Archivio per la categoria ’cucina internazionale’

Identità Golose Flash / 1: L’Huevo Ranchero di Eugenio Roncoroni

6 February 2012 - Commenti »

Eugenio Roncoroni, chef di Al Mercato, ha preparato una Rivisitazione dell’huevo ranchero, tipico piatto di origine messicana ma ormai diventato americano tout court.La versione tradizionale consiste in uova fritte su tortilla di granturco leggermente fritte con salsa pomodoro-peperoncino, fagioli, fette di avocado o guacamole.

La versione di Eugenio è… è… è una versione di una delicatezza e di un gusto estremi: l’uovo è stato cotto a bassa temperatura (a 64°) per 45’; appoggiato quindi su una spuma di Grana Padano e bacon, una crema di avocado fagioli bianchi e cocco, salsa tandoori (una specie…) e nachos.

Ne voglio un altro.

Grazie a La Viz per le foto (http://www.flickr.com/photos/viz_pics/): io ero troppo occupato a mangiare…

Emanuele Bonati

Prendi un dolce?

17 October 2011 - Commenti »

Mettiamo di trovarci in Inghilterra, anzi per la precisione nel Lake District, la regione lacustre cantata da Wordsworth, percorsa da tutti i letterati inglesi, abitata da Beatrix Potter… Meta ricercata, dunque – e per aggiungere ricercatezza ed esclusività al proprio soggiorno, si può passare al Lindeth Howe Country House Hotel,  Windermere, dove lo chef Marc Guibert ha creato per i suoi ospiti un dessert veramente unico.

Si tratta di un pudding – tipico dolce inglese peraltro – che non si segnala per l’abile mescola degli ingredienti o la presenza di prodotti locali esaltati dalla maestria dello chef, bensì per il prezzo. Per soli 35.000 dollari (22.000 sterline) potrete infatti gustare un pudding fatto con quattro diversi tipi di cioccolato amaro belga, aromatizzato con pesca, arancia e whisky,  con un biscuit Joconde, perle di caviale di gelatina di champagne, foglie d’oro, e un diamante di due carati, servito nella copia, dorata, edibile,m di un uovo Fabergè – e dove, se no?

Emanuele Bonati

I consigli di Malafarina: “India Cookbook” di Pushpesh Pant

15 September 2011 - Commenti »

Pushpesh Pant

India Cookbook

Phaidon

39,95€

Oltre 1000 ricette provenienti da tutte le regioni dell’India. Una vibrante celebrazione di una delle cucine più affascinanti del mondo.

Volume in lingua inglese

***

Malafarina

Libreria di cultura gastronomica

20129 Milano – Via B. Cellini, 21 Tel. e Fax: 02.36584864

Carne trita: BlogVs e 4rugby ai Mondiali di Rugby

12 September 2011 - Commenti (2) »

“Il rugby? Signora mia, uno sport così violento guardi, questi omaccioni che si inseguono, si scontrano, si gettano gli uni sugli altri, il sangue, la violenza…”

Diciamo che questa è – o più probabilmente era – l’immagine del rugby nell’immaginario collettivo fino a qualche anno fa. Determinata magari dalla “fisicità” di questo sport, dall’esibizione di testosterone, o piuttosto dalla scarsa conoscenza (al di là del calcio, e sporadicamente di qualche altro sport di squadra, ben raramente discipline come il rugby riuscivano ad arrivare in tv).

Niente di più sbagliato, naturalmente: si tratta di uno sport sicuramente rude, molto “fisico”, e sostanzialmente corretto, in cui le intemperanze sono comprensibili, ma prive probabilmente di quell’isteria che spesso vediamo muovere. ad esempio, i nostri calciatori; si tratta soprattutto dello sport che ha introdotto il “terzo tempo” – il momento conviviale post-partita in cui le tensioni della gara si stemperano (e che potrebbe ben essere il nostro punto di partenza culinario…); e si tratta di uno sport dalla popolarità crescente anche in Italia, dove accade sempre più spesso di sentire amici e colleghi parlare con autorevolezza del ruolo dei piloni, o raccontare con orgoglio delle mete segnate dai propri figlioli…

Ma mi piace usare “Carne trita” come titolo di questa nuova rubrica di BlogVs, che vuole seguire i mondiali di questa disciplina, cominciati qualche giorno fa in Nuova Zelanda, con un taglio leggermente diverso da quello strettamente sportivo – non tanto quello che accade in campo, o negli spogliatoi, quanto piuttosto quello che c’è (o potrebbe esserci…) in tavola, anzi sulle tavole delle varie nazionali che di questo campionato sono protagoniste.

