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Archive for January, 2010

Tuesday, January 12th, 2010

Vinorum

Vinorum

Che dire? …grazie a  www.bastardidentro.it!

Monday, January 11th, 2010

Parmigiana di cardi all’umbra

Un’altra ricetta centroitalica, umbra anzi, intravista in televisione, che ha come protagonisti i cardi, verdura di stagione – anzi di questa stagione.

I cardi si possono mangiare crudi (con una salsa calda a base di olio, acciughe salate, aglio), bolliti, o in alcune preparazioni come i cardi fritti o – il passo successivo – in parmigiana, secondo la ricetta proposta in trasmissione.

Cardi fritti: si puliscono, si tagliano a pezzi e si mettono a bagno in acqua e limone, quindi si sciacquano e si asciugano. Si passano in uovo sbattuto con un poco di sale e nel pangrattato e si friggono con un po’ di burro.

I più frettolosi li mangeranno così; altri invece proveranno la ricetta della

Parmigiana di cardi: si mettono i cardi fritti in un tegame di coccio, poi uno strato di carne di maiale e di vitello fatta cuocere con pomodoro e soffritto, quindi parmigiano grattugiato e pezzetti di mozzarella; altri strati a seguire, e via in forno a 180°…

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Emanuele

Monday, January 11th, 2010

CIBVS per la mente

Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare; ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare.

Manuel Vázquez Montalbán

Sunday, January 10th, 2010

Gli strangozzi

Intravista ieri in TV – la preparazione di un piatto tipico da Cantalice, paesino in provincia di Rieti: gli strangozzi alle erbe.

Gli strangozzi (o strozzapreti o simili) sono una pasta lunga tipica della zona di Foligno e Spoleto, e più in generale di Umbria-Marche-Lazio (e sono un prodotto agroalimentare tradizionale). Sono simili ai tagliolini ma, a differenza di questi, non sono una pasta all’uovo.

Sono anche una pasta interessante, al di là delle sue varianti locali, più spessa meno spessa, più o meno larga, con o senza sale… Sembra che il nome derivi dalle stringhe di cuoio con cui venivano strangolati o strozzati che dir si voglia i preti che al tempo dello Stato pontificio si opponevano al potere temporale della Chiesa… e strangozzi deriverebbe appunto da un insieme di “stringhe”, “strozzare”, “strangolare”.

Questa e altre notizie interessanti su Vita di donna (da cui prendo in prestito l’immagine…). In giro si trovano diverse ricette: sono una pasta versatile, che ben si accompagna a sughi importanti, dai sapori forti, di carne, al tartufo (nero…), ai funghi porcini.

Un sugo tipico è la tartufaglia: olio extravergine d’oliva, fettine di tartufo nero, pecorino (umbro anch’esso…).

Per la pasta la ricetta di base dovrebbe essere:

Farina 00: gr 200
Farina di grano duro: gr 100
Acqua q.b.

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La ricetta televisiva spiegava che vengono fatti con farina, acqua, un poco d’olio e sale: si impastano come il pane, ma non molto a lungo. Si spiana l’impasto con un mattarello, non troppo sottile, lo si piega due o tre volte mantenendo la larghezza di un palmo di mano, e si taglia tipo tagliatelle, ma di sbieco.

Il sugo che le accompagnava era a base di pomodoro, erbe selvatiche del luogo, non meglio identificate (da me spettatore distratto, ovvio…), e peperoncino.

Altre ricette interessanti: gli strangozzi al poker di funghi di Andrada da VeganBlog.it, gli strangozzi porri e code di mazzancolle su DiarioDiCucina, gli strangozzi alla norcina, e gli strangozzi scampi e chiodini di Bian su L’osso e la lisca.

Emanuele Bonati

Sunday, January 10th, 2010

Considerazioni al dente di Stefano Buso

Polpettone politically correct

Dopo i giorni delle festività, le famiglie si ritrovano a fare i conti con una quantità di rimasugli culinari. Inizia così il periodo della cucina del recupero – o per meglio dire del polpettone quotidiano…

Le scorpacciate natalizie ormai risalgono al recente passato. Attuali sono invece gli avanzi culinari di ogni risma: dalle carni di ogni genere fino a una serie di dolci assortiti. Come comportarsi? Relativamente alla “cucina economica” sono stati scritti fiumi d’inchiostro, con qualche spunto interessante, altri un po’ meno. E allora via con le ricette: polpette, polpettine, polpettone, pasticci, arancini, sformati, lesso di manzo rifatto, insalate, cannelloni con farcia di carne… E poi… dolci estrosi, inzuppati di liquori, ricoperti di creme e glasse, che utilizzano panettoni e frutta secca…

Sembrerebbe in questi giorni che la riconversione alimentare sia una tecnica indispensabile per tirare avanti. Forse sarebbe preferibile a priori cucinare un po’ meno, per evitare di essere perseguitati dagli avanzi natalizi fino agli ultimi giorni di carnevale… – della serie è meglio pianificare prima, piuttosto che mangiare piatti “restaurati” per intere settimane poi.

Certo, più facile a dirsi che a farsi… In tutte le cucine domestiche aleggia il sacro terrore che il cibo preparato non basti, oppure che cucinare la giusta quantità di cibarie equivalga a fare figure da poveracci. Il risultato? Via libera in maniera smodata ad antipasti in quantità, orde di primi piatti, brodi interminabili, creme, carni che sembrano rigenerarsi sul piatto, dolci sfarzosi… Nessuna lagnanza se poi il frigo si riempie di roba avanzata – è concesso solo un serafico mea maxima culpa!

Alla fine, però, poco importa se il vitto “in più” diventa un polpettone o uno sformato! È invece fondamentale comprendere che cucinare equivale a non sperperare tempo e denaro. Infatti, anche se la chiamiamo “cucina del recupero”, va tenuto presente che questa cucina è pur sempre, in qualche misura, costosa, poiché necessita di altri ingredienti, o di una nuova cottura…

Nel polpettone: che almeno non manchino prezzemolo e aglio… (auspicio del condannato a mangiar avanzi)

Proporre la ricetta del polpettone dopo un articolo così sembrerebbe una presa per i fondelli. In realtà, anche il polpettone è come una tradizione familiare. In ogni famiglia infatti esiste un modo differente di realizzarlo, con trucchi, scorciatoie e accorgimenti occulti, segreti della nonna e trucchetti della prozia. In effetti, è una ricetta del risparmio, tramandata dalle nonne alle figlie alle nipotine. Un segreto da custodire gelosamente, da non svelare.

Mi permetto solo un piccolo suggerimento: usate ciò che volete, carne macinata, tocchi di arrosto o avanzi di bolliti improbabili – ma non scordate il prezzemolo, e soprattutto non scordate l’aglio!

Basta così per questa volta. Al diavolo i suggerimenti e i consigli a pancia piena. In attesa delle prossime Feste, ovviamente…

Stefano Buso

Tuesday, January 5th, 2010

CibVs a teatro: Föch a Bergamo…

Segnaliamo questa iniziativa teatrale di una giovane – in tutti i sensi – compagnia bergamasca, Araucaìma Teater (amici di amici… di cui non avremmo mai sentito parlare, forse, se non per queste vie traverse…): uno spettacolo – Föch appunto – che parla di contadini, di campagna, di famiglia, di vita dura, di “Fame, freddo e lavoro. Pance vuote che urlano polenta, facce tagliate dal vento e segnate dal sudore, mani gonfie di zappa, badile e falce.”

Leggiamo dalla presentazione dello spettacolo:

“Nei primi anni del secolo XX la famiglia contadina era unità allargata, estesa. Comprendeva i discendenti di una stessa linea familiare, ma poteva altresì far convivere al suo interno diversi nuclei familiari. Nella famiglia rurale, inserita in un sistema economico di tipo artigianale, prevalevano schemi di autorità patriarcale. Il governo degli affari familiari era affidato ai più anziani. La famiglia contadina si distingueva perché fondata su uno stato di fatto: l’affetto dei suoi componenti. Grande nucleo famigliare rappresentativo di un sistema sociale autarchico, ma non solo, anche intreccio di relazioni, amori, intrighi, faide e vendette. Luogo di importanza fondamentale, che assume significato sacro, era la stalla, dove, durante le lunghe sere d’inverno, si svolgeva la veglia. Attraverso il recupero della lingua parlata, il dialetto, con storie, leggende e canzoni popolari tradizionali e la costruzione dei personaggi, secondo le dinamiche relazionali interne, si vuole raggiungere la rappresentazione di un affresco storico popolare dell’Italia del secolo scorso.”

Il tutto all’interno di una stalla, una notte d’inverno. Il tutto in bergamasco. Il tutto appunto a Bergamo, per tre sere. La prima sera preceduto da una degustazione curata da SlowFood Bergamo, e da alcuni interventi su cultura popolare, teatro e sacro con la partecipazione fra gli altri di Franco Brevini, Renato Palazzi e Gabriele Allevi. L’occhio attento di CibVs si è fermato subito, ovviamente, sulla sctitta “degustazione” – ma probabilmente vale la pena di gustare anche quello che viene dopo…

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Emanuele