Archivio per May, 2010

Il formaggio Asiago non è stato sequestrato…

18 May 2010 - Commenti »

Nei giorni scorsi è comparsa anche su CibVs – nei post selezionati dal nostro motore di ricerca – la notizia del sequestro in Veneto, da parte dei NAS, di forme di Grana Padano e di Asiago, ripresa dal sito Mala Cibus Currunt.

Ci è giunta oggi una precisazione dall’ufficio stampa del Consorzio Tutela Formaggio Asiago, che fa presente che il sequestro riguardava esclusivamente forme di Grana Padano (dodicimila…), prodotte peraltro da un’azienda che non fa nemmeno parte del loro Consorzio. La notizia originaria è stata rettificata dall’Ansa, così come dal sito Mala Cibvus Currunt (che aveva riportato la notizia originaria): lo facciamo anche noi, e ben volentieri, lieti di riconoscere che non c’è in giro dell’Asiago contraffatto (e il Grana Padano è stato sequestrato dagli uomini dei NAS!).

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Dalle stelle al firmamento: Una tovaglia più grande

17 May 2010 - Commenti »

Come ho già detto, ho partecipato all’incontro di lunedì scorso 10 maggio alla Triennale di Milano Una tovaglia più grande. La crescita della Cucina Italiana d’autore – della serie Dalle stelle al firmamento. La cucina italiana e la sfida della crescita. Molto interessante – stasera si terrà il secondo incontro, Tra pop art e crescita industriale. Standard, prototipi e replicazione nella ristorazione di qualità con Rossella Cappetta, Moreno Cedroni, Oscar Farinetti, Gianni Lorenzoni, Gualtiero Marchesi, Davide Paolini e Davide Scabin.

Cosa si è detto lunedì scorso? Riporto qui qualche appunto sparso, tanto per dare un’idea – si tratta di spunti e temi che verranno sicuramente ripresi nei prossimi incontri.

Severino Salvemini (Docente di Organizzazione Aziendale, Università Bocconi) ha messo in evidenza le carenze economico-amministrative della ristorazione italiana, e lo scarso confronto che essa ha con le altre industrie creative. Esiste una nuova generazione di cuochi di cui si conoscono magari benissimo le motivazioni culinarie ma non quelle imprenditoriali; e forse l’imprenditorialità in senso stretto è “frenata” anche da critici e giornalisti prigionieri del “mito” della piccola dimensione, del discorso per cui la quantità è nemica della qualità, della retorica della valenza positiva della regionalità, della conduzione familiare, delle tovaglie a scacchi…

Massimo Bergami (Docente di Organizzazione Aziendale, Università di Bologna) ha sottolineato da un lato l’identità, cioè l’esistenza di diverse cucine italiane, legate al territotio, che riproducono le vicende storiche del paese, dall’altro la presenza dei giovani chef, del loro rapporto con la tradizione e con l’innovazione, ma senza purtroppo “contaminazioni” imprenditoriali: la loro motivazione è ancora “artistica” (assecondata probabilmente dalle guide, che sembrano vedere con sospetto l’ingresso degli chef nel campo economico-manageriale).

Enzo Vizzari (Direttore Guida de l’Espresso) ha parlato delle caratteristiche degli chef della “nuova cucina italiana”: 30/50enni che intendono la ristorazione come cultura gastronomica, in cui trovano le radici del proprio modo di lavorare; utilizzo “laico” dei prodotti, capacità di iniziare a “fare sistema”, a parlarsi e a scambiare esperienze, a vedere cosa viene fatto, a copiarlo e a rielaborarlo. Con qualche punta polemica: ad esempio, secondo lui il cuoco non è un artista, magari al più un eccellente artigiano.

Lidia Bastianich (Felidia e Gruppo Bastianich), in videoconferenza dagli Stati Uniti, ha raccontato la sua esperienza, che dal primo impiego nel 1971 la ha portata alla creazione di un vero e proprio gruppo, composto da ristoranti, libri, programmi tv – estrema simpatia e semplicità, e comunicativa, oltre all’indubbia capacità come cuoca, gli strumenti del suo successo, a cui si sono aggiunti l’attenzione nella scelta dello staff, l’opera di mentoring, la cura della cucina.