Non mi trovo ahimè in Nuova Zelanda, e non posso quindi fornirvi reportage in diretta di quello che accade nelle sale da pranzo delle diverse squadre – che possiamo immaginare dedite a spolpare cinghialetti come fa Obelix nelle avventure di Asterix firmate da Goscinny e Uderzo (a proposito: certi scontri fra Galli e Romani sembrano effettivamente precorrere alcune modalità del rugby…), ma che più probabilmente seguono anche loro diete bilanciate o magari s-bilanciate rispetto alla norma per venire incontro alle loro esigenze atletiche…

Per scrivere questa rubrica, che partendo dal gioco, e dalle nazioni in gioco, cercherà di darvi qualche spunto assolutamente asistematico e disorganico, e possibilmente divertente, che giri intorno alla cucina e alle tradizioni culinarie, dovrò quindi avvalermi di risorse esterne, e in partcolare di un nuovo portale nato con questi Mondiali ma che seguirà il mondo del rugby anche in futuro: www.4rugby.it.

Gli amici di 4rugby presentano ovviamente i mondiali, tutte le squadre partecipanti, i giocatori, tutte le notizie necessarie anche a chi, come me, non è particolarmente esperto, limitandosi a seguire qualcuna delle rare partite trasmesse in tv, o magari qualche film (Io sono un campione fra i primi, Invictus fra gli ultimi), o che magari ha visto in rete le foto dei calendari della serie “Dieux du Stade”, arrivando peraltro alla conclusione che le masse muscolari degli atleti sono le stesse che abbiamo anche noi, solo che noi le teniamo più a portata di mano, attorno al girovita.

Emanuele Bonati

Irene l’uragano e il Club dell’Uragano

28 August 2011 - Commento (1) »

The Hurricane Club a New York (360 Park Avenue South at 26th Street) fa sapere che non solo resterà aperto, ma offrirà uno speciale “Pranzo con Irene” stasera e domani sera.

Il pranzo, a prezzo fisso, comprende un Imperial Platter, una scelta di antipasti e contorni, e come dessert un grande Big Kahuna sundae, a soli $29 per persona per tavoli di almeno quattro persone.

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Non so perché riportare questa notizia. Per sorridere, per polemizzare, per ironizzare, per comprendere?

In realtà, ci sono diversi ristoranti che annunciano l’apertura, immagino in zone abbastanza sicure: un elenco qui.

Emanuele Bonati

Il mondo di Noma

19 May 2011 - Commenti »

«Spero che questo libro possa farvi provare alcune delle emozioni che ho provato io.» Questa è la conclusione del testo dell’artista danese Olafur Eliasson che introduce il bel volume su Noma di René Redzepi in uscita oggi da Phaidon.

Nelle righe precedenti Eliasson aveva così delineato la filosofia che sta dietro questa emozione: «Se è vero che il cibo è una cosa molto banale e che tutti mangiano e hanno idee particolari sull’argomento, è altrettanto vero che il gusto non è solo una percezione individuale e, soprattutto, che il cibo non è mai “solo cibo”. Che ci piaccia oppure no, quello che mangiamo modifica la nostra visione del mondo e la nostra capacità di percepirlo. Quando guardiamo un piatto dovremmo poter distinguere anche l’ecosistema più ampio di cui fa parte. Sapere quale sia stato e quale sarà il percorso di un ingrediente può esaltare un’esperienza gastronomica. C’è una grande differenza tra le patate che vengono dalla Nuova Zelanda e quelle della regione danese di Lammefjorden. L’arte culinaria che sceglie di non scindere consapevolezza e gusto ha grandi potenzialità – proprio come l’arte in generale non separa forma e contenuto. Ci dimostra che è possibile far coesistere diversi piani di lettura anche nella preparazione e nella degustazione del cibo. Cibo che può farsi politica. Cibo che può essere sinonimo di responsabilità, sostenibilità, territorio e cultura. Nell’incarnazione pratica delle idee di René ritroviamo una commistione tra piacere del mangiare e dimensione sociale che profuma di ricordi, cultura, ingredienti dei Paesi del Nord, nonché di esperienze individuali e collettive.»

