Archivio per la categoria ’eventi’

Pensieri oziosi di un goloso ozioso

22 February 2012 - Commenti »

A margine di Identità, Food&Wine e altro, a palato fermo, papille gustative che hanno ormai decantato, cosa si può dire ancora?

Il percorso fra le varie sale dei due eventi è stato diciamo ondivago, fluttuante, extravagante – all’inseguimento di profumi, luci, colori, aromi, visi, sensazioni, che in questa occasione certo non mancavano. Soste obbligate, i diversi incontri nelle varie sale di Identità: la voglia di comunicazione, di racconto, di condivisione delle esperienze sembra ormai un virus, e un indubbio merito di queste due manifestazioni è stato quello di portarci qui, fra gli altri, una serie di chef irraggiungibili proprio geograficamente (non impossibili da raggiungere, certo: posso uscire una sera o un weekend e andare da Battisti, da Bottura o da Uliassi; andare da Rodrigo Oliveira a San Paolo del Brasile richiede un tanticchio di improvvisazione in meno…).

Bisogna dire che ormai tutti i cuochi sono diventati dei bravi comunicatori – l’assiduità con manifestazioni come queste, in cui si confrontano con il pubblico, e con gli studi televisivi, che segna ormai la nostra epoca (il “quarto d’ora di celebrità”, pronosticato da Andy Warhol per tutti, è ormai parte dei curricula, e si punta già alla “serie di puntate” di notorietà…), ha prodotto chef sorridenti (quando sono truci o immusoniti, lo sono per contratto, per personaggio), che comunque di base sanno quello che dicono, e soprattutto ce lo fanno capire; uno poi (sarà l’accumularsi di stelle…) si spinge a bersagliare di briciole (o croste di formaggio?) il cameraman che lo riprende… E anche la presentazione dei filmati si inserisce in questo quadro di comunicazione a 360°.

L’unico cruccio – il non poter seguire tutto, la contemporaneità di eventi assaggi lezioni showcooking. Ovviamente, mettere tutti in fila, uno dopo l’altro, i cuochi su uno stesso palco, comporterebbe un paio di settimane di Identità – difficili da reggere da un punto di vista nutrizionistico (io devo assaggiare assolutamente tutto…). Ma è stato difficile scegliere fra i giovani chef e la cucina naturale (ci sono stato solo domenica, e ho scelto i giovani), e lo sarebbe stato nei giorni successivi fra donne e pizza, o pasta e carne e dessert… Meno male che i resoconti di Identità (nella newsletter, sul sito…) ci hanno permesso di seguire, o per lo meno di farci un’idea piuttosto precisa, di tutto quanto.

Donne, dicevamo: tante, poche, abbastanza? Giuste perché non ce ne sono altre? O ghettizzate in Identità Donna, o meglio diffuse nei vari programmi (una pasta di donna, carne di donna, questa donna è una pizza…)? E allora – scusate – perché non anche Identità Gay, dedicata a cuochi e cuoche omosessuali, Identità Daltonici, incentrata sulle difficoltà dei cuochi che non distinguono i colori a creare piatti esteticamente soddisfacenti, Identità Occhi Azzurri…

La polemica è circolata – è sempre un problema, se misurare le donne in termini di quantità, una ogni tre cuochi, no facciamo due, o se considerarle “normali” chef… E pure, un racconto di cuoche in quanto tali ha un senso, perché è indubbio che le specificità di genere hanno un qualche rapporto anche con la creatività (ovviamente, non nel senso che le donne sono fragili fanciulle che non scuoierebbero mai un pitone per cucinarlo, ma che piuttosto l’essere donne, e spesso madri, danno loro tempi e sensibilità diversi, ad esempio).

OK – è la prima edizione a cui partecipiamo, e non abbiamo termini di paragone. Ma l’organizzazione del tutto ci è piaciuta (meno il tenere separati Food&Wine e Identità, forse: organizzare un unico grande evento sarebbe stato preferibile, e più “comodo”), gli sponsor erano onnipresenti e visibili ma non opprimenti (qualcuno ha chiesto allo stand del Grana Padano se poteva prendere un pezzo di Parmigiano…), le lezioni gli showcooking e la mediazione di foodblogger e giornalisti un modo per avvicinarsi a quello che c’è dietro il piatto molto interessante.