Interessanti anche gli interventi di Antonio Santini (Dal Pescatore) – importanza della comunicazione, degli scambi tra gli chef, della valorizzazione del personale – e, dalla platea, di Antonino Cannavacciuolo (Villa Crespi), entrambi ricchi di riferimenti alle proprie esperienze e alla propria storia personale…

Emanuele

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Christian in New York

17 May 2010 - Commenti (2) »

Sono passati una decina di giorni dal mio rientro da New York, dove sono stato una settimana, e mi sembra sia passata una vita. Vorrei raccontarvi qualcosa di questa straordinaria esperienza.

Non mi dilungherò nella descrizione del viaggio, ovviamente bellissimo – anche perché ogni volta che mi sposto e vedo posti nuovi, sembro un bambino di 3 anni che si meraviglia di  ogni cosa. Mi limiterò a raccontare le mie impressioni – e soprattutto le mie esperienze culinarie…

La primissima sensazione che si ha quando si arriva a New York e si cammina per le strade è un grande senso di libertà, di ampio respiro, di poter andare ovunque, di poter fare tutto.

Una cosa che ho notato quasi subito: otto persone su 10 sono grasse, anche i bambini. Dico proprio grasse, non leggermente sovrappeso; e la cosa fa un po’ impressione, devo dire.

Un’altra cosa che mi ha impressionato è la quantità di locali, ristoranti, chioschi che somministrano cibo, di negozi di food e di attrezzi da cucina. Qui in Italia, quando io cerco un determinato attrezzo per preparare la tal cosa, impazzisco per trovare in Milano un posto che lo venda. A New York no. Ci sono posti, come Bowery Kitchen Supply al Chelsea Market, dove trovi tutto. E quando dico tutto, dico tutto. Entrato al Chelsea Market, mi sembrava di essere in paradiso: per i negozi di prelibatezze, per quelli di utensili e accessori, per i locali… Già il posto di per sé merita di essere visto: è una ex fabbrica della Nabisco, oggetto di un meraviglioso recupero architettonico.

Non avendo molto tempo a disposizione per avventurarmi e scovare -di mio- nuovi posti dove consumare i  pasti, mi sono affidato alla Lonely Planet, a mio avviso, la guida più affidabile per soddisfare ogni aspettativa, non solo gastronomica quindi. La prima cosa che si faceva la sera, prima di andare a dormire, era organizzare i giri del giorno seguente in base ai ristoranti in zona, tra una visitina ad un museo e un pranzo per recuperare le energie spese.

Anzitutto, va segnalato che ci sono centinaia di catene di somministrazione di cibo – da quella specializzata nei burritos, alla famosa catena che vende i doughnuts, le ciambelle di Homer Simpson, la catena del vegetariano, la catena degli smoothies e via discorrendo… I locali che ho visto sono stupendi  – e dove ho mangiato, ho mangiato davvero bene!

Insomma si ha la sensazione che ci sia una certa cultura legata al cibo, visti i negozi specializzati e la quantità esagerata di libri legati al food che si trovano nelle librerie.

Poi non si spiega quando cucinino a casa, visto che i ristoranti sono sempre pieni!

Christian

La frase della settimana

17 May 2010 - Commenti »

“Me lo ha detto il vin e il vin non erra”
Emilio Praga, Notti di carnevale

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AdViniAmoCi

16 May 2010 - Commenti (3) »

Sabato sera anch’io mi sono adviniamociato (ehm…) – ho partecipato a questa serata organizzata dal giovane (quanto giovane? il suo profilo su fbk non lo dice… che non sia poi così giovane?) Davide Mingiardi.

In cosa consisteva questa serata AdViniAmoCi? Un progetto di comunicazione, un locale, vino, cibo, e la fondazione di una “Enocratia” – “il governo del vino” – ancora in fieri ma dagli spunti interessanti.

Il progetto di comunicazione trova espressione nei loghi della serata – e in una serie di progetti e iniziative come il locale e l’Enocratia. Quest’ultima – citiamo dal manifesto – consiste in un concetto di ospitalità nuovo, in un locale-contenitore di espresioni, eventi, incontri, esposizioni e ovviamente degistazioni, cibo, vino – in “un’esperienza sensoriale appagante”, ma anche in un tentativo di “allargare i vostri orizzoni stravolgendo la linearità del momento dedicato al pasto”.