Eliasson aveva esordito con la descrizione di uno dei piatti più famosi di Redzepi, che rende evidente quanto detto: «“Pellicola di latte con erba, fiori e aromi” era uno dei piatti del menù del giorno. Gli elementi di contorno provenivano dallo stesso prato sul quale la mucca produttrice dell’ingrediente principale aveva pascolato e defecato liberamente. In quel piatto sembrava rivivere una specie di perfetto ecosistema in miniatura. Assaggiarlo suscitò in me una certa meraviglia (anche perché, a vederlo, aveva solo l’aspetto viscido e poco invitante di una frittella imbevuta di latte con della verdura sopra). I sensi però non mi tradivano: con la bocca potevo esplorare ogni angolo di quel prato.»

Insomma, non si tratta di una presentazione informale, il mio amico René è bravo a cucinare andateci: Eliasson enuncia e descrive i principi della cucina di Redzepi partendo dalla propria esperienza di assaggiatore di un piatto “strano”, e introduce al mondo di Noma nel modo migliore.

Emanuele Bonati

I testi sono tratti  per gentile concessione dell’editore da

René Redzepi, NOMA: Tempi e luoghi della cucina nordica, © Phaidon Press 2011, €49,95

www.phaidon.com

Per le immagini: © Ditte Isager / courtesy Phaidon Press.

Libri in uscita: René Redzepi, Noma, Phaidon

18 May 2011 - Commenti »

Allora: Noma è l’acronimo di Nordisk Mad (cibo nordico) – ma è soprattutto il nome del ristorante che ha ricevuto lo Chef’s Choice Award nel 2009 che qualche settimana fa è stato nominato per il secondo anno consecutivo miglior ristorante del mondo nella classifica S. Pellegrino World’s 50 Best Restaurants (ne abbiamo parlato qui). Roba da niente per un localuccio di 12 tavoli fondato nel 2003 da Renè Redzepi in un magazzino portuale del Settecento a Copenhagen.

E poi il successo deve essere contagioso: il 7 maggio 2011, a New York, il volume Noma, pubblicato da Phaidon Press, ha ricevuto il James Beard Award (il più prestigioso premio USA per chef e libri di cucina) in due categorie: volumi di cucina per professionisti e libro di cucina fotografico.

Direi che varrebbe la pena di andare a Copenhagen – ma per prepararci, possiamo leggere da domani il libro di René Redzepi, Noma. Tempi e luoghi della cucina nordica, pubblicato da Pahidon anche in italiano (introduzione dell’artista Olafur Eliasson, 320 pagine, 200 illustrazioni a colori, € 49,95).

Emanuele Bonati

1080 ricette in mostra

11 April 2011 - Commenti »

Javier Mariscal, designer spagnolo, creatore di Cobi, la mascotte dei Giochi olimpici di Barcellona 1992, è l’autore dei disegni di 1080 RICETTE, una summa della cucina spagnola compilata con la solita accuratezza da Simone e Inés Ortega (di cui è recentemente uscito in Italia Il libro delle tapas) e pubblicata per la prima volta in Spagna nel 1972 (attualmente siamo alla 48a edizione), in uscita in edizione italiana a inizio giugno per Phaidon. I disegni da lui creati per 1080 RICETTE sono caratterizzati dall’uso di colori pieni e di linee espressive, volti a comunicare la vitalità degli ingredienti della cucina spagnola e a vitalizzare il libro. Come sottolinea anche l’Estudio Mariscal, Le oltre 400 illustrazioni sono molto realistiche ed esprimono un modo di concepire la cucina: allegra, semplice, quotidiana, per nulla sofisticata o complessa.

In occasione del Salone del mobile 2011 alcuni disegni originali realizzati da Javier Mariscal per 1080 RICETTE saranno esposti nella mostra “Mariscal schizzi e oggetti” che si terrà presso l’Instituto Cervantes di Milano dal 12 aprile al 19 giugno 2011.

