

“C’è tutta la tradizione dell’Emilia, la conoscenza, la qualità degli ingredienti, la maestria nella preparazione…”

“Mangiare qui, in un certo senso, è come mangiare dalla nonna – il sapore del ricordo che ritorna, niente potrà essere come lo faceva lei, ma in un certo senso tutto è come avrebbe potuto farlo lei.”

“Anche il dolce?”

“Il carrello dei dolci è anch’esso simile ai dolci che faceva lei, a parte la sua torta sorbettiera che un giorno o l’altro vi farò, se trovo la ricetta… Ma la zuppa inglese, lo zuccotto, la crostata… le pere al forno con lo zabaglione…”

“Acc… anche qui una torta di pere e cioccolato… ma non importa, gli altri dolci sono così buoni…”

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Ricordi d’estate a inizio autunno… Ristorante Andrea Sapori Montani a Palazzolo Acreide

15 November 2011 - Commenti »

“Oh… sono le 13.00… abbiamo appuntamento alle 17 con gli altri per andare al mare. Che si fa?”
“Boh”
“Ok – decido io. Palazzolo Acreide!”
“Eh? Che c’è?”
“A parte che è bello il paese, e a parte che ieri sera non siamo andati alla festa di S. Sebastiano per quel cavolo di Calici di Stelle a Marzamemi… che ancora mi frullano… a Palazzolo c’è la salsiccia di Palazzolo. Si dicono cose fantastiche su di lei, sai?”
“Miii – la sausizza. Andiamo!”
Così siamo partiti con la nostra Smart in direzione Palazzolo Acreide – anzi, Ristorante Andrea.
Erano quasi le 15 quando siamo riusciti a trovarlo, visto che si era spostato da poco e la nostra guida non era aggiornata.
Saliamo le scalette ed entriamo. Ad accoglierci Lucia, la moglie del patron Andrea.
In modo molto gentile ci dice che non ci sono problemi anche se l’orario sarebbe quasi di chiusura. Del resto, l’ho quasi supplicata, dicendo che venivo apposta da Siracusa per mangiare da loro e che il mio amico Davide, piuttosto magro, era denutrito ed aveva bisogno di buon cibo per recuperare le energie…
Siamo gli unici avventori, e quindi ci permettiamo un giro per le sale di questa costruzione storica. Lucia ci fa visitare quella che era l’alcova degli sposi, con il pavimento originale del Settecento, dove ora riposano, indisturbati dietro un vetro, i vini. I colori delle sale sono caldi senza essere opprimenti, ai muri gli acquerelli di Fabrizio Foti, che ho deciso di adorare. Sono paesaggi di Sicilia, molto puliti e semplici.

Ma passiamo al pranzo, che accompagniamo con una buona birra artigianale di Vittoria “Paul Bricious”  special Ale, finemente amara e frutto-camomillosa.

• Tartara di Vitello con salsa della piccola (inventata dalla loro bimba) e frutta fresca, una piccola e dolce pera
• Crema di Maiorchino, cipolla Giarratana e salame croccante
• Sono entrambi eccezionali. Ma il top arriva con la Variazione di Salsiccia di Palazzolo. Un trittico:
– salsiccia cotta sotto cenere accompagnata da cipolla giarratana gratinata
– salsiccia cotta nel nero d’Avola, con cavolo cappuccio
– salsiccia con crosta di caffè e semi di papavero, con verdure in agrodolce.
• Finiamo il pasto con una crema cotta alla carruba.
Alterniamo i piatti con delle piacevoli chiacchierate con Lucia, che ci racconta un po’ l’evoluzione del locale, ci racconta della festa di S. Sebastiano della sera prima e di quanta atmosfera suggestiva ci siamo persi…
Rosico abbastanza.
Facciamo un giro dalle parti della cucina per conoscere lo chef Andrea, e ci complimentiamo con lui per i piatti e per il locale.
Troviamo inoltre altro argomento di conversazione: l’olio di oliva Terraliva, che lui utilizza e che io uso persino a colazione, talmente mi piace.
Ci ripromettiamo di tornare nei giorni seguenti, ma in realtà ci risulta difficile.
Sarà per l’anno prossimo, magari per la notte di S. Sebastiano stavolta.
Ce ne andiamo forse un po’ appesantiti perché il caldo si fa sentire e la salsiccia non è proprio un piatto estivo, ma riusciamo ad arrivare in tempo per il nostro appuntamento con amici siracusani per andare al mare.
“Spero di non restarci secco in mare oggi… ho appena mangiato mezzo kg di salsiccia di Palazzolo…”
“Minghia… a sausizza ti manciasti in agosto??”
Sono salvo! Il mare oggi è troppo mosso, niente bagno.

