Archivio per la categoria ’eventi’

Milano Food&Wine Festival / 4 – Andrea Aprea e Giovanna Nobile

20 February 2012 - Commenti »

Andrea Aprea e Giovanna Nobile – due napoletani a Milano. Uno è lo chef del Vun del Park Hyatt, qui a Milano; l’altra è La cuoca eclettica, dal nome del suo blog, ed è anche nostra collaboratrice (Buon CibVs col tè!) e inviata speciale, l’anno scorso a Taste of Milano, e quest’anno anche qui al Milano Food&Wine, dove appunto ha presentato lo showcooking di Aprea.

Sedani Monograno Felicetti, cime di rapa, cozze, pecorino e bottarga: è questo il piatto preparato da Aprea e dai suoi collaboratori sotto gli occhi del pubblico e così illustrato da Giovanna sul suo blog: “Un piatto destrutturato, dalle diverse consistenze: il passaggio in padella, tra l’olio e il pecorino, è una vera mantecatura, le cime di rapa sono state in parte frullate, sia per accentuare l’aspetto cremoso del piatto, ma anche per consentire alla verdura di sprigionare appieno il suo sapore. Qualche cimetta integra ha colorato il piatto e nello stesso tempo ha fatto percepire un’altra consistenza di questa verdura.”

Mare e campagna, attenzione ai prodotti mediterranei, e alla stagionalità, lavorazioni semplici: tutto qui, sono queste le basi di una grande cucina italiana.

Emanuele Bonati

Identità Golose Flash / 2: Scabin prepara la cucina (con Monograno Felicetti)

9 February 2012 - Commenti »

Identità Golose Flash / 1: L’Huevo Ranchero di Eugenio Roncoroni

6 February 2012 - Commento (1) »

Eugenio Roncoroni, chef di Al Mercato, ha preparato una Rivisitazione dell’huevo ranchero, tipico piatto di origine messicana ma ormai diventato americano tout court.La versione tradizionale consiste in uova fritte su tortilla di granturco leggermente fritte con salsa pomodoro-peperoncino, fagioli, fette di avocado o guacamole.

La versione di Eugenio è… è… è una versione di una delicatezza e di un gusto estremi: l’uovo è stato cotto a bassa temperatura (a 64°) per 45’; appoggiato quindi su una spuma di Grana Padano e bacon, una crema di avocado fagioli bianchi e cocco, salsa tandoori (una specie…) e nachos.

Ne voglio un altro.

Grazie a La Viz per le foto (http://www.flickr.com/photos/viz_pics/): io ero troppo occupato a mangiare…

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash / 3 – Cesare Battisti e Paola Sucato

5 February 2012 - Commenti (3) »

Paola Sucato (di cui sono profondamente innamorato: per quello che fa dentro e fuori le cucine, non tanto per come beve – non beve – quanto per come panifica, per come è) ha presentato Cesare Battisti, cioè il Ratanà (locale abbastanza nuovo, con un piede nell’Erba Brusca…): di lui non posso dire di essere innamorato – anche se, dopo il suo Riso con latte di capra (crudo, leggermente acidificato), grana padano, vaniglia, pepe nero e carciofi croccanti i miei sentimenti nei suoi confronti registrano un notevole trasporto.

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash / 2 – Alice Delcourt e Chiara Giovoni

5 February 2012 - Commenti »

Chiara Giovoni (di cui sono profondamente innamorato: per come scrive, per come beve, per come è) ha presentato Alice Delcourt, la giovane carina elegante cuoca de L’Erba Brusca (locale con orto annesso, aperto l’estate scorsa con Cesare Battisti, che era all’altra postazione), di cui mi sono innamorato – e che ha preparato Sgombro leggermente affumicato su un cous cous di frutta ed erbe (lei ha vinto il CousCous Fest l’anno scorso) affumicato con foglie di tè nero, con melograno e yogurt greco (che forse avrei evitato: secondo me il tutto reggeva anche senza… e avrei volentieri ripulito le pentole…).