La presenza delle e dei foodblogger (e un Identità Foodbloggero Masculo l’anno prossimo?) alla conduzione è una novità: stanno prendendo piede come realtà in grado di influenzare più o meno i media, con tutti i “rischi” che questo comporta, ovviamente, come una loro “commercializzazione” (peraltro possibile a tutti i livelli…).

Siamo a una via di mezzo fra l’incontro tra professionisti e la fiera campionaria, forse è vero – ma nessuna delle due sarebbe stata forse così interessante. E il risvolto commerciale è un male o un bene? Non so: certo è necessario, certo presenta dei problemi (come dire, è possibile che ci siano tutte le mucche di razza fassona che ci vengono cucinate, tutte le lenticchie di castelluccio, tutti i lardi di colonnata? e i peperoni coltivati dieci metri più in là, ma bene, non sono buoni?); cerchiamo di mantenere una distanza critica, di costruirci una nostra Identità di Golosi.

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival / 4 – Andrea Aprea e Giovanna Nobile

20 February 2012 - Commenti »

Andrea Aprea e Giovanna Nobile – due napoletani a Milano. Uno è lo chef del Vun del Park Hyatt, qui a Milano; l’altra è La cuoca eclettica, dal nome del suo blog, ed è anche nostra collaboratrice (Buon CibVs col tè!) e inviata speciale, l’anno scorso a Taste of Milano, e quest’anno anche qui al Milano Food&Wine, dove appunto ha presentato lo showcooking di Aprea.

Sedani Monograno Felicetti, cime di rapa, cozze, pecorino e bottarga: è questo il piatto preparato da Aprea e dai suoi collaboratori sotto gli occhi del pubblico e così illustrato da Giovanna sul suo blog: “Un piatto destrutturato, dalle diverse consistenze: il passaggio in padella, tra l’olio e il pecorino, è una vera mantecatura, le cime di rapa sono state in parte frullate, sia per accentuare l’aspetto cremoso del piatto, ma anche per consentire alla verdura di sprigionare appieno il suo sapore. Qualche cimetta integra ha colorato il piatto e nello stesso tempo ha fatto percepire un’altra consistenza di questa verdura.”

Mare e campagna, attenzione ai prodotti mediterranei, e alla stagionalità, lavorazioni semplici: tutto qui, sono queste le basi di una grande cucina italiana.

Emanuele Bonati

Identità Golose Flash / 2: Scabin prepara la cucina (con Monograno Felicetti)

9 February 2012 - Commenti »

Identità Golose Flash / 1: L’Huevo Ranchero di Eugenio Roncoroni

6 February 2012 - Commenti »

Eugenio Roncoroni, chef di Al Mercato, ha preparato una Rivisitazione dell’huevo ranchero, tipico piatto di origine messicana ma ormai diventato americano tout court.La versione tradizionale consiste in uova fritte su tortilla di granturco leggermente fritte con salsa pomodoro-peperoncino, fagioli, fette di avocado o guacamole.

La versione di Eugenio è… è… è una versione di una delicatezza e di un gusto estremi: l’uovo è stato cotto a bassa temperatura (a 64°) per 45’; appoggiato quindi su una spuma di Grana Padano e bacon, una crema di avocado fagioli bianchi e cocco, salsa tandoori (una specie…) e nachos.

Ne voglio un altro.