cVs

Ristorante Andrea – Sapori Montani

Corso Vittorio Emanuele, angolo via Gabriele Judica n.4

Chiuso il martedì. Contatti 338 8519092

info@ristoranteandrea.it

Palazzolo Acreide (Siracusa)

Torniamo in Liguria

12 November 2011 - Commenti »

Tornare in Liguria è assolutamente doveroso: bisogna aiutare e sostenere questa regione alluvionata con una nuova alluvione di affetto, di solidarietà, di presenza anche fisica (non appena anche le zone più disastrate saranno praticabili turisticamente), di normalità.

Quindi, prepariamoci ai weekend al mare, allo shopping natalizio in loco, anche ai pranzi, alle cene…

E soprattutto stiamo loro vicini per quanto possibile. Ci sono molti modi per farlo. Io non ho potuto fare una ricerca sistematica delle situazioni difficili create dall’alluvione, ma ce ne sono molte – e soprattutto ci sono molte iniziative, di vario genere. Mi sono imbattuto in due di queste, più o meno casualmente, e ve le segnalo.

La prima, l’ho sentita con un orecchio dalla radiosveglia, ancora fra sonno e realtà – su Radio Monte Carlo, ne parlava Maurizio di Maggio a Si salvi chi può.

Riporto qui l’articolo apparso su Sanremobuonenotizie.it (bel nome…):

Una giornata in frantoio a schiacciare olive per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni alluvionate della Liguria. Questo il programma che Franco Boeri “Roi” sta preparando con gli artisti che stanno arrivando in questi giorni a Sanremo per partecipare al Tenco, la Rassegna della Canzone d’Autore durante la quale vengono assegnati i prestigiosi Premi e Targhe Tenco.

Domenica, a partire dalla tarda mattinata e fin verso le cinque del pomeriggio, diversi artisti e personaggi del Tenco si alterneranno a Badalucco per aiutare Franco Boeri “Roi” in questa giornata di solidarietà e di beneficenza: hanno già aderito Roy Paci, trombettista, compositore e arrangiatore, come sempre molto sensibile ad iniziative di questo genere, Cristiano Angelini, Targa Tenco 2011 per l’Opera Prima, Sergio Staino, fumettista e regista, vincitore del Premio Tenco nel 1986, Stefano Senardi, discografico e promoter. Attese ovviamente altre adesioni nonché partecipazioni estemporanee di altri artisti. Non mancherà Antonio Silva, storico presentatore del Tenco. Tutto il ricavato della vendita dell’olio prodotto nella giornata – ovviamente aperta al pubblico – verrà devoluto in beneficenza.

Quindi, dalle undici in poi di domani, domenica.

Un’altra notizia riguarda un’amica (anche se in realtà ci siamo incontrati solo brevemente a Taste of Milano, e mi ripromettevo un passaggio da lei in uno dei miei weekend primaverili a Rapallo): Chiara di Tocco e tacchi, un blog e un locale (Officina di cucina) a Genova. Questo dice tutto, e se non bastasse ci sono le foto:

http://toccoetacchi.blogspot.com/2011/11/genova-4-11-2011-h-1320.html

Ho trovato su Cobrizo, un bel blog fra l’altro, la notizia, e una sottoscrizione per aiutare Chiara. Riporto qui parte del post:

Chiara da soli tre mesi aveva coronato finalmente il suo sogno: aveva aperto il suo ristorante, Officina di Cucina, con tanto impegno, passione, entusiasmo e sacrificio. Poi il 4 novembre, alle 12.30, a Genova è arriva l’acqua che ha distrutto tutto, rendendo completamente inutilizzabili arredi ed attrezzature. Mi si è stretto il cuore a vederle. Ho saputo che gli amici più vicini a Chiara hanno avviato una sottoscrizione per contribuire a rimettere in piedi il suo locale e, avendo ora avuto l’autorizzazione per diffonderlo pubblicamente, lo riporto subito qui:

IBAN: IT86T0617501410000001648580

Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011 NEGOZIO

Se lo gradite, potete contribuire alla ricostruzione dell’Officina di Cucina, anche solo semplicemente diffondendo la notizia.

Grazie a Roberta.

Emanuele Bonati

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Enoteca con Cucina Soul Wine a Casalecchio di Reno

19 October 2011 - Commenti »

Capita di trovarsi a Casalecchio di Reno all’ora di cena e di voler cenare. Capita anche di sapere dove andare ma di non avere voglia di andarci. C’è in zona una serie di posti, sui colli bolognesi, come da Amerigo a Savigno, o a Bologna, come dalla Gigina o da Serghei o da Gianni. Ma non avevo voglia…

Forse perché sono posti ottimi, dove tutti sanno che si mangia bene, ma ci sono già stato… E forse anche perché non ho così tanta fame da mangiare tutti quei piatti caserecci abbondanti succulenti… E poi – così, magari c’è qualcosa di nuovo in giro, che non conosco ancora, una bella scoperta… Quindi? Quindi il mio iPhone mi propone un posto proprio a 1km da dove mi trovo: leggo e già dal nome mi ispira un non so che…

Arrivato, riconosco subito un’aria familiare. I volti, il posto, anche se non li ho mai visti, mi ricordano altri volti, un altro posto. Sono persone con una forte passione, preparate e cordiali. Il locale poi, anche questo… è cordiale… e poi, la selezione di etichette di vini biodinamici, la cucina… Ecco: mi ricorda Enocratia, il locale milanese dei miei amici Davide Mingiardi e Anna Vitolo: stesso concetto di fondo, stessa filosofia.

Ci accoglie Massimiliano, ci fa visitare il locale, ci illustra il menù e ci guida nella scelta dei vini.

• baccalà mantecato con le chips aromatizzate ai capperi e finocchietto

• tartare di manzo battuta al coltello con i suoi ingredienti da comporre

• misticanza con scaglie di grana e guanciale sfumato all’aceto

• piatto di verdure miste di stagione

• crostatina di frolla con crema chantilly e amarene

• cremoso freddo al cioccolato  fondente con salsa inglese al rhum cubano.

I vini:

• Pigato della Cascina Feipu

• Cuvée Impériale del Domaine Gros-Pata (50%grenache, 50% sirah), Valle del Rodano

Ho chiesto a Bruno di raccontarmi qualcosa su di loro: “La nostra realtà è in essere da poco più di un anno in quanto abbiamo inaugurato il locale il 30 giugno dell’anno scorso. Io provengo da tutt’altro settore, quello delle costruzioni (ma non facevo edilizia), e avendo ceduto la mia precedente azienda ho deciso di intraprendere una nuova avventura occupandomi di una vecchia passione, quella del vino appunto. Una volta deciso ho coinvolto Massimiliano, con il quale sono diventato amico nel corso degli ultimi 10 anni, condividendone esperienze enologiche e soprattutto idee e modi di intendere il mondo del vino con tutte le sue innumerevoli sfaccettature. Massimiliano, a differenza del sottoscritto, è un professionista di questo settore da circa 15 anni, avendo svolto la mansione  sia come responsabile di una delle enoteche più importanti della città sia come sommelier di 3 ristoranti stellati. Nondimeno egli ha una conoscenza e una capacità di valutazione dei vini  raramente riscontrabile, soprattutto nella nostra città. Lo chef Diego Parma è un ragazzo di 26 anni che, dopo essersi diplomato alla scuola alberghiera, ha frequentato la scuola di cucina dell’Alma a Colorno diretta da Gualtiero Marchesi. Successivamente ha avuto esperienze lavorative in diversi ristoranti tra i quali i più rinomati Locanda Liuzzi di Cattolica e Lido Lido di Cesenatico fino a condividere assieme a me e Massimiliano il progetto dell’Enoteca SoulWine.”

