Archivio per la categoria ’letteratura culinaria’

Intervista al “turista per vino” Alessandro Acerbi

20 December 2011 - Commenti (3) »

• Caro Alessandro, dopo aver letto il tuo libro – Turista per vino, edito da Mariotti Publishing – posso sintetizzare il mio giudizio in una frase breve ed essenziale: “Che delusione!” Sapendo che si trattava del libro di un medico anestesista, mi aspettavo una serie di indicazioni su quali vini e gradazioni alcoliche usare in sala operatoria appunto per anestetizzare (d’accordo, per pre-anestetizzare…) i pazienti: un passito per le plastiche facciali, una bollicina per le tonsille, un bel Merlot per le blefaroplastiche, una Bonarda per le vasectomie (ok, questa è bruttina…), … – insomma, un modo per rendere più piacevole l’approccio alla sala operatoria. E invece niente: è un libro serio, scherzoso, piacevole, ma serio.

Urka! Fantastico! Sei il primo che mi dice che si tratta di un libro serio!

Comunque, è vero che in sala operatoria entriamo sempre con almeno un paio di fiaschi di Chianti sottobraccio. Ma quello è per noi: uso rigorosamente personale. Con i Pazienti facciamo una specie di cocktail secondo l’estro e l’ispirazione del momento…

• Nel tuo libro viene ripetuto a iosa – ma visto che noi ci rivolgiamo a chi ancora non lo ha letto, non possiamo esimerci dal chiedertelo: perché un medico anestesista scrive un libro sul vino?

Perché il mio è il lavoro più bello del mondo: guardo gli altri che lavorano. Trattandosi dei chirurghi (che sono i nostri nemici naturali), il godimento è doppio.

Se non combinano casini, ho un sacco di tempo a disposizione. È vero che potevo riempirlo scrivendo il manuale del perfetto anestesista, ma mi è sembrato più divertente seguire il mio istintivo tropismo verso il mondo di Bacco.

• Emergono dalla lettura di Turista per vino – oltre a un certo qual  disincanto e a una certa voglia di smitizzare l’aura misterico-iniziatica che avvolge certe ritualità della degustazione – la passione, il piacere, e il desiderio di rendere partecipe il lettore di questa passione e piacere. Desiderio realizzato, mi sembra. Come è nata questa tua passione?

Durante un fine settimana con amici, inseguendo un vino quasi sconosciuto (il Verduno Pelaverga). Mirko, uno del gruppo, sosteneva che fosse un grande vino, imperdibile. Ci ha fatto una testa così con questo Verduno. Un giorno in cui eravamo abbastanza “pieni” di birra, abbiamo fatto una specie di scommessa e gli abbiamo dato carta bianca per esibirsi come talent scout enologico. Siamo tornati a casa col baule pieno di bottiglie di Verduno.

Poi, col tempo, ho scoperto che se ti atteggi a esperto di vini, le persone non ti guardano più come un povero alcolizzato, ma diventi un soggetto molto interessante. Quindi mi è esplosa la passione. Irrefrenabile.

• Il vino è protagonista assoluto (va beh, insieme a te…) del libro, mentre il cibo mi sembra un po’ in second’ordine; il vino viene soprattutto assaggiato, degustato. E a tavola?

Del cibo, e del mio rapporto (meravigliosissimo) con esso, ho parlato nel mio secondo libro. Ma devo ancora pubblicarlo.

• Ti è mai capitato di costruire un pranzo, o una portata, attorno a un vino?

Mi capita di peggio: quando torno a casa dall’Ospedale, prima penso a cosa mi vorrei stappare, poi a cosa vorrei mangiare insieme al vino che mi porterò su dalla cantina. Dici che è grave?

• In cucina, nella ristorazione, ci imbattiamo periodicamente in novità, di maggiore o minore portata – dall’ingrediente di moda (la rucola, i fiori…) alla cucina molecolare. Secondo te, ci si può aspettare qualcosa di “nuovo” dal mondo del vino? O le novità sono essenzialmente le mode? Che so – negli anni Ottanta si beveva il Lancers, poi è stato il momento del Bellini, a un certo punto si è iniziato a commercializzare il vino novello, il vino col fondo…

Secondo me le novità sono sempre dietro l’angolo, e penso siano solo un bene. Altrimenti sai che noia? Poi è ovvio che si creino le mode. Ma una persona che abbia un cervello degno di questo nome, beve, mangia e fa ciò che le piace, non ciò che le hanno detto che è figo.

