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Archive for December, 2009

Thursday, December 31st, 2009

CIBVS per la mente

Champagne: nella vittoria te lo meriti, nella sconfitta ne hai bisogno

Napoleone

Thursday, December 31st, 2009

B U O N 2 0 1 0 !!!

AUGURI PER UN ANNO

GIOIOSO

CURIOSO

APPETITOSO

GOLOSO

…UN ANNO DA CIBVS, INSOMMA!

kumi christian emanuele bruno mauro

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Tuesday, December 29th, 2009

Maccaronara al ragù di coniglio e cappone imbottiti

Riceviamo (grazie  mille!!) e pubblichiamo questa interessante ricetta dalla Tenuta Monte Laura in Irpinia, a Celzi di Fiorino (Avellino).

Questa antica ricetta contadina dell’Irpinia risale alla notte dei tempi, e come tutte le ricette della nostra economia rurale è improntata al recupero di ogni parte dell’animale e quindi al risparmio. In questo caso le parti da recuperare sono la pelle e le interiora: la pelle si recupera perché il coniglio non si spella ma si spenna, le interiora (sia del coniglio che del cappone) vengono usate per l’imbottitura del cappone.

L’imbottitura del coniglio (l’animale deve pesare almeno 4/5 kg) si realizza sottopelle, dopo aver separato la  stessa dalla carne introducendo la mano tra i due elementi a incominciare dalla pancia dell’animale. Creata così una sorta di sacca, si procede a riempirla con un composto precedentemente preparato con 20/25 uova, gr 500 di formaggio stagionato almeno 10 mesi, metà di mucca e metà di pecora, preferibilmente caciocavallo podolico e carmasciano, e prezzemolo finemente tritato. Riempita tutta la sacca, si procede, così come fa il chirurgo alla fine dell’operazione, a dare i necessari punti di sutura affinché l’imbottitura non fuoriesca durante la cottura.

Per il cappone, la fase più importante è la preparazione dell’imbottitura. Si rosolano i fegatini a mezza cottura, con sale e pepe; vanno poi amalgamati con gli stessi formaggi usati per l’imbottitura del coniglio, con l’aggiunta di uva sultanina e pinoli. Stessa pratica “chirurgica” per la chiusura e via in pentola.

A questo punto, rosolatura contemporanea nella stessa teglia, bassa e larga, del coniglio e del cappone, per chiudere i pori della pelle al fine di conservare, durante l’estenuante successiva cottura (di almeno tre ore), gli umori delle carni all’interno dell’imbottitura, che diventa così la parte più saporita.

Trasferimento del tutto in un pentolone sufficientemente capiente, dove è stata già fatta imbiondire della cipolla tagliata a tocchetti e… sanmarzano fino a copertura.

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Non ci resta che aspettare che il miracolo si compia…

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Sunday, December 27th, 2009

Considerazioni al dente di Stefano Buso

Ad ognuno la sua… fetta!

Bussa alle porte il nuovo anno. Tanto per cambiare, sarà festeggiato con due fette di cotechino spalmate su un sentiero di lenticchie. Secondo la tradizione, proprio questi legumi dispensano prosperità e fortuna. Ma, realmente: è questo il motivo dell’abbuffata, o è semplice ghiottoneria?

Non è che ti accorgi che ci sono credenze popolari e consuetudini tradizionali che ti condizionano l’esistenza solo la sera 31 dicembre, ovvio! Ma se c’è qualche distratto in circolazione, durante il cenone di San Silvestro avrà occasione di registrare le valvole della memoria – e assieme ai gatti neri che ti attraversano la strada, alle scale sotto cui non passare, al sale rovesciato da esorcizzare gettandone un po’ alle spalle, ritroverà anche le lenticchie portasoldi e fortuna.

Già, perché sono moltissimi quelli che desiderano accalappiare fortuna e successo con una porzione di cotechino circondata da abbondanti lenticchie…

Il bruno legume è considerato da anni vessillo di prosperità. Maliziosamente, viene da chiedersi se l’abbinata cotechino-lenticchie viene degustata più per sincero capriccio di gola che per vera e propria scaramanzia. Il piatto viene offerto dopo il brindisi, spesso a cenone concluso, ed è quindi scontato che dopo una copiosa abbuffata in pochi conservino ancora un po’ di appetito.