Giusto: sto parlando dell’Enoteca Soul Wine di Casalecchio di Reno. Un gran bel posto, che consiglio vivamente non solo per la qualità dei piatti ,semplici ma  di grande riuscita, e della scelta dei vini ,molto curata, ma perché soprattutto si ha a che fare con persone che amano il loro lavoro e che lo trasmettono in ogni modo possibile. Con quell’entusiasmo misurato che riesce a coinvolgerti.

Enoteca con Cucina Soul Wine

Via Calari 10-12, Croce di Casalecchio

40033 Casalecchio di Reno (BO)

cVs

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Le cene a due voci di BlogVs: I miracoli del D’O

12 October 2011 - Commenti (3) »

«Oh Emanuele – senti. Ti devo dire una cosa.»

«Cosa?»

«A me veramente i funghi non mi sono mai piaciuti.»

«Eh?»

«Eh, no – insomma… Sì vabbè, i porcini mi piacciono. Ma gli altri mica tanto. Ok gli champignon – ma devo stare attento, perché gli amanti dei funghi mi insultano se solo li nomino…»

«Christian – te, non sei normale. Cosa fai a una cena di funghi da Oldani se i funghi non ti piacciono? Gli chiedi una paillard con due patate bollite? E perché poi non ti piacciono?»

«Un po’ la consistenza, un po’ il gusto di questi affari–  mi lasciano perplesso, ecco. Anzi, diciamola tutta: sai che abito in campagna, circondato da boschi. Da piccino ricordo i miei genitori che portavano a casa cesti giganti e borse piene di funghi colti nel bosco, che subito iniziavano a pulire, a cucinare, a mettere sott’olio, a seccare… Per giorni mi restava nel naso quell’odore di terriccio e di funghi cotti, e nella mente quelle immagini da incubo di tavolate stracolme di funghi di ogni genere, colore, odore, dimensione…»

«No no, Christian, non sei normale. E allora?»

«Allora niente. In realtà sono qui proprio per questo: è una sfida con me stesso, voglio capire una volta per tutte se sono allergico, se semplicemente non mi piacciono, se è una specie di trauma subconscio primordiale, o una fissa…»

«Non scherziamo – già i nostri due amici non sono venuti, e secondo me Oldani cercherà di caramellarci il cu*o, visto che si era tanto raccomandato, che faceva l’ordinazione per la cena, e che se c’erano defezioni voleva dire che aveva roba da buttar via, eccetera – ci manca solo che domani sulle prime pagine ci siano foto tue col faccione verde e il fumo che ti esce dagli orifizi sotto il titolo ‘Ammanita assassina colpisce da D’O: giovane avventore gravissimo invoca champignon e champagne’. Ma non potevi fare delle prove prima di venir qui? Farti una pera con la crema di funghi della Campbell? Infilare la testa in un sacchetto di gran misto di funghi surgelati?»

Buonasera signori, gradite dell’acqua?

«Sì, acqua naturale, grazie.»

Ecco… voi sapete che questa sera è serata solo funghi?

«Sì, certo, abbiamo prenotato apposta mesi fa, non ricordo nemmeno quando…»

Molto bene, avete qualche intolleranza particolare, qualche ingrediente che…

«Sì, ai funghi.»

Ehm… ma… dice davvero?

«Ma no, non proprio – boh, insomma, lo scoprirò durante la cena.»

«Hai visto che faccia che ha fatto?»

«Hi hi…»

«No, ma che vergogna – chissà se mi porterebbero da mangiare in macchina…»

Finferli alla liquirizia su fettine di mela caramellata con gelatina di mela e composta di cipolle rosse.