Grazie a La Viz per le foto (http://www.flickr.com/photos/viz_pics/): io ero troppo occupato a mangiare…

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash / 3 – Cesare Battisti e Paola Sucato

5 February 2012 - Commenti (2) »

Paola Sucato (di cui sono profondamente innamorato: per quello che fa dentro e fuori le cucine, non tanto per come beve – non beve – quanto per come panifica, per come è) ha presentato Cesare Battisti, cioè il Ratanà (locale abbastanza nuovo, con un piede nell’Erba Brusca…): di lui non posso dire di essere innamorato – anche se, dopo il suo Riso con latte di capra (crudo, leggermente acidificato), grana padano, vaniglia, pepe nero e carciofi croccanti i miei sentimenti nei suoi confronti registrano un notevole trasporto.

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash / 2 – Alice Delcourt e Chiara Giovoni

5 February 2012 - Commenti »

Chiara Giovoni (di cui sono profondamente innamorato: per come scrive, per come beve, per come è) ha presentato Alice Delcourt, la giovane carina elegante cuoca de L’Erba Brusca (locale con orto annesso, aperto l’estate scorsa con Cesare Battisti, che era all’altra postazione), di cui mi sono innamorato – e che ha preparato Sgombro leggermente affumicato su un cous cous di frutta ed erbe (lei ha vinto il CousCous Fest l’anno scorso) affumicato con foglie di tè nero, con melograno e yogurt greco (che forse avrei evitato: secondo me il tutto reggeva anche senza… e avrei volentieri ripulito le pentole…).

Emanuele Bonati

Milano Food&Wine Festival Flash/1

5 February 2012 - Commenti »

Iniziato il Milano Food&Wine Festival – parallelo a Identità Golose, sfalsato di un giorno, fianco a fianco.

Se ci fossero dei miei lettori fedeli, saprebbero che io in queste cose ci sguazzo – tanta gente, tavoli con cibi prodotti assaggi, vini, bicchieri, chef, cucine… mi piace girare, vedere, assaggiare, conoscere, capire (ok, cercare di capire), incontrare gente che conosco e conoscere gente che non conoscevo – e se capita mangiare qualche cosa.

Il Milano Food&Wine è diciamo la vacanza milanese del Merano Food&Wine Festival (no, non ci sono mai stato, ma devo proprio andarci: se questo fratellogemellominore è così, beh, chissà il fratellogemellomaggiore…).

Allora: Wine – 100 produttori, ovviamente con prodotto, ovvero bottiglie, al seguito (e per buona misura Acqua San Pellegrino e Panna, birra Peroni, e aggiungiamoci un pezzo di Grana Padano, aperitivo San Pellegrino…).

Food: due postazioni cucina (ahimé senza la cappa a raccogliere il fumo… e lo sgombro della prima preparazione pervadeva tutto l’aere dintorno), in cui si alternano cuochi (alle 12, alle 18, alle 20.30) e preparano assemblano servono il loro piatto, introdotti da uno/a foodblogger giornalista o che.

Festival: io che corro da una parte all’altra dell’ampio spazio a saggiando bevendo degustando tastando assaporando tutto quello che sembra potabile commestibile.

E non ultimo le Phood: nove fanciulle scatenate che fotografano twittano bloggano intervistano circolano imperversano…

Mi sa che sono arrivato troppo presto... Paolo Marchi sta ancora contattando gli chef...?

Sete...
Sete?

Sete, sì.

Ma questo è Biscalchin!

Emanuele Bonati

Food @ work: Identità Milano 2012 si avvicina…

27 January 2012 - Commenti »

«Tornando dalla manifestazione Lo Mejor de La Gastronomia mi sono chiesto: perché i nostri cuochi devono andare in pellegrinaggio a San Sebastian, nei Paesi Baschi, per scambiarsi – e spesso copiare – idee con gli altri cuochi del mondo? Mettiamo in piedi anche noi un congresso di cucina». Tutto qui. Semplice, no?

No, forse no. Questa è stata effettivamente l’intuizione di Paolo Marchi di otto anni fa – ma a giudicare dai risultati, dai programmi delle varie edizioni, a essa è seguito un lavoro enorme, che si è protratto negli anni, ha proliferato  generando una miriade ormai di Identità diverse, da Identità Naturali, a Identità Vent’anni (i giovanissimi cuochi), a Identità Donna, Identità di Pizza, Identità di Pasta e Identità di Carne, alle altre manifestazioni che si susseguono ormai in tutto il mondo.

