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Archive for the ‘cucina internazionale’ Category

Tuesday, January 19th, 2010

C’è prosciutto e prosciutto

Riprendiamo la notizia dal sito di Repubblica

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Sette chili di puro, salatissimo, prosciutto iberico andati in vendita da Selfridges, a Londra, all’eccezionale cifra di 1800 sterline, fanno di questo pregiato cosciotto di maiale iberico nero il prosciutto più caro del mondo. Cresciuto nella regione spagnola dell’Extremadura e alimentato con una selezione speciale di ghiande, il maiale che ha “prestato” la zampa al più esclusivo prosciutto delle tavole mondiali ha subito un trattamento di tre anni prima di arrivare nella vetrina di Londra confezionato in una cassa di legno artigianale e venduto con un certificato del DNA che ne attesta la provenienza.

Monday, November 30th, 2009

Cucina internazionale al PIME Milano

Volevo segnalare un’iniziativa del PIME di Milano: un ciclo di incontri, presso il Museo Popoli e Culture del Centro Pime, via Mosè Bianchi, 94, alla scoperta dei legami fra cibi e culture. Cito dal loro sito:

“La tradizione gastronomica di un’area del mondo lontana da noi, non esprime solo ingredienti, immagini e sapori, insoliti e originali. E’ anche una porta aperta sul mondo che, nei secoli, l’ha creata. E’ un modo diverso di scoprire i valori culturali di un popolo attraverso l’estetica, i legami sociali, le tradizioni religiose che la cucina veicola. Il cibo in ogni cultura, è uno straordinario momento collettivo: a esso sono legate cerimonie, feste, momenti di convivialità. Conoscere i piatti significa anche entrare nel complesso mondo di relazioni fra le persone che li hanno ideati e da sempre li degustano. Quasi sempre, custodi di questo patrimonio sono le donne: la cucina è ovunque un regno femminile, con importanti regine. E’ anche un viaggio virtuale attraverso un territorio sconosciuto: ogni piatto tradizionale è legato alla natura del luogo, al clima e alle varietà vegetali e animali che entrano nella composizione della gastronomia.

Il primo incontro, martedì scorso, ha visto sul palco Bernadette Djea, cuoca e auttrice di libri per Pappamondo, nativa della Costa d’Avorio, che ha parlao di Spezie, igname e gombo: sapori misteriosi e tradizioni antiche in Africa Occidentale.

Martedì prossimo sarà la volta della cucina giapponese: Graziana Canova Tura, esperta gastronoma e conoscitrice del Giappone, parlerà con la giornalista Maria Tatsos, che presenta gli incontri, sul tema Non solo sushi: sapori ed estetica del cibo nel mondo giapponese, mentre martedì 15 dicembre toccherà all’Amenia, con la scrittrice armena Sonya Orfalian, che parlerà di Un ponte fra Oriente e Occidente: la tradizione gastronomica dei cristiani d’Armenia.

L’esplorazione di luoghi, saperi, sapori, esperienze è sempre interessante: e la presenza in Italia di tante culture ancvhe gastronomiche diverse è una delle esperienze più interessanti vuoi della modernità, vuoi della globalizzazione, vuoi della immigrazione.

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Emanuele

Monday, November 23rd, 2009

Riviste di cucina

Addio, Gourmet, abbiamo detto. Ho preso il numero di novembre – non ho capito se è l’ultimo, o se l’ultimo sarà il prossimo, visto che come al solito ha i vari moduli cartoncini con le offerte di abbonamento e così via, come se niente fosse – in copertina, un bel tacchinone arrosto (è il numero del mese di Thanksgiving, novembre, la festa statunitense che celebra -dal 1623- la fine della stagione dei raccolti con grandi pranzi a base di tacchini arrosto e zucche).