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash/1

5 February 2012 - Commenti »

Iniziato il Milano Food&Wine Festival – parallelo a Identità Golose, sfalsato di un giorno, fianco a fianco.

Se ci fossero dei miei lettori fedeli, saprebbero che io in queste cose ci sguazzo – tanta gente, tavoli con cibi prodotti assaggi, vini, bicchieri, chef, cucine… mi piace girare, vedere, assaggiare, conoscere, capire (ok, cercare di capire), incontrare gente che conosco e conoscere gente che non conoscevo – e se capita mangiare qualche cosa.

Il Milano Food&Wine è diciamo la vacanza milanese del Merano Food&Wine Festival (no, non ci sono mai stato, ma devo proprio andarci: se questo fratellogemellominore è così, beh, chissà il fratellogemellomaggiore…).

Allora: Wine – 100 produttori, ovviamente con prodotto, ovvero bottiglie, al seguito (e per buona misura Acqua San Pellegrino e Panna, birra Peroni, e aggiungiamoci un pezzo di Grana Padano, aperitivo San Pellegrino…).

Food: due postazioni cucina (ahimé senza la cappa a raccogliere il fumo… e lo sgombro della prima preparazione pervadeva tutto l’aere dintorno), in cui si alternano cuochi (alle 12, alle 18, alle 20.30) e preparano assemblano servono il loro piatto, introdotti da uno/a foodblogger giornalista o che.

Festival: io che corro da una parte all’altra dell’ampio spazio a saggiando bevendo degustando tastando assaporando tutto quello che sembra potabile commestibile.

E non ultimo le Phood: nove fanciulle scatenate che fotografano twittano bloggano intervistano circolano imperversano…

Mi sa che sono arrivato troppo presto... Paolo Marchi sta ancora contattando gli chef...?

Sete...
Sete?

Sete, sì.

Ma questo è Biscalchin!

Emanuele Bonati

Food @ work: Identità Milano 2012 si avvicina…

27 January 2012 - Commenti »

«Tornando dalla manifestazione Lo Mejor de La Gastronomia mi sono chiesto: perché i nostri cuochi devono andare in pellegrinaggio a San Sebastian, nei Paesi Baschi, per scambiarsi – e spesso copiare – idee con gli altri cuochi del mondo? Mettiamo in piedi anche noi un congresso di cucina». Tutto qui. Semplice, no?

No, forse no. Questa è stata effettivamente l’intuizione di Paolo Marchi di otto anni fa – ma a giudicare dai risultati, dai programmi delle varie edizioni, a essa è seguito un lavoro enorme, che si è protratto negli anni, ha proliferato  generando una miriade ormai di Identità diverse, da Identità Naturali, a Identità Vent’anni (i giovanissimi cuochi), a Identità Donna, Identità di Pizza, Identità di Pasta e Identità di Carne, alle altre manifestazioni che si susseguono ormai in tutto il mondo.

Identità, per uno che vuole occuparsi di cibo, a qualsiasi titolo, è una via di mezzo fra un paradiso e un luna park: anziché andare in giro a mangiare dai grandi chef, sono loro a venire a te, e non portandosi dietro pentole e padelle, ma se stessi, e degli assaggi della loro storia-cultura-filosofia-personalità. Il cuoco “parlante”, che esce dalle cucine e si mette in gioco nel confronto con gli altri – siano essi chef, esperti, giornalisti, ma anche gente comune –, è una delle cose più interessanti, forse, di questi ultimi anni. E ogni anno Identità ci aiuta ad assaggiarne un pezzetto.

Identità Golose si terrà a Milano dal 5 al 7 febbraio; dal 4 al 6, in contemporanea, aprirà il Milano Food&Wine Festival, un grande temporary restaurant; il tutto presso il MiCo MILANO CONGRESSI ala nord, gate 14 (via Gattamelata 5).

