Paolo Marchi
Cucina di montagna
vol. 1 Le Alpi Centrali
Bibliotheca Culinaria
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Libreria di cultura gastronomica
20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864
Paolo Marchi
Cucina di montagna
vol. 1 Le Alpi Centrali
Bibliotheca Culinaria
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Andrea Ciucci – Paolo Sartor
A tavola con Abramo
Le ricette della Bibbia
con una prefazione di Ezio Santin
San Paolo
176 pagine, 18,00€
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Libreria di cultura gastronomica
20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864
Douglas Adams
Ristorante al termine dell’universo
Mondadori
244 pagine, 9,50€
Un alieno in incognito sulla terra inizia le sue peregrinazioni attraverso l’universo percorrendo una gigantesca autostrada cosmica. Alla ricerca di un ultimo angolo caldo dove poter gustare una buona cena, e dove il cibo “letteralmente” parla. Irresistibile.
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Libreria di cultura gastronomica
20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864
“La ricetta che vorrei dare oggi è quella delle melizze, delle melanzane pizze. Vado a illustrarla.
Dunque: si prende una melanzana, si taglia a fette di un centimetro l’una. Poi si prende una padella, si mette un dito d’acqua, anche due, e si fa bollire. Quando l’acqua comincia a sobbollire ci metti dentro queste fette di melanzana, poi le giri da una parte e dall’altra. Ma non per molto. Non devono essere mollissime se no si spetasciano. Quando sono morbide, le levi, le coli, le metti ad asciugare su uno scottex. Tutto questo puoi farlo anche con l’olio, ma viene più pesante. Poi fai scaldare il forno, prendi la teglia, un filo d’olio sul fondo, metti le fette di melanzana e le condisci come se fosse una pizza. Quindi ci metti un po’ di mozzarella, un po’ di pomodoro, origano, olive se vuoi, un po’ d’olio, sale e metti in forno. Sono pronte le melizze. Poi la parmigiana è più o meno quella roba lì, ma questa ricetta è più semplice perché fai le rondelle ed è pronto. Finiscono subito, è anche questa la loro prerogativa, purtroppo. Perché sono buone e o bambini le mangiano in un secondo.
è molto difficile cucinare per i bambini. Perché loro sono abituati a mangiare sempre le stesse cose. E sono noiosissime. E quindi in tutti gli esperimenti che fai devi mettere in conto anche le reazioni negative. Perché poi loro non osano dirti che fa schifo, invece dicono ‘Mmm, buono, però basta, grazie!’ E spostano il piatto lontano. E tu magari ci hai messo sei anni a fare ’sta roba e ti sei lambiccata il cervello. Sono come i cani, mangiano sempre le stesse cose.Invece a me piace asssaggiare cose nuove. Tipo la marmellata di angurie e zenzero e poi rovesciarla nel water perché è disgustosa.”
in Luciana Littizzetto e Franca Valeri, L’educazione delle fanciulle, Einaudi
Un dialogo fra due signorine perbene, due donne che non potrebbero essere più distanti ma nemmeno più vicine, Minchia Sabbri e la Signora Cecioni in un dialogo che parla di nioi.
Emanuele Bonati
• Caro Alessandro, dopo aver letto il tuo libro – Turista per vino, edito da Mariotti Publishing – posso sintetizzare il mio giudizio in una frase breve ed essenziale: “Che delusione!” Sapendo che si trattava del libro di un medico anestesista, mi aspettavo una serie di indicazioni su quali vini e gradazioni alcoliche usare in sala operatoria appunto per anestetizzare (d’accordo, per pre-anestetizzare…) i pazienti: un passito per le plastiche facciali, una bollicina per le tonsille, un bel Merlot per le blefaroplastiche, una Bonarda per le vasectomie (ok, questa è bruttina…), … – insomma, un modo per rendere più piacevole l’approccio alla sala operatoria. E invece niente: è un libro serio, scherzoso, piacevole, ma serio.
Urka! Fantastico! Sei il primo che mi dice che si tratta di un libro serio!
Comunque, è vero che in sala operatoria entriamo sempre con almeno un paio di fiaschi di Chianti sottobraccio. Ma quello è per noi: uso rigorosamente personale. Con i Pazienti facciamo una specie di cocktail secondo l’estro e l’ispirazione del momento…
• Nel tuo libro viene ripetuto a iosa – ma visto che noi ci rivolgiamo a chi ancora non lo ha letto, non possiamo esimerci dal chiedertelo: perché un medico anestesista scrive un libro sul vino?
Perché il mio è il lavoro più bello del mondo: guardo gli altri che lavorano. Trattandosi dei chirurghi (che sono i nostri nemici naturali), il godimento è doppio.