No, no, è proprio l’ultimo: il sito è pieno di istruzioni su cosa fare per chi è abbonato, per chi vuole i supplementi, le offerte… ma non c’è nulla sulla chiusura, un editoriale, due righe di spiegazione e/o di scuse…

E com’è (com’era..) dentro? come ci si potrebbe aspettare, molto statunitense ma anche poco americano. Per intenderci: ci sono riviste come Men’s Health che sono state edite in Italia per il mercato italiano ma rimanendo intrisecamente americane, per cui i disegni, gli articoli, le situazioni a volte suonavano un po’ irreali, ma cosa stanno dicendo, ci si chiedeva, a in che mondo vivono – un altro mondo, di la dall’oceano, appunto. Gourmet no, invece – potrebbe benissimo essere tradotta e sembrerebbe quasi un numero della Cucina italiana – a parte qualche ingrediente insolito. Un’impaginazione chiara, elenchi di ingredienti ben incolonnati, tempi di lavorazione distinti dai tempi totali di realizzazione, foto, pubblicità…

Ah, già – la pubblicità, quella che mancava, e che ha portato alla chiusura… su 134 pagine, comprese copertine, una cinquantina sono di pubblicità; di queste una pubblicizza un “Classico” condimento all’italiana, anzi alla fiorentina, grana spinaci provolone pecorino romano, e un’altra i Baci Perugina. Si parla anche di un Boccalone, un “Calabrian-style sausage” spalmabile e divertente da pronunciare: en-DOO-ya

interessante, comunque… e non ci sarà più…

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Emanuele Bonati

Saturday, October 24th, 2009

WORLD PASTA DAY 2009

Domani a New York il WORLD PASTA DAY 2009 (e ottobre è il mese della pasta…). Un convegno, con studiosi cuochi esperti americani, relazioni su dieta mediterranea, pasta e Alzheimer, sullo stato della ricerca scientifica sui carboidrati, e un incontro in cui alcuni protagonisti del mondo culinario d’oltreoceano parleranno dei loro ricordi e delle loro esperienze legate alla pasta. E naturalmente diversi sponsor (Barilla),un sito veloce ma interessante http://www.worldpastaday.com/index.html soprattutto per avere un’idea di com’è la pasta oggi negli USA.

Siamo abbastanza lontani (almeno in superficie) dai cliché della pasta collosa, dai nomi improbabili, in ricette fintoitaliane – anche se naturalmente non sappiamo cosa ci sia davvero nei piatti di pasta della gente comune, a Plains Georgia, a Cabot Cove, a Milwaukee, nei paesi della provincia più sperduta. Ma questo – la distanza fra la superficie, il popolo dei critici dei cuochi dei blogger di quelli che parlano e scrivono e il mangiatore reale, per quanto molto ma molto ridotta negli ultimi anni anche in America – è sempre un punto oscuro. Certo che dagli italiani “mangiaspaghetti” a oggi se ne è fatta di strada…

Le paste preferite negli USA? Linguine, ravioli e spaghetti.

Le ricette preferite? Agnolotti alla parmigiana, paccheri ripieni di carne e ricotta, spaghetti alla bottarga, fusilli alla norma.

Quanta pasta mangia un americano all’anno? Nove kili (ventisei un italiano).

Il 77% degli americani mangia pasta almeno una volta alla settimana.

Michelle e Barack Obama hanno festeggiato il loro ultimo anniversario di matrimonio mangiando stringozzi alla carbonara con uova di quaglia, carciofi e tartufo preparati dallo chef Tony Mantuano.

Gli abitanti del nordest degli US sono i maggiori consumatori di pasta, seguiti da quelli dei Mid-Atlantic States; mangiano meno pasta invece gli abitanti della West Coast.

Negli USA ci sono 15000 ristoranti italiani (oltre 500 a New York).

Nel 2008 la pasta è entrata nell’85% delle case americane.

Se l’Italia è il primo produttore mondiale di pasta, gli USA sono il secondo – seguono Brasile, Russia, Turchia.

Il primo torchio per fare i maccheroni fu importato nel 1789 da Thomas Jefferson, che aveva conosciuto la pasta da diplomatico, durante un viaggio.

Il primo pastificio d’America venne aperto nel 1848 a Brooklyn da Antonio Zerega – i suoi discendenti sono ancora attivi nel ramo.