«Come ti sembra? Ti piacciono i finferli?»

«Buoni… Mi piace. Elegante la liquirizia, che ammorbidisce il gusto ferruginoso del fungo e chiude il cerchio con un po’ di amarognolo, subito mitigato dalla dolcezza equilibrata della gelatina di mele assieme alla composta di cipolla.»

«Molto buono, sono d’accordo. Ma da come ne parli mi sa che i finferli sono un po’ allucinogeni… o forse i funghi ti fanno male davvero…»

Risotto ai funghi porcini scottati e crudi, con pepe, salsa d’arancia e pera.

«Ci sono i porcini!»

«Christian non fare storie. Piuttosto passali a me, se pensi che non ti piacciano.»

«No dai… buoni, anzi, buonissimi – come dire? ‘Occhi bianchi’: come quando è come se, per il piacere, alzassi gli occhi al cielo, al punto che non si vede più la pupilla. Questo piatto va al numero 1 dei cinque che compongono il menu, anche se non abbiamo ancora assaggiato gli altri tre.»

«No, diciamolo, Christian, i funghi ti fanno un effetto strano. Comunque, è una meraviglia. Ogni volta che veniamo dal D’O è lo stesso: c’è sempre qualcosa che per un motivo o per l’altro mi ‘commuove’, non nel senso che mi metterei a piangere nel piatto (a rischio di rovinarlo…? giammai!), ma che insomma mi emoziona, mi appaga – un po’ come i tuoi occhi bianchi.»

Nasello cotto con salsa di burro bianco e chiodini al vapore.

«Però: il servizio è assolutamente impeccabile, attese giuste fra un piatto e l’altro – sono proprio bravi, non c’è che dire. Beh – Christian, che c’è? Qualcosa non va, che stai zitto?»

«Taci per favore – sto applaudendo dentro. Per me, è un parimerito al primo posto.»

«In effetti il nasello, che mi sembra un pesce assolutamente normale, qui sembra tutt’altro: sarà la cottura, la morbidezza, questa salsa al burro bianco…»

Gnocchetti verdi agli spinaci su vellutata di zucca profumata allo zenzero, con spugnole e bottarga di tonno.

«Buona, ovvio, non è nemmeno divertente – ma è al terzo posto.»

«A me questa storia delle classifiche dei punteggi mi dà un po’ fastidio, al di là del mi piace di più mi piace di meno non andrei. Quello che mi colpisce invece è da un lato l’altissima qualità degli accostamenti, delle preparazioni, delle presentazioni; e dall’altro l’estremo equilibrio dei vari piatti, non c’è nulla che preponderi, tutto si armonizza al meglio – qui, il tocco di salato della bottarga rinvigorisce la vellutata e accompagna gli gnocchetti a legare con le spugnole…»

«Senti, Emanuele, non pensi che il locale sia un po’ chiassoso?»

«No, non direi – so che ti piacerebbe un’atmosfera raccolta e quasi monastica, con sussurri sopiti e frusciare di posate, ma ti assicuro che rispetto al mio ufficio questo è un eremo tibetano…»

Dolce con mousse di nocciole, gelato ai funghi e meringa morbida con granella di croccante.

“Arriva. Lo vedo. Il ragazzo lo posa sul tavolo, chino la testa, e lo vedo! Lo sento: è in questo momento che mi assento dal presente, che poi ormai è passato quasi remoto, e ciao. Lo osservo: un cilindro beige marroncino su cui poggia una sfera di un tono più scuro e leggermente lucida su cui poggia meravigliosa cupola bianca e fiammata. Mousse di nocciola, gelato di funghi, meringa soffice, e del croccante….”

«Christian – ci sei? Stai bene? I funghi ti hanno fatto male?»

«No – questo è il numero 1 in assoluto, e vince la mia classifica. Anzi no: ho vinto io. Non ho bolle in faccia, non sono svenuto, tantomeno ho schiumato dalla bocca. Va beh, quello magari sì, ma per altri motivi. Dev’essere una specie di miracolo…»

«Mamma mia – lo abbiamo perso.»