Se non combinano casini, ho un sacco di tempo a disposizione. È vero che potevo riempirlo scrivendo il manuale del perfetto anestesista, ma mi è sembrato più divertente seguire il mio istintivo tropismo verso il mondo di Bacco.
• Emergono dalla lettura di Turista per vino – oltre a un certo qual disincanto e a una certa voglia di smitizzare l’aura misterico-iniziatica che avvolge certe ritualità della degustazione – la passione, il piacere, e il desiderio di rendere partecipe il lettore di questa passione e piacere. Desiderio realizzato, mi sembra. Come è nata questa tua passione?
Durante un fine settimana con amici, inseguendo un vino quasi sconosciuto (il Verduno Pelaverga). Mirko, uno del gruppo, sosteneva che fosse un grande vino, imperdibile. Ci ha fatto una testa così con questo Verduno. Un giorno in cui eravamo abbastanza “pieni” di birra, abbiamo fatto una specie di scommessa e gli abbiamo dato carta bianca per esibirsi come talent scout enologico. Siamo tornati a casa col baule pieno di bottiglie di Verduno.
Poi, col tempo, ho scoperto che se ti atteggi a esperto di vini, le persone non ti guardano più come un povero alcolizzato, ma diventi un soggetto molto interessante. Quindi mi è esplosa la passione. Irrefrenabile.
• Il vino è protagonista assoluto (va beh, insieme a te…) del libro, mentre il cibo mi sembra un po’ in second’ordine; il vino viene soprattutto assaggiato, degustato. E a tavola?
Del cibo, e del mio rapporto (meravigliosissimo) con esso, ho parlato nel mio secondo libro. Ma devo ancora pubblicarlo.
• Ti è mai capitato di costruire un pranzo, o una portata, attorno a un vino?
Mi capita di peggio: quando torno a casa dall’Ospedale, prima penso a cosa mi vorrei stappare, poi a cosa vorrei mangiare insieme al vino che mi porterò su dalla cantina. Dici che è grave?
• In cucina, nella ristorazione, ci imbattiamo periodicamente in novità, di maggiore o minore portata – dall’ingrediente di moda (la rucola, i fiori…) alla cucina molecolare. Secondo te, ci si può aspettare qualcosa di “nuovo” dal mondo del vino? O le novità sono essenzialmente le mode? Che so – negli anni Ottanta si beveva il Lancers, poi è stato il momento del Bellini, a un certo punto si è iniziato a commercializzare il vino novello, il vino col fondo…
Secondo me le novità sono sempre dietro l’angolo, e penso siano solo un bene. Altrimenti sai che noia? Poi è ovvio che si creino le mode. Ma una persona che abbia un cervello degno di questo nome, beve, mangia e fa ciò che le piace, non ciò che le hanno detto che è figo.
• Leggendo il libro, si scoprono i tuoi vini del cuore, le tue simpatie e antipatie, le tue passioni.
Adesso come adesso, il mio tipo di vino preferito è un Metodo Classico. Fino a poco tempo fa preferivo i grandi vini a base Nebbiolo. Tra un paio d’anni penso ritornerò alla Cedrata Tassoni, che rimane comunque una sicurezza.
Ma questi sono cambiamenti semplici. La vera rivoluzione l’ho fatta quando sono passato dagli slip ai boxer. Mi rendo conto che può sembrare una stupidata, ma per me è stato un periodo non semplice. I cambiamenti sono sempre uno stress.
• La tua specialità sono i consigli, mi sembra di capire, in primo luogo ai tuoi colleghi d’ospedale, ma poi anche a parenti e amici, e con il tuo libro anche a noi, in ultima istanza. Ma forse il tuo consiglio migliore è semplicemente: bevete quello che vi piace, basta che siate consapevoli di cosa state bevendo, e perché si presenta così nel vostro bicchiere.
In realtà io credo che un consiglio vada vissuto come il desiderio di una persona di farti provare un’esperienza che per lui è stata piacevole. Poi ognuno fa di testa sua, ed è giusto così.
Il giorno in cui ci sarà qualcuno che, in un campo così fortemente influenzato dal gusto personale, si trovi a scegliere sempre in modo perfetto, io spero di essere già al Camposanto. E da un pezzo.
Emanuele Bonati
Le foto sono state scattate dal nostro fotografo Bruno Cordioli alla presentazione del libro a Taste of Milano, settembre 2011
Anche un cuoco svizzero, Pietro Leemann, è fra i protagonisti della cucina intervistati da Antonio Marchello per Anforchettabol (Trenta Editore).
Pietro Leeman arriva a Milano nel 1989 dopo un lungo soggiorno all’estero, particolarmente in Cina e Giappone, dove modifica il suo pensiero e il suo modo di lavorare, oltre che di mangiare, diventando vegetariano. E a Milano apre Joia, il tempio della cucina naturale.