• Leggendo il libro, si scoprono i tuoi vini del cuore, le tue simpatie e antipatie, le tue passioni.

Adesso come adesso, il mio tipo di vino preferito è un Metodo Classico. Fino a poco tempo fa preferivo i grandi vini a base Nebbiolo. Tra un paio d’anni penso ritornerò alla Cedrata Tassoni, che rimane comunque una sicurezza.

Ma questi sono cambiamenti semplici. La vera rivoluzione l’ho fatta quando sono passato dagli slip ai boxer. Mi rendo conto che può sembrare una stupidata, ma per me è stato un periodo non semplice. I cambiamenti sono sempre uno stress.

• La tua specialità sono i consigli, mi sembra di capire, in primo luogo ai tuoi colleghi d’ospedale, ma poi anche a parenti e amici, e con il tuo libro anche a noi, in ultima istanza. Ma forse il tuo consiglio migliore è semplicemente: bevete quello che vi piace, basta che siate consapevoli di cosa state bevendo, e perché si presenta così nel vostro bicchiere.

In realtà io credo che un consiglio vada vissuto come il desiderio di una persona di farti provare un’esperienza che per lui è stata piacevole. Poi ognuno fa di testa sua, ed è giusto così.

Il giorno in cui ci sarà qualcuno che, in un campo così fortemente influenzato dal gusto personale, si trovi a scegliere sempre in modo perfetto, io spero di essere già al Camposanto. E da un pezzo.

Emanuele Bonati

Le foto sono state scattate dal nostro fotografo Bruno Cordioli alla presentazione del libro a Taste of Milano, settembre 2011

The Silver Spoon in libreria

24 November 2011 - Commenti »

Da pochissimi giorni in libreria, la nuova edizione di The Silver Spoon (in inglese: 1464 pagine di grande formato, 400 illustrazioni a colori, 450.000 parole, 39,95 euro, Phaidon) propone più di 2000 semplici ricette della tradizione, rivisitate nelle procedure e negli accorgimenti di realizzazione (tenendo presenti ad esempio le nuove e sofisticate attrezzature disponibili oggigiorno), e accompagnate da nuove ricette dei più famosi chef di casa nostra.

Le ricette, descritte e spiegate con estrema semplicità, sono in inglese (ma vengono riportati anche i titoli in italiano), e fa un certo effetto leggere la spiegazione della borage frittata (frittata alla borragine) o delle Milanese veal chops (costolette alla milanese) – “Only chops should be used, but nowadays this dish is often made with slices of thickly cut rump roast. Pound the meat to an even thicknes…”.

Eppure, proprio questo è un segno della validità della nostra cucina regionale, del fatto che abbia ancora qualcosa da dire, e non solo a noi, ma al mondo.

Come titola l’introduzione al volume, “Eating Is a Serious Matter” – e trattiamola seriamente e portiamola, seriamente, nel mondo.

A Natale, regalerò The Silver Spoon a qualche amico straniero… Alla Libreria Gastronomica qui a Milano c’è…

Emanuele Bonati

I consigli di Malafarina: “St Hubertus e i sapori delle Dolomiti” di Norbert Niederkofler

2 October 2011 - Commenti »

Norbert Niederkofler

St. Hubertus e i sapori delle Dolomiti

Gribaudo

224 pagine, 300 fotografie, 45€


Sapori seducenti e invitanti con un occhio di riguardo particolare all'estetica. Questo volume celebra la personalità allegra ed eclettica dello chef, nonché la filosofia che anima il lavoro di Norbert, fermo sostenitore del ruolo aggregante del pasto, vissuto come momento di incontro, divertimento e convivio.

***

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano - Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Malafarina: una Libreria di cultura gastronomica a Milano

4 September 2011 - Commenti (4) »

Ricevo una segnalazione: hai visto che c’è una nuova libreria bla bla bla? (grazie Lella!)