E nei prossimi giorni vi racconteremo qualche cosa di quello che accadrà – e cercheremo anche di raccontarvi qualcosa da dentro; fermo restando che sul sito di Identità le notizie, le curiosità, gli aggiornamenti si susseguono in tempo reale…

Emanuele Bonati

Qualcuno volò sul nido del Cube

27 December 2011 - Commenti »

Presentazione di The Cube, il temporary restaurant recentemente “appoggiato” su uno dei palazzi a fianco della Galleria Vittorio Emanuele qui a Milano. Un’architettura moderna accostata a quella ottocentesca del complesso della Galleria. Un’idea piuttosto ardita (o meglio, che tante polemiche ha suscitato per la sua supposta “arditezza”)…

Si tratta di un manufatto provvisorio, sponsorizzato dalla Electrolux, una delle principali aziende produttrici di elettrodomestici a livello mondiale; resterà appunto “appoggiato” su questo palazzo per qualche mese (anzi, fino al 26 aprile), ed è un ristorante, con la sua cucina (con gli elettrodomestici dello sponsor), a vista, e un lungo tavolo da 20 (22 stringendosi un po’) posti; in cucina si alterneranno alcuni giovani cuochi stellati (a cura della JRE, associazione dei Giovani Ristoratori d’Europa), a partire dai fratelli Costardi, a pranzo e a cena (200 e 270 € rispettivamente); la costruzione è “atterrata” sulla nostra Galleria proveniente da Bruxelles, dove è rimasta appollaiata per qualche mese sul Parc du Cinquantenaire a partire dal primo marzo scorso, e da Milano andrà poi a Londra, Stoccolma e mi sembra Mosca.

The Cube a Bruxelles

The Cube a Bruxelles: in cima all'arco

..

L’impatto iniziale della vista da terra è curioso – una cosa che ovviamente non c’entra, appoggiata e protrusa sopra un palazzo dell’800, in un contesto che è il simbolo della città: ma è talmente estranea, e visibilmente appoggiata, che non mi causato nessun trauma particolare, anzi, è piacevole vedere qualcosa di nuovo e diverso. Magari se sapessi che è definitiva, sarei più turbato, o contrario; ma non lo è, quindi… E poi, una città è viva, non è un museo immobile; le cose fatte bene possono convivere, anche se sono moderne, con il vecchio, o l’antico… Palazzo Reale, lì davanti, non è che stia benissimo, scorciato com’è dal Palazzo dell’Arengario (e peraltro molti, io compreso, ricordano ancora con nostalgia le pubblicità luminose che ricoprivano il palazzo di fronte al Duomo, che peraltro era sorto al posto del Coperto dei Figini, un palazzo porticato quattrocentesco…). Insomma, bene atterrato al Cube (purché se ne vada…).

Il panorama dei tetti non è oggettivamente un gran che, almeno in questa sezione della città; ma la torre del Filarete, la Torre Velasca, che si scorgono poco lontano, e più in lontananza i nuovi grattacieli… sono proprio Milano, e poi, basta voltare lo sguardo ed ecco i marmi le guglie i santi del Duomo… Insomma, bella idea, bella posizione – è anche una giornata di sole, fredda ma si sta bene, quasi al caldo…

La costruzione è comunque molto bella, un’ampia terrazza, il corpo del locale costituito da un’unica sala con un lungo tavolo bianco – come bianco è il colore del tutto (l’idea, diceva Christian Costardi, è quella di colorarlo con i colori dei piatti, degli ingredienti). Due pareti vetrate, a raccogliere tutta la luce possibile; la terza, anch’essa in vetro, a esagoni, motivo ricorrente nella decorazione e costitutivo del cubo che è il logo Cube. Il progetto architettonico e degli interni è dello studio Park Associati, ovvero Filippo Pagliani e Michele Rossi, logo e texture design sono dello Studio FM Milano.