«No, sono io che ho vinto. Io i funghi li posso mangiare.»

Davide Oldani - in cerca di funghi sul prato dell'Ippodromo durante Taste of Milano?

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D’O

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20010 Cornaredo Milano

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Emanuele Bonati & cVs

Terraliva: un olio, un ristorante, un agriturismo…

25 September 2011 - Commenti »

Questa storia è iniziata alcuni anni fa, quando, a cena nell’enoteca di un amico a Milano, assaggio un olio di oliva che subito mi fa cadere in uno stato di estremo piacere, felicità, beatitudine. È amore, lo so.

..

Continuo a comprare questo olio, buonissimo ed eclettico, in enoteca: e quando il mio amico lo ha finito, decido di chiamare il produttore per farmi dire dove posso trovarlo.

Credo che il mio entusiasmo per quest’olio fosse percepibile anche per telefono, perché sono stato a parlare con il signor Cavarra, il produttore di Terraliva (questo il nome dell’olio, dell’azienda agricola agriturismo ristorante ecc: www.terraliva.com) per parecchio tempo, a chiacchierare su produzioni, concorsi e molto altro.

Dopo aver conosciuto il “padre” di questo olio durante un viaggio in Sicilia lo scorso maggio, torno in agosto per passare una notte nel loro agriturismo, che si trova a Buccheri, in provincia di Siracusa. Un’antica dimora del Settecento, immersa nella campagna tra i monti Iblei. Un silenzio incredibile. Proprio quello che ci voleva, visto che quello era l’ultimo giorno di vacanza prima del rientro.
Riprendiamo i discorsi dove li avevamo lasciati in maggio.
Parlare con il signor Cavarra mi fa capire quanto poco ne so dell’olio. Io mi sono sempre affidato al mio palato per gli acquisti, senza tante indagini o elucubrazioni mentali, un po’ come faccio per il vino: mi trasmette qualcosa? Sì, allora bene. Diversamente, scarto il prodotto.
Ma spesso mi piacerebbe saperne di più… e Cavarra mi ha aiutato.
Ormai la qualità dell’olio italiano è davvero ad altissimi livelli, e i produttori sono molti. Durante la mia permanenza in Sicilia, ho avuto modo di cenare in diversi locali che proponevano degustazioni di uno, due, tre, quattro olii: ma nessuno ha, secondo me, mai raggiunto la qualità, il gusto di questo olio Terraliva. Si tratta di un olio che partecipa abitualmente a tutti i più importanti concorsi, ottenendo numerosi riconoscimenti, e che ha mantenuto per 2 anni consecutivi le 3 olive nella guida Slow Food agli extravergini (2010 e 2011).
La produzione dell’olio inizia ufficialmente nel 2003/2004, dopo anni di prove e scarsi risultati. Finalmente Cavarra trova un frantoio che porta i primi risultati positivi, e nel quale affina le tecniche e la produzione. “Arrivano subito i primi riconoscimenti, che fanno da stimolo per migliorare continuamente la qualità. L’olio lo faccio prima di tutto per i concorsi. Poi lo vendo… e fortunatamente è molto apprezzato”.
Il signor Cavarra è una persona davvero speciale, dedita alla perfezione. Lo si vede in tutto ciò che fa. Anche la sua cucina è frutto di grande passione, e i piatti che ci ha proposto nel ristorante dell’agriturismo hanno conquistato il mio cuore oltre che il mio palato.
Sono vecchie ricette del territorio, che Cavarra arricchisce e firma con un segno indelebile.
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Un passaggio di ricchi antipasti: salsiccia stagionata, bruschette con pomodorini piccadilly, pecorino ed olio.
Polpette di patate farcite con mozzarella, frittelle di patate con cipolla, involtini di zucchine, le sue olive leggermente piccanti.
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La sua rivisitazione del formaggio all’argentiera con cipollotto origano ed olio.
La scacciata con le erbe.
Ravioli con pesto di fiori di zucca e ricotta di pecora conditi con olio, pane abbrustolito e mandorle.
L’involtino di manzo panato, farcito con verdure croccanti e scamorza ed accompagnato da una strepitosa insalata di arance arricchita da pinoli e uvetta di Pantelleria, oltre che la cipolla rossa.
Accompagniamo il tutto con il suo gradevole vino, un nero d’Avola.
Finiamo la cena con un dolce che dice essere brutto ma che è davvero ottimo: una torta al cacao e nero d’Avola con ricotta di pecora leggermente salata, salsa di cioccolato al vino e mandorle tostate.
Il ritorno a Milano sarà drammatico dopo queste cene siciliane e il rilassante silenzio di questo posto – nel quale del resto non funzionano i cellulari. Favoloso!
cVs