No, non ho visto: vado, e vedo.

Un posto grazioso, anzitutto. Una volta c’era un’enoteca; da giugno, questa libreria Malafarina (che non è un nome originale per indicare chissà cosa, ma è proprio il cognome di Anna, la gentile signora passata dallo stare seduta dietro a un tavolo alle poste agli scaffali di questa Libreria di cultura gastronomica. Mossa dalla passione per la cucina, per i libri, ha creato questo negozio – probabilmente l’unico in Italia, e uno dei pochi al mondo (ce ne sono un paio a Parigi, Books for Cooks a Londra, un po’ sparse…) in cui ci sono solo libri di cucina. Non so se ci sono i libri della Parodi: ma ci sono i bellissimi libri della Phaidon, una selezione di libri sulla cucina molecolare e sulle nuove tecniche, libri fra arte e sala da pranzo, libri di ricette per bambini, nel senso che i bambini possono cucinare, classici della culinaria, e anche Alta cucina di Rex Stout – vale a dire, la narrazione all’ennesima potenza (lo dice anche il titolo) delle imprese di un buongustaio quale era Nero Wolfe.

Insomma, un bel posto in una zona molto vecchia Milano (via Cellini, via Sottocorno…). Da sostenere, da frequentare, da visitare spesso. Noi ci torneremo.

E intanto andiamo a trovarlo su facebook.

Emanuele Bonati

Rompiamo le scatolette

24 June 2011 - Commenti »

Una bella idea, quella di proporre un libro di ricette per “cucinare” le scatolette… L’ha avuta Marco Squizzato, autore di Un rompiscatole in cucina (Sperling & Kupfer) – appunto.

Chef nei Colli Euganei, Squizzato ha pensato a una serie di ricette che partono dall’utilizzo del cibo in scatola, arricchito e abbellito sempre da ingredienti freschi, e le ha filmate e pubblicate su YouTube – realizzando in cinque minuti (circa…) una serie di piatti interessanti (e sicuramente scenografici…) come “Chef Rompiscatole”.

Come si sa, dalla rete (così come dalla televisione del resto) alla libreria il passo è breve – e anche il nostro rompiscatole ha dato alle stampe il suo bel libro di cucina, presentato l’altra sera allo spazio Cooks&Books del Mondadori Multicenter in Piazza del Duomo a Milano. Interessante idea, dunque, molto simpatica, piacevole – il fatto di poter preparare – velocemente soprattutto – piatti belli ed appetitosi (e, va sottolineato, tutti controllati e bilanciati dal punto di vista nutrizionale, come testimoniato anche dalla nutrizionista che ha collaborato al volume e che era presente in sala), sicuramente attraente, e rientra nel filone “cucina utile ma sana e controllata” che sta conquistando un suo spazio negli affollati scaffali enogastronomici. Importante anche la sottolineatura della salubrità e naturalezza degli alimenti conservati in scatola, spesso visti con un occhio di sospetto decisamente ingiustificato; e tutto sommato lo “spottone” per l’industria della scatoletta, Leitmotiv serpeggiante per tutta la presentazione, anche se un po’ troppo insistito, è stato senz’altro utile, viste anche le richieste di chiarimenti da parte del pubblico (come si conservano le scatolette aperte?); bella l’idea di utilizzare nella presentazione scatolette vere ri-etichettate con il logo-copertina del libro (è stato anche chiesto dove si potevano comprare…).

Meno indovinata forse l’idea del giocare, nei comunicati stampa, sulla contrapposizione con l’orto sotto casa, con la “cucina vera”: «Marco Squizzato smantella i miti dell’orto dietro casa, degli ingredienti scelti al mercato, delle lunghe preparazioni fedeli alla tradizione culinaria». Forse la contrapposizione non esiste, forse usarla in questo modo non è una comunicazione perfettamente corretta, forse il povero “Chef Rompiscatole” non voleva esattamente partire lancia in resta contro la natura propugnando una scatolettizzazione delle cibarie…

Anche un paio di frasi della nutrizionista forse erano un po’ fuori tono (come il discorso che aiuto, che sollievo per noi povere donne che torniamo la sera stanche poter aprire una scatoletta… quindi io povero ometto non posso nemmeno pensare di aprirne una? …e quelle per il gatto? le posso aprire, o uso il libro della Rangoni 101 ricette per il mio gatto?).