Beh… vado a farmi una pastasciuttina…

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Monday, October 19th, 2009

Il tè Lapsang Souchong

Una tazza di tè  propriamente consiste in un infuso di foglie di Camelia sinensis, una pianta legnosa coltivata soprattutto in Cina, in India, nello Sri Lanka, ma anche in Giappone e in Kenya. A seconda dei diversi processi di fermentazione e trattamenti si distinguono sei tipi principali di tè: il tè nero e il tè rosso (a fermentazione completa), il tè blu o oolong e il tè bianco (a fermentazione parziale), il tè verde (a fermentazione non avvenuta) e il tè giallo (a fermentazione moderata).

In Cina quelli che noi chiamiamo “tè neri” sono classificati come “tè rossi” (sono i tè che hanno subito un completo processo di ossidazione), mentre i “tè neri” sono quelli che hanno subito un processo di vera e propria fermentazione.

Il Lapsang Souchong è un tè nero (rosso in Cina), affumicato e ossidato; si abbina a pesci robusti (tonno, merluzzi nordici) o carni alla brace, alla piastra, al vapore; a piatti speziato o molto saporiti; ai formaggi; rinvigorente, è ideale dopo una lunga passeggiata o un’intensa attività fisica; può accompagnare, al posto dell’acqua, uno Scotch Single Malt.

Oltre alla ricetta del riso mantecato http://blog.cibvs.com/2009/10/16/riso-mantecato-al-lapsang-souchoung-e-mela/ segnalo i maccheroncini di Campofilone con pesto e salmone affumicato al LS, da Senza Panna (http://senzapanna.blogspot.com/2009/07/maccheroncini-di-campofilone-con-pesto.html) e da Un tocco di zenzero i gamberi al LS con asparagi (http://www.untoccodizenzero.it/index.php/ricette/appetizer/gamberi-al-lapsangpurea-di-asparagi-al-vapore-e-olio-evdi-pianogrillo/).

Volendo, ci si può iscrivere al gruppo dedicato a LS su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Lapsang-Souchong/22031541839#/pages/Lapsang-Souchong/22031541839?v=wall

Qualche negozio dove comprare il tè? A Milano, templi, boutique, meravigliose teierie: L’arte di offrire il the in via M. Melloni 53 (www.artedelricevere.com), L’essenza del the, Via Cerva 12  (www.essenzadelthe.it), La teiera eclettica in p.le Bacone 2 (www.teieraeclettica.it) e Montresor in viale Montenero 5 (www.montresor.mi.it).

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Sunday, October 11th, 2009

Tzaziki di pomodoro

Vediamo… è possibile realizzare uno tzaziki (http://blog.cibvs.com/2009/10/09/lo-tzatziki-di-mykonos/) di pomodoro, per bruschette, o per condire verdure, o per una pasta fredda. Basta sostituire dei pomodorini al cetriolo, e al posto dell’aneto usare la menta…

Quindi (sempre con dosi a piacere):

tagliare i pomodorini a cubettini e lasciarli asciugare

schiacciare gli spicchi d’aglio finché non diventano cremosi

mescolare bene pomodorini, aglio, 250 gr di yogurt greco intero, sale, menta tritata (fresca, naturalmente…).

condire con un cucchiaio di aceto rosso e 2 o 3 cucchiai di olio

Anche questa ricetta viene suggerita dallo chef di Mykonos.

Friday, October 9th, 2009

Lo tzatziki di Mykonos

Lo tzatziki è una salsina di origine greco-turca-armena a base di yogurt, cetriolo, aneto (o menta). Vi riporto la ricetta di Mykonos, un (ottimo!) ristorante greco di Milano (Via Tofane 5, tel. 022610209), apparsa nei mesi scorsi sulle pagine milanesi di Repubblica. Le dosi sono approssimative: in realtà, i vari ingredienti possono essere assemblati in dosi diciamo a piacere, secondo i gusti.

Tagliare un cetriolo a cubettini e lasciarlo asciugare per 30 minuti.