Comunque, visto che la pietanza è espressamente propiziatoria, perché sottrarsi al ghiotto supplizio? L’apprezzamento della vivanda scaramantica è alle stelle: c’è chi addirittura protesta per la porzione mingherlina. Ma è comprensibile! Un paio fette di cotechino di taglio generoso troneggianti su un talamo di lenticchie sono una tentazione irresistibile. E non importa se il menu di capodanno è infinito, esagerato, zeppo di portate da sfiancare mandibole e quant’altro per tutto il resto della settimana… Che saranno mai due rondelle di musetto contornate di lenticchie? Suvvia, un posticino nello stomaco si trova sempre…

In pratica – fortuna o iattura – si tratta di un’altra bontà fatta apposta per tentare la gola. Ancor meglio quando accompagnata da una Bonarda frizzante che esalta in modo splendido il roseo boccone circondate da lenti scure. Perciò animo – folla di gourmet e gourmand – tra stelle filanti, coriandoli, petardi e briose bollicine trovate il tempo per degustare cotechino e lenticchie, abbracciando così la buona sorte o semplicemente assecondando il vostro gusto…

Due parole di istruzioni – perché no?

Musetto: è il nome del cotechino nel Veneto.

Cottura del cotechino: dipende dalla grandezza dell’insaccato; anche tre ore, dopo aver bucherellato il budello con uno stuzzicadenti o una forchetta.

Taglio del cotechino: a caldo, va da sé. Dopo averlo adagiato su un tagliere o un piatto di portata, togliere il budello. Quindi tagliarlo a fette tonde, regolari, di spessore medio, e servire all’istante. Accompagnare con lenticchie, purè di patate, carote glassate, spinaci alla crema, bieta al burro o patate saltate.

Vino e cotechino: scelta un po’ ardua, in particolare nel caso di un cenone importante come quello dell’ultimo dell’anno. Preferibilmente un rosso di buona struttura, che offra freschezza e senso di pulito in bocca – proprio perché abbinato ad un salume cotto. Bene il Lambrusco di Sorbara o una Bonarda Oltrepò Pavese.

E NATURALMENTE BUON APPETITO – E BUON ANNO – A TUTTI!


Stefano Buso

Sunday, December 27th, 2009

La frase della settimana

Come? …pranzare in casa?

Pranzare in casa è male

Oggi ch’è la vigilia di Natale!

Mentre il Quartiere Latino le sue vie

Addobba di salsicce e leccornie?

Mentre un olezzo di frittelle imbalsama

Le vecchie strade? È il dì della vigilia!

Là le ragazze cantano contente

Ed han per eco ognuna uno studente!

Un po’ di religione, o miei signori:

Si beva in casa, ma si pranzi fuori.

Giacomo Puccini, La Bohème

Saturday, December 26th, 2009

A U G U R I !!!

BUON NATALE A TUTTI!

Panettone

DA

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kumi christian emanuele bruno mauro

Monday, December 21st, 2009

La frase della settimana

In molti casi il cucinare è una forma di omicidio colposo.

Edward Clamp

Wednesday, December 16th, 2009

I siti di CIBVS: Airlinemeals.net

Internet è un grande deposito di qualsivoglia cosa: ho trovato questo sito, airlinemeals.net, che si occupa di un aspetto particolare dell’alimentazione: quella consumata a bordo degli aerei.

Tutto è cominciato nel 2001, quando un giovanotto olandese, Rickard Andersson, durante un viaggio per andare a trovare la fidanzata a Istanbul, decise del tutto per caso di fotografare il pranzo consumato a bordo – sia all’andata che al ritorno. Un paio di settimane dopo trovò, altrettanto casualmente, una ventina di altre foto in rete, relative a sei compagnie aeree differenti, e decise di inserirle in una pagina del proprio sito, dopo aver contattato gli autori. L’anno dopo, attraverso un altro sito, chiese a chi volesse di mandargli foto di questo tipo, e dopo due giorni ne arrivò una, poi un’altra ancora… la voce iniziò a girare… se ne parlò sulla rete e altrove, tipo USA Today, Wall Street Journal, la CNN… e ora sul sito ci sono 18.821 foto, per 536 compagnie aeree…