Qualche riserva sulla location – una saletta piccola, con alcune persone rimaste sulla soglia, compreso il sottoscritto, e tutto un po’ troppo “impiccato”, compreso il simpatico buffet finale – come sempre, una selezione di preparazioni preparate appunto seguendo il libro… (ma perché lo spumante verde?).

Emanuele Bonati

CibVs legge… “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi

30 March 2011 - Commenti »

Cento anni fa moriva Pellegrino Artusi, autore de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, che a sua volta quest’anno compie 120 anni.


Avevo data l’ultima mano al mio libro La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, quando capitò in Firenze il mio dotto amico Francesco Trevisan, professore di belle lettere al liceo Scipione Maffei di Verona. Appassionato cultore degli studi foscoliani, fu egli eletto a far parte del Comitato per erigere un monumento in Santa Croce al Cantor dei Sepolcri. In quella occasione avendo avuto il piacere di ospitarlo in casa mia, mi parve opportuno chiedergli il suo savio parere intorno a quel mio culinario lavoro; ma ohimé! che, dopo averlo esaminato, alle mie povere fatiche di tanti anni pronunziò la brutta sentenza: Questo è un libro che avrà poco esito.

Sgomento, ma non del tutto convinto della sua opinione, mi pungeva il desiderio di appellarmi al giudizio del pubblico; quindi pensai di rivolgermi per la stampa a una ben nota casa editrice di Firenze, nella speranza che, essendo coi proprietari in relazione quasi d’amicizia per avere anni addietro spesovi una somma rilevante per diverse mie pubblicazioni, avrei trovato in loro una qualche condiscendenza. Anzi, per dar loro coraggio, proposi a questi Signori di far l’operazione in conto sociale e perché fosse fatta a ragion veduta, dopo aver loro mostrato il manoscritto, volli che avessero un saggio pratico della mia cucina invitandoli un giorno a pranzo, il quale parve soddisfacente tanto ad essi quanto agli altri commensali invitati a tener loro buona compagnia.

Lusinghe vane, perocché dopo averci pensato sopra e tentennato parecchio, uno di essi ebbe a dirmi: – Se il suo lavoro l’avesse fatto Doney, allora solo se ne potrebbe parlar sul serio. – Se l’avesse compilato Doney – io gli risposi – probabilmente nessuno capirebbe nulla come avviene del grosso volume Il re de’ cuochi; mentre con questo Manuale pratico basta si sappia tenere un mestolo in mano, che qualche cosa si annaspa.

Qui è bene a sapersi che gli editori generalmente non si curano più che tanto se un libro è buono o cattivo, utile o dannoso; per essi basta, onde poterlo smerciar facilmente, che porti in fronte un nome celebre o conosciutissimo, perché questo serva a dargli la spinta e sotto le ali del suo patrocinio possa far grandi voli.

Da capo dunque in cerca di un più facile intraprenditore, e conoscendo per fama un’altra importante casa editrice di Milano, mi rivolsi ad essa, perché pubblicando d’omnia generis musicorum, pensavo che in quella farragine potesse trovare un posticino il mio modesto lavoro. Fu per me molto umiliante questa risposta asciutta asciutta: – Di libri di cucina non ci occupiamo.

CibVs intervista… Laura Rangoni

7 March 2011 - Commenti (2) »

E va bene. Giornalista scrittrice di enogastronomia, può andare. Con un penchant per il mondo delle wicca, delle erbe misteriosofiche, nonché della storia, insomma, ci può stare. Una passionaccia per gatti cani animalini di ogni genere – lodevole, anzi, doverosa, comprensibile. Autrice di scaffali di libri in ciascuno di questi campi, e per scaffali intendo proprio scaffali e scaffali, a questo punto è comprensibile.

Ma.

