<<- torna a CIBVS

CIBVS blogvs

Archive for the ‘CIBVS’ Category

Monday, March 8th, 2010

Una nuova amica di BlogVs

Una nuova amica, una nuova rubrica. Oltre ai contributi di noi di CibVs – Emanuele, Christian, Kumi, Mauro e Bruno – e di Stefano Buso, siamo felici di annunciare una nuova collaborazione, quella con “La cucina di qb” – e con Anna Maria Pellegrino, che pubblicherà su BlogVs i suoi interventi – diciamo una volta ogni tanto, “quanto basta”…


Ma chi è Anna Maria? Oltre ad avere un bellissimo blog, naturalmente, e a pubblicare ottime ricette, con intuizioni particolari, a scattare belle foto, anch’esse con un tocco in più, e a scrivere post particolarmente interessanti… Lo chiediamo direttamente a lei. La prima domanda che mi viene in mente è – ma a casa tua si mangia così come appare dal tuo blog tutti i giorni?

Non esageriamo! Qualche volta si mangia anche la pizza! Ma in genere è proprio così: cucino “ispirata” (a volte invasata), ed i miei familiari sono i miei critici più severi (compresi Agata, la gatta e Lucky, un cagnolino che si crede un cane da guardia, due trovatelli che si sono trovati molto bene, a quanto pare!).

C’è una differenza da quando ho deciso di “aprire” il blog (il mio ristorante virtuale): ora, oltre ad appunti appesi ovunque, pile di libri, fogli strappati da quotidiani e riviste, fotocopie spiegazzate, sottolineate, corrette, macchiate, ci sono un pc e un mac (mi sto convertendo) sempre accesi, e ovviamente una macchina fotografica, quando il cellulare si rifiuta di funzionare!

Le frasi storiche dei miei “critici”?

Roberto, mio marito, in genere verso le 20.00: “In questa casa si scrive, si cucina, si fotografa, si posta… e non si mangia mai!”

Edoardo, il piccolo di casa: “Ma in questa casa non si può mangiare normale una volta?”

Enrica, la figlia globetrotter: “Che ne dite di mangiare cinese?”.

E allora – quali sono i tuoi piatti preferiti, i vini del cuore…?

In realtà non ho piatti preferiti, nel senso che le mie preferenze, quasi maniacali, si sono indirizzate nel tempo verso i singoli ingredienti. Mio nonno materno abitava in campagna ed ho ancora dei ricordi vividi: profumati, chiassosi, colorati. Le uova direttamente dal pollaio, il latte appena munto, i fichi gustati a cavallo dell’albero… ecco, credo tutto parta da qui. Un concetto etico di allevamento, coltivazione, integrazione tra specie: la nostra e quella del mondo animale. Perché se è vero che siamo quello che mangiamo, nutrirsi di un cibo che è stato ottenuto torturando gli animali, inquinando le falde acquifere, avvelenando la terra, affamando i contadini piuttosto che gli allevatori, non credo ci faccia un gran bene, nel lungo periodo.

Per quanto riguarda il vino, ho imparato ad apprezzarlo piuttosto tardi, dopo la nascita del secondo figlio. Amo il Franciacorta ed anche il Prosecco, il Vulcaia Fumè, la Ribolla Gialla, i Rossi che hanno bisogno di qualche ora di ossigenazione prima di essere gustati, il Sauternes e tutti i passiti in generale.

Come nasce il tuo amore per la cucina?

Fino a 15 anni praticamente non mangiavo nulla, ricordo la rassegnazione di mia madre ogni volta che mi sedevo a tavola e mi occupavo di sistemare posate e tovaglioli piuttosto che occuparmi di ciò che avevo nel piatto. Adoravo il candelabro acceso! Poi ho iniziato ad accostarmi al cibo con curiosità, ma la cucina di mia madre era interdetta! Appena sposata mi contendevo l’utilizzo della cucina con Roberto, anche lui appassionato di pentole e fornelli. Dopo un po’, però, i tanti impegni familiari e di lavoro mi hanno allontanata, temporaneamente, da questa passione, sino a quando, da qualche anno a questa parte, ho deciso di dedicarmici a tempo pieno: mi sono messa a studiare, ho fatto stage nel ristorante di un mio carissimo amico, Carlo Vidali, chef cosmopolita, e ho dato vita al mio personale progetto, qb, una cuoca quanto basta, dando libero spazio alla parte più creativa, ed anarchica, di me.