Christian e Manuel Costardi ai fornelli: hanno preparato una serie di piattini di assaggio, il menu di mezzogiorno e sera mi sembra di capire non sia sempre uguale (prezzi: 200€ a mezzogiorno, 270 la sera). Il bello è che te li preparano sotto gli occhi – anche se immagino che a pranzo e cena si stia più seduti –, non c’è separazione fra cucina e sala. E cucinando ti spiegano cos’è che stanno facendo, e perché, e i loro ingredienti, e loro stessi attraverso il loro piatto. Mi piace questo desiderio di comunicazione, di farti capire cose che sono già lì tutte dentro al piatto, ma che magari non ti fermi a considerare.

I piatti:

“Semplicemente gambero”, gamberi crudi in una riduzione direi di un brodo fatto con le teste, e pistacchi sbriciolati.

Baccalà mantecato su un morbido di patate e un pizzico di noce moscata (ne avrei messo un pizzico meno pizzico e più pizzicotto….).

Riso con sugo di pomodorini pugliesi (cucinato a crudo, senza soffritto… quindi più pomodoroso: ottimo) e un pesto leggero di basilico pinoli e poco aglio;.

Spuma di grana padano con crema di birra e polvere di caffè.

Capasanta passata brevemente in forno con olio sale pepe su una crema di latte con briciole di liquirizia e limone e sopra qualche grano di sale Maldon… ehm… mi sa che mi sono mangiato anche la foto…

Piaciuti tutti, molto: i fratelli Costardi mi sono piaciuti, come i loro piatti: semplici, chiari, genuini, ricchi di sapori distinti ed equilibrati; se il giovane aiutante non avesse continuato a cucinare il risotto, mi sarei offerto di pulirne la pentola…

E ci sarebbe ancora da parlare – del pane, ad esempio, della focaccia, dei cioccolatini, ma anche, perché no, del caffè, e della caffettiera… Lo faremo l’anno prossimo.

Semplicità, qualità, ambientazione, presentazione, colore: un’esperienza esaltante.

Emanuele Bonati

Le foto di The Cube Milano sono di Bruno Cordioli

Le Grand Fooding, gli spaghetti “Whoosh” di Oldani, il tovagliolone…

24 October 2011 - Commenti (2) »

Abbiamo anticipato l’altra settimana la ricetta degli Spaghetti tiepidi “Whoosh” di Davide Oldani, che è stata presentata a Le Grand Fooding giovedì scorso.

Alla fine, la ricetta invitava a mangiare il piatto con le mani – che idea pop, ho pensato, ma va beh, lasciamo perdere, e me ne sono dimenticato. Quando poi, durante la cena, è arrivato Oldani col megafono (anzi, col silenziofono: si sentiva pochissimo) a incitarci a mangiarli appunto con le mani, vista anche la presenza ai nostri colli dello strofinaccio da cucina offertoci proprio allo scopo di ripararci dagli schizzi, e di permetterci di suggere lo spaghetto col tipico “whoosh…” – potevo forse esimermi? Domanda oziosa e tendenziosa…

Emanuele Bonati

Le Grand Fooding? Io c’ero!

21 October 2011 - Commenti »
Parto subito dicendo che la parte culinaria della scorsa edizione mi ha emozionato maggiormente. Ancora non ho letto nulla in merito alla prima serata di fooding ma, sentendo i commenti, so quasi per certo che ci saranno feroci critiche soprattutto nei confronti degli chef.
Partiamo dal presupposto che con tutto ciò che era compreso nel costo del biglietto (2 flute di champagne, pizza a gogo, bibita western, assaggi di pasta bullet, cena seduto con vini abbinati, caffè, ammazzacaffè, doppio ammazzacaffè e triplo gelato, music live show & superman dj stile fantozzianomachetantocièpiaciuto…) manco nel medio basso mediocre ristorante di Milano si poteva spendere meno.
Se ci mettiamo che il 20% dell’incasso è devoluto ad una ONLUS, vuole dire che abbiamo speso 40€.
Mettiamoci poi che lo spirito di questa edizione aveva come filo conduttore l’italianità…
La mega famiglia allegra chiacchierona e chiassosissima che si ritrova nelle grandi aie, in mezzo ai panni stesi a mangiare e condividere pietanze prendendole dal pentolone.. Mi ha ricordato un po’ uno scenario sul balcone de “Le fate ignoranti”.
Mettiamoci che gli chef hanno seguito lo “spaghetto conduttore”, proponendo piatti semplici da condividere… insomma cosa pretendiamo?!
Dobbiamo prendere la serata così senza avere appunto la pretesa di mangiare i piatti perfetti che escono dalle stesse cucine degli chef in azione ogni sera al fooding.
“…sì ma al Taste era diverso… i piatti erano meglio…” – ok sono d’accordo ma i costi di gestione erano altri, i costi per gli avventori pure. E comunque anche il “tono” della serata è diverso. Diverso il concept.
Rilassatevi e divertitevi al Fooding. Conoscete un po’ di gente e condividete l’italianità. Questo è lo spirito giusto.
Detto questo:freddo del tipo polare artico o antartico, fate voi – “eh sì ma l’anno scorso non era così freddo, anzi era clima primaverile…”

