Archivio per la categoria ’amici’

Il food porn di Scatti di Gusto e un vecchio sporcaccione

3 January 2012 - Commenti (2) »

Scatti  di Gusto: due anni on line, e circa 20.000 foto – che poi sono quelle che hanno ispirato a Vincenzo Pagano il nome del blog. Inutile dire che la foto, oggetto voyeuristico per eccellenza, che fissa l’attimo nell’eternità, in questo caso, come foto enogastronomica, si offre come un vero e proprio feticcio del porno più puro: evoca suscita provoca lasciandoti a distanza, ti ritrovi bramoso di un possesso che non puoi avere, almeno ora subito, se non surrogato… Porno, appunto.
Vincenzo ha pubblicato una summa di questo anno food-porno, come saluto al 2011 che ci ha abbandonato, illacrimato ospite, e come augurio per il 2012. E noi ci permettiamo di riportarla, e di commentarla, con la nostra esperienza di “vecchi” e “sporcaccioni”, salutando dipartita (del 2011) e ripartenza (2012) con un apprezzamento al lato più cochon della cucina…

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1. Cosa c’è di più porn nel food di una cozza con prosciutto? La realizza Carmelo Chiaromonte alla festa di Longino&Cardenal, un appuntamento ineludibile per gli appassionati e gli operatori che partecipano a Identità Golose di Paolo Marchi.

Una cozza con prosciutto? Siamo nel porno di lusso, patinato, alla Jenna Jameson, per intenderci.

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2. Forse più lasciva è la maialata, altro appuntamento imperdibile che la famiglia Tinari di Villa Maiella organizza ogni anno. Troppo forte.

Maialata. Porno centroitalico, con quel che di casareccio, ruspante, maialoso: zona Renzo Montagnani, un grande.

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3. Una veste elegantissima e indimenticabile per le cozze con il latte di mozzarella nera preparate da Rosanna Marziale de Le Colonne.

Cozze con latte di mozzarella nera. Porno multietnico, alla Mandinga: la nera che piace.

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4. Ogni volta che la rivedo penso che sia la minestra più sexy del pianeta: quella con crostacei e piccoli pesci di Gennaro Esposito.

Minestra con crostacei e piccoli pesci: porno poetico, delicato, alla Bilitis di davidhamiltoniana memoria, alla Patti d’Arbanville…

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5. Il concetto di esclusività può trascendere dal soggetto? Voi pensereste al caviale o al tartufo? Io penso alle lumache di Oliver Glowig, due stelle Michelin nella nuova location di Roma al primo colpo, che mi regala anche il riconoscimento della cartolina di auguri.

Lumache? Bruttine a vedersi, ma una sorpresa di bellezza al palato. Ma l’apparenza inganna – e l’apparenza non ha impedito a Ron Jeremy di offfrire il meglio di sé con il gotha delle femmine del porno, l’ingresso del fisicamente scorretto nell’empireo dell’esclusività.

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6. Eleganti i due gamberi rossi al sale di Gianfranco Pascucci, nuova stella Michelin a Fiumicino (Roma).

Gamberi rossi al sale. Eleganti, eppure sfacciatamente porno. la stessa eleganza che hanno conservato Carmen Villani, Karin Schubert e le altre nelle loro performance a luci rosse – il rosso dei nostri gamberi, delle nostre vergogne, ipocrisie; il sale amaro della vergogna, ma anche della sapidità, del sapore della vita.

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7. Pensi al cibo che fa innamorare e non puoi fare a mano di pensare a un’ostrica. Come quella di Salvatore Tassa (le Colline Ciociare). Uno scatto che profuma di mare e di terra.

Ostrica. Porno sontuoso, di cui riempirsi la bocca, la vita. Un attimo, e non c’è più, scivola via. Ma il gusto rimane e ti accompagna. Chi altra? Moana Pozzi, no? Sontuosa, eppure normale, sensuale e preziosa. Troppo poco tra noi, eppure ancora qui.

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8. Il movimento in cucina. Marzia Buzzanca sembra volare leggera con la pizza fritta preparata in occasione di una delle Cene a 4 Mani il cui cartellone Scatti di Gusto ha seguito in diretta.

La pizza fritta di Marzia Buzzanca. Porno come voglia di vivere, di ricominciare, pulsione vitale, natura che lotta per sopravvivere nelle avversità. Porno come vita.

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9. La verdura. Da Pomarius a prendere gli ingredienti per una vignarola da manuale.

Vignarola. Vitalità esplosa, la primavera, la natura, la grazia, la sostanza, l’innocenza della stagione nuova, la potenza degli ingredienti freschi. Cicciolina, Ilona Staller, fresca ventata nel porno nostrano.

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10. La pizza per antonomasia. La Margherita nella splendida esecuzione di Gino Sorbillo.

Pizza. Italianità alla massima potenza. La potenza di Rocco Siffredi, ovvio: il porno moderno, sdoganato anche nel cinema d’autore, come la pizza nei ristoranti stellati.

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11. La pizza più antica. La Mastunicola di Franco Pepe, antica pizzeria a Caiazzo.

