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Archive for the ‘letteratura culinaria’ Category

Thursday, December 10th, 2009

Libri: Bartolomeo Scappi

Da buon gastrofanatico in erba, acquisto continuamente tutta una serie di cose legate al mondo dell’enogastronomia: libri che forse resteranno sempre lì sullo scaffale o appoggiati su qualche mobile, utensili di vario tipo, gastrodiavolerie spaziali (tipo l’argento alimentare, che giace in dispensa da chissà quanto…).

Soprattutto libri…

Appena vedo un libro interessante, che parli di vino, di cucina, di alimentazione, di ricette, lo acquisto, sempre con la speranza di utilizzarlo, prima o poi.

Al primo posto della mia wish list ce n’è uno in particolare, a cui faccio il filo da un po’ – da quando lo ho scoperto nel catalogo di una casa editrice bolognese, specializzata in ristampe anastatiche, la Forni Editore.

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Il libro (anzi, a dire il vero i volumi sono due, per quasi mille pagine) di cui sto parlando è un trattato di cucina rinascimentale datato 1570 (e più volte ristampato nei settant’anni successivi), Opera. Dell’arte del Cucinare di Bartolomeo Scappi, cuoco famoso ma di cui si conosce poco: cucinò un banchetto nel 1536 in onore di Carlo V, fu cuoco di papa Pio V, e nel 1570 pubblicò il suo trattato, un vero e proprio libro di testo, se, come dichiara lo stesso autore, egli opera in modo diverso dagli altri cuochi suoi colleghi , che tengono “celati i lor secreti, non solo col mezzo della penna ricusano pubblicarli, ma anco con la parola verso a particolari avari se ne mostrano”.

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Gli storici parlano di un grande professionista, all’avanguardia, il primo a codificare nel suo trattato l’utilizzo dei prodotti importati dalle Americhe, oltre a dare una sistemazione organica alla cucina del tempo – tecniche, strumenti (e la prima raffigurazione di una forchetta), oltre mille ricette… Un codificatore, insomma – il punto più alto, il punto d’arrivo della cucina del Rinascimento, e al tempo stesso il punto finale: dopo di lui la cucina italiana perderà il suo primato fra le cucine europee.

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Si veda quanto detto in proposito da Stefano Buso su Taccuini Storici e un sito originale e interessante, Summa Gallicana, nella voce del Lessico dedicata a Scappi.

Sfogliando il catalogo, sul sito di Forni editore, ci sono molti altri volumi interessanti. Questa, ora che ci penso, potrebbe essere, anzi è sicuramente, un’ottima idea per un regalo natalizio.

Beh, adesso sapete cosa potete regalarmi!

Christian

con la collaborazione di Emanuele

Tuesday, December 1st, 2009

CIBVS legge… IL LIBRO DELLE FRATTAGLIE di Roberta Schira

Ho letto l’ultimo libro di Niccolò Ammaniti, Che la festa cominci, Einaudi: bello, divertente, ben scritto, ben costruito, grottesco… e non mi è nemmeno dispiaciuto Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson, Adelphi: intrigante, morboso, anche se si capiva subito che…

Ma il libro veramente più bello e ben scritto ben costruito entusiasmante ricco piacevole interessante intrigante e quant’altro di questi ultimi tempi è senz’altro IL LIBRO DELLE FRATTAGLIE storia scienza e cucina di Roberta Schira con Franco Cazzamali, nella collana di Allan Bay Il lettore goloso edita da Ponte alle Grazie, 352 pagine, 18 euro (costo a pag 0,051, contro i 0,089 di Adelphi, 0,054 Einaudi). Lo sto leggendo in questi giorni: un’inesauribile e metodica e accurata miniera di notizie, curiosità, dati e terminologie scientifiche, ma anche tradizione, cultura, folklore, una marea di ricette e varianti, istruzioni nomi locali procedure storia e storie, e insomma mi piace mi piace mi piace moltissimo, brava bravissima Roberta ( a una che scrive così, e questo, non si può non dare del tu…)…

In effetti, non lo faccio quasi mai, di cucinarmi delle frattaglie (a parte d’intende il fegato, il rognone, il cervello, la trippa, le cose “semplici”); devo proprio andare dal macellaio e chiedergli un po’ che cos’ha del “quinto quarto”, un esofago, delle animelle, che so… un guanciale, un piedino…

Bene o male, ho dei ricordi delle frattaglie fin da piccolo (a parte forse la trippa, che ho iniziato a mangiare un po’ più tardi): il fegato, il cervello (anche quello della gallina: la testa era sempre la mia, e la nonna me la passava, e io la dividevo in due e con uno stuzzicadenti pulivo la cavità con attenzione…), la lingua con la salsa verde preparata da mio padre, il magone, o ventriglio, del pollo, e le creste e i bargigli, che la nonna faceva in umido, mi sembra, che meraviglia…

E poi, ricordi sparsi: le interiora d’agnello alla piastra mangiate in un delizioso ristorante in una conca dietro Cala Luna in Sardegna, il pani ca’ meusa dell’Antica Focacceria San Francesco a Palermo, l’haggis scozzese… e una serie di cose strane mangiate ancora in Sardegna, a un pranzo di nozze in un paesino di montagna (di cui racconterò un’altra volta), e i crostini toscani, e il midollo dell’ossobuco, e…

Mi sta venendo fame. Basta, anche di questo ne riparleremo… Ora vado a leggermi qualche altra pagina…

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Emanuele Bonati