Archivio per April, 2010

Papila+Foodjects

13 April 2010 - Commenti (2) »

Settimana del design a Milano, salone del mobile, fuorisalone, iniziative varie un po’ dappertutto…

Segnalo questa iniziativa dell’Istituto Cervantes: una “doppia esposizione” di design culinario spagnolo.

Luki Huber

Due collezioni: Papila – un’innovativa visione del Food Design, che si ispira al cibo con un approccio lontano dalla cucina tradizionale. “Si osservano e studiano l’esperienza e il modo in cui si servono gli alimenti per modificare e migliorare l’ergonomia, la funzionalità, l’interattività, la comunicazione. Si può lavorare con lo zucchero, la cioccolata, o il modo di prendere il caffè o il te, per creare nuovi modi di gustarli.”

Foodjectsuna visione della nuova cucina spagnola come esperienza emozionale e cerebrale, ricchezza creativa e dinamismo delle diverse regioni, rinnovamento e innovazione della cucina tradizionale.


Dal 14/04/2010 al 19/04/2010, lun-ven  10:00-12:30, 15:00-20:00, sab 10:00-12:30

Instituto Cervantes
Via Dante, 12
20121 Milano

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La frase della settimana

12 April 2010 - Commento (1) »

Il contributo inglese alla cucina internazionale: la patatina. E cosa mangiano gli inglesi con le patatine per renderle meno squallide? …Il pesce!

Kevin Kline, Un pesce di nome Wanda

Il CibVso della Domenica

11 April 2010 - Commenti (14) »

In bianco? N’est pas possible!

Bianco, purezza e candore. Bianca è una parete, una tenda – o una serata programmata in modo piccante e conclusa male…

E a tavola, quante volte riusciamo a conquistare un piatto di riso in bianco?

Superata una notte burrascosa tra bagno e stanza da letto, la mattina seguente – pallidi e mosci – capita di non aver appetito, tanto che si pensa a una tazza di tè o al massimo… a un brodino. Ma le sorprese, nella vita, non mancano mai. Verso le 13, in orario di pausa, ecco farsi avanti un’incontenibile acquolina, che regala buonumore e vitalità. L’inappetenza mattutina si trasforma ipso facto in un irrefrenabile desiderio di pappa. Che si mangia? Meglio stare leggeri, non si sa mai. Un piatto di pastasciutta “in bianco” potrebbe essere una portata appropriata. Ricetta morigerata, di facile digestione, con poco olio d’oliva e un’irrinunciabile grattugiata di parmigiano. Detto, fatto!

Poco dopo, in trattoria, tra persone affamate e il via vai dei camerieri, si attende con trepidazione di ordinare. Quanto chiasso! Sembra di trovarsi nel traffico congestionato di una metropoli. Pazienza, per un piatto di pasta si sopporta questo e altro. Finalmente arriva il locandiere.

Buongiorno, leggo trenette al pesto, potrei averne una porzione in bianco?”

Un silenzio irreale scende nella sala da pranzo e precede quella che ha tutte le sembianze di esser una sentenza.

No, mi spiace.”

Abbacchiati, non rimane che fare retromarcia – un cappuccino, un caffè, una cupa tisana dalle dubbie proprietà…

Come mai è così difficile ottenere un piatto di pasta al burro o all’olio fuori casa?

Tracce… di un riso in bianco (una non salsa)

Un modo simpatico per rendere gustoso un riso (o una pasta) destinati a restare single. Ogni tanto, può far piacere un primo piatto leggero, senza necessariamente soffrire di digestione rallentata o iperacidità gastrica.

Cucinare il riso in abbondante acqua salata. Raffreddarlo sullo scolapasta senza usare acqua fredda. A parte, preparare una vinaigrette “monca” con olio d’oliva extravergine, limone filtrato, foglie di basilico tagliate sottili, prezzemolo tritato, qualche goccia di Worcester Sauce, un paio di carote private della buccia, lessate e tagliate in dadolata piccolissima, sale e pepe qb. Con questi ingredienti, condire il riso a crudo (o la pasta) amalgamando bene. Far riposare un’oretta, quindi servire a temperatura ambiente su un piatto piano, guarnito con foglioline di basilico e un crostone di pane aromatizzato al burro e salvia.

Vino: chi ha detto che a un piatto di riso all’olio non sia possibile abbinare un vino? Un vino bianco giovane, morbido, fresco e profumato: un Trebbiano d’Abruzzo.

Stefano Buso

La pasticceria secca di Tenuta Montelaura: caprese alla nocciola

10 April 2010 - Commenti »

La caprese alla nocciola con fonduta di cioccolata all’arancia

Ingredienti: 500gr di burro, 500gr di zucchero, 500gr di nocciole tostate, 18 uova (per lievitare useremo gli albumi montati a neve), 70gr di farina 00, 150gr di cacao, 300gr di cioccolato fondente, la buccia di un’arancia.