La pizza antica. Il sapore di quei filmini, quelle foto in bianco e nero, d’inizio secolo, signorine polpose, uomini mustacchiuti. Ma anche le bellezze pasoliniane dei film della Trilogia della vita, ricerca di un eden lontano dall’intellettualità, eppure forse tutto mentale, eppure su una salda base – di lievito madre…

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12. La carne. Le salsicce di maiale nero ripiene di broccoli di Sabatino Cillo. Le mangeresti crude.

Salsicce di maiale nero. Porno glorioso, sfacciato: John Holmes nel suo pieno rigoglio, una vita per il cinema, diceva Elio. Ma anche il Supersex di Gabriel Pontello, l’Ifix-tchen-tchen come momento supremo dell’accoppiamento qui celebrato fra la carne di porco e il broccolo.

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Un inno al porno, dunque, quello di Scatti di Gusto, al quale ho associato qualche puntualizzazione pornografica anch’essa, anche se di segno leggermente spostato: all’insegna comunque, io e Vincenzo, del godimento, della sensualità nel senso dell’accarezzare i sensi, del vellicare il vellicabile, e soprattutto dell’augurio per un buon 2012…

Emanuele Bonati

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I Natali di BlogVs: Emanuele

2 January 2012 - Commenti »

Natale le luci le canzoni i negozi splendenti i canti la gioia.

Natale i regali i pacchetti donare e ricevere. Regali, amore.

Natale la famiglia papà mamma nonni zii cuginetti e cuginoni vecchie e nuove generazioni.

Natale, anzi la domenica prima, il cappone, della nonna, poi della zia, dalla nonna dalla zia. Giù in campagna a prenderlo, e Natale coi nonni – i cappelletti in brodo ripieni di pane uovo parmigiano, con lo stesso ripieno, e fegatini e noce moscata, il cappone lesso per il brodo, con il manzo, la salsa di prezzemolo uovo pane aceto, la salsa di cipolle, la torta, i sapori del ricordo dell’amore dell’infanzia giovinezza adolescenza gioventù che sono ancora, adesso.

Natale la tavola. La lunga tavolata nel laboratorio di sartoria della zia Wanda in Montenapoleone e poi in via Bigli: famigliona allargata, lunghi pranzi che diventavano cene e tombolate senza soluzione di continuità; l’aragosta i paterini i trionfi di salumi del Salumaio di Montenapoleone, l’insalata russa della mamma di Donatella, il brodo i ravioli, il tacchino arrosto il ripieno la mostarda, dolci frutta secca panettone, l’uva che porta bene, i datteri che tieni via il nocciolo che se messo nel borsellino porta soldi, no è quello dei datteri di capodanno, non si sa mai teniamo anche questo. Le prelibatezze a casa dei cugini, nuovi riti nuovi piatti, ma sempre il mangiare insieme come comunione d’affetti, il ribollire delle chiacchiere e dei tortellini, l’abbondanza e l’eleganza del desco e del tacchino, il panettone suggello del pranzo come il bacio sulla porta del Natale.

Vi voglio bene, voi che ci siete tutti gli anni, voi che c’eravate. Nonni, papà. Amici. La zia Wanda lo zio Renato, dolci ultranovantenni. Arrivederci all’anno prossimo.

Emanuele Bonati

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Grappoli & Luppoli ovvero Carussin & Clan!Destino?

11 December 2011 - Commenti »

Ho approfittato del ponte Sant’Ambrogio-Immacolata per andare a far visita a una persona conosciuta durante un evento organizzato da Carlo Vischi: Luca Garberoglio, che ha ideato un progetto parallelo all’azienda vitivinicola di famiglia – un birrificio Clan!Destino?, protagonista della serata.

Bello il gioco di unione tra le due parole Clan, che indica la sicurezza della famiglia, la tradizione, e Destino, il dubbio di ciò che il futuro può riservare – in particolare a questa sperimentazione.
La birra mi ha colpito molto perché beverina, amara, fresca. Il tipo di birra che prediligo, e che si può utilizzare a tutto pasto perché ben si presta a quasi tutti gli abbinamenti. Un prodotto ad alta fermentazione, non pastorizzato, non filtrato, e rifermentato in bottiglia da 75cl o in fusto da 15l. Due malti chiari e quattro luppoli di cui uno aggiunto in luppolatura a freddo.
Si tratta di una birra diversa dal solito, forse proprio per il fatto di provenire da un’azienda agricola produttrice di vini di qualità (Carussin): può essere questo il fattore che ha dato a Luca una marcia in più nella sua sperimentazione.

Arriviamo a San Marzano Oliveto (in provincia di Asti, sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli) giusto per l’ora di pranzo. Ci accoglie Luca, che ci fa accomodare in uno spazio dall’atmosfera accogliente e familiare – un locale inaugurato lo scorso settembre, Grappolo contro Luppolo . Si capisce da qui che questa famiglia, superato lo shock iniziale dato dal fatto che Luca avesse altri progetti per il suo futuro, legati alla birra, è riuscita a creare un grande equilibrio, e che il progetto Carussin si è semplicemente allargato grazie ai due figli. Oltre a Luca infatti c’è Matteo, che si occupa della gestione del locale. I vini e i distillati sono loro produzioni (non conoscevo i vini Carussin, ma non sono un grande esperto e conoscitore di etichette); la scelta delle etichette di birra è curata, ed è possibile mangiare gustosissimi taglieri di salumi e formaggi super, selezionati da aziende agricole piemontesi.