Ma un libro di ricette – anzi, due libri di ricette – per cani e gatti… “Per cani e gatti” non nel senso di “per chiunque, per chicchessia”: proprio per gatti, e per cani. 101. Cioè 202, 101 per volume. Non gatti e cani: ricette. 101 ricette da preparare al tuo gatto almeno una volta nella vita e 101 ricette da preparare al tuo cane almeno una volta nella vita, editi da Newton Compton. Da non capacitarsi. Da porsi delle domande.

Anzi, le domande facciamole direttamente a lei.

La prima domanda sorge spontanea: perché? L’amore per i quattrozampe, l’insoddisfazione per i cibi per animali in commercio, il desiderio di occupare un eccesso di tempo libero, il bisogno di nutrire animali inappetenti?

Sicuramente un amore enorme, profondissimo, materno per i miei 7 gatti e 3 cani. I cibi animali in commercio sono i più disparati, come composizione e come prezzo, e se ne trovano di ottimi. Anche i miei amori pelosi a volte mangiano la classica scatoletta, quando “mamma non c’è” o non ha tempo. Tuttavia, poiché ho lo studio in casa, trovo gradevole e divertente occuparmi personalmente della loro pappa.

Pisolino prima di cena

a

Immagino che tutte le ricette siano state testate su cavie più o meno volontarie: erano proprio cavie, cioè animali del genere Cavia (noti anche come porcellini d’india), oppure gatti e cani scelti fra quelli che vivono con te, o  fra quelli di amici e parenti, o hai fatto i tuoi esperimenti direttamente sul tuo compagno?

Un po’ tutte le cose assieme. Già dai titoli delle ricette vedi che, pur essendo pensate per gli animali, possono essere adattate anche agli umani. Scommetto che anche tu mangeresti le alicette alla griglia su fonduta di parmigiano… è quello che preparerò stasera ai gatti.

Allora... è pronto?

a

Piacerebbero al mio gatto Ariel… Ma naturalmente io dovrei assaggiarle per sentire se vanno bene per lui… Ok – puoi dirmelo: di quanto sono ingrassati i tuoi cani e i tuoi gatti durante l’elaborazione dei rispettivi ricettari?

Morgana, la mia lupetta, è da sempre inappetente, ed è per lei che ho inventato la quasi totalità delle ricette per cani. I gatti solitamente gradiscono un po’ di tutto, ma alcune, le più anziane, necessitano di cibi morbidi perché hanno la dentatura malandata. E comunque i miei gatti sono belli cicciotti, direi in splendida forma. E qualcuno in sovrappeso, perché più goloso degli altri. Ma non sono, in generale, ricette studiate per far aumentare di peso.

Vedi? Il peso è sempre quello...

a

Scherzi a parte, mi sembra un’ottima idea – e per quello che posso giudicare un’idea di successo, visto che nei giorni precedenti il Natale in diverse librerie i volumi scarseggiavano già, quando non erano addirittura terminati. In effetti, non è raro che si cucini per i propri animali, anche se per lo più buttando in pentola un po’ di ingredienti a caso. Nei tuoi libri invece è tutto calibrato dosato studiato soppesato. Sei andata a naso, a intuito, basandoti sulla tua esperienza, o ti sei anche consultata con esperti, veterinari e simili?

A parte l’esperienza ormai trentennale in fatto di cucina casalinga per gatti, ho intervistato molti veterinari e mi sono attenuta in particolare ai consigli dei due dottori che seguono i miei piccini.

Lasciami leggere il menu


Ti ho detto che ci voglio uno spumante dell'Oltrepo...

a

Ci sono alimenti che sono dannosi per i nostri amici pelosi?

Sicuramente sì. Anzitutto i cibi speziati. Spesso si pensa che nella ciotola del cane possa finire qualsiasi avanzo della cucina, e questo è un errore madornale. Poi il cioccolato, che è decisamente tossico per i cani. Ti parlo di cani perché sono più di “bocca buona” rispetto ai gatti, che invece solitamente sono più schizzinosi, e quindi rifiutano cibi con odori troppo penetranti, o pepati, ecc.


a

Come in tutti i tuoi libri di ricette, quello che impressiona, oltre alla quantità delle ricette stesse, è anche la fantasia. Anche perché non credo che tu abbia riciclato ricette da un volume all’altro…

Difficilmente. In realtà può capitare che una ricetta come quella della pasta e fagioli, un classico, finisca in due libri diversi. Io adoro i sapori, e adoro combinarli come fossero note musicali. Le note sono solo sette ma le musiche che puoi suonare sono infinite. È così anche per i cibi. Mi piace osare, sperimentare. E consigliare abbinamenti anche azzardati.