Schiacciare da 2 a 6 spicchi d’aglio finché non diventano cremosi.

Mescolare bene il cetriolo, l’aglio, 250 gr di yogurt greco intero, sale, aneto tritato (fresco, naturalmente…).

Condire con un cucchiaio di aceto rosso e 2 o 3 cucchiai di olio.

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Tuesday, September 29th, 2009

CIBVS e la guida di Identità Golose

Siamo andati alla presentazione della guida di Identità Golose alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano, ieri 28 settembre – letto il trafiletto sul giornale, di corsa… Paolo Marchi, la mente di IG, ha presentato al sua opera con Massimo Bottura e Davide Oldani, e ha consegnato una serie di premi.

La guida – appena sfogliata, ho cercato qualche locale che non ho trovato, qualcun altro c’era – 19€, oltre 750 pagine – contiene a dire di Marchi 619 locali visitati da 70 collaboratori, che firmano le loro schede, non dà voti o cappellini, riporta i nomi dei cuochi chef sommelier e così via. Attenzione particolare ai giovani 20-30enni (come dimostrano peraltro i premi assegnati tutti under 40) e ai (giovani) pasticceri; itinerari in 12 città italiane e mondiali…

Interessante l’idea di riportare nomi di cuochi chef maitre sommellier e così via – attenzione alle persone, importante (molto bella l’idea di indicare in guida cosa piace e non piace cucinare allo chef, si possono fare considerazioni interessanti), anche se l’idea di “andare a conoscere i cuochi” propugnata dal giornalista e prefatore Roberto Perrone (seguendo peraltro quello che dice anche Alaimo) ha quel che di insomma strano elitario (andiamo tutti dal cuoco? o ci andiamo noi giornalisti critici? e noi timidi come facciamo?) che lascia un po’ perplessi – forse forse è meglio che il cuoco mescoli il sugo… Anche se naturalmente è piacevole parlare anche solo per qualche momento con lo chef – Oldani gira fra i tavoli, ed è comunque bello dirgli che buono, scambiare due parole (una volta mi ha detto che forse avrebbe visto bene su un certo piatto di riso dei cubetti di barbabietola magari alla piastra mi sembra… e mi sto ancota domandando se poi lo ha fatto)

Comunque: presentazione con spunti interessanti (ancora Perrone: cucina come la letteratura, il piacere di mangiar bene come il piacere di un bel libro), la premiazione dei giovani ha avuto momenti simpatici e interessanti al di là dei ringraziamenti, della commozione o degli imbarazzi – fra i premiati, Pietro Zito (Antichi Sapori di Montegrosso, Andria) che parla di “emozionare con la semplicità” (una parola d’ordine ormai), i due simpatici sous-chef di Aimo e Nadia, Fabio Pisani e Alessandro Negrini, lo chef Alija del Guggenheim Cafè all’interno del museo a Bilbao (meno di trent’anni…)… Massimo Bottura, uno dei presentatori, ha annunciato la “pace” fra Grana Padano e Parmigiano Reggiano (se di “guerra” si poteva parlare), e Davide Oldani ha anticipato il suo intervento al prossimo congresso di IG: prenderà alcuni dei piatti raffinati ed elaborati che faceva da Giannino una decina d’anni fa e li rivisiterà alla luce della sua attuale esperienza e filosofia…

Magari ne riparleremo – per ora aspettiamo il congresso…

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Friday, September 11th, 2009

Tofu strapazzato e tortillas

Una ricetta tratta dal libro Lost in the Supermarket: viene dai Calexico, una band di Tucson (Az). Questa però non l’ho provata…

INGREDIENTI

tofu, cipolla, zucca, zucchine, funghi, aglio, tortillas, salsa messicana, salsa di soia, tahine

ESECUZIONE

Tagliare il tofu e le verdure a cubetti. Far saltare il tofu e la cipolla in una casseruola, aggiungere le altre verdure e l’aglio.

Servire con tortillas calde e la salsa messicana; aggiungere un po’ di salsa di soia e tahine.

Al posto delle tortillas si possono usare delle piadine…

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