Caol Ishka

15 September 2011 - Commenti »

Caol Ishka. Rumore dell’acqua, in gaelico.

Caol Ishka è un boutique hotel situato a qualche km dal centro di Siracusa, sul fiume Ciane.

Un ampio e profumato giardino ci accoglie. Casette basse e rosee, che contrastano i colori della Sicilia estiva, ma che ci stanno molto bene. Vari scenari ci accolgono. Parete nera con cactus e lunga feritoia orizzontale che fa intravedere il giardino e la piscina a sfioro, con rialzo in teak. Ottimo gusto.
Un po’ meno interessante forse l’arredo del ristorante Zafferano, che risulta leggermente cupo e vagamente kitsch.
Ci accoglie e ci guida il giovane chef Massimo Giaquinta. Menù dello chef, composto dalle 4 portate classiche, per un costo di 40€. Davvero interessante.
Allora:
• Tartare di scampi con granita al limone rinfrescante.
• Ostrica servita con succo di carota, pane cotto e sale alla vaniglia. E qui lo chef è riuscito a farmi mangiare una cosa che non amo per niente: L’ostrica, appunto. Il limone assieme al sale alla vaniglia hanno trasformato il sapore dell’ostrica in qualcosa di nuovo, che ho trovato estremamente gradevole.
• Spaghetti fatti in casa alle vongole: uno dei piatti di pasta più buoni che io abbia mai mangiato!!
• Filetto di cernia al vapore con sughetto di pomodoro, cipolla al vapore e patata impanata e fritta. Un piatto dal grande equilibrio.
• Per finire un banale ma buono tortino al cioccolato caldo con salsa. Ecco forse la sezione dolci avrebbe bisogno di una marcia in più. Almeno per quello che ho visto in carta.
Una pecca è il servizio. Manca personale qualificato ed attento in sala. Troppe approssimazioni, che contrastano un po’ con la qualità della cucina.
Chiaccheriamo un po’ con Massimo e ci racconta della sua cucina tutto quello che è presente nel giardino dell’hotel, piante, spezie, fiori e frutti, lo raccoglie e ne ricava dei piatti. In questo modo, ad esempio. fichi, fiori di gelsomino e spezie, elaborati e messi assieme, creano un dolce unico e originale. Peccato non averlo potuto assaggiare.
La sua passione per il mestiere – evidentemente tramandata dal padre, anch’egli chef – e per la Sicilia sono tutti nel piatto e si sente.
Per la cronaca: siamo tornati due volte a trovare Massimo, sia per il piacere della sua cucina, sia perché il rapporto qualità prezzo è davvero interessante, viste alcune delusioni ricevute da ristoranti blasonati e iperfrequentati della zona, che hanno costi che superano di molto quelli dello Zafferano bistrot, senza averne le qualità…