Ma c’è anche un’altra cosa che rende questi libri un ottimo acquisto – oltre alla gioia evidente dei destinatari ultimi. Che cos’è?

Ho deciso di devolvere l’intero ricavato della vendita ad associazioni che si occupano di animali in difficoltà. Solamente con i proventi di alcune presentazioni che ho fatto personalmente in varie parti d’Italia sono riuscita a spedire la prima modesta cifra per l’acquisto di cibo e vaccini destinati a un canile dove vengono tenuti e curati magnificamente cagnolini anziani. Lo slogan è: un libro una scatoletta. È infatti mia ferma intenzione regalare, per ogni copia venduta, una scatoletta di cibo per cani o per gatti ai poveri sfortunati che non sonnecchiano tutto il giorno su un comodo divano, come fanno i miei “ragazzi”, e che hanno sicuramente bisogno di un pensiero, una pappa buona, una coperta per difendersi dal freddo o qualche medicina.

OK – ora bando alle ciance e parliamo d’affari: ho in mente una joint venture commerciale che potremmo mettere su con CibVs, con il tuo sito dedicato ai ragazzi a quattro zampe, a-mici,  e naturalmente la tua cucina: pensavo a una linea “LAURA RANGONI – CIBVS PER CAGNONI” e magari un’altra linea “RANGONI E CIBVS – PER IL TUO GATTVS”… cioè… no, dunque, vediamo – RANGONI PRELIBATEZZE PER GATTI DI RANGO… no magari……….

Emanuele Bonati

Reinventare il cibo con Ferran Adriá: la copertina

1 March 2011 - Commenti »

La Phaidon mi ha gentilmente fatto avere la copertina della biografia di Ferran Adriá in uscita a giugno – ne ho accennato qualche giorno fa: saranno 360 pagine per 24,95€, con la cura grafica che di questo editore è una delle caratteristiche principali.

Senza Veronelli

29 November 2010 - Commenti (8) »

Il 29 novembre di sei anni fa moriva Luigi Veronelli. In ordine sparso: uomo colto, libertario, cuoco, gastronomo, filosofo, anarchico, editore, enologo, personaggio televisivo, giornalista.

Ha pubblicato libri e riviste, scritto su Il Giorno, Corriere della Sera, Panorama, Epoca, Amica, l’Espresso, TV Sorrisi e Canzoni, Wine Spectator, Decanter, A – Rivista Anarchica, Capital e mille altre testate, ha pubblicato De Sade e per questo è stato condannato a tre mesi di reclusione (e il libro al rogo), ha fondato la casa editrice Veronelli Editore, ha istigato i contadini piemontesi alla rivolta contro i nuovi disciplinari  che favorivano la grande industria del vino a scapito dei piccoli produttori, è stato uno dei pionieri della cucina in televisione, con A tavola alle 7, ha pubblicato cataloghi di vini oli champagne, compresa la prima guida ai vini d’Italia (nel 1961…), libri sui cibi perduti (anche qui, un precursore), sui vignaioli, ha collaborato con centri sociali come il Leoncavallo di Milano e La Chimica di Verona dando vita al movimento Terra e libertà / Critical Wine…