Durante il pranzo a base di salumi, formaggi, vini e birra, ho avuto la possibilità di conoscere anche la madre Bruna Ferro che fa parte della quarta generazione Carussin, e il padre Luigi. Tutti lavorano nei campi e in cantina, madre padre e figli, rispettando una rigorosa filosofia di vita e rispettando soprattutto la natura (non vengono impiegate sostanze nocive in questa azienda certificata bio).
Bruna racconta della sua terra, di suo padre, racconta e trasmette la sua passione. Si occupa anche dello studio e della tutela dell’asino: e in effetti abbiamo visto in giro diversi asini… Così ci racconta anche di questa sua ulteriore passione. Bruna conduce anche una fattoria didattica – Asinoi, pane e coccole – per far conoscere ai bambini il mondo agreste.

Dalle poche battute scambiate con Luca alla presentazione avevo capito che le radici di Luca erano forti: e mi ha fatto piacere scoprire che sono effettivamente così forti, e che alle sue spalle ci siano tutte queste esperienze. Luca e la sua famiglia sono persone vere, modeste, che sanno bene cosa dicono, e sono legati da una forte passione.
Intanto scopro che il loro Asinoi Barbera 2010 ha ricevuto la chiocciolina nella guida SlowWine 2012 – quindi che non solo la birra di Luca è buona… Davvero, i vini di Carussin  sono ottimi. Assaggio l’intera gamma Barbera d’Asti: Asinoi 2010, diciamo la base della cantina; Lia Vi’ e La Vita Tranquilla; e il più complesso Ferro Carlo Barbera d’Asti Nizza (dicitura che è sinonimo di un restrittivo disciplinare che regolamenta soprattutto le esposizioni dei terreni), vinificato in poche migliaia di bottiglie, il cui nome è una dedica al padre di Bruna. Anche questo dettaglio mi sembra molto significativo.

Grande giornata in compagnia di questa famiglia. Spero di rivederli presto e magari di poter passare anche un po’ di tempo in compagnia degli asinelli, splendidi animali a cui hanno dedicato anche un’etichetta!

Christian S.

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Mangiare da cani

4 December 2011 - Commenti »

Certo che ho un bel daffare a spiegare alle amiche di Doggy-Bag che io della loro Bag non me ne faccio proprio nulla: io non ho un cane (avevo un gatto, morto da poco, povero Ariel tesoro: ma stiamo parlando di Doggy-Bag, non Pussy-Bag), e soprattutto io non avanzo mai nulla, anzi, se non mi tolgono il piatto vuoto di sotto…

Ma andiamo con ordine. A Taste of Milano le abbiamo incontrate una prima volta: molto carine e gentili, ci hanno spiegato la loro idea, il loro prodotto, e ce ne hanno regalata una, di Bag – e di nuovo, a Golosaria, abbiamo incontrato Elisabetta, che voleva rifilarmene una a tutti i costi – e io, no, ce l’ho, non mi serve… Ma mentre provavo a spiegarle che appunto io eccetera, mi sono venuti in mente Spike e Tito, due cagnoloni dolci e atterriti dalla gente, che vivevano in un paesino sperduto sopra Varzi, semi-adottati dalla Titti e nutriti da lei e dagli abitanti del posto (semi- perché non si facevano avvicinare e toccare o quasi), con i quali passeggiavamo spesso, la domenica, arrivando fino a un ristorante sotto il Penice, La Pernice Rossa, dove i cagnoloni bevevano un po’ d’acqua, e dove noi qualche volta mangiavamo qualcosa (molto bene, devo dire). Eravamo in confidenza coi proprietari, che di tanto in tanto allungavano ai cani qualche osso, qualche avanzo – e loro, timorosi ma contenti, si pappavano tutto.

Un giorno, vedendo la generosa porzione di risotto con gli asparagi, ancora caldo e profumato benché avanzato, che veniva servita loro, non potendo avvicinarmi alla loro ciotola, ché i due non me lo avrebbero permesso, mi sono rivolto alla cuoca e… ecco, io… insomma: le ho detto – ehm – sì, detto – “Bau! Bau!”, e ho scodinzolato, con le zampine a mezz’aria come il cane-gatto che si alza e protende verso il cibo tenuto fuori portata, finché non ho avuto anch’io il mio cartoccetto di riso con gli asparagi (più che un cartoccetto: la sera ci abbiamo mangiato in quattro). Ma che dico cartoccetto! Era una vera propria Doggy Bag – quindi, cara Elisabetta, mi correggo: mi serve, la voglio, ne hai una da quindici litri?