Torneremo sicuramente su questi temi, man mano che si andranno sviluppando (anche perché l’amico Davide collaborerà con BlogVs…).

Intanto, la serata – estremamente conviviale, piacevole, rilassata; l’ospite ha fatto sfoggio della sua conoscenza e abilità enologica, e la cucina ci ha rifornito di una serie di piattini per accompagnare i vini (o viceversa) culminati in una raffica di risottini (e tagliatelle e…). Buoni buonissimi ottimi – chiederò a Davide un elenco dettagliato (avevo preso alcuni appunti, ma nell’inseguire il succedersi di calici e piattini devo essermi mangiati anche quelli) – dallo gnocco fritto con salumi (il giusto richiamo alla tradizione) alla fragola in crosta di parmigiano (sicuramente meno tradizionale).

Molto carino il locale, in un antico palazzo in via Sant’Agnese, con begli spazi sopra e sotto, mattoni a vista, scritte…

Da tornarci…

Emanuele

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CibVs ComicVs

14 May 2010 - Commenti »

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Dalle stelle al firmamento

11 May 2010 - Commenti (4) »

Ieri sera a Milano, alla Triennale, si è tenuto il primo degli incontri Dalle stelle al firmamento. La cucina italiana e la sfida della crescita.

Gli incontri – nati da un’idea di Massimo Bergami e Severino Salvemini – sono organizzati dalla Triennale di Milano, in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano (Dipartimento di Management) e l’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze Aziendali). Il tema dell’incontro di ieri era Una tovaglia più grande. La crescita della Cucina Italiana d’autore, con la partecipazione di Fausto Arrighi (Direttore Guida Michelin Italia), Massimo Bergami (Docente di Organizzazione Aziendale, Università di Bologna), Severino Salvemini (Docente di Organizzazione Aziendale, Università Bocconi), Antonio Santini (Patron, Dal Pescatore, Canneto sull’Oglio, MN), Enzo Vizzari (Direttore Guida de l’Espresso) e in videoconferenza dagli Stati Uniti Lidia Bastianich (Chef, Felidia NYC e imprenditrice, Gruppo Bastianich).

Interessante, molto interessante… Ne scriverò qualcosa più tardi…

Intanto segnalo i prossimi incontri, sempre di lunedì alle 18 in Triennale:

17 maggio 2010
Tra pop art e crescita industriale. Standard, prototipi e replicazione nella ristorazione di qualità
Esiste realmente un conflitto tra standardizzazione e alta qualità? Quali rischi potrebbero derivare dalla brand extension per la reputazione di un grande chef cuoco italiano? Quali opportunità potrebbero derivare dalla replicazione dei format?

Rossella Cappetta (Docente di Organizzazione Aziendale, Università Bocconi); Moreno Cedroni (Chef, Madonnina del Pescatore, Senigallia, AN); Oscar Farinetti (Presidente Eataly, Torino); Gianni Lorenzoni (Docente di Strategia d’impresa, Università di Bologna); Gualtiero Marchesi (Chef, Gualtiero Marchesi, Erbusco, BS); Davide Paolini (Gastronauta, Il Sole 24 Ore); Davide Scabin (Chef, Combal.Zero, Rivoli, TO).

24 maggio 2010
Dai fornelli al territorio, Il ruolo dei ristoranti stellati nella propulsione del distretto territoriale eno-gastronomico
Si può pilotare lo sviluppo di un distretto eno-gastronomico attraverso il potenziamento di un polo ristorativo? Qual è il collegamento tra il sistema di relazione dello chef e il consolidamento della rete imprenditoriale? Quali sono le relazioni tra cucina, prodotti e turismo?

