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Le Italie a tavola: “Tavola” di Michele Serra

17 March 2011 - Commenti »

“Povera o ricca, la tavola imbandita è l’anima di ogni casa italiana. Infelice la casa dove non si apparecchia per gli amici. Le cucine regionali italiane sono un’enciclopedia vivente della sconfitta della penuria, dell’abbandono, della fame. La recente tendenza a unificare cucina e soggiorno rende omaggio alla nostra storia contadina e smentisce il vezzo borghese di separare il cibo, con i suoi odori e i suoi fumi, dalla conversazione. Ci sono tavoli pluricentenari che hanno visto molte generazioni discutere, litigare, odiarsi, amarsi. Nei letti si nasceva e si moriva, ma è attorno al tavolo che si viveva.”

Michele Serra, 1861-2011: Alfabeto italiano, “la Repubblica” 17/03/2011


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Concorso: Le Italie a tavola. Cucinare un’emozione

17 March 2011 - Commenti (2) »

Curiosamente – ma nemmeno poi tanto, a ben vedere – il cibo, la tavola, sono in qualche modo partecipi del processo unitario: scriveva infatti Cavour all’ambasciatore del regno di Piemonte a Parigi, il 26 luglio 1860, per annunciare che la Sicilia era stata occupata: “le arance sono già sulla nostra tavola e stiamo per mangiarle”. E riguardo allo sbarco sul continente, “per i maccheroni bisogna aspettare, poiché non sono ancora cotti”. La (non troppo ardita, almeno all’occhio moderno) doppia metafora è significativa: indica infatti l’identificazione di popolazioni e zone con un loro prodotto o piatto, che ci accompagneranno nel tempo – e con l’Unità, nei tempi moderni, tutti gli italiani diventeranno mangiamaccheroni…

Ma c’era ancora molta strada da percorrere per arrivare a un’Unità, oltre che geopolitica, di lingua, di cultura, di cuore, di menti, e perché no di stomaco.

Un percorso, quello dell’unità culinaria, che presenta diversi punti fermi. Lo sforzo di catalogazione dell’Artusi (anche se limitatamente alle ricette di qualche regione), il desiderio di innovazione e rivisitazione di Marchesi: in mezzo, lo sguardo femminile e femminista di Petronilla, e in una posizione più defilata, che non metteva in discussione il ruolo femminile, ma lo esaltava in quelle che erano le sue qualità più “donnesche”, leggi casalinghe, Il Talismano della Felicità, Il Cucchiaio d’Argento e così via.

E una serie di “manovratori” che hanno guidato alcune svolte importanti, da Mario Soldati a Luigi Veronelli (con Ave Ninchi), importanti innovatori del mezzo televisivo (che peraltro hanno anche portato ad alcune derive del cuoco in tv, purtroppo), a organizzatori visionari e numi tutelari come Carlin Petrini.

Un percorso che adesso è in larga parte compiuto – con tutti i limiti e le approssimazioni che questo comporta, dall’identificazione cui accennavamo prima dell’italiano con la pizza e gli spaghetti, alla disponibilità pressoché atemporale e ubiqua di panettoni zeppole fragole zucchine e altri dolci e piatti e frutta e verdure una volta legati alla stagionalità e alla località.

Ma ormai 150 anni sono passati: e cosa è rimasto, in ognuno di noi, della storia culinaria d’Italia? Non si tratta di una domanda retorica: è una curiosità reale, che abbiamo fatto diventare un contest: Le Italie a tavola. Cucinare un’emozione . Sì, proprio una ‘gara’, come ce ne sono molte sul web – che parte dal dato storico – il 17 marzo si celebra il centocinquantenario dell’Unità d’Italia – per cercare cosa questa ricorrenza fa risuonare dentro di noi, proprio fra il cuore e lo stomaco. Abbiamo: noi di CibVs e Anna Maria di la cucina di qb (e della nostra rubrica Tanto CibVs QuantoBasta). E proprio su lacucinadiqb potrete trovare regolamento, premi e tutto quello che riguarda il nostro concorso.

E allora: che cosa – quale piatto, quale specialità – rappresenta secondo voi i 150 anni dell’Italia? Mandateci le vostre ricette, o quelle dei vostri nonni, o quelle che avete letto o assaggiato; mandateci i vostri piatti, i vostri vini, e spiegateci il perché della vostra scelta, raccontateci le vostre emozioni, spiegateci il vostro menu unitario, sia esso un trionfo di bianco-rosso-verde o una specialità regionale, un primo o un dolce – ma comunicateci la vostra emozione, magari anche abbinando a un piatto un vino, o, perché no, una bella canzone, un film, un posto. Un’emozione, appunto.

Emanuele Bonati

Anna Maria Pellegrino

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Il Premio Giacomo Casanova a Spessa di Capriva del Friuli

6 July 2010 - Commenti »

Nel 1773 l’avventuriero e scrittore veneziano Giacomo Casanova fu ospite del Castello di Spessa di Capriva del Friuli, e fu particolarmente colpito, come scrive nelle sue Memorie, dai vini locali.

Per ricordare questo soggiorno dai tratti – anche – enologici, a Casanova è stato dedicato un vino – un Pinot nero, da un vitigno nobile e aristocratico, che incarna quelle caratteristiche di eleganza, classe e intensità che possono sedurre anche i palati più raffinati.

Inoltre nel 2003 è stato istituito un Premio Giacomo Casanova, consistente in un trofeo di golf tra i vigneti del Castello di Spessa Resort (che si è svolto il 27 giugno), e nell’assegnazione di un Premio Cinematografico (9 luglio) alla scena più seduttiva di un film italiano dell’ultima stagione, scelta fra le dieci selezionate dal critico cinematografico Gianni Canova.

I vincitori saranno premiati con alcune selezioni dei prestigiosi vini prodotti nei 30 ettari di vigneti dal Castello di Spessa.

Emanuele Bonati

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Orti-giardini, energie rinnovabili, contadini-blogger, orto 2.0…

2 July 2010 - Commento (1) »

Se a qualcuno fosse sfuggito, HO VINTO una cassetta con kili e kili di verdure messa in palio da Agrycult ecc – leggete pure qua.

Ma chi è cos’è Agrycult? Un gruppo di persone che vive e lavora “nel primo villaggio agricolo della rete”, che – continuando a citare – “respira aria pura, incontaminata”, “gode delle cose belle e buone della terra” – e che soprattutto vuole condividerle con me (e magari anche con voi…) attuando “un rivoluzionario modello di distribuzione e consumo dei migliori prodotti dei contadini italiani” – quindi cassette di prodotti coltivati lì, incassettati, venduti in rete e spediti in ogni dove.

Tutto parte da pochi semplici elementi.

Un nonno, ad esempio – nonno Marino, 85 anni.

Un orto che per lui è come un giardino – e come dargli torto? Ricordo ancora l’orto dei miei nonni, giardino di delizie…

Un orto-giardino-parco che si chiama Parco dei Buoi, perché i buoi non ci sono ma ci sono gli orti gli olivi le pecore – in Molise, l’antico Sannio, che si allunga fra le montagne e il mare.

Il desiderio di coltivare l’orto-giardino, e di continuare a farlo in modo economicamente dignitoso, evitando di trasformarlo (come ormai spesso accade) in un giardino di pale eoliche, o un orto dove si coltivano pannelli fotovoltaici (belli bellissimi, o meglio utili utilissimi – ma non di più né di meno, e soprattutto non a discapito, dei contadini, dei loro orti, delle loro vite).

E allora? Allora loro coltivano il loro orto, per dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole non sono l’unica coltivazione, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste terre. E noi? Noi possiamo abbonarci all’orto (3kg x 10 settimane = 120 € = 4€/kg; 5 x 10 = 180€ = 3,60€/kg; 7 x 10 = 230€ = 3,30€/kg…) – e da poco anche alle ricotte (ricordate le pecore?) – che arrivano in 24 ore (è vero!, la famosa cassetta-regalo…), fresche e belle (è vero!!, vedi sopra, e vedi la foto…), sono buone (e anche questo è vero!!!! – esperienza direttissima…).

Poverina... non c'è più...

Emanuele Bonati

CibVs, Agrycult, Emanuele, Twitter…

1 July 2010 - Commenti (7) »

Anzitutto, prima di dire cosa c’entrano gli uni con l’altro, diciamo chi sono.

Emanuele – e posso dirlo senza false modestie, anzi con piena cognizione di causa, e senza tema di essere smentito – sono io. lo scrivente. Il tenutario di BlogVs, o blogger, bloggatore… L’arguto attento estensore e postatore di questi altrettanto arguti post postati qui. Lo chef che cucina parole in modo da farle diventare discorsi – a volte un po’ come certi pranzi rinascimentali, che nascondevano dietro la pletora della rappresentazione del cibo una certa qual povertà di idee e di sapori primari…

CibVs… beh, chi non lo conosce? tutti, direi (anche perché, se siete qui a leggermi, di là dovete essere in qualche modo passati…).

Twitter – anche questo, chi non lo conosce? Un modo veloce per far sapere e tutti quello che stai facendo in questo momento (a proposito, ora scrivo che sto scrivendo… un attimo… ecco fatto), oppure quello che vuoi far credere che stai facendo (“Sto leggendo ora l’ultimo capitolo de Il tempo ritrovato, l’ultimo volume della Recherche…”).

Resta Agrycult – che cosa sarà mai? Un qualche ‘culto’, magari esotericamente raffinato, che prevede l’uso di procaci contadinotte o baldi braccianti… No: è un sito, un’azienda agricola, un villaggio agricolo… e altro ancora.

Si tratta di una realtà nuova, giovane, innestata sul web 2.0 – parte di quel piccolo universo in movimento di produttori distributori a metà fra i contadini i commercianti e i blogger, cui ha dedicato un articolo un paio di giorni fa (martedì 29) anche DNews (uno dei migliori quotidiani free press…). E cosa vogliono questi? Citiamo: “Abbiamo un obiettivo ambizioso, vogliamo realizzare il chilometro zero della comunicazione e fare in modo che questo si concretizzi in un rivoluzionario modello di distribuzione e consumo dei migliori e più rari prodotti dei contadini italiani.” Quindi, commercio di prodotti agricoli, inviati freschi di giornata ecc ecc. Mi piace – e ci torneremo.

Ma cos’è che tiene insieme tutto questo, sottoscritto compreso? Semplice: Agrycult ha contattato CibVs facendo presente di essere presente, come CibVs, su Twitter; CibVs sono (anche) io; io sono (anche) su Twitter; Agrycult su Twitter ha indetto un concorso per farsi conoscere (retwitta questo tweet ecc); io ho retwittato su Twitter lo tweet di Agrycult; Agrycult ha estratto fra tutti i retweet su Twitter i vincitori; IO (che sono Emanuele di CibVs) sono uno dei vincitori del concorso di Agrycult su Twitter

Ecco che tutto sta assieme – e soprattutto ecco il premio, arrivato fresco e veloce ieri mattina:

Emanuele Bonati

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