Ok, rispondo subito alla domanda inespressa che leggo sui volti dei miei venticinque gastrolettori: ci sono foto relative all’Alitalia? sì, certo:139, l’ultima postata il 19 agosto 2006 da tal John sul volo Dusseldorf – Milano – eccola…

alitalia139

Emanuele

Monday, December 14th, 2009

La frase della settimana

Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare; ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare.
Manuel Vázquez Montalbán

Sunday, December 13th, 2009

Considerazioni al dente di Stefano Buso

A Natale siamo tutti più buoni e… più golosi

In questi giorni e fino all’Epifania faremo una scorpacciata di golosità. Come mai? Stanno per aprirsi la danze mangerecce di Natale, periodo idilliaco ma anche drammatico per chi, superate le feste, dovrà fare i conti con la bilancia…

Il periodo delle festività è anche quello delle promesse e delle belle intenzioni – della serie “siamo più buoni e più bravi ma particolarmente corruttibili dal punto di vista culinario”. È il momento del totale godimento gastronomico al quale tutti (sì, proprio tutti) sono invitati ad abbandonarsi. Una parte significativa del periodo natalizio infatti è dedicata alla buona pappa: dagli antipasti fino ai dolci, torrone compreso. Senza scordare i vini, vera sfilata di annate storiche e di esclusivi millesimati, carrellata di bollicine in grado di gonfiare persino un dirigibile.

Non è mia intenzione dilungarmi con questa premessa, né porre alcun veto o dispensare l’ennesimo vademecum di sopravvivenza alle feste; tuttavia…

In verità, mi sembra di ascoltarli i soliti discorsi di questo periodo, conditi di sane intenzioni e propositi rassicuranti! «Quest’anno rinuncio all’antipasto ma non al panettone…» oppure «Non assaggerò nulla di dolce o di cremoso, però al resto no, perbacco…». Il motivo è sempre lo stesso: il terrore di accumulare ciccia superflua, mettendo in serio pericolo i progetti estetici per la prossima primavera-estate. Tuttavia, così facendo, si rischia davvero di rovinare convivio e cibo, cadendo in angoscianti rimorsi post-festivi.

Ma c’è più di qualche considerazione da fare in vista dell’imponente operazione gustativa natalizia. Tra queste, l’esclusività dei piatti che caratterizzano le festività, ai quali è difficile negarsi, e la possibilità di assaggiare una miriade di leccornie in compagnia di persone care e amici.

Non è semplice offrire indicazioni igienico-salutiste, né comportamenti corretti, gastronomicamente parlando. La dritta migliore è sempre quella di mangiare e bere con pacatezza e moderazione, evitando di rimpinzarsi in modo ingordo – in particolare di vivande scontate, o già assaporate durante l’anno. Nella pratica, concedere “asilo gastrico” alle portate emblematiche (i passatelli o i cappelletti in brodo di carne, la tacchinella bollita oppure arrostita, il bollito misto con mostarda di rinforzo e salsa verde), senza rinunciare a una fetta di panettone o pandoro che (ricordate…) reclamano spumanti dolci e non secchi!

Sterili raccomandazioni? Fisime pallose di un umile gastronomo in vena di consigli? Nient’affatto – solo l’aspirazione che le prossime feste possano essere godute pienamente anche a tavola. Perciò via ad ansie, patemi e tabù restrittivi, e si proceda senza esitazione (ma con attenzione e moderazione…) agli imminenti balletti mangerecci!

In ogni caso, tenete a casa una congrua scorta di bicarbonato di sodio, ché non si sa mai. Battute a parte, per una volta non conteggiate calorie, grassi e oli in eccesso, magnificando con occhi e palato questo il tripudio di cose buone che stanno per arrivare, perché è dannatamente vero che se siamo più buoni è giusto essere anche più golosi.

Il panettone con…? Ogni anno si ripropone il solito dilemma: come presentare a tavola il panettone? Crema, zabaione, mousse, oppure una glassa? E, perché no, anche ricoperto di cioccolato caldo potrebbe essere un’idea.

Un consiglio franco e soprattutto gratuito: il fato vi ha concesso un buon panettone? Volete divederlo con i vostri cari? Tagliatelo e gustatelo così – nature – appena scartato (magari appena intiepidito vicino a una fonte di calore…), in fin dei conti è la cosa più semplice e saggia da fare.

L’autore e la rubrica augurano ai lettori di CibVs buone feste con il cibo e vino buono, cioè quello che più ci piace.

Stefano Buso