A questo punto forse è meglio se vi racconto qualcosa di più sulla Doggy-Bag. L’idea di fondo da un lato è mutuata dal mondo anglosassone, dove richiedere di portarsi via gli avanzi del pranzo o della cena per portarli al proprio cane a casa è assolutamente normale (lo ha fatto anche Michelle Obama al termine di una cena in un noto ristorante romano) , dall’altro rientra in quella tendenza della lotta allo spreco, anche alimentare, che è oggi molto sentita. Ecco quindi queste comode vaschette a uno o due scomparti, chiusura ermetica, riutilizzabili e riciclabili, che reggono il microonde, con il loro elegante sacchettino (e per i San Bernardo che non usano più la botticella, e gli altri cani alcolisti, c’è anche un sacchetto per la bottiglia di vino…), che i ristoranti possono mettere a disposizione dei loro clienti canemuniti o meno.

Idea semplice, utile, elegante, si eliminano gli sprechi di cibo, il contenitore può essere riutilizzato come tale, oppure usato come vaschetta per il pranzo degli amici a quattro zampe; ma si presta anche ad altri usi, ad esempio per dare ai bambini una fetta di torta fatta in casa e un succo di frutta da portare a scuola per la merenda.

Idea già molto apprezzata: diversi ristoranti, agriturismi, e anche alberghi (che la utilizzano anche per i clienti con cani al seguito), hanno adottato la Doggy Bag – fra gli altri, per restare a Milano, Don Carlos, Charleston, a Santa Lucia, Torre di Pisa, A’ Riccione, Di Gennaro, Food’s Good, Malastrana Rossa, Iyo, e fra gli alberghi il Grand Hotel et de Milan. Se ne comincia a parlare in giro (in settimana è uscito un trafiletto sul Vivimilano del Corriere della Sera).

Proprio una bella idea, nel solco di quella rinnovata attenzione agli amici a quattro zampe di cui abbiamo già parlato a proposito dei ricettari di Laura Rangoni. E non solo: chiedere Doggy-Bag al ristorante, al bar, a un catering o alla propria tavola calda significa anche contribuire a dare un sostegno (attraverso la Lu srl, la società distributrice, che devolverà a questo scopo parte degli utili) alle persone che soffrono a causa dell’indigenza e della povertà e ad aiutare animali abbandonati e bisognosi di cure veterinarie.

Bau!

Emanuele Bonati

Prendi un panettone Loison e un maiale…

25 November 2011 - Commenti »

Tutto parte dalla mia scoperta – un po’ tardiva – del panettone – cioè, meglio, non del solito panettone, ma di un “Insolito panettone”: quello di Loison. Già un paio d’anni fa ero rimasto colpito da una proposta di Anna Maria Pellegrino, uno sformato di panettone – e fin qui tutto bene – al chinotto – beh… – con baccalà e radicchio tardivo – questa poi… Niente: sono immediatamente corso alla ricerca del panettone al Chinotto Loison, che ho divorato (senza baccalà: iniziamo a esplorare le materie prime, no?).

Insomma: da lì è partita una mail per la richiesta di autorizzazione all’inserimento del blog di Loison – “Insolito panettone” appunto – su CibVs, ed ecco che il signor Loison in persona mi risponde dandomi il consenso e inviandomi un kit degustazione.

Ho degustato – e i suoi prodotti sono buoni buonissimi ottimi. Non parlo solo dei panettoni, ormai universalmente riconosciuti come “cose buone dal Veneto”: parlo anche della piccola pasticceria secca, i biscotti: favette al cacao, canestrelli, frollini, caffettini, fior di mais, risini, limone, pera ecc. (26 articoli confezioni diverse, in pacchetti o monodose). Bere un caffè ed accompagnarlo con una di queste delizie è davvero un’impresa (nel senso che una non ti basta, ce ne vogliono almeno due o tre, sei, undici…) – indubitabilmente meglio della spesso orribile caramellina che viene proposta con la tazzina, un  vago surrogato di caffeina che spesso mi rovina il gusto del caffè…

Ho aperto, incuriosito, anche il panettone al prosecco. No canditi, solo uvetta.

Come sempre, è accompagnato da libretto esplicativo che contiene anche alcune ricette, e da una simpatica scheda di degustazione da compilare e spedire in azienda: analisi visiva, gustativa, tattile, olfattiva hanno superato il test alla grande. La sintesi emozionale è di punteggio elevato.

E allora provo anch’io a inventarmi una ricettina…. vediamo…

Vai dal tuo macellaio, fatti dare un tòcco di maiale tipo pancetta dicendogli che vuoi farne una piccola porchetta. Lo porti a casa (il pezzo di carne, non il macellaio) e lo spolveri di pepe, sale, rosmarino e le spezie che ti piacciono, nella parte in cui c’è la carne. Lo arrotoli, possibilmente con le spezie dentro e la cotenna fuori, e lo leghi.

Pentola, olio, aglio a rosolare, poi aggiungi il tuo meraviglioso cilindro di carne. Crocca la cotenna su tutti i lati per un po’, sfumando con un vinello bianco genuino, e dopo cuoci sul serio coprendo a metà la “porca” con del brodo. Lascia cuocere per circa 2 orette a fuoco medio dandole un’occhiata e rigirandola spesso. Frustala con il rosmarino e il brodino per ingentilirla.