La gelateria Paganelli al Taste of Milano

15 September 2011 - Commenti »
Ci sono varie gelaterie che quest’anno saranno presenti al Taste of Milano.
In particolare vorrei segnalare PAGANELLI, che è una delle gelaterie secondo me Top di Milano.
Carta stampata, blog e persone hanno stilato una propria classifica delle migliori gelaterie ed io non non sono stato da meno.
Paganelli resta in cima alla mia personale da anni, assieme al Gelato Giusto.
Paganelli oltre ai gelati ha dei pozzetti dove tiene dei preziosi sorbetti al vino che quest’anno verranno proposti al Taste appunto.
In particolare la scelta sarà tra i seguenti:
BIANCHI
Dry Muscat – Terre di Orazio (Basilicata)
Silvaner – Muri Gries (Alto Adige)
Crudoo – Giorgi (Lombardia)
Grino – Firriato (Sicilia)
ROSSI
òtre Primitivo – Tearum (Puglia)
Brusco – Dei Barbi (Toscana)
Nero di Lambrusco – Otello (Emilia)
Carignano del Sulcis – Santadi (Sardegna)
Sono assolutamente da provare!
Taste it..
CvS

Spigolature di BlogVs: Impressioni d’estate

5 September 2011 - Commenti »

Top Chef, su Cielo.tv: una concorrente legge il titolo della ricetta sul ricettario: “Tuna Tartare” ecc. Si sente la voce doppiata: “Devo preparare un tonno tartaro, mi piace cucinare il tonno tartaro.” C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, in cucina.

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Locale di recente apertura, Kitchen Society, in una traversa di Pier della Francesca a Milano. Pranzo di mezzogiorno. Una ragazza incerta, aiutata da un cameriere più anziano, recita in qualche modo alcuni piatti del menu, che non è scritto. Resisto alla tentazione di farmelo ripetere. Melanzane alla parmigiana. Normali, porzione non particolarmente abbondante. Con acqua, 10€.

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Ancora il sorbetto al cioccolato di Gelato Giusto. Brava Vittoria. Ma anche la mandorla, il fiordilatte, la noce, l’earl grey, il mango…

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Cappuccino e brioche da Canessa a Rapallo. Un po’ lenti forse, ma la brioche è molto buona, e il cappuccino buonissimo, la schiuma densa e persistente, il caffè ottimo. Bravissima la ragazza alla macchina del caffè.

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Aperitivo in un locale all’angolo via Cadore via Anfossi. Se in un posto con scritto “enoteca” fra le varie insegne alla tua richiesta di che vini ci sono ti dicono fra i bianchi un pinot o dello chardonnay, senza carta o che, beh, mah, forse… E se poi con l’aperitivo ti portano delle crudité comprendenti dei finocchi pesantemente ammosciati, beh mah forse anche no.

Emanuele Bonati

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Malafarina: una Libreria di cultura gastronomica a Milano

4 September 2011 - Commenti (4) »

Ricevo una segnalazione: hai visto che c’è una nuova libreria bla bla bla? (grazie Lella!)

No, non ho visto: vado, e vedo.

Un posto grazioso, anzitutto. Una volta c’era un’enoteca; da giugno, questa libreria Malafarina (che non è un nome originale per indicare chissà cosa, ma è proprio il cognome di Anna, la gentile signora passata dallo stare seduta dietro a un tavolo alle poste agli scaffali di questa Libreria di cultura gastronomica. Mossa dalla passione per la cucina, per i libri, ha creato questo negozio – probabilmente l’unico in Italia, e uno dei pochi al mondo (ce ne sono un paio a Parigi, Books for Cooks a Londra, un po’ sparse…) in cui ci sono solo libri di cucina. Non so se ci sono i libri della Parodi: ma ci sono i bellissimi libri della Phaidon, una selezione di libri sulla cucina molecolare e sulle nuove tecniche, libri fra arte e sala da pranzo, libri di ricette per bambini, nel senso che i bambini possono cucinare, classici della culinaria, e anche Alta cucina di Rex Stout – vale a dire, la narrazione all’ennesima potenza (lo dice anche il titolo) delle imprese di un buongustaio quale era Nero Wolfe.

Insomma, un bel posto in una zona molto vecchia Milano (via Cellini, via Sottocorno…). Da sostenere, da frequentare, da visitare spesso. Noi ci torneremo.

E intanto andiamo a trovarlo su facebook.

Emanuele Bonati