Identità, per uno che vuole occuparsi di cibo, a qualsiasi titolo, è una via di mezzo fra un paradiso e un luna park: anziché andare in giro a mangiare dai grandi chef, sono loro a venire a te, e non portandosi dietro pentole e padelle, ma se stessi, e degli assaggi della loro storia-cultura-filosofia-personalità. Il cuoco “parlante”, che esce dalle cucine e si mette in gioco nel confronto con gli altri – siano essi chef, esperti, giornalisti, ma anche gente comune –, è una delle cose più interessanti, forse, di questi ultimi anni. E ogni anno Identità ci aiuta ad assaggiarne un pezzetto.

Identità Golose si terrà a Milano dal 5 al 7 febbraio; dal 4 al 6, in contemporanea, aprirà il Milano Food&Wine Festival, un grande temporary restaurant; il tutto presso il MiCo MILANO CONGRESSI ala nord, gate 14 (via Gattamelata 5).

E nei prossimi giorni vi racconteremo qualche cosa di quello che accadrà – e cercheremo anche di raccontarvi qualcosa da dentro; fermo restando che sul sito di Identità le notizie, le curiosità, gli aggiornamenti si susseguono in tempo reale…

Emanuele Bonati

Qualcuno volò sul nido del Cube

27 December 2011 - Commenti »

Presentazione di The Cube, il temporary restaurant recentemente “appoggiato” su uno dei palazzi a fianco della Galleria Vittorio Emanuele qui a Milano. Un’architettura moderna accostata a quella ottocentesca del complesso della Galleria. Un’idea piuttosto ardita (o meglio, che tante polemiche ha suscitato per la sua supposta “arditezza”)…

Si tratta di un manufatto provvisorio, sponsorizzato dalla Electrolux, una delle principali aziende produttrici di elettrodomestici a livello mondiale; resterà appunto “appoggiato” su questo palazzo per qualche mese (anzi, fino al 26 aprile), ed è un ristorante, con la sua cucina (con gli elettrodomestici dello sponsor), a vista, e un lungo tavolo da 20 (22 stringendosi un po’) posti; in cucina si alterneranno alcuni giovani cuochi stellati (a cura della JRE, associazione dei Giovani Ristoratori d’Europa), a partire dai fratelli Costardi, a pranzo e a cena (200 e 270 € rispettivamente); la costruzione è “atterrata” sulla nostra Galleria proveniente da Bruxelles, dove è rimasta appollaiata per qualche mese sul Parc du Cinquantenaire a partire dal primo marzo scorso, e da Milano andrà poi a Londra, Stoccolma e mi sembra Mosca.

The Cube a Bruxelles

The Cube a Bruxelles: in cima all'arco

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L’impatto iniziale della vista da terra è curioso – una cosa che ovviamente non c’entra, appoggiata e protrusa sopra un palazzo dell’800, in un contesto che è il simbolo della città: ma è talmente estranea, e visibilmente appoggiata, che non mi causato nessun trauma particolare, anzi, è piacevole vedere qualcosa di nuovo e diverso. Magari se sapessi che è definitiva, sarei più turbato, o contrario; ma non lo è, quindi… E poi, una città è viva, non è un museo immobile; le cose fatte bene possono convivere, anche se sono moderne, con il vecchio, o l’antico… Palazzo Reale, lì davanti, non è che stia benissimo, scorciato com’è dal Palazzo dell’Arengario (e peraltro molti, io compreso, ricordano ancora con nostalgia le pubblicità luminose che ricoprivano il palazzo di fronte al Duomo, che peraltro era sorto al posto del Coperto dei Figini, un palazzo porticato quattrocentesco…). Insomma, bene atterrato al Cube (purché se ne vada…).