La novità nel mondo dell’enogastronomia, food e quant’altro è senza dubbio la diffusione quasi virale del popolo dei blogger – di cui peraltro facciamo parte anche noi. Secondo te si tratta di un fenomeno positivo, di diffusione della conoscenza, delle informazioni, o piuttosto di un mero affastellarsi di ricette e varianti di ricette che tendono un po’ all’autoreferenzialità?

C’è un po’ di tutto, come un po’ di tutto si trova nelle cucine di ognuno di noi, o nelle diverse cucine che esistono, per esempio in un condominio di 12 piani!

Il fenomeno dei blog enogastronomici (ed il successivo trasloco su Facebook), che ho osservato per un anno prima di decidermi a farne parte, mi ha sempre ricordato un esercizio che facevo con i bimbi che avevano dei problemi di relazione, durante gli anni di volontariato: tutti gli ingredienti (oppure tutti i pennelli, colori e carta) al centro del tavolo comune di lavoro per dar vita a qualcosa tutti insieme, condividendo. È ovvio che non è sempre tutto così idilliaco, ci mancherebbe! I bimbi si colpiscono con i pennarelli mentre gli adulti lo fanno con le parole, non saremmo il genere che siamo. Visito tantissimi blog e mi piace molto farlo, anche se faccio fatica a lasciare i commenti perché fondamentalmente la mia congenita timidezza mi mette sempre i bastoni fra le ruote. È un po’ da voyeur, un po’ da sessione d’esame, un po’ tè (o birretta) con le amiche: osservare, curiosare, scambiare, sottolineare, criticare, condividere ed anche rifiutare, perché no. L’importate, sempre e comunque, il reciproco rispetto. Ma questa è un’altra storia.

Un ulteriore aspetto di questo fenomeno è il passaggio dai blog alla carta stampata. Si fa tanto parlare di multimedialità, di sapere on line, di superamento del supporto cartaceo a favore dell’interattività virtuale, e poi… Ma ne parleremo su BlogVs. Intanto: quando pensi di pubblicare un tuo libro?

Un mio libro ce l’ho nel cuore, e nell’hard disk, da tantissimo tempo: una raccolta di racconti che hanno come tema principale la cucina, anzi l’atmosfera che si respira nelle cucine, tra gli ingredienti, gli strumenti di lavoro, le intolleranze… la sensualità del cioccolato, l’arcobaleno delle spezie, la magia di una lievitazione. E la trasformazione, che passa anche attraverso la morte. Forse un giorno, chissà.

E per finire: cosa scriverai nella tua rubrica su BlogVs??

Sarà il cibo a ispirarmi. E tutto quello che gli ruota attorno. Osservando da dentro e da fuori, dalla notte dei tempi fino all’attuale millennio. Con un po’ di sana ironia, quella che uso quotidianamente con me stessa. Un po’ come fa la mia gatta quando corro su e giù per la casa: sceglie un punto di osservazione, inclina la testa ed osserva. E quando sa che è il momento giusto, e non so come faccia ma ci riesce ogni volta, si avvicina e commenta, a modo suo: chiedendo di assaggiare, giocando a calcio con le matite usate per gli appunti, distendendosi languidamente sopra libri, appunti e tastiera quando proprio non mi sopporta più! E mi piacerebbe dialogare serenamente con chi avrà la cortesia di leggermi, ovviamente.

Credi sia troppo? ;-)

No, no, non credo proprio, anzi…

Benvenuta!!

Immagine 1

Emanuele Bonati

Tuesday, February 16th, 2010

Concorrenti brasati…

Segnaliamo il concorso IL BRASATO della Cucina Italiana: la vostra ricetta preferita per il brasato… L’idea è carina (mi sembra faccia seguito a un analogo concorso di tagliatelle), basta commentare il post con una ricetta (giustificando la propria scelta, questa mi sembra una buona idea…) e si partecipa.

Unico neo, piccolo per carità – il premio non è che so un abbonamento alla rivista, o un quarto di bove da brasare, ma la pubblicazione sull’home page della Cucina Italiana, e la segnalazione di autore e blog nella newsletter… Scherzo: ovviamente la pubblicazione è una cosa grandiosa, e penso proprio che inizierò a brasare il brasabile…

4345481123_4d4daa4dcf_o

Emanuele

Tuesday, February 16th, 2010

Impressioni da Identità Golose: il caviale di Oldani e il caviale di Kumi

Davide Oldani in occasione di Identità Golose ha presentato per la sua cucina “POP”, fatta utilizzando le materie prime meno nobili, un falso caviale realizzato usando la  tapioca (credo che sia tapioca nera) anziché il caviale vero e proprio.

4319488637_8cc2667878

4319810601_e3824b66e1

Nel mio paese, il Giappone, c’è una cosa molto simile al caviale, si chiama Tonburi, sono i semi di una spece di pianta che si chiama Kochia scoparia in nome scientifico (il nome comune è cipresso d’estate). Questi semi assomigliano molto al caviale, tanto che noi lo chiamiamo “caviale dell’orto”.
Si possono usare anche per condire la pasta, ad esempio con le acciughe.

Non credo che possiamo trovare il caviale dell’orto qui in Italia, nenche nei negozi che vendono i prodotti alimentari asiatici: ma se lo trovate, vale la pena confrontarlo con il caviale, sia con gli occhi che bendati…

Kumi Matsuda

foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/sets/72157623197380787/

Monday, February 8th, 2010

Impressioni da Identità Golose: un’altra idea di Cannavacciuolo

“Ogni sera riscaldiamo e affettiamo il pane di Pol, ma sul tagliere resta sempre tantissima crosta, la parte migliore”, spiega Cannavacciuolo. “Da qui è nata l’ispirazione. Sotto la crema di burrata, sopra la purea di scarola, bollita con la vitamina C e montata all’olio di oliva, e una retta di trucioli di pane per la croccantezza e l’acidità.”

Semplice…

4320478340_c955bbe895_m

Foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/sets/72157623197380787/with/4320503328/

Sunday, February 7th, 2010

Impressioni da Identità Golose: IL PANE di Cannavacciuolo e Pol

Pane al pane…

Qualche appunto da IDENTITà GOLOSE 2010. Il tema quest’anno era Il lusso della semplicità: “attenzione alla produzione, alla salute dell’ambiente – che sia esso il pianeta o il nostro corpo -, al rispetto sociale”:  “Dobbiamo poter scegliere. Mangiare povero perché poveri (a volte soprattutto di testa) è un condanna, non un piacere”.

Insieme a Eugenio Pol, Antonino Cannavacciuolo ci ha fatto ricordare la bontà del pane. Il pane non serve solo – o non tanto – per riempire lo stomaco, ma deve creare un connubio con i diversi piatti.

4320425826_fb07d08fb9

Sicuramente il pane di Pol… beh… diciamo che rende tutto più facile.

4320483042_245cb699ba

Allora: fra i vari piatti presentati, il più interessante, forse, è stato un piatto di pasta – di linguine – preparate scottandole prima in acqua bollente, poi cuocendole a risotto nel fumetto di pesce, servendole poi con calamaretti spillo. Di fronte a questo piatto lo chef Cannavacciuolo ha sentito la mancanza di croccantezza – aveva lì le briciole, le croste del pane tagliato per servirlo in tavola – e (chi non ci penserebbe?) ha inventato questa salsa di pane di segale e semi di lino, ottenuta tostandolo, soffriggendolo e sfumandolo col vino bianco.

4319763043_aca7633c91

4319765921_8700dbdec6

Se fossi stata io, in cucina, cosa avrei aggiunto alle linguine? Croûton? Cereali? Osenbei (cracker giapponese di riso)? Patatine? …

Nel maggio del 2008, ho  intervistato lo chef Cannavacciuolo e la sua squadra della cucina di Villa Crespi: sono stati molto simpatici e ho notato i loro sguardi pieni di passione. Ed è stato un vero piacere rivedere Fabrizio, il braccio destro dello chef, sul palcoscenico: lavorano insieme da anni e sono inseparabili – non sarà per caso che portano le stesse scarpe…

4320503328_08786bdc2d

Kumi Matsuda

Foto di Bruno Cordioli

http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/sets/72157623197380787/with/4320503328/

Friday, January 29th, 2010

CIBVS comicvs

101372

[Catsup è un altro modo per chiamare la salsa ketchup...]

Thursday, January 21st, 2010

CIBVS comicvs

Si suppone che tu ne faccia tante piccole...
Si suppone che tu ne faccia tante piccole…

Wednesday, January 20th, 2010

Un brunch… o due

Allora: non è – non sarebbe – una bella idea festeggiare il compleanno di tuo fratello con un brunch a sorpresa? Basta avere una complice che te lo porta lì, e farti trovare con gli altri ad aspettarlo…  Dove? già – bisogna trovare un posto carino, che sia in una zona comoda da raggiungere (diciamo città studi argonne, a Milano naturalmente): proviamo con le guide, non ce ne sono, o non mi sembra vadano bene; proviamo comunque con Internet: insomma digitando brunch milano vengono fuori un po’ di nomi. Mi sarebbe piaciuto lo Stardust di piazza Bernini, dove ero già stato per un aperitivo, e mi era piaciuto: ma telefonando sabato vengo a sapere che non fanno brunch anche se sul sito è indicato (naturalmente devono aggiornarlo, ecc ecc); pazienza, proviamo col Baia Luna in piazzale Susa… telefono (è sabato sera), un gentile signore dopo avermi fatto ripetere in quale locale voglio andare (ne hanno diversi per i quali raccolgono le prenotazioni) mi conferma che va bene, per le 12:30 di domenica, grazie prego (in effetti, non ci ho fatto caso, non mi ha chiesto numeri di telefono…).

Domenica, ore 12:35 – piazzale Susa – Baia Luna: lo riconosco dall’insegna, perché le saracinesche sono tirate giù. Chiuso chiusissimo. Panico. Chiamo il numero della sera prima – non rispondono. Rapida riorganizzazione, ovvio, sms per rallentare la complice col festeggiato (che grazie al cielo non aveva molta voglia di uscire di casa, per cui sono arrivati comunque tardissimo): dove si va, dove non si va, siamo finiti al Fresco in viale Montenero (Fresco Art Caffetteria Lounge Bar con Cucina: ottimo, veramente: bell’ambiente, tanto buffet, decisamente buono – solo l’hamburger era decisamente troppo cotto e un po’ duro, un po’ miserello, ma per il resto bene benissimo), l’anziano festeggiato è arrivato, e tutto è andato bene.

smile.frown

Il lunedì telefono per fare le mie rimostranze: gentilissimi, per carità, si scusano, ringraziano per aver segnalato il disguido, si faranno sentire col gestore, anzi, deve arrivare di lì a poco, e…

E va bene, per carità – ma io mi sarei profuso in scuse diciamo un po’ più profonde e sentite, avrei chiesto un numero di telefono per far porgere le scuse dal Baia Luna in persona, avrei proposto, che so, una cena riparatrice, uno sconto, o un aperitivo, o un bicchiere di vino, o due noccioline se passavo di lì… per lo meno un invito comunque a visitare il locale, non so… Insomma, non è che fossero o non mi sono sembrati così indignati come mi sarei aspettato, diciamo che non so bene cosa avrei voluto – ma mi è rimasto un po’ di amaro in bocca. non credo entrerò mai al Baia Luna.

Bisogna anche segnalare l’approssimazione delle indicazioni che fornisce Internet, sia in assenza di siti propri – Baia Luna non ce l’ha (anche se in alcuni siti è indicato un baialuna.it peralrro inesistente): l’ho trovato (digitando appunto brunch milano) su lenottidimilano (con il numero di telefono a cui mi sono rivolto; girando in rete, si trova un altro numero, e un cellulare… anzi due, e un numero verde, e un altro numero…), dove peraltro Fresco non c’è , e su una serie di altri siti, alcuni con brunch sì, altri con brunch no – che in presenza di siti: sul sito di Stardust la parola brunch fa bella mostra di sé al termine di un lungo elenco di attrattive… E sorvoliamo sul linguaggio delle presentazioni, sulle parole usate solo perché suonano bene, sono di moda, o che so io…

Tuesday, January 19th, 2010

C’è prosciutto e prosciutto

Riprendiamo la notizia dal sito di Repubblica

160302652-ce548889-8b38-4f63-b274-35ab241b8919

Sette chili di puro, salatissimo, prosciutto iberico andati in vendita da Selfridges, a Londra, all’eccezionale cifra di 1800 sterline, fanno di questo pregiato cosciotto di maiale iberico nero il prosciutto più caro del mondo. Cresciuto nella regione spagnola dell’Extremadura e alimentato con una selezione speciale di ghiande, il maiale che ha “prestato” la zampa al più esclusivo prosciutto delle tavole mondiali ha subito un trattamento di tre anni prima di arrivare nella vetrina di Londra confezionato in una cassa di legno artigianale e venduto con un certificato del DNA che ne attesta la provenienza.

Tuesday, January 5th, 2010

CibVs a teatro: Föch a Bergamo…

Segnaliamo questa iniziativa teatrale di una giovane – in tutti i sensi – compagnia bergamasca, Araucaìma Teater (amici di amici… di cui non avremmo mai sentito parlare, forse, se non per queste vie traverse…): uno spettacolo – Föch appunto – che parla di contadini, di campagna, di famiglia, di vita dura, di “Fame, freddo e lavoro. Pance vuote che urlano polenta, facce tagliate dal vento e segnate dal sudore, mani gonfie di zappa, badile e falce.”

Leggiamo dalla presentazione dello spettacolo:

“Nei primi anni del secolo XX la famiglia contadina era unità allargata, estesa. Comprendeva i discendenti di una stessa linea familiare, ma poteva altresì far convivere al suo interno diversi nuclei familiari. Nella famiglia rurale, inserita in un sistema economico di tipo artigianale, prevalevano schemi di autorità patriarcale. Il governo degli affari familiari era affidato ai più anziani. La famiglia contadina si distingueva perché fondata su uno stato di fatto: l’affetto dei suoi componenti. Grande nucleo famigliare rappresentativo di un sistema sociale autarchico, ma non solo, anche intreccio di relazioni, amori, intrighi, faide e vendette. Luogo di importanza fondamentale, che assume significato sacro, era la stalla, dove, durante le lunghe sere d’inverno, si svolgeva la veglia. Attraverso il recupero della lingua parlata, il dialetto, con storie, leggende e canzoni popolari tradizionali e la costruzione dei personaggi, secondo le dinamiche relazionali interne, si vuole raggiungere la rappresentazione di un affresco storico popolare dell’Italia del secolo scorso.”

Il tutto all’interno di una stalla, una notte d’inverno. Il tutto in bergamasco. Il tutto appunto a Bergamo, per tre sere. La prima sera preceduto da una degustazione curata da SlowFood Bergamo, e da alcuni interventi su cultura popolare, teatro e sacro con la partecipazione fra gli altri di Franco Brevini, Renato Palazzi e Gabriele Allevi. L’occhio attento di CibVs si è fermato subito, ovviamente, sulla sctitta “degustazione” – ma probabilmente vale la pena di gustare anche quello che viene dopo…

debutto_foch_sito

Emanuele