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Archive for the ‘alimentazione’ Category

Wednesday, September 1st, 2010

Abbinamenti con la frutta

La frutta? Buona buonissima – in estate poi sembra ancora più buona, ricca di sapori, di gusto… Le angurie i meloni le albicocche fragole fragoline more lamponi – da impazzire.

Ma la frutta ha un ruolo importante in cucina, oltre a chiudere i pasti. Entra infatti in numerose preparazioni culinarie: ad esempio, nel risotto con le fragole, le cui origini si perdono negli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso, e che si è diffuso in modo abnorme, diventando in breve un vero e proprio incubo al di là dei suoi pochi o tanti meriti (ne parla l’amico Stefano Buso in un suo articolo su mangiaeabbina) – così come a quell’epoca si era diffusa ad esempio l’anatra all’arancia (di queste mode anni Ottanta parla Massimo Bernardi su dissapore).

E ancora: prugne, o albicocche secche, o ananas, avvolti in una fetta di bacon o pancetta e passati al forno diventano un ottimo antipasto; le albicocche poi si sposano alle carni di maiale, le mele col vitello, il mango con il pollo, le ciliegie con la selvaggina;  le castagne entrano nel ripieno del tacchino arrosto o dell’oca.


Al contadino, naturalmente, non far sapere quant’è buono il formaggio con le pere: puoi allora suggerirgli le arance con i crostacei, o la pesca con il pesce crudo – o puoi provare con il melone e i gamberetti (legati con un poco di maionese magari con ketchup).

Emanuele Bonati

Monday, August 30th, 2010

CibVs ComicVs

Thursday, August 26th, 2010

CibVs ComicVs

Francesco Facchinetti e Alessia Marcuzzi innamorati. Per Activia è concorrenza sleale.

faberbros per spinoza.it

Tuesday, August 24th, 2010

Culurgiones da Tiffany’s

Forse se l’amico (perché possiamo definirlo tale, direi, viste le disgrazie che gli sono capitate…) Ivan Puddu, giovane imprenditore sardo, dell’Ogliastra, avesse chiamato così il suo negozietto di culurgiones appunto, non sarebbe successo niente…

Invece ha usato il nome McPuddu’s, che evidentemente già dal suono evoca un hamburger gigante madido di salsa barbecue grondante bacon e insalata conpatatinegrandicocacolagrande… – o per lo meno lo evoca alle orecchie e agli occhi di McDonald’s International e dei suoi avvocati, che peraltro possiamo supporre che abbiano una visione leggermente distorta dal vedere le prime lettere del logo sulle loro bustepaga, e che quindi lo hanno diffidato…

Insomma, la nota vicenda (ne parla Manuele Berti su dissapore, e la stampa, dall’Unione Sarda all’Unità alla Nuova Sardegna a Repubblica, e anche a Portorico: il giovane imprenditore ha usato il nome McPuddu’s – dall’evidente ovvia assonanza – per il proprio locale di cibo pronto, da strada, sardo, in particolare culurgiones, sfoglie di pasta ripiene di formaggio pecorino patate menta, proposti in versione da passeggio) si ammanta di toni seriotragici, probabilmente fuori luogo (nessuno penso entri da McPuddu’s cercando Ronald McDonald o il burger king, o da McFruttu’s, locale similare in cui penso carne non ce ne sia un gran che, visto che si tratta di frullati e simili – Fruttu è il cognome della mamma di Puddu), anche se è evidente la volontarietà della citazione. Ovvero, McDonald poteva probabilmente evitare l’intervento degli avvocati – così come Puddu poteva pensare a qualcos’altro.

Due note positive: il buon Puddu ne ricava un po’ di pubblicità, che mi sembra un’ottima cosa, soprattutto per l’idea imprenditoriale dei culurgiones da passeggio (così buoni a tavola, chissà come sono in piedi…), e comunque del fast food di origine e produzione locale, veramente a kilometro zero come si usa dire oggi; dall’altra, la Regione Sarda si è schierata a fianco di McPuddu’s…

Commenta infatti l’assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna, Andrea Prato: “L’Italia subisce ogni anno danni per 70 miliardi di euro a causa di falsi e imitazioni alimentari: diffidare un commerciante di tipicità sarde per il solo suffisso ‘Mc’ suona perciò come una beffa. Per questo la Regione Sardegna offrirà tutta l’assistenza in favore del signor Puddu e dei suoi ‘culurgiones’ per portare avanti la battaglia legale contro McDonald’s”.

“McPuddu’s – aggiunge Prato – è uno dei simboli di una cultura alimentare identitaria che si sposa con i ritmi veloci del nostro tempo. I culurgiones esistono da molto più tempo dei cheeseburger: rappresentano da decenni un pasto veloce e salutare in linea con la dieta mediterranea, oggi ritenuta anche dall’Unesco quale patrimonio mondiale dell’umanità. Non si vede quindi perché si debba negare l’integrazione di un’identità tutta sarda nelle abitudini al consumo ‘fast’. I culurgiones, proposti oggi dal signor Puddu e da decine di negozi tipici sardi, sono il pasto veloce sardo per eccellenza: una sfoglia di pasta di semola di grano duro ripiena di pecorino sardo fresco, patate e menta naturale, che richiede solo due minuti di cottura ed è ideale da mangiare anche come street food. Un prodotto sano perché fatto con i prodotti genuini e soprattutto made in Sardegna. Per questo – ha concluso Prato – da oggi il ‘Davide’ sardo avrà un alleato in più contro il ‘Golia’ americano”.

Bravo assessore…

E ripeto bravo a Ivan Puddu, a McPuddu’s (ora peraltro ribattezzato De Puddu’s, con una striscia nera con scritto CENSORED sull’Mc famigerato…), e soprattutto ai culurgiones…

...e ci sono anche le seadas...

Emanuele Bonati

Friday, July 30th, 2010

Un post triste… chiude Il Salumaio di via Montenapoleone

Proprio così – “Il Salumaio di via Montenapoleone”.

Chiude.

Si tratta di una cosa triste – al di là della cosa in sé, chiude con il Salumaio un pezzo di Milano, quella più vera e più antica, ‘popolare’ a dispetto della posizione in pieno centro (la location…), e dei prezzi, e anche un pezzo della mia vita…

Andiamo per ordine. Il Salumaio ecc è (ormai quasi ‘era’…) una vecchia salumeria (anzi, giovane salumeria: è nata, come me -ehm-, nel 1957…) milanese, al 12 di via Montenapoleone – la via più famosa della città – con tre vetrine su strada nel Palazzo Mariani (dal 1996 si sono trasferiti nel cortile interno). Un salumiere nella via del lusso e della moda: ai tempi, uno scandalo, ma la famiglia Travaini non si arrese e si impose. I pochi negosi di alimentari (un droghiere, un fruttivendolo)  per i del resto pochi abitanti della zona erano seminascosti nelle viuzze laterali di Montenapo.

Federica Cavadini ne traccia brevemente la storia in un bell’articolo sul Corriere della Sera del 28 luglio.

E io cosa c’entro? Oltre alla vicinanza anagrafica, e all’essere entrambi pieni di cose buone (loro le vendono, io le mangio), sono legato al Salumaio da una serie di ricordi d’infanzia (e anche d’adolescenza e d’adultità): mia zia, Wanda Ferrari, era titolare dell’omonima sartoria in Montenapoleone 27 (poi in via Bigli 19, il palazzo di dietro), e in quanto residente della zona si serviva da loro, e io ricordo quando da bimbo accompagnavo la nonna a far la spesa dall’ortolano, o dal cervelè, e di quando entravamo in questo palazzo delle meraviglie, ricolmo di cose buone buonissime e di personale gentilissimo, che tanto per dire ti salutava quando ti vedeva entrare e uscire (quanti oggi nei pur lussosi negozi danno anche solo segno di accorgersi della tua presenza?), e competente e attento. E le cene natalizie, con tutta la famiglia riunita, prevedevano sempre una serie di piatti di provenienza salumaiesca…

Inutile dire che le varie preparazioni erano buone, anzi, ottime.

Potrei fare una serie di considerazioni sul tempo che passa feroce, o sulle dure leggi economiche che son dure da una parte sola, e fan sempre prevalere le ragioni del denaro su quelle del cuuore, e che vedranno probanilmente le vetrine dell’ormai ex Salumaio riempirsi di scarpeborseabitini di qualche grande griffe (le vetrine che davano sulla via sono ora piene di abiti di Corneliani), una bellezza per carità, e una realtà economica e produttiva sicuramente interessante, ma che potevano forse lasciare un poco di spazio alle terrine di patè o alle insalate russe, ai prosciutti di parma langhirano sandaniele, il marbre e il tacchino ripieno, i sottoli sottaceti volauvent formaggini…

Che tristezza.

Emanuele Bonati

Tuesday, July 13th, 2010

Qual è il piatto più difficile?

No, non intendo il piatto dalla preparazione più lunga e complessa, o quello con il maggior numero di ingredienti, o con quelli più rari e introvabili… no, la mia domanda è un’altra – penso alla tragica oliva che rotola per i piatti di fantozziana memoria, o agli escargot che tanto divertivano Julia Roberts in Pretty Woman: qual è secondo voi il piatto più difficile “tecnicamente” da mangiare?

Il mio non è un concorso, né un sondaggio – un amico me lo ha chiesto, e dopo un attimo di incertezza ho pensato di girare la domanda a voi lettori di BlogVs: conoscete, avete provato, avete sentito dire di un piatto che presenta questo tipo di complicazione?

Un altro esempio – anzi due, in foto: da Indiana Jones e il tempio maledetto - che non rappresentano se non in minima parte il tipo di difficoltà che intendo io (qui la difficoltà più che pratica è proprio di approccio culturale, diciamo, ma insomma…

Saturday, July 10th, 2010

Gelati famosi delusi :(

Serata bleah – microlitigio con la ragazza (fatto tutto lei…),  cià che mi vado a prendere un gelato…

Prima tappa: Delice, in via Beato Angelico, qui a Milano. Posto relativamente nuovo, aperto da un ex ibm che ha cambiato vita: già stato, molto buono, attenzione agli ingredienti bio-eco-natur, e così via. Alcuni gusti ottimi.

Marroni di cuneo stracciatella crema millegusti, grazie.

Uhm… crema millegusti davvero, non se ne sente uno. Stracciatella così, buono il cioccolato, ma il resto anonimo, poco comunicativo. Marroni non male…

Peccato – ma sarò io che ho la bocca storta…

Pochi passi e sono da Rossi, viale Romagna: un tempio del gelato milanese, un pannafiocco che fa venire l’acquolina solo al pensiero…

Tutto pannafiocco, grazie.

Un qui pro quo con la ragazza che mi porge il gelato mentre io le do i soldi, un sorriso – la parte migliore della serata.

Un gelato freddo, anonimo, insapore, lontano le mille miglia dal trionfo di sapore dolcezza scioglievolezza gusto dell’ultima volta e cioè sempre…

Che tristezza…

Emanuele Bonati

Friday, July 2nd, 2010

Orti-giardini, energie rinnovabili, contadini-blogger, orto 2.0…

Se a qualcuno fosse sfuggito, HO VINTO una cassetta con kili e kili di verdure messa in palio da Agrycult ecc – leggete pure qua.

Ma chi è cos’è Agrycult? Un gruppo di persone che vive e lavora “nel primo villaggio agricolo della rete”, che – continuando a citare – “respira aria pura, incontaminata”, “gode delle cose belle e buone della terra” – e che soprattutto vuole condividerle con me (e magari anche con voi…) attuando “un rivoluzionario modello di distribuzione e consumo dei migliori prodotti dei contadini italiani” – quindi cassette di prodotti coltivati lì, incassettati, venduti in rete e spediti in ogni dove.

Tutto parte da pochi semplici elementi.

Un nonno, ad esempio – nonno Marino, 85 anni.

Un orto che per lui è come un giardino – e come dargli torto? Ricordo ancora l’orto dei miei nonni, giardino di delizie…

Un orto-giardino-parco che si chiama Parco dei Buoi, perché i buoi non ci sono ma ci sono gli orti gli olivi le pecore – in Molise, l’antico Sannio, che si allunga fra le montagne e il mare.

Il desiderio di coltivare l’orto-giardino, e di continuare a farlo in modo economicamente dignitoso, evitando di trasformarlo (come ormai spesso accade) in un giardino di pale eoliche, o un orto dove si coltivano pannelli fotovoltaici (belli bellissimi, o meglio utili utilissimi – ma non di più né di meno, e soprattutto non a discapito, dei contadini, dei loro orti, delle loro vite).

E allora? Allora loro coltivano il loro orto, per dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole non sono l’unica coltivazione, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste terre. E noi? Noi possiamo abbonarci all’orto (3kg x 10 settimane = 120 € = 4€/kg; 5 x 10 = 180€ = 3,60€/kg; 7 x 10 = 230€ = 3,30€/kg…) – e da poco anche alle ricotte (ricordate le pecore?) – che arrivano in 24 ore (è vero!, la famosa cassetta-regalo…), fresche e belle (è vero!!, vedi sopra, e vedi la foto…), sono buone (e anche questo è vero!!!! – esperienza direttissima…).

Poverina... non c'è più...

Emanuele Bonati

Wednesday, June 23rd, 2010

“Gourmet”: un ritorno?

Abbiamo parlato qualche mese fa della chiusura di una storica rivista statunitense, “Gourmet” – e abbiamo sfogliato con tristezza l’ultimo numero.

I media statunitensi parlano in questi giorni di un ritorno della testata, non in edicola ma sulla rete: la Condé Nast infatti annuncia il lancio di un sito, Gourmet Live, che “brings together content, social and location-based technology, a variety of engagement options all around cooking, travel, entertaining, special occasions, fine dining, holidays and more!” – insomma, un po’ di tutto: il marchio viene ripensato essenzialmente in chiave di cucina e viaggi. Al sito (che dovrebbe andare a regime in autunno) si affiancherà un’app per l’iPad… Ottima idea, ovviamente…

A quanto pare l’editor Ruth Reichl non è stata coinvolta in questa nuova avventura – in un feed su Twitter afferma che stanno riportando in vita il marchio, non tanto la rivista.

Thursday, June 3rd, 2010

Le ricette di famiglia e Olio Dante

Segnaliamo una iniziativa patrocinata dall’Olio Dante: una raccolta di ricette “di famiglia”, che ovviamente vedono fra i protagonisti questo olio…

Le migliori saranno pubblicate in un ricettario – apprendo dal loro sito che Olio Dante, assieme a Paneangeli, è stato uno dei primi marchi alimentari, alla metà degli anni Cinquanta, a pubblicare un proprio ricettario; ora che il marchio è tornato italiano, grazie al Gruppo Mataluni Oleifici, si è pensato di rinnovare questa tradizione, raccogliendo ricette direttamente dai consumatori, e rivolgendosi a coloro che amano rinnovare le tradizioni culinarie della propria famiglia e del proprio territorio.

Siamo leggermente in ritardo: per la prima pubblicazione c’è tempo per inviare le proprie ricette fino alla fine di giugno… ma è prevista la pubblicazione di due ricettari l’anno, quindi…

Le ricette dovranno essere redatte secondo il seguente schema:
- breve storia
- ingredienti
- preparazione
- come servire la portata
- fotografia del piatto “finito”
- fotografia dell’autore

e andranno inviate all’indirizzo: ricettedifamiglia@oliodante.com

Mi piace l’idea che questo olio sia “tornato italiano”, e sia fatto con olive italiane: nato nel 1854 a Genova, era stato acquistato dalla multinazionale Unilever nel 1985, e dal 2009 è passato a una nuova società, il Gruppo Mataluni.

Andrò a rispolverare i miei vecchi appunti…

Emanuele Bonati