In una ciotola, unire il burro con lo zucchero e lavorare fino a quando il composto non diventa cremoso, quindi unire i tuorli d’uovo tenendo da parte gli albumi  e continuare nella lavorazione per circa dieci minuti. Successivamente aggiungere il cacao, le nocciole tostate e tritate, e continuare la lavorazione per altri 5 minuti. In un pentolino a parte sciogliere metà del  cioccolato con mezzo bicchiere di latte e mezza buccia d’arancia.

Unire all’impasto la cioccolata sciolta e continuare a lavorare per altri 10 minuti, quindi unire gli albumi montati a neve per la lievitazione, e versare in una teglia imburrata e infarinata. Cuocere in forno per 45 minuti  a 150°C.

Prima di servire sciogliere l’altra metà del cioccolato avanzato, aggiungere la buccia d’arancia grattugiata finemente  e cospargere la caprese con il composto ottenuto.

Per l’abbinamento preciso ci starebbe un Barolo chinato, ma qualcuno qui in Irpinia non faceva un passito di Aglianico?

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Anguria, da Stefano Benni

9 April 2010 - Commenti »

Frutto commestibile, globoso, a polpa rossa con semi neri. Detta anche cocomero, dal nome della pianta che lo produce, una pianta erbacea appartenente alle cucurbitacee, con fusto sdraiato e frutti di cui sopra (Citrullus vulgaris). L’anguria è fonte di ristoro e consolazione nelle calde serate di agosto, mentre il suo rosso colore è un chiaro riferimento politico (cosa che a Benni non è sfuggita), tant’è che da qualche tempo si sta tentando di lanciare sul mercato l’anguria a polpa gialla.

In una composizione poetica Benni esalta le qualità organolettiche e politiche dell’anguria, facendole risaltare, per contrasto, attraverso il confronto con il borghese melone. Mentre il melone – dice il poeta – cerca il compromesso alleandosi indistintamente con fichi o prosciutto, la rossa anguria basta a se stessa per dar ristoro agli assetati proletari.

“Tu, rossa passionaria

o anguria

bandiera proletaria.”

(Prima o poi l’amore arriva)

Senza dimenticare che è anche tra i quadri che non possono mancare nel nostro salotto (il mangiatore di melone) insieme a bambini in lacrime e altre amenità.

da Bennilogia, l’antologia di Stefano Benni online

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Tanto CibVs QuantoBasta

8 April 2010 - Commenti (12) »

Cicciabomba cannoniere…

Ormai è passato un mese dalla notte degli Oscar – e possiamo ragionare a mente fredda sui vincitori. Su Avatar? No, su Kathryn Bigelow: dopo 82 anni i membri dell’Academy consegnano per la prima volta la tanto ambita statuetta a una donna regista.

Lacrime, emozione, stupore, gioia… e poi tutti ai numerosissimi party in onore di quel tal vincitore o di quella talaltra produzione, con ricchi buffet a base di cibo “sano”, come da un anno Michelle Obama propone.

Beh – cosa ci sarebbe da ragionare a mente fredda? La Bigelow ha diretto un ottimo film ed è stata premiata.

Sì, ma l’avete vista? Una 58enne alta 183 cm che dimostra almeno 10 anni in meno (e senza aver subito “revisioni”…), la quale, parlando della propria incredibile forma fisica, racconta di costante esercizio fisico e di dieta mediterranea. Io credo che anche il fidanzato 38enne faccia la sua parte – ma è sulla dieta mediterranea che volevo riflettere.

Una dieta vincente, in effetti.

Per dieta si intende un “regime alimentare controllato”, non dal buonsenso evidentemente, alla luce delle pubblicazioni legate al recente Obesity Day italiano (ottobre 2009). Già il fatto che negli ultimi dieci anni si sia sentita la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i danni dell’obesità dovrebbe far accapponare la pelle – le ricadute sulla salute, privata e pubblica che sia, sono salatissime: in Italia ci sono 5 milioni di obesi e mezzo milione di obesi gravi, con tutti i problemi sociosanitari che questo comporta. L’Italia sta diventando sempre più grassa, tanto che le liste di attesa per la chirurgia dell’obesità, che dovrebbe essere considerata l’ultima spiaggia, hanno raggiunto oramai l’anno e mezzo.

E allora che si fa? Si regolamentano le tette delle minorenni – ops, l’operazione di mastoplastica aggiuntiva (con obbligatoria revoca della patria podestà e maternità, mi auguro), e si lanciano anatemi (e addirittura decreti ministeriali) contro gli additivi (ma naturalmente non parliamo di quelli usati dalle industrie alimentari, no, quelli fanno bene), seguendo il tormentone di “Striscia la notizia” (che appunto va a curiosare nei piatti degli chef e non sugli scaffali dei supermercati, nei laboratori degli inserzionisti…) mentre il paniere degli italiani, a causa della crisi, si riempie di prodotti da forno confezionati di scarsa qualità (ricchi di grassi saturi), mentre si lascia marcire ciò che aveva contribuito a renderci la popolazione più longeva del bacino del Mediterraneo: frutta e verdura di stagione, cereali integrali e legumi, pesce, olio extravergine e vino.

Urge una campagna di sensibilizzazione un po’ aggressiva, come si usa nell’Europa del Nord, patrocinata dai ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Istruzione, che magari lasci da parte le inquadrature a tutto campo di sorrisi famosi che ti suggeriscono di fare il bravo bambino e di mangiare la pappa buona, preferendo invece una bella zoomata sull’apparato scheletrico di un bimbo di 12 anni che pesa oltre 85 kg, che magari abbia già subito un intervento chirurgico per asportare i calcoli alla cistifellea, che dovrà lottare tutta la vita per mantenere un peso forma salubre, in quanto le cellule adipose sono quelle con la memoria più tenace (possono moltiplicare il loro volume per migliaia di volte, e basta che questo accada una volta perché tentino con tutte le loro forze, e per la durata di tutta la nostra vita, di farci tornare ad una insalubre morbidezza).

In Europa si ragiona da tempo circa una specifica tassazione che colpisca il junk food, e addirittura la Lettonia lo blocca direttamente alle frontiere.

Ci riflettiamo seriamente anche noi? Un bambino grasso non è un simpatico pacioccone ma un bimbo infelice che diventerà un adulto malato.


Anna Maria

La cucina di qb

Il Trofeo del Buon Salame

7 April 2010 - Commenti »

Un luogo: Brisighella. Si trova sulle colline di Ravenna, nelle cosiddette “Terre di Faenza” – oltre a Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme, Solarolo.

Un prodotto: il salame.

Un “contorno”: piadina e vino.

Un animale, nobile e antico: la mora romagnola.

Un premio: il Trofeo del buon Salame

Una data: l’11 aprile, domenica prossima.

Una serie di enti organismi associazioni: Congrega del Buon Salame, CNA, Confartigianato, Coldiretti, Cia, Cab, Copaf, Associazione Provinciale Allevatori, Unione dei Comuni, Comune di Brisighella, Pro Loco di Brisighella

Una somma? Il Trofeo del buon Salame appunto, che si terrà domenica a Brisighella. Riprendo dai loro comunicati stampa:

«Il principale obiettivo di questa iniziativa è quello di tramandare la cultura e le conoscenze dei prodotti tradizionali e l’arte dei norcini e dei produttori di insaccati. A questo aspetto è poi strettamente legata la riscoperta e la valorizzazione delle produzioni locali, come quella suina della mora romagnola, salvata in extremis grazie alla passione di alcuni allevatori che hanno riselezionato la razza e adesso ne allevano i capi la cui carne è molto pregiata.

Il “Trofeo del Buon Salame” è una gustosa gara che coinvolge i produttori di salame artigianale e amatoriale, suddivisa nelle categorie “carni tradizionali” e “carni provenienti da mora romagnola”. Alla giuria, composta da esperti provenienti da tutta Italia, il difficilissimo, e appetitoso, compito di decretare i vincitori.

In contemporanea per le vie e nelle piazze del centro storico di Brisighella ci saranno bancarelle di prodotti tipici e di artigianato tradizionale e stand gastronomici.»


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Crema di zucca e sedano rapa

5 April 2010 - Commenti (3) »

Un’amica – Giovanna – mi ha riempito di verdure biologiche prima di partire – e son qui con cavolo cappuccio topinambur sedano rapa e quant’altro… e io ho fatto una minestra ispirata a un piatto modenese…

Ingredienti

zucca, sedano rapa, patate, cipolla, aglio, latte, brodo vegetale

olio extravergine di oliva

sale e pepe

Preparare un soffritto con cipolla (affettata sottile) aglio e olio, rosolare bene, aggiungere zucca sedano rapa patate a cubetti e far rosolare anche le verdure, quindi aggiungere il brodo vegetale e portare a cottura.

A fine cottura aggiungere latte (un bicchiere), lasciar addensare. Salare e pepare. Frullare o passare al setaccio il tutto, e servire con parmigiano e un filo d’olio.

Emanuele Bonati

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La frase della settimana

5 April 2010 - Commenti »

A casa nostra, nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte.

Totò, Miseria e nobiltà