E altro ancora. Qualcosa racconta Gianni Mura in un articolo su A – Rivista Anarchica. Che spiega anche la – criticatissima – iniziativa veronelliana legata ai centri sociali: “Degustazioni di vini pregiati al Leoncavallo: inaudito, il vecchio maestro dev’essersi bevuto il cervello. No. Il vecchio maestro, ormai quasi cieco, ci vedeva benissimo e il cervello ce l’aveva perfettamente funzionante. Il movimento Terra e Libertà, che insieme ad altri aveva fondato, pensava criticamente alla terra come pianeta e alla terra come suolo. E di grazia, con chi avrebbe dovuto schierarsi Veronelli, da sempre cavaliere solitario? Con le multinazionali che ovunque fissano il costo del caffè, del cacao, dei pomodori, delle olive? Coerente con tutta la sua vita, s’era scelto compagni di strada (e di lotta) legati dagli stessi sentimenti e dalla stessa visione di una terra divisa più equamente tra ricchi e poveri, di uno sviluppo sostenibile, di una trasparenza della filiera produttiva, di costi più accessibili per le tante cose buone (vino compreso) che passano per troppe mani ingorde prima di arrivare al consumatore. Contro la globalizzazione e gli OGM Veronelli era in prima fila.”

Io invece voglio ricordare brevemente le performance televisive di Veronelli, A tavola alle 7 appunto, che vedevo la sera prima di cena, adolescente 15-18enne. Ricordo Ave Ninchi, grandissima simpaticissima attrice, che qui trovava una sua dimensione nuova ma che era sempre la stessa dei film, la moglie, la donna di casa; ricordo gli interventi di Veronelli, che spiegava interpretava puntualizzava; ricordo i continui battibecchi fra i due – in gran parte recitati, ma assolutamente deliziosi (e non voglio far paragoni con le trasmissioni contemporaneee, non c’è proprio gara – a proposito, perché non si è mai ripreso questo programma, invece di inventarsene altri, anzi, di comprarli immagino a caro prezzo, e di qualità diciamo inferiore?).

Cito da un forum: “A tavola alle sette ” continuava l’esperienza di “Colazione allo studio 7 “, che partì da Roma nell’aprile del 1971 con la conduzione di Umberto Orsini per poi trasferirsi definitivamente a Torino l’anno dopo con Delia Scala. Solo nel 1973 arrivò Ave Ninchi [se non sbaglio la Scala aveva lasciato per i primi sintomi della malattia, un tumore, con la quale combatté per il resto della sua vita] e fu allora che il programma decollò. Nel ‘74 avvenne lo spostamento alle 19 sul Secondo Canale (ecco quindi il titolo “A tavola alle sette”): la rubrica venne ripresa nel ‘75 (ricordo una memorabile disquisizione di Bruno Pizzul sui piatti tipici del suo Friuli) e si concluse nel 1976 con l’altrettanto memorabile partecipazione di Gigi Radice, Francesco Graziani e Paolino Pulici, freschi di scudetto (bei tempi… !), alle prese con il pesce azzurro.

Grazie di tutto, Veronelli. Le idee che hai difeso, che hai iniziato a far circolare, spesso sono state stravolte e sono degenerate. Ma il tuo lavoro resterà.

Emanuele Bonati

Mi sto domandando come taggare questo mio post. Forse mi conviene creare una categoria ad hoc…

Il libro delle tapas

25 October 2010 - Commenti (2) »

Phaidon pubblica in questi giorni Il libro delle tapas, una raccolta di oltre 250 ricette di Simone e Inés Ortega, madre e figlia. Simone Ortega ha scritto opere di culinaria per oltre 50 anni ed è considerata la più grande esperta di cucina tradizionale della Spagna – intere generazioni di spagnoli hanno imparato a cucinare grazie ai suoi libri. Sua figlia Inés Ortega ha iniziato a collaborare con lei fin dalla più tenera età e porta avanti la tradizione materna.

Il volume, dalla grafica raffinata, con una raccolta inedita di ricette, è arricchito dalle  foto, veramente bellissime (come è del resto caratteristico dei volumi Phaidon), firmate da Mauricio Salinas. La prefazione è firmata da  José Andrés, lo chef che, partito dalle Asturie, è approdato in America, portando con sé, e svelando agli “indigeni”, la cultura e i segreti delle tapas.

Nel Libro delle tapas madre e figlia si cimentano in quella che viene considerata una delle specialità più tipiche della cucina ispanica, proponendo ricette semplici e genuine, che esaltano i sapori, la praticità e la bontà delle tapas.

Il volume, in formato 18×27, consta di 432 pagine e costa 35€ (ISBN 9780714859682).