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CHEF Pietro Leemann, Joia, Via Panfilo Castaldi 18, Milano
NATO A Locarno (Svizzera) nel 1961
I MAESTRI Angelo Conti Rossini, Fredy Girardet, Gualtiero Marchesi
IL RICORDO La crostata di frutta
IL PIATTO L’uovo apparente
UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Bibbia, Bhagavad Gita; Solaris di Andrej Tarkovskij
DICE “Il filo conduttore della mia cucina è lo yoga, la comunione con la natura e con Dio. [...] La mia cucina cambia perché io seguo un percorso, cambia con me.”
INGREDIENTI L’onestà
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Emanuele Bonati
Il libro di mia cugina Flavia Alfano e della sua amica Titty D’Attoma, edito da Vallardi, oltre a un sacco di consigli utili per la casa, ne fornisce anche per la cucina…
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Come separare il tuorlo dall’albume
Per evitare che il tuorlo dell’uovo si rompa mentre lo separate dal bianco, prendete un imbuto e ponetelo sopra la ciotola in cui dovete versare l’albume, quindi rompete l’uovo nell’imbuto: il bianco colerà nella ciotola, il tuorlo rimarrà infallibilmente nella ciotola
[pag. 88]
Emanuele Bonati
Un altro cuoco, Andrea Berton, un’altra intervista, di Antonio Marchello in Anforchettabol, Trenta Editore, un’altra “ricetta” per fare un cuoco…
Andrea Berton, chef del Ristorante Trussardi alla Scala, si è guadagnato due stelle Michelin in due anni, tre cappelli da cuoco dall’Espresso, tre forchette dal Gambero Rosso. E tutta la mia ammirazione…
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CHEF Andrea Berton, Il Ristorante Trussardi alla Scala, Piazza Duse 4, Milano
NATO A San Daniele del Friuli nel 1970
I MAESTRI Gualtiero Marchesi
IL RICORDO La cucina della mamma: il pollo arrosto con patate; il pane arrostito con le alici
IL PIATTO Risotto
UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Il Principe di Machiavelli; Il Pranzo di Babette
DICE “Gli ingredienti sono l’elemento più importante della mia cucina: la tecnica deve essere sempre al servizio dell’esaltazione del sapore dell’ingrediente. [...] Gli ingredienti non vengono sconvolti nel piatto, ma combinati tra loro per costruire una nuova armonia che non pregiudichi l’apporto diretto di ciascuno degli ingredienti.”"
INGREDIENTI Un piatto bianco, pulito, cottura veloce e immediata, gusti decisi, contrasti caldi e freddi; determinazione e costanza.
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Emanuele Bonati
Un’idea per infarinare senza sporcare? La trovate qui – ma anche nel libro di mia cugina Flavia Alfano e della sua amica Titty D’Attoma, edito da Vallardi.
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Infarinare senza sporcare
Per impanare, o infarinare, velocemente e senza sporcare in giro, prendete un sacchetto di quelli usati per congelare il cibo, versateci dentro il pangrattato o la farina, aggiungete la carne, e, tenendolo chiuso, agitate per bene il sacchetto. L’impanatura sarà omogenea e la cucina pulita…
[pag. 89]
Emanuele Bonati
Anche Matteo Torretta è stato intervistato da Antonio Marchello per Anforchettabol, il volume, pubblicato da Trenta Editore, dedicato ad alcuni grandi chef.
Matteo Torretta può vantare un lungo cursus honorum, che dall’Istituto Alberghiero Carlo Porta lo ha portato prima da Gualtiero Marchesi e poi, attraverso vari passaggi, da Martin Berasategui, al Savini e al suo Food Art, sui Navigli a Milano – e al Guanciale cotto a bassa temperatura in crosta di pane su guazzetto di prezzemolo, ad esempio, che ho assaggiato al Taste of Milano, e che mi ha convinto a fare presto un giro sui Navigli…
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CHEF Matteo Torretta, Food Art, via Vigevano 34, Milano
NATO A Rho (MI) nel 1980
I MAESTRI Gualtiero Marchesi, Perbellini, Cracco, Cannavacciuolo, Martin Berasategui
IL RICORDO La cucina della nonna: orecchiette, panzerotti, pizza, gli spaghetti con le vongole
IL PIATTO Pizza margherita con le acciughe
UN LIBRO, UN FILM, UNA CANZONE Soul Kitchen; Jim Morrison, Riders on the Storm; Vasco Rossi, Rock’n'Roll Show
DICE “[...] a volte è un profumo, a volte un’immagine, altre ancora una parola sentita qua e là. Sono suggestioni che per un motivo o per l’altro mi colpiscono. E rimangono lì finché non le elaboro, fino a farle diventare un vero e proprio piatto.”
INGREDIENTI L’onestà, l’essere sempre diretti, il rifiuto dei compromessi
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Emanuele Bonati