Archivio per November, 2009

Alla Sagra del Porcello a Brisighella: secondo giorno

13 November 2009 - Commenti »

La mattina dopo ci svegliamo – e piove. Penso subito alla Sagra del Porcello e mi sale una rabbia… soprattutto per i poveri mercanti ma anche per chi come me aspettava questa festa.

Mattino uggioso a Villa Abbondanzi.

Ci prepariamo e scendiamo per la colazione: coppie in accappatoio, ciabatte e ombrello vagano per il giardino sotto la pioggia scrosciante. Siamo perplessi. Realizziamo poco dopo che si stanno dirigendo verso la SPA… Villa Abbondanzi è un relais con campo da golf, palestra e sala benessere; e ha un ristorante che a occhio e croce non sembra niente male. Siamo in un posto veramente incantevole, dove si sta molto bene e dove ci si può davvero scaldare il cuore con nuove emozioni, come recita la loro brochure. Soggiornare qui con questo tempo piovoso e grigio non le rende giustizia. Immagino solo cosa possa essere durante il periodo estivo, quando tutti gli alberi sono in fiore, il verde dei campi da golf è acceso e la piscina è popolata di persone…

La sala ristorante è a vetrate che danno sul giardino ed è tutta legno e drappi di stoffa di un bianco candido. Mi piace. Facciamo colazione  con salumi, formaggi, delle semplici ma gustose torte (plumcake, ciambella con marmellata di albicocche) e delle brioche davvero ottime, caffè, un succo – e siamo pronti per partire.

Mi riprometto di tornare qui in primavera, soprattutto per provare il ristorante Cinque cucchiai, che promette bene. Organizzano anche serate con degustazione di vini e champagne abbinati a raffinati menù di pesce piuttosto che specialità gastronomiche del territorio.

Torniamo da Bulzaga per fare acquisti e per salutare Alberto (il proprietario), Sonia (direttore artistico nonché organizzatrice di eventi) e tutto il simpaticissimo staff. Ci vediamo l’anno prossimo. Chissà quale sarà il tema… penso tra me e me.

Ha smesso di piovere e noi stiamo andando a Brisighella che è proprio su questa strada… la via che porta a Firenze.

Mentre Lidia guida io sono intento a guardarmi attorno. Vedo colline dolcissime, alberi secolari, tonalità di verde, di rosso, di giallo che passano dal più scuro e intenso al più chiaro, paragonabile quasi ad un acuto di un cantante in grado di infrangere il vetro.  Pini marittimi la in alto e lungo la strada, che è fatta di curve e saliscendi  gentili. Sono rapito da questa bellezza. Che posti! Dico a chi mi sta accanto senza staccare gli occhi dal paesaggio.

Scorgo i tre colli di Brisighella , la torre dell’orologio la Rocca  e Monticino. Parcheggiamo e non faccio in tempo a scendere dall’auto che vengo avvolto da un profumo delicato di… porcello: infatti dall’8 al 29 novembre ci sono le Quattro sagre per tre colli. Oggi appunto è l’8 quindi è la giornata Le delizie del porcello.

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Camminiamo per le stradine in salita fino a raggiungere la piazza dove c’è il ristorante albergo Gigliolè. Continuiamo la nostra camminata tra le bancarelle di formaggi, salumi, dolci, frutta e verdura… olio, vino… Punti di ristoro dove preparano porchetta e tante specialità  a base di porcello che solo a sentirne il profumo ci si inebria.

Tra un assaggio e l’altro acquisto qualcosa. Immancabile l’olio il Brisighello, che mi piace moltissimo.

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Entriamo in un vicolo in salita a fianco alla strada degli asini (uno stupendo porticato rialzato) e ci dirigiamo al ristorante L’Infinito – chissà perchè hanno dato questo nome a un posto in cima al colle vicino alla Rocca….

Il ristorante è disposto su tre piani e parrebbe ricavato scavando le pietre locali che si intravedono ogni tanto. All’entrata c’è bancone con la cassa ed i bagni, si sale al primo piano dove ci sono due salette  poi al secondo piano una piccola sala con 3 tavoli (dove siamo noi) e la cucina. Salendo al terzo piano si può uscire in “terrazza” che è un pezzo di monte con piccoli terrazzini su più livelli, dove in estate vengono disposti dei tavoli. La vista da qui dove oltretutto si è  immersi nel verde, è impagabile.

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Dopo il tour rientriamo in sala ed iniziamo il pranzo: ricotta fresca con olio brisighello e pane ai semi di papavero…

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cappelletti in brodo da sballo…

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un secondo piatto di carne Mora romagnola al forno con patate…

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accompagnati dal vino Sangiovese della casa, per terminare con un bis di dolci composto da torta al cioccolato morbida e semifreddo al caffè…

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Si mangia davvero bene qui, senti tutta la genuinità di questa terra e di questa gente in questi piatti.

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La giornata volge al termine perchè è quasi ora di rientrare. Quindi ci rimettiamo in strada per Faenza. Sulla strada ci fermiamo a salutare un’amica, la vulcanica Viola, che ci accoglie mentre sta facendo i preparativi per un incontro culturale che avverrà di li a poco. Ma si sta facendo tardi ed io ho il treno per il rientro a Milano.

Eviterò di raccontarvi l’Odissea Trenitalia del viaggio di ritorno, perchè alla fine il weekend  è andato alla grande. Me ne resto seduto sugli scalini (sporchi) per scendere dal treno, semicalpestato, alla fine di un vagone in seconda classe, con la gente che continua a passare per andare al bagno nonostante la calca, la porta del vagone rotta che fatica a  chiudersi e la gente che ogni minuto la apre per andare chissà dove e a far che salvo ritornare dopo 30 secondi, ed ascolto musica dolce che aiuta la mia testa a viaggiare ripensando a tutto quello che ho vissuto nelle ore precedenti.

Arrivederci Brisighella, Faenza, porcelli…

Christian


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Alla Sagra del Porcello a Brisighella: primo giorno

11 November 2009 - Commenti (2) »

Ci sono posti che ti affascinano, che senti di avere nel cuore da sempre, senza neanche sapere il perché. Per me, la Romagna è uno di quei posti.

Parto sabato sera da Milano, in treno, impavidamente,  nonostante lo sciopero che inizierà per le 21. A Bologna mi rendo conto che lo sciopero inizia anche prima del previsto, quindi resto fregato e il treno che avrebbe dovuto portarmi a Faenza non parte. Fortunatamente riesco a prendere l’eurostar per Roma al volo e giungo a destinazione, anche se in ritardo.

A manetta, come diciamo sempre io e la mia amica fotografa Lidia, che è venuta a prendermi in stazione, ci rechiamo al ristorante in centro: è un posto di cui ho sentito parlare da diverse persone: La Baita.

Appena entrato resto sbalordito: due banconi  frigoriferi con formaggi e salumi e tutto intorno ogni bendidio: cioccolato di mille qualità o formato, confetture, spezie, olii… Accolti da Roberto, ci addentriamo nel locale ed attraversiamo  tre sale meravigliose: una con alcuni tavoli attorniati da bottiglie di vino; un’altra sala con il bancone della mescita; e infine una saletta più intima dove troviamo il nostro tavolo. Sedie e tavoli di legno vissuto, apparecchiati con le tovagliette di carta (uhm…) con la faccia dell’Albertone nazionale intento a sforchettare la sua pasta…

Ordiniamo subito due piatti di pasta fresca: tagliolini verdi con guanciale, finferli e crema di zucca, e ravioli dal nome irripetibile tipo urciunsoi urcionsei urcion..qualcosa, ripieni di ricotta fresca con una grattata di tartufo sopra.

Credo di essermi quasi capottato dalla sedia alla prima forchettata dei i miei tagliolini. Resto invece un po’ allucinato dall’odore del tartufo (mi rendo conto che è un mio grande limite, ma proprio non riesco ad affrontarlo): comunque assaggio il raviolo di Lidia, e anche questo mi piace un bel po’. A seguire, un tagliere di salumi e formaggi misti che resteranno impressi a lungo nella mia memoria. Beviamo un bel calice di cabernet che Roberto ha scelto per noi.

Concludiamo con un generoso bicchiere di barolo chinato accompagnato da un pastigliaggio di cioccolato Java di Gobino, che mi daranno la buona notte come la carezza di una madre.

Saluti e baci a tutti e via di nuovo a manetta in direzione del Garden Bulzaga che come ogni anno, sotto Natale (eh già, ormai è Natale…), sceglie un tema ed allestisce il negozio con prodotti legati a quel tema.

Il tema di quest’anno è: NOSTALGIA  BALCANICA.

Se fossimo arrivati prima, e non alle 23.30, avremmo trovato dei mangiafuoco all’ingresso, vicino ad una carrozza colorata con donne vestite da zingare in posa da “lettura della mano”. Invece troviamo  una facciata completamente illuminata con luci di mille colori…

Uno spettacolo che contrasta di netto il buio faentino. Ma ormai è tardi: scatto una foto in notturna del Garden e andiamo in albergo.

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Torneremo qui domattina per acquistare un po’ di cose carine – e rubare altre immagini.

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…è la una di notte quando arriviamo davanti al cancello e Villa Abbondanzi è immersa nella quiete. Potremo ammirare la sua bellezza solo la mattina dopo…

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Una guardia ci accoglie, con la simpatia e la cordialità tipiche dei Romagnoli, aprendoci il cancello, e ci accompagna verso la zona notte, dove c’è la nostra camera dal nome Vaghezze e gentilezze. Chi dei due è chi, pensiamo?!? Lei vaghezza ed io gentilezza, decidiamo.

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La camera è  molto carina e dispone anche di una cucina ed un simpatico balconcino con tavolo, che dà su un giardino. Il bagno anch’esso ampio ed elegantemente rifinito.

Distrutti, come al solito, per il “frullo” della serata ci accasciamo nel letto.

Christian

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CIBVS per la mente

9 November 2009 - Commenti »

La frutta è meglio della verdura – 2

Se lasciate marcire la frutta, diventa vino, cosa che i cavolini di Bruxelles non fanno mai.

P.J. O’Rourke

“Le osterie” di Alda Merini

9 November 2009 - Commento (1) »

A una settimana dalla scomparsa di Alda Merini, grande poetessa, grande donna, grande essere umano, CIBVS vuole ricordarla con uno dei suoi testii che abbiamo trovato su Enotecaletteraria: “Le osterie”.

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.

Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;

io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

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Emanuele Bonati

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Considerazioni al dente di Stefano Buso

8 November 2009 - Commenti (12) »

Percorsi, confini… cibo!

Intraprendere un viaggio emotivo che accarezzi il cuore e oltrepassi la soglia del razionale è davvero possibile. Come? Grazie al cibo! Gustoso, stuzzicante, saporito, tiepido o freddo o bollente, dolce o salato – ovunque suscita le stesse gratificazioni e lo stesso godimento…

Il mondo come un’unica grande piazza. Perciò poco importa trovarsi a Jakarta, a Miami, a Mombasa o a Nagasaki, su una spiaggia assolata oppure nelle regioni più buie e gelide, in balìa delle intemperie. Ogni villaggio, città o contrada ha la potenzialità di animare la fantasia, annullando all’istante affanni e malinconie, grazie alla formidabile regia del cibo!

Hanoi: capitale del Vietnam. Qui, una porzione di riso servita con involtini e tè ti rianima e ti dà energia; in più, tutto attorno, la gente sorride con simpatia e spontaneità. In svariate realtà del mondo si pranza per strada, in piedi o seduti, contemplando la vita che borbogliando scivola via. Una prospettiva allettante per qualsiasi essere umano…

In Asia (e altrove) una caratteristica specifica dei pasti è la presentazione: le pietanze sono tagliate a pezzi abbastanza uguali tra loro, disposti in ordine accanto alle bacchette. È raro che le vivande non siano accompagnate da salse e intingoli, da colori e ornamenti bizzarri.

Un’altra caratteristica che il viandante gusta è la tranquillità delle persone mentre mangiano. E la loro disinvoltura suscita non poco stupore. Purtroppo dalle nostre parti è un ricordo che ormai risale alla storia, seppure non troppo lontana.

È incredibile cosa scateni il cibo e quanto sia inarrestabile il suo bisogno. Anche nelle zone più inospitali della terra, il pasto diventa un indispensabile antidoto contro i malumori della giornata, un istante atteso che oltre a placare la fame rasserena l’animo. E per il viaggiatore anche essere ai confini del mondo, lontani migliaia di chilometri da amici, casa e benessere non è più un cruccio. Con una pietanza tipica – estranea al menu abituale – è possibile non solo apprezzare il sorriso dell’occasionale compagno di ristoro, ma essere travolti dalla bellezza della vita. Socchiudere gli occhi assaporando un boccone, senza necessariamente doverne carpire simbologie feticiste o modaiole, è paragonabile a un itinerario completo di sensazioni piacevoli. Se questa non è magia o un sortilegio – cos’altro può essere?

Nuoc mam: salsa piccante – protagonista della cucina vietnamita, realizzata con pesce fermentato di mare (o di acqua dolce) e sale. È adoperata su molti piatti locali – iniziando dalle insalate fino alle preparazioni di carne – maiale compreso! – e ovviamente pesce. Un must che molti accostano all’antico Garum dei romani, e alla nostra moderna colatura di alici di Cetara, in Campania. Il sapore di questa sauce è intenso, sferzante, difficilmente paragonabile ad altri prodotti gastronomici. Persino un frugale riso bollito diventa più saporito con la salsa nuoc mam. Da provare alla prima occasione.

Addio Gourmet

6 November 2009 - Commenti (3) »

Gourmet, la bibbia delle riviste enograstromiche del mondo, edita da Condè Nast e pubblicata dal 1941, non c’è più. Il numero di novembre sarà l’ultimo: caduta del mercato pubblicitario.

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L’art director, Kevin Demaria, ha fotografato gli ultimi giorni della rivista, e ha pubblicato le foto nel blog  Last Days of Gourmet.

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Un giornale che chiude è sempre una cosa triste: si sopravvive, Life non c’è più e ce ne siamo fatti una ragione – ma spesso, come dire?, se ne vanno i migliori, e quelli che restano non sempre riescono a raccoglierne l’eredità.

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Avevo – chissà dove – un numero di Gourmet: cercherò di procurarmi l’ultimo.

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Addio, addio.

Le foto sono di Kevin Demaria.

Emanuele Bonati

CIBVS comicvs

5 November 2009 - Commenti »
Percjhé, se lo friggiamo, non è più sushi.

Perché, se lo friggiamo, non è più sushi.

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il ciBVSO della domenica: intervista a Stefano Buso

3 November 2009 - Commenti (9) »

Stefano Buso. È un nome che ho già orecchiato da qualche parte… va bene, tanto ormai chi si fida più della propria memoria, tanto vale googlizzare il nome e vedere cosa viene fuori. Ecco qua: mangiaeabbina, un blog sull’Espresso… ecco cosa non mi rendevo conto di ricordare… L’avevo notato seguendo le tracce di un’altra blogger dell’Espresso, Laura Rangoni, che avevo trovato su Linkedin, e che ho scoperto prolifica scrittrice, esperta, ecc ecc… Allora, Stefano: mangiaebbina, poi Assaporando su Il Cronista del Vino, Edamus su www.vinit.net e Taccuini Storici rivista multimediale dell’Accademia Italiana Gastronomia Storica. Le tracce che Stefano ha disseminato dentro e fuori dal web sono innumerevoli, articoli interventi interviste e quant’altro possa essere pubblicato, compreso anche qualche buon vecchio libro a stampa. E presto – come se non bastasse – inizierà a tenere una sua rubrica settimanale di “Considerazioni al dente” su CIBVS… il ciBVSO della domenica.

Ma insomma – chi è Stefano Buso? Lo chiediamo direttamente a lui. Come si definisce?

Ecco una domandina da un milione di dollari! Oltre ogni definizione, probabilmente un semplice osservatore e sperimentatore del gusto. Uno che talvolta si fa gli affari gastronomici degli altri…

Come è iniziata la tua carriera enogastronomica? Da piccolo volevi fare il pilota l’astronauta il calciatore o il sommelier?

L’ultima cosa che immaginavo era quella di occuparmi di cucina e ristorazione. Per un periodo ho addirittura scritto recensioni musicali andando a concerti per pub e garage. Inoltre, alla mia età, ho imparato che progetti e pianificazioni servono a poco o a nulla.

Sei un bravo cuoco? Vai a fare la spesa scegli con cura ti metti regolarmente davanti ai fornelli a preparare menu elaborati oppure due spaghetti pomodoroebasilico e via?

La spesa – certo che sì, al mercato. Mi piace cucinare ma sono un pasticcione per cui evito di imbrattare la cucina di casa e di far incavolare la mia compagna.

E allora – quali sono i tuoi piatti preferiti, i vini del cuore?

I risotti – specie di molluschi o funghi. Un pensierino per le bavette al nero di seppia, polenta e baccalà, e come vino il Bianco di Custoza.

Ora facciamo un po’ di filosofia della ristorazione, se ti va. Senza dubbio il tuo è un osservatorio privilegiato: puoi dirci dove sta andando secondo te la ristorazione italiana diciamo così “media”, quella che tutti possiamo più o meno permetterci? Nel tempo la abbiamo vista andare tutta dietro il tiramisù, poi i piatti si sono riempiti di rucola, la nouvelle cuisine si è tradotta/tradita spesso in astrusi minimalismi di pura scenografia e poca sostanza, la panna cotta e il sorbetto al limone sono diventati comuni come i grissini a tavola, ultimamente ogni minimo pezzo di roba cucinata viene adagiato su un “letto” di qualsiasi cosa che possa essere frullata impappettata…

La ristorazione italiana non è né un movimento né una realtà omogenea. È espressione oggettiva di lavoro, cultura e creatività. Le idee e le sfumature per fortuna sono infinite, e in gran parte meritevoli! Da quello che vedo siamo in una fase di transizione. C’è chi continua nella  ricerca alimentare senza sosta, e chi altresì ritorna a forme e colori d’antan. Solo il tempo ci darà il corretto responso. Se posso fare un pronostico ritengo che la fase delle cotture ad effetto sbalordimento sia tramontata senza appello…

La novità nel mondo dell’enogastronomia, food e quant’altro è senza dubbio la diffusione quasi virale del popolo dei blogger – di cui peraltro facciamo parte anche noi. Secondo te si tratta di un fenomeno positivo, di diffusione della conoscenza, delle informazioni, o piuttosto di un mero affastellarsi di ricette e varianti di ricette che tendono un po’ all’autoreferenzialità?

La comunicazione è generalmente sempre un evento positivo, vitale e necessario. Certo, il cibo e il vino potrebbero apparire un fenomeno totale, massivo, ma non è così. Restando ai blog tematici – alcuni sono genuini, comunicativi ricchi di nozioni ed esperienza. Altri sono pura emulazione destinata a sgonfiarsi nel giro di breve tempo. Il lettore è maturo, selettivo, attento, perciò il giudizio finale spetta proprio a lui. Sulle ricette bisognerebbe andar cauti. On line ne ho trovate di ottime e altre molto empiriche, fantasiose ma di dubbia praticità.

A volte si leggono post di gente che sembra scriva solo per parlare male di qualcuno, per dimostrare un’inesistente e non richiesta originalità indipendenza di giudizio e anticonformismo – quelli che si indignano perché nel tal e talaltro ristorante bisogna prenotare mesi e mesi prima,”ma chi si credono di essere, e non è vero che è sempre pieno perché il cognato del dentista di mio fratello c’è stato e non c’era nessuno”, o che insorgono contro la cucina molecolare in nome di possibili e probabilmente improbabili inconvenienti per la salute (e intanto si leggono – raramente per fortuna – notizie di morti o di ricoveri per persone che hanno ingerito inavvertitamente alimenti entrati in contatto con ad esempio delle nocciole, di sequestri nei soliti magazzini e ristoranti cinesi di alimenti, ma una decina di giorni fa anche in una normalissima panetteria milanese…). Forse anche i blog iniziano a risentire dell’atmosfera generale, di derivazione televisiva, per cui si deve parlare comunque, più forte degli altri e contro gli altri comunque, pur di farsi sentire, di esserci, di dire qualcosa senza nemmeno il bisogno di pensarlo?

Capita in Internet di leggere notizie aleatorie. Viene da chiedersi se prima della pubblicazione sia stata attuata una verifica approfondita e mirata. Nei Blog, portali o forum, quando viene dato troppo spazio a posizioni personali, battibecchi e contumelie, si rischia di non essere più credibili (e godibili). Questo è il nocciolo della questione. La rete è uno strumento eccezionale, ma talvolta diventa mezzo per virtuosismi personali o posizioni celebrative. In ogni caso, parlare o scrivere tanto non significa avere feedback e lettori, sia chiaro…

Gli interventi che hai postato nei tuoi vari blog toccano gli argomenti più svariati, dalla storia di un piatto o una vivanda alla ricetta, dalla recensione di vini cibi libri alla stravaganza letteraria, dall’osservazione di usi e costumi all’excursus storico-culturale. E allora: cosa scriverai nelle tue Considerazioni al dente su il ciBVSO della domenica?

Ti dirò, è mia precisa intenzione trovare soprattutto sintonia con i lettori. Non necessariamente per  raccontar loro che ho pranzato nell’ennesimo posto figo, o quante copie del mio libro ho venduto. Riflettere assieme sui numerosi contenuti del rancio senza essere lezioso. Compito impegnativo, ma vale la pena provarci…

Grazie Stefano… e in bocca al lupo – o meglio, ai lettori…

Emanuele


CIBVS per la mente

2 November 2009 - Commenti »

La frutta è meglio della verdura – 1

Un frutto è una verdura con il look e con i soldi.

P.J. O’Rourke

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Le pere volpine

2 November 2009 - Commenti »

Le pere volpine fanno parte di quei frutti “di una volta” che, grazie all’opera di pochi appassionati, stanno tornando sulle nostre tavole. Si tratta di un tipo di pere piccine, sode, rugose e bruttine. Un mio amico romagnolo, Pietro, lo scorso weekend