Riccardo Baracchi (Patron, Relais Il Falconiere, Cortona, AR); Marco Caprai (Amministratore Delegato Azienda agricola Arnaldo Caprai, Montefalco, PG); Walter Santagata (Docente di Economia della Cultura, Università di Torino); Giuseppe Soda (Docente di Organizzazione Aziendale, Università Bocconi). In collegamento via satellite con la “Festa a Vico” da Vico Equense: Stefano Bonilli (Giornalista e critico); Gennaro Esposito (Chef, Torre del Saracino, Vico Equense); Norbert Niederkofler (Chef, St. Hubertus, San Cassiano in Badia, BZ); Massimo Spigaroli (Chef, Antica Corte Pallavicina e Presidente Euro-Toques Italia, Presidente del Consorzio del culatello di Zibello).

31 maggio 2010
Creatività e crescita dimensionale. La difficile compresenza di competenze gestionali e di estro artistico nella ristorazione di alta gamma
Quali sono le difficoltà dell’ingresso ai vertici delle classifiche dei ristoranti? Qual è il rapporto tra creatività, successo ed economicità del business? Quali sono gli effetti della pressione dei riconoscimenti e dello star system sulla creatività dei cuochi e sul management dei ristoranti? Come interagiscono le motivazioni alla creatività e all’imprenditorialità in questo settore?

Massimo Bottura (Chef, Osteria Francescana, Modena), Cristina Bowerman (Chef, Hostaria Glass, Roma); Giuseppe Lavazza (Vice presidente, Gruppo Lavazza); Ludovica Leone (Docente di Management, Università Bocconi e Università di Bologna), Paolo Marchi (Ideatore e curatore, Identità Golose); Barbara Slavich (Docente di Organizzazione Aziendale, Università Bocconi); Mauro Uliassi (Chef Uliassi, Senigallia).

La frase della settimana

10 May 2010 - Commenti »

Mia madre è arrivata a novant’anni, e sapete perché? Non ha mai toccato un bicchiere di whisky… si attaccava direttamente alla bottiglia.

Dean Martin, in Baciami, stupido

Il CibVso della domenica

9 May 2010 - Commenti (13) »

Missing: il soffritto

Ricordate?L’ultima volta si parlava di vivande naufragate nel mare dell’oblio gastronomico. Ecco un esempio eclatante di cosa vuol dire giubilare una tecnica culinaria, anzi, un rito solenne al quale tutti abbiamo assistito: il soffritto!

Usi e costumi culinari volatilizzati? Forse il primo e più evidente è proprio il soffritto – perciò necesse est muovere alla sua difesa!

Fino a ieri, il soffritto era indispensabile per una buone mole di preparazioni – negli ultimi tempi… è scomparso. Più che l’ausilio di un cuciniere servirebbe un grande detective per comprendere le ragioni della sua latitanza.

Questo è in pratica un urlo straziante in memoria del più famoso dei fondi, purtroppo quasi snobbato dalla cucina attuale.

Sembra incredibile: un palato ben allenato soffre quando un piatto difetta del profumato trito. Per quale motivo allora eliminarlo da ricette e avventure mangerecce? Forse per indolenza, poca voglia di realizzarlo, o per stolta convinzione che non sia così rilevante nella struttura di una pietanza?

In verità, la ghiotta sequenza di ortaggi-tagliati-soffritti serve eccome, in cucina. Aglio, cipolla, sedano e la carota: è vero, non sono un quartetto da hit parade, né attori di soap opera in grado di alzare lo share - tuttavia fanno sì che leccornie e manicaretti possano portare a testa alta i loro ridondanti titoli.

Si inizia dalla carota, col suo colore giallo-arancio la più insolente – e, in successione, il resto delle verdure. Come è bello osservare un chichibio moderno con il suo enorme trinciante affettare i sapori essenziali sul piano di legno…

E la rosolatura, con olio o burro spumeggiante, che diffonde nell’aere umori e rumori…

Anatema – dunque – per quanti perfidamente ostracizzano il battuto dalla cucina. Noi golosi continueremo a considerarlo “essenziale”, ad amarlo perdutamente, desiderando di sentire il suo profumo solleticarci il naso ancora per molto tempo…

Soffritto come, quando… perché!

Delicato punto di partenza per salse semplici e composte, per sughi, intingoli e fondi per carne, pesce, legumi e verdure. Pur essendo una preparazione rudimentale è soggetta a grossolane interpretazioni, errori di procedimento, e non poche bruciature causate dal fuoco troppo elevato.