Il panorama dei tetti non è oggettivamente un gran che, almeno in questa sezione della città; ma la torre del Filarete, la Torre Velasca, che si scorgono poco lontano, e più in lontananza i nuovi grattacieli… sono proprio Milano, e poi, basta voltare lo sguardo ed ecco i marmi le guglie i santi del Duomo… Insomma, bella idea, bella posizione – è anche una giornata di sole, fredda ma si sta bene, quasi al caldo…

La costruzione è comunque molto bella, un’ampia terrazza, il corpo del locale costituito da un’unica sala con un lungo tavolo bianco – come bianco è il colore del tutto (l’idea, diceva Christian Costardi, è quella di colorarlo con i colori dei piatti, degli ingredienti). Due pareti vetrate, a raccogliere tutta la luce possibile; la terza, anch’essa in vetro, a esagoni, motivo ricorrente nella decorazione e costitutivo del cubo che è il logo Cube. Il progetto architettonico e degli interni è dello studio Park Associati, ovvero Filippo Pagliani e Michele Rossi, logo e texture design sono dello Studio FM Milano.


Christian e Manuel Costardi ai fornelli: hanno preparato una serie di piattini di assaggio, il menu di mezzogiorno e sera mi sembra di capire non sia sempre uguale (prezzi: 200€ a mezzogiorno, 270 la sera). Il bello è che te li preparano sotto gli occhi – anche se immagino che a pranzo e cena si stia più seduti –, non c’è separazione fra cucina e sala. E cucinando ti spiegano cos’è che stanno facendo, e perché, e i loro ingredienti, e loro stessi attraverso il loro piatto. Mi piace questo desiderio di comunicazione, di farti capire cose che sono già lì tutte dentro al piatto, ma che magari non ti fermi a considerare.

I piatti:

“Semplicemente gambero”, gamberi crudi in una riduzione direi di un brodo fatto con le teste, e pistacchi sbriciolati.

Baccalà mantecato su un morbido di patate e un pizzico di noce moscata (ne avrei messo un pizzico meno pizzico e più pizzicotto….).

Riso con sugo di pomodorini pugliesi (cucinato a crudo, senza soffritto… quindi più pomodoroso: ottimo) e un pesto leggero di basilico pinoli e poco aglio;.

Spuma di grana padano con crema di birra e polvere di caffè.

Capasanta passata brevemente in forno con olio sale pepe su una crema di latte con briciole di liquirizia e limone e sopra qualche grano di sale Maldon… ehm… mi sa che mi sono mangiato anche la foto…

Piaciuti tutti, molto: i fratelli Costardi mi sono piaciuti, come i loro piatti: semplici, chiari, genuini, ricchi di sapori distinti ed equilibrati; se il giovane aiutante non avesse continuato a cucinare il risotto, mi sarei offerto di pulirne la pentola…

E ci sarebbe ancora da parlare – del pane, ad esempio, della focaccia, dei cioccolatini, ma anche, perché no, del caffè, e della caffettiera… Lo faremo l’anno prossimo.

Semplicità, qualità, ambientazione, presentazione, colore: un’esperienza esaltante.

Emanuele Bonati

Le foto di The Cube Milano sono di Bruno Cordioli

Le Grand Fooding, gli spaghetti “Whoosh” di Oldani, il tovagliolone…

24 October 2011 - Commenti (2) »

Abbiamo anticipato l’altra settimana la ricetta degli Spaghetti tiepidi “Whoosh” di Davide Oldani, che è stata presentata a Le Grand Fooding giovedì scorso.

Alla fine, la ricetta invitava a mangiare il piatto con le mani – che idea pop, ho pensato, ma va beh, lasciamo perdere, e me ne sono dimenticato. Quando poi, durante la cena, è arrivato Oldani col megafono (anzi, col silenziofono: si sentiva pochissimo) a incitarci a mangiarli appunto con le mani, vista anche la presenza ai nostri colli dello strofinaccio da cucina offertoci proprio allo scopo di ripararci dagli schizzi, e di permetterci di suggere lo spaghetto col tipico “whoosh…” – potevo forse esimermi? Domanda oziosa e tendenziosa…

Emanuele Bonati