CibVs, l’arte, il Luppolo e…

7 April 2011 - Commenti »

A CibVs piace il cibo, è ovvio. Buono da mangiare, bello da vedere. Quindi, a CibVs piace anche l’arte che illustra il cibo: le nature morte, ricche di frutti, di selvaggina, di piatti imbanditi – le arance di Cézanne, la bottega del macellaio di Annibale Carracci,  i fornelli e le dispense di Rauschenberg, la frutta e i polli di Caravaggio, gli hamburger di Claes Oldenburg, e così via.

A CibVs piacciono anche le opere d’arte meno clamorose, meno famose, che hanno il cibo al loro centro, o come tema più o meno sotterraneo. Un esempio sono gli acquarelli che Roberto Bixio ha dedicato a una serie di serate a tema che si sono tenute sulle navi della Costa Crociere, con cene dedicate a una particolare nazione o area geografica o tematica.

Da qui parte, grazie allo spirito di iniziativa di Antonella del Luppolo selvatico, che mi segnalato le opere di Roberto, l’idea di un nuovo contest, un concorso che prende spunto da questi poster. Gli elementi di base di ognuno sono semplici: un richiamo al paesaggio, qualche personaggio con qualche tratto tipico, e una serie di elementi “mangerecci” – ora più discreti, poggiati su un tavolino, in un angolo, ora invece in varia misura preponderanti, a far parte del paesaggio, appoggiati qui e là, quando non addirittura essi stessi paesaggio, montagne dolci a sorreggere castelli, giacigli di polenta… Non una rassegna di prodotti più o meno tipici, ma un viaggio personale nell’immaginario culinario – ma anche più propriamente culturale  – legato a ogni località.  L’idea di Antonella è semplice: con lo stesso metodo, ma al contrario, partendo cioè da una delle immagini di Roberto, proporre un piatto, una creazione che segua l’istinto, il ricordo, le sensazioni…

Sul Luppolo Antonella vi propone la storia della sua amicizia con Roberto, e vi introduce al contest – “Cucina l’arte”; qui su BlogVs invece parleremo ancora di questo artista (e con questo artista) e della sua collaborazione con Costa…


Il ramen

10 September 2010 - Commenti »

Non smetto mai di stupirmi ogni volta che vedo un piatto giapponese in tavola. È la perfezione, l’armonia.

Vi lascio immaginare la mia faccia la prima volta che ho assaggiato il ramen. Anche il ramen, che è un piatto tipico giapponese (anche se ha antiche origini cinesi), ha una sua perfezione ed armonia nell’insieme degli ingredienti e nella presentazione.

Quante volte lo abbiamo visto raffigurato nei cartoni animati giapponesi che tanto abbiamo amato… una scodellona fumante piena di brodo in cui sono immerse delle tagliatellone (chuka soba), decorata con pezzi di verdura e carne, su cui i nostri eroi si avventavano con le loro bacchette, e risucchiavano il tutto  molto rumorosamente…

La prima volta ho assaggiato il ramen caldo, e mi sono calato bene nella parte del giapponese in quanto sono stato molto bravo a riprodurre i rumori tipici.

A Milano non tutti i ristoranti giapponesi lo propongono (e quando dico “ristoranti giapponesi” mi riferisco a veri ristoranti giapponesi, gestiti da veri giapponesi). Uno di questi è Osaka, ormai storico locale in Corso Garibaldi, che forse è l’unico a proporre da giugno a settembre la versione fredda del ramen. Una vera libidine! La pasta è in un piatto piano ed è immersa in una salsa brodosa a base di soya (shouyu-darè) o di sesamo (goma-darè).

Appoggiati sulla pasta, disposti rigorosamente in settori, ci sono:

• prosciutto cotto tagliato a julienne

• cetriolo crudo a julienne (kiu-ri)

• frittata a julienne sottile sottile (kinshi-tamago)

• zenzero rosa a julienne (beni-shouga)

• cipolla a rondelle a julienne

• pomodori a fette

• in cima a tutto alghe nori essiccate e tagliate… a julienne

• senape forte a parte, da usare a piacere.

Dopo aver ammirato e studiato un po’ la composizione, pregasi mischiare il tutto – anche se è un vero peccato – e godere per l’unione di tutti i vari sapori che si sono mescolati.

La versione fredda, in estate ha il suo perché. Da provare!

Christian