Ci sono soffritti “solitari” e famiglie allargate. Solo aglio, solo cipolla, solo carota e… via discorrendo. Il non plus ultra è una comunità di ortaggi pronti al trito e all’uso.

Tritare le verdure iniziando dalla carota, la verdura più impegnativa da affettare.

Evitare di rosolare le verdure (specie aglio e cipolla) a fuoco alto. Si rischia infatti di dover gettare via tutto: una sfortuna all’ennesima potenza.

Per evitare di rovinare le verdure servono fuoco mite, mestolo continuo e, se c’è, un po’ di brodo oppure acqua. Versare però poco liquido e solo a rosolatura avvenuta, consumando a fiamma bassa.

Si può conservare il soffritto in frigo? Certo che sì – ma è opportuno sapere che in frigo “inonderà” del suo profumo intenso le altre pietanze e ingredienti presenti; inoltre, ha dei limiti di durata. È preferibile realizzarlo sul momento, in fin dei conti prepararlo è molto divertente.

Le verdure possono essere tritate nel mixer, oppure usando la mezzaluna in alternativa al coltello? Questa è una domanda alla quale c’è solo una sola risposta e tutta al negativo – tuttavia sui metodi e sui gusti…

Tanto CibVs QuantoBasta

7 May 2010 - Commenti (3) »

Contaminiamoci

Un rito che mi riconcilia con il mondo è andare in bicicletta a prendere il latte crudo al distributore: con le bottiglie sbatacchianti nello zaino, affronto incosciente una giungla di guidatori schizofrenici – ma tant’è: qualche sorso di latte che ti avvolge la bocca vale il pericolo corso!

Comunque, lungo il percorso cerco scorciatoie tra vie silenziose, sulle quali si affacciano case con giardini ordinati e altalene colorate, e piccoli condomini con palloni e tricicli in terrazza.

I giochi dei bimbi si assomigliano tutti: potreste dargli una nazionalità, dire che quello è un gioco di un bimbo portoghese, quello di una bimba tunisina, quell’altro di un ragazzino pakistano? Direi di no.

Girovagando in bici annuso l’aria e scopro le carni grigliate nel barbecue, il fischio profumato della pentola a pressione, il curry che sta soffriggendo con le cipolle.

E quello che i bimbi mangiano? I loro cibi si assomigliano?

Qui si apre un mondo, tanto complesso quanto è complesso il nostro mondo, tanto antico quanto il primo piatto cotto nella storia. Un mondo, una cultura, una storia in ogni cucina: mentre i nostri figli  – Michele e Margherita, Mohamed e Shamila e José – sono a scuola, e imparano a diventare grandi, anche pranzando insieme nelle mense scolastiche, le loro mamme, silenziose e  invisibili, lavorano, e si prendono cura della casa e della famiglia, e soprattutto della cucina. Ciascuna a suo modo, chi mettendo a bollire speghetti di grano duro, chi spaghetti di soia, chi preparando falafel, chi invece polpette…

Che c’è di strano? È così da sempre – ma mai come in questo nuovo millennio ci è data la possibilità di arricchire quella che potrebbe diventare la nostra storia ed anche parte della nostra cultura, “contaminando” positivamente ciò che siamo diventati. Perché non penserete davvero che già ai tempi dei romani “noi” mangiavamo spaghetti al pomodoro, bevendo spremute d’agrumi o caffè…! Se non ci fossero state le esplorazioni, la voglia di vedere cosa c’era dall’altra parte delle Colonne d’Ercole, ora la nostra dieta sarebbe quantomeno monotona. E quindi perché non approfittare di questa ulteriore, nuova esplorazione “al contrario”? Non “noi” che andiamo al di là del mondo conosciuto ma noi che accogliamo di qua persone, esperienze, storie, colori, ma anche aromi e sapori, che vengono da un mondo che ci è ancora largamente sconosciuto…

Mi piace pensare al sorriso di una donna indaffarata con spezie colorate nella mia cucina, intenta a insegnarmi un piatto che potrei preparare per suo figlio che fa merenda con il mio, mentre io le confido la mia ricetta segreta per il brasato… Prendete carta e matita anche voi?

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb