Dopo i giorni delle festività, le famiglie si ritrovano a fare i conti con una quantità di rimasugli culinari. Inizia così il periodo della cucina del recupero – o per meglio dire del polpettone quotidiano…
Le scorpacciate natalizie ormai risalgono al recente passato. Attuali sono invece gli avanzi culinari di ogni risma: dalle carni di ogni genere fino a una serie di dolci assortiti. Come comportarsi? Relativamente alla “cucina economica” sono stati scritti fiumi d’inchiostro, con qualche spunto interessante, altri un po’ meno. E allora via con le ricette: polpette, polpettine, polpettone, pasticci, arancini, sformati, lesso di manzo rifatto, insalate, cannelloni con farcia di carne… E poi… dolci estrosi, inzuppati di liquori, ricoperti di creme e glasse, che utilizzano panettoni e frutta secca…
Sembrerebbe in questi giorni che la riconversione alimentare sia una tecnica indispensabile per tirare avanti. Forse sarebbe preferibile a priori cucinare un po’ meno, per evitare di essere perseguitati dagli avanzi natalizi fino agli ultimi giorni di carnevale… – della serie è meglio pianificare prima, piuttosto che mangiare piatti “restaurati” per intere settimane poi.
Certo, più facile a dirsi che a farsi… In tutte le cucine domestiche aleggia il sacro terrore che il cibo preparato non basti, oppure che cucinare la giusta quantità di cibarie equivalga a fare figure da poveracci. Il risultato? Via libera in maniera smodata ad antipasti in quantità, orde di primi piatti, brodi interminabili, creme, carni che sembrano rigenerarsi sul piatto, dolci sfarzosi… Nessuna lagnanza se poi il frigo si riempie di roba avanzata – è concesso solo un serafico mea maxima culpa!
Alla fine, però, poco importa se il vitto “in più” diventa un polpettone o uno sformato! È invece fondamentale comprendere che cucinare equivale a non sperperare tempo e denaro. Infatti, anche se la chiamiamo “cucina del recupero”, va tenuto presente che questa cucina è pur sempre, in qualche misura, costosa, poiché necessita di altri ingredienti, o di una nuova cottura…
Nel polpettone: che almeno non manchino prezzemolo e aglio… (auspicio del condannato a mangiar avanzi)
Proporre la ricetta del polpettone dopo un articolo così sembrerebbe una presa per i fondelli. In realtà, anche il polpettone è come una tradizione familiare. In ogni famiglia infatti esiste un modo differente di realizzarlo, con trucchi, scorciatoie e accorgimenti occulti, segreti della nonna e trucchetti della prozia. In effetti, è una ricetta del risparmio, tramandata dalle nonne alle figlie alle nipotine. Un segreto da custodire gelosamente, da non svelare.
Mi permetto solo un piccolo suggerimento: usate ciò che volete, carne macinata, tocchi di arrosto o avanzi di bolliti improbabili – ma non scordate il prezzemolo, e soprattutto non scordate l’aglio!
Basta così per questa volta. Al diavolo i suggerimenti e i consigli a pancia piena. In attesa delle prossime Feste, ovviamente…
Stefano Buso
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niente polpettoni in casa babs. fortunatamente ho imparato da tempo a fare in modo che “gli avanzi” siano pochissimi e che il riciclo sia fantasioso. ma anche a stipare in freezer piatti che non hanno bisogno di essere rielaborati!
quest’anno ho rivisto albuni pezzetti di cotechino in un risotto, le lenticchie in zuppa e poi in vellutata, le briciole di panettone in un crumble, le verdure in torte salate…. e chiamamoli avanzi! ciao stefano, buona domenica!
concordo pienamente anche per ricette personali la fantasia è una grande risorsa quello che una volta era etichettato:la fame aguzza l’ingegno, che poi sono i piatti semplici la base di ogni paese d’origine, della serie quello che passa il convento= stagione, prodotti autoctoni del luogo e del clima ecc… io cucino in modo che nessun ospite resti senza di questo o quello, e poi abbiamo oramai il salva tutto freezer! non esistono avanzi … galop alla fantasia!!!
Io invece a volte cerco proprio di fare qualcosa in più, in modo da poter riciclare gli avanzi e sentirmi ad un un tempo virtuoso e sperimentatore… Non per niente la cucina degli avanzi è un ramo vero e proprio, e importante, della gastronomia, che risale alle antiche tradizioni contadine, e prima ancora ad esempio agli avanzi dei banchetti che gli antichi romani distribuivano ai poveri… e poi: il risotto al salto in origine era un modo tipicamente lombardo per riciclare gli avanzi del riso; dalle mie parti nel piacentino/parmense (ma anche in Toscana) si fa una soppressata, una specie di salume fatto utilizzando gli scarti della lavorazione del maiale…
Però: il problema è che non sempre riesco a frenarmi, a lasciare qualcosa d’avanzo per ulteriori elaborazioni: di fronte ad esempio a un bel risotto a mezzogiorno, se poi la sera pensavo di farne gli avanzi al salto… beh… spesso SALTO e basta!
Davvero ragazzi, non so se ha ancora significato scrivere articoli, pezzi e post sulla buona tavola o sul vino che più ci piace, se un po’ per volta si perdono usi e tradizioni culinarie che hanno reso la materia gastronomica importante e di impatto pragmatico. Il ‘fenomeno gastronomico’ coinvolge sempre di più ogni classe sociale: manca però di un sano e importante relativismo e strizza sempre di più l’occhiolino a posizioni becere e assolute. È pur vero che emergono desideri e pulsioni verso una cucina sempre di più creativa, indicibile e… visiva – perché nulla è stabile, per sempre a tavola. Se desiderosi di proseguire l’iter gustativo non sarà possibile senza il conforto delle traiettorie universali della cucina. Il risparmio tra i fornelli è una di quelle…
Concordo sulla necessità di limitare gli sprechi e ciò non solo per una motivazione economica, ma anche e soprattutto per rispettare la nostra salute: i cibi sottoposti a cotture eccessive o a rielaborazioni, perdono le originarie proprietà nutritive ….
Un ritorno alla morigeratezza in cucina sarebbe cosa sensata!
… vero Lenny – ab origine – per dare signficato alla parola cibo e per investire in salute. Verissimo!
in ogni caso non è un excursus sulla pappa del risparmio, né quello di restaurare piatti ‘”da museo” ma di restituire al cibo la giusta normalità,valore, significato, calibro, peso o… ciò che vi pare. Senza sprofondare nei miei soliti discorsi teoretici, tranqui:P:P
Evabbè, mi sento chiamata in causa in quanto a “cucina economica”. Perchè le tue riflessioni sono proprio le mie di questi giorni. Il diktat “no allo spreco” dovrebbe imperare in cucina, per cui ben vengano gli avanzi ritritati e ripresentati. Io metto in freezer, come fa la mia amica Babs, anche le briciole di quel che resta, verranno buone magari tra un paio di mesi mescolate ad altri avanzi. Però la vera cucina a basso prezzo, a mio parere, è quella che si riappropria della tradizione, che usa ingredienti di stagione e, possibilmente, a chilometro zero. Con buona pace delle more provenienti dal Messico e dei mirtilli cileni che mia figlia voleva a tutti i costi acquistare ieri al super. E anche i cenoni e i pranzoni appena trascorsi avrebbero potuto essere pensati in questa ottica. Confesso però, di far parte della schiera di chi abbonda con le vettovaglie, ma la mia ansia è quella del “fallimento”: ovvero, se mi vien male l’arrosto ho un cotechino in più, se il pasticcio si brucia almeno ho un doppio brodo… Detto questo, le polpette “rifatte” di mia suocera sono imbattibili.