Quando ti sembra cotta, la togli e la metti in forno ad asciugare un po’. Nel frattempo tagli delle fette di panettone al prosecco Loison, le fai andare sulla piastra in modo da dorarle bene.

Quando tutto è pronto, porchetta compresa, si impiatta: fetta di panettone, porchetta fumante, fettina di provolone piccante sopra così si ammorbidisce, e infine un po’ di chutney di mele e albicocche, fatto e regalatomi dall’amica Vittoria (sì, quella di Gelato Giusto: gelataia, cioccolataia, ma anche pasticcera cuoca… per la ricetta chiedete a lei).

Ci abbini un calice di bollicine di prosecco di Valdobbiadene ed ecco che il gioco è fatto. E se il “gioco” è piaciuto anche a mio padre quasi 80enne, a livello culinario un ultraconservatore, significa che è proprio buono…

cVs

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La cena vegetariana di Natale di Cucinando senza…

15 November 2011 - Commenti »

La nostra amica Jasmine  di Cucinando senza…, un blog dedicato alla cucina vegetariana, in collaborazione con A.Di.Ca., Associazione per la Difesa del Cane, che si trova vicino a Lodi, organizza una cena di Natale – adesso, però, per anticipare le innumerevoli iniziative natalizie che si affolleranno nelle prossime settimane.

Sarà ovviamente una cena vegetariana, e si terrà a Pieve Fissiraga (Lodi), comune che sposorizza l’iniziativa, per raccogliere fondi appunto  per l’A.Di.Ca., per la costruzione di un canile rifugio moderno, dove ricoverare i cani abbandonati in attesa di una nuova famiglia, e quelli per i quali l’affido non è più possibile perché troppo traumatizzati o malati.

Quindi…


Emanuele Bonati

cVs

Io bloggo, tu blogghi…

13 November 2011 - Commenti (15) »

BlogVs – caso mai ci fossero dubbi – è un blog. Un po’ sui generis, forse, rispetto ai blog di cucina, ma indubitabilmente un blog – e non è il solo, ovviamente. Anche perché non c’è dubbio che tutti conosciate seguiate consultiate CibVs, che di blog ne raccoglie qualche centinaio. Quindi, vediamo di uscire da questa fiera dell’ovvio e di capire dove voglio andare a parare.

Voglio arrivare esattamente qui: ma quanti blog ci sono? Quali sono, come si chiamano? Diciamo che saranno un millecinquecento? E se li contassimo, ci contassimo? Questo è proprio quello che vuole fare Fujiko de La ricetta della felicità: un elenco di blog – di tutti i blog – di food italiani. Chiunque può inserire il proprio blog fra quelli da lei censiti, a questo link:

http://laricettadellafelicita.blogspot.com/2011/10/censiblog-ovvero-il-censimento-dei.html

Già che c’è il censimento generale, approfittiamone…

Comunque – al di là dell’idea, simpatica, di avere una specie di “albo”, di “elenco web” dei blog (che magari potrebbe diventare un pdf, come dice Fujiko, ma anche una pagina web da qualche parte sui siti e blog di ciascuno di noi), è interessante questo passaggio dal blog personale alla ricerca di un rapporto fra blog e interessi simili: vale a dire, la rete in certi casi favorisce forme di socializzazione – scriviamoci parliamoci ritroviamoci – che spesso diventano anche rapporto fisico: vediamoci. Al di là delle iniziative dei vari sponsor, degli incontri più o meno formali, c’è proprio un desiderio di incontro, di rapporto: ad esempio, Giulia Porro di Love at first bite propone su Facebook un Rendez-vous Foodies della Lombardia, un incontro fisico ancora tutto da organizzare che si potrebbe tenere a Milano o dintorni a metà gennaio: una bella idea, ci sono già diverse adesioni, e si stanno auto-invitando, a conferma della validità dell’idea e dell’esigenza di contatti personali, foodies e blogger fin da Trieste… con un prevedibile allargamento a un’ulteriore data più spostata verso il Triveneto…

Mi piace questa idea (anche perché noi con CibVs, che è l’aggregatore da cui nasce questo blog, siamo partiti più o meno anche da questa idea: abbiamo fatto un sito in cui cercare ricette e notizie, ma poiché dietro ogni ricetta c’è un blog, e dietro ogni blog almeno una persona, anche l’idea di aggregare persone partendo dagli interessi comuni non ci è del tutto estranea – anche per questo a volte ospitiamo sul nostro blog interventi di amici e blogger…). Insomma: censiamoci, scriviamoci, incontriamoci, vediamoci, parliamoci…

Emanuele Bonati

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Torniamo in Liguria

12 November 2011 - Commenti »

Tornare in Liguria è assolutamente doveroso: bisogna aiutare e sostenere questa regione alluvionata con una nuova alluvione di affetto, di solidarietà, di presenza anche fisica (non appena anche le zone più disastrate saranno praticabili turisticamente), di normalità.

Quindi, prepariamoci ai weekend al mare, allo shopping natalizio in loco, anche ai pranzi, alle cene…

E soprattutto stiamo loro vicini per quanto possibile. Ci sono molti modi per farlo. Io non ho potuto fare una ricerca sistematica delle situazioni difficili create dall’alluvione, ma ce ne sono molte – e soprattutto ci sono molte iniziative, di vario genere. Mi sono imbattuto in due di queste, più o meno casualmente, e ve le segnalo.

La prima, l’ho sentita con un orecchio dalla radiosveglia, ancora fra sonno e realtà – su Radio Monte Carlo, ne parlava Maurizio di Maggio a Si salvi chi può.

Riporto qui l’articolo apparso su Sanremobuonenotizie.it (bel nome…):

Una giornata in frantoio a schiacciare olive per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni alluvionate della Liguria. Questo il programma che Franco Boeri “Roi” sta preparando con gli artisti che stanno arrivando in questi giorni a Sanremo per partecipare al Tenco, la Rassegna della Canzone d’Autore durante la quale vengono assegnati i prestigiosi Premi e Targhe Tenco.

Domenica, a partire dalla tarda mattinata e fin verso le cinque del pomeriggio, diversi artisti e personaggi del Tenco si alterneranno a Badalucco per aiutare Franco Boeri “Roi” in questa giornata di solidarietà e di beneficenza: hanno già aderito Roy Paci, trombettista, compositore e arrangiatore, come sempre molto sensibile ad iniziative di questo genere, Cristiano Angelini, Targa Tenco 2011 per l’Opera Prima, Sergio Staino, fumettista e regista, vincitore del Premio Tenco nel 1986, Stefano Senardi, discografico e promoter. Attese ovviamente altre adesioni nonché partecipazioni estemporanee di altri artisti. Non mancherà Antonio Silva, storico presentatore del Tenco. Tutto il ricavato della vendita dell’olio prodotto nella giornata – ovviamente aperta al pubblico – verrà devoluto in beneficenza.

Quindi, dalle undici in poi di domani, domenica.

Un’altra notizia riguarda un’amica (anche se in realtà ci siamo incontrati solo brevemente a Taste of Milano, e mi ripromettevo un passaggio da lei in uno dei miei weekend primaverili a Rapallo): Chiara di Tocco e tacchi, un blog e un locale (Officina di cucina) a Genova. Questo dice tutto, e se non bastasse ci sono le foto:

http://toccoetacchi.blogspot.com/2011/11/genova-4-11-2011-h-1320.html

Ho trovato su Cobrizo, un bel blog fra l’altro, la notizia, e una sottoscrizione per aiutare Chiara. Riporto qui parte del post:

Chiara da soli tre mesi aveva coronato finalmente il suo sogno: aveva aperto il suo ristorante, Officina di Cucina, con tanto impegno, passione, entusiasmo e sacrificio. Poi il 4 novembre, alle 12.30, a Genova è arriva l’acqua che ha distrutto tutto, rendendo completamente inutilizzabili arredi ed attrezzature. Mi si è stretto il cuore a vederle. Ho saputo che gli amici più vicini a Chiara hanno avviato una sottoscrizione per contribuire a rimettere in piedi il suo locale e, avendo ora avuto l’autorizzazione per diffonderlo pubblicamente, lo riporto subito qui:

IBAN: IT86T0617501410000001648580

Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011 NEGOZIO

Se lo gradite, potete contribuire alla ricostruzione dell’Officina di Cucina, anche solo semplicemente diffondendo la notizia.

Grazie a Roberta.

Emanuele Bonati

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La cena dei campioni

9 November 2011 - Commenti (2) »

Senza dubbio in molti si chiederanno: ma chi mai avrà into il ConTaste di CibVs? Quel giochino organizzato in occasione di Taste of Milano a settembre… abbiamo visto Roberto alle prese con il suo corso a California Bakery: e i vincitori della cena? Sono poi andati a cena? E dove?

Taste of Milano 2011


Eccovi il racconto della loro cena al Liberty di Andrea Provenzani qui a Milano: parlano Luigi e Francesca.

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La nostra cena premio per la vittoria del ConTaste di Cibvs inizia in modo molto buffo: non so se avete presente com’è fatto l’ingresso del Liberty, subito a sinistra della porta c’è un gradino dal quale inizia la scalinata che porta a un piccolo soppalco con alcuni tavoli. Per raggiungere il guardaroba bisogna salire il suddetto gradino e se siete un attimo obnubilati dalla botta di caldo che vi prende arrivando in una piovosa serata autunnale, magari con gli occhiali un po’ appannati, è facile che mettiate un piede in fallo: è quello che è successo a me, e se Francesca e il cameriere non mi avessero afferrato per tempo sarei cascato bellamente sul parquet, inaugurando così clamorosamente la serata.
Seduti al tavolo ci chiedono subito se gradiamo dell’acqua, ovviamente sì; ma poiché non mi sono ancora ripreso dalla quasi caduta, faccio per versarla nel calice del vino – tenete presente che c’erano almeno tre bicchieri a persona, e il bicchiere dell’acqua era il più nascosto di tutti… Il cameriere lo nota e prontamente mi stoppa, ma intanto nel calice c’è già mezzo dito di acqua e io ho inanellato la seconda figura di palta nel giro di cinque minuti e senza neanche avere aperto il menù.
Dopo questa falsa partenza ci rilassiamo un attimo e, complice il teporino e il drink di benvenuto, riacquisto un poco di sanità mentale.
Il locale è piccolo ma non piccolissimo, il pavimento della sala è in parquet (come dicevo, l’ho visto da vicino…), e le pareti sono dipinte con una una fascia rossa nella parte inferiore, che corre lungo tutta la superfice della sala. Ci portano un bicchierino di pinzimonio come starter e mentre Francesca va alla toilette mi guardo intorno: alle pareti sono appesi alcuni quadri, e la mia percezione è che la maggior parte dei tavoli siano per due, l’illuminazione è a parete e piacevolmente soffusa, il giusto, la luce non è eccessivamente violenta né si mangia in penombra come ci è invece capitato in alcuni ristoranti. Sono quasi le nove e buona parte dei tavoli sono pieni, il brusio però è molto soft e non supera mai il livello di guardia.
Lo chef, Andrea Provenzani, ci viene a dare personalmente il benvenuto, e concordiamo con lui una variante del menù degustazione che escluda il crudo e il poco cotto, dal momento che Francesca è in dolce attesa. Per questo stesso motivo rinunceremo al vino di accompagnamento.
Nel frattempo assaggiamo i panini che ci hanno portato su un piattino: ci sono alcuni bocconi di focaccia, dei paninetti alle olive e alle acciughe, alcune fette di pane nero dal sapore fruttato e delle fette di pane casereccio. Apprezzo sempre quando il cestino del pane comprende varie tipologie di pane, e soprattutto quando il pane è freschissimo e gustoso come in questo caso.
Il primo antipasto è Pane, panelle e brandade di baccalà, crescione e pomodorini confit. Ora, io sono di Palermo e amo smisuratamente le panelle: questo piatto lo avrei scelto in qualsiasi caso, quindi potete credermi se vi dico che in tutta la mia vita questo è il secondo ristorante dove ho assaggiato delle panelle eccellenti. Non eccessivamente untuose né troppo asciutte: la temperatura giusta, insomma, perfette. La consistenza cremosa del baccalà è squisita e si abbina in un modo molto equilibrato alla farina di ceci di cui è composta la panella. Il pane è piacevolmente bruschettato e si sente delicatamente il pomodoro.
Allora preparo la macchina fotografica: mi sono portato dietro la nostra compatta, con tanto di minicavalletto e due batterie cariche, in modo da documentare opportunamente i piatti. Ma ecco la terza sorpresa della serata… accendo la macchina e compare il messaggio: “No memory card!”. Già, ho pensato a tutto tranne al fatto che la scheda di memoria è rimasta inserita nel mio pc dall’ultima volta che ho scaricato delle foto. Mi rabbuio un attimo. Vaaaa bene. Andiamo avanti e pazienza per le fotografie…
Il secondo antipasto è una Crépinette di puntine di maiale arrosto avvolte nella verza, farcite con porri brasati su ristretto di carne alle nocciole. Questo è il piatto che forse ho apprezzato di più dell’intera cena – e dire che non sono un amante della carne di maiale! Ma questi rotolini sono tenerissimi, il sapore della cremina di accompagno alla nocciola è qualcosa di sublime, il tutto avvolto da un’ottima verza. Francesca invece non rimane entusiasta, conoscendola so che non è nelle sue corde e forse avrebbe preferito il carciofo croccante ripieno di pecorino siciliano, la prossima volta lo proveremo senz’altro.
Arriva il primo piatto: Risotto con castagne, Castelmagno, ristretto al Marsala e fave di cacao. Il risotto è un’altra cosa che adoro e questo piatto è sicuramente all’altezza, l’abbinamento di cacao, formaggio e Marsala si rivela azzeccatissimo, mi soffermo ad assaggiare i granuli di cacao amaro singolarmente, per apprezzare ancora di più il contrasto con il sapore del risotto.
Arriva il branzino – anzi, il nome del piatto è Carpaccio caldo di branzino su passata di favette secche, cicoria appena saltata e guanciale croccante.
Servito su un piatto rettangolare, il pesce è sfilettato a tranci romboidali e adagiato su un letto di cicoria, circondato da pezzettini di guanciale croccante. Bizzarra coincidenza: giusto la settimana scorsa ascoltavo Moreno Cedroni a Masterchef consigliare proprio l’abbinamento del bacon con il pesce e oggi mi ritrovo questo abbinamento nel piatto. Il pesce è, ça va sans dire, freschissimo, mentre la consistenza del maiale è speciale, friabilissimo, appena messo in bocca si disintegra rilasciando tutto il suo sapore. Il tutto contrasta sapientemente con l’amaro della cicoria. Ci esalta in modo particolare la purea di favette, quasi nascosta sotto la cicoria, che però ha il suo perché.
Infine il dolce: non siamo sicuri del nome, sul sito il menu recita Castagne allo Sherry, mousse di marroni, salsa ai cachi e chips di cioccolato. Nel nostro dessert la mousse di marroni era sicuramente protagonista, ma c’erano dei lamponi e qualche castagna sgusciata e non ci è sembrato di sentire il sapore dello Sherry o della salsa di cachi, in ogni caso era qualcosa di celestiale,  il degno coronamento di questa cena deliziosa ed elegante.

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Che dire? Senz’altro che il prossimo concorso sarà pilotato, e lo vincerò io. E comunque: la cena era per due, e vi siete presentati in tre: non vale!

Scherzi a parte, grazie per il bel racconto che verremo a leggere anche sul vostro blog Essenza indivisibile, per la simpatia, e un saluto al/la nascituro/a: vedo che inizate ad abituare l’esserino alla buona cucina…

il liberty    viale monte grappa 6 – milano
tel. 02.29011439
chiuso sabato a pranzo e

Noi e la Liguria alluvionata

5 November 2011 - Commenti (2) »
Stavamo cercando di assimilare le notizie drammatiche dalle Cinque Terre, aspettando la conclusione di una vicenda tragica, la ripresa della vita, il sorgere del sole e così via, quando una nuova, inattesa eppure quasi annunciata, tragedia ha colpito Genova, e nuove nubi si addensano all’orizzonte, tragica roulette di cui si attende di veder depositare la pallina su qualche altro argine greto fiume canale quartiere vita… E non si vede l’ora di ricominciare, di riprendere a vivere dopo questa sospensione tragica, di pulire ricostruire. E ci si chiede cosa fare, si vorrebbe prendere la pala e andare a spalare. Oppure, forse anche meglio, aiutare economicamente, contribuire alla ricostruzione. E allora ecco i numeri verdi per le donazioni, le sottoscrizioni: Un aiuto subito, promossa dal Corriere della Sera e dal Tg La7, con il numero solidale 45500 (fino al 28 novembre), valida ora anche per Genova; Repubblica e Sky invece si propongono di salvare la scuola di Monterosso con Alluvione, un aiuto per ricostruire; e altre ancora si segnalano ovunque.
Anche noi vogliamo contribuire – al di là dei versamenti, degli sms, vi segnaliamo due iniziative che si muovono nel nostro ambito, piccole, mirate. La prima, Una ricetta per i bambini di Rocchetta Vara, si propone di aiutare la cooperativa sociale Gulliver di Borghetto Vara: l’ha lanciata Patrizia sul suo blog La Melagranata. Grazie.

Grazie anche a Dario e Romina di www.abbuffone.it, che mi hanno mandato la mail che riporto (abbreviata) qui di seguito.

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Vi chiediamo un piccolo aiuto ad una famiglia che è stata, finora, protagonista della storia e del panorama della ristorazione ligure e nazionale.
Stiamo parlando della famiglia Corciulo, proprietaria del Ristorante “La Lampara”, anche noto come “Ciak”, di Monterosso, nelle Cinque Terre.
L’attività della famiglia Corciulo, che vanta una storia di successi e di fama quarantennale ed è il frutto dell’ impegno, della dedizione e della professionalità di persone che hanno sempre ambito al raggiungimento dell’eccellenza nel settore, è stata letteralmente spazzata via dal nubifragio che si è abbattuto in maniera devastante sulla Liguria nel corso della scorsa settimana.
Per farvi capire meglio quanto tale ristorante abbia significato, e potrebbe continuare a significare, nella storia e nell’ economia di Monterosso, vi invitiamo a leggere questo articolo sul nostro portale.
Per poter ripartire i titolari dovrebbero affrontare spese esorbitanti che, al momento, sarebbero completamente al di fuori della portata di chiunque. Ciò di cui davvero avrebbero bisogno è un aiuto non solo in denaro, ma anche in arredi e suppellettili (sedie, tavoli, piatti, posate), poiché la violenza del nubifragio non ha davvero risparmiato nulla del ristorante. Vi chiediamo di fornire il vostro contributo alla famiglia Corciulo e soprattutto di considerare che anche la donazione più esigua potrebbe fare la differenza e consentire al Ristorante “La Lampara” di continuare a rappresentare tanto degnamente la cucina ligure e nazionale, forte dell’ appoggio di aziende capaci di distinguersi tanto per professionalità, quanto per spirito di solidarietà.
Qui di seguito i dati del conto corrente per effettuare i versamenti ed i riferimenti telefonici da contattare per eventuali donazioni di materiale:
Lorenzo Corciulo 3288367734
IBAN: IT69I0617549790000000107720
INTESTATARIO: CORCIULO LUIGI TIT DITTA “LA LAMPARA”
CAUSALE: UN AIUTO PER RIPARTIRE/ALLUVIONE
Quello a destra è il Ciak…

Emanuele Bonati
Pubblicato in amici, ristorazione | 2 Comments »