Arrivi e ti becchi sti pizzaioli moderni filo italiani che fanno una pizza paura. Fanculo alla pizza con patatine fritte e salsiccia o con la panna ed il salmone ecc. ecc. Impasti pazzeschi, abbinamenti al top. Bissare assolutamente. So già dove  mangiare quando andrò a Londra: http://www.pizzaeast.com/ o a Oakland: http://www.pizzaiolooakland.com/
Carini i piattini Mumm per le fette di pizza e porta flute. Smozzica e bevici sù!
Sempre avanti http://www.arabeschidilatte.org/ con i loro cocktail western.
Improvvisamente suona una campanella. Finalmente si entra al calduccio…
Il buio. Finti minatori ci indirizzano verso le tavolate. Originale. Alzo la testa e vedo panni bianchi stesi. ”…Molto suggestivo ma l’odore di bucato appena steso dov’è??? Io lo volevo!…”
Ben organizzato e veloce il servizio, i vassoi arrivano come vagoncini carichi di preziosi, guidati dai nostri minatori.
Buono ed originale l’hot dog di seppia.
Gli spaghetti tiepidi di Oldani erano un pochino freddi ma sfido chiunque a cucinare  all’addiaccio, servire nelle teglie  e portare il tutto a 50 m di distanza senza che si freddi.
Tra una portata e l’altra un suono cupo in crescendo si espande per la sala. “…ma è la sirena di una nave!?”
Spezzo-spremo “un’arancia” in favore di Oldani dicendo che se il clima fosse stato mite, avremmo apprezzato maggiormente il suo piatto.
Nella polenta di mais fresco sentiamo davvero la freschezza dell’ingrediente. Ottimi abbinamenti.
Il risotto con andouille porcini sedano limone, ottimo.
Vini azzeccati e molto gradevoli. L’acqua la conosciamo e ci accompagna dall’infanzia.
Finita la cena, eccoci catapultati in una scena del film Undergound di Kusturica. Dall’alto scendono le scale dapprima un teddy bear ballerino seguito dalla banda stile Goran Bregovic & The No Smoking orchestra.  Mi sembra di sognare.  Bravissimi!
Il clima allegro ci spinge verso la lounge dove ci sono i cocktail a base di Havana Rhum.. ma alla fine siamo attratti dal banchetto della macelleria clandestina di Cazzamali. In quanto clandestina, lui si accinge a preparare velocemente e con aria circospetta, dei gran bocconi della sua pregiata carne al coltello su una fettina di pane. Il rapporto carne pane è 10 a 1. E se gli stai simpatico ti versa un goccio di una salsa-pozione contenuta in un vasetto. Grazie di esistere, dico.
“Ma abbiamo appena bevuto il caffè, che fai mangi la carne ora?” La risposta è sì!
Buona la bomba di gelato di Franco Aliberti e non male il cocktail asprino e piccante di Rich Boccato.
Godetevi le gran tabù accompagnando la serata con la musica latin-jazz molto coinvolgente del simpatico Remy Kolpa Kopoul. Ed io che pensavo fosse un simpatico nonnino parente di qualche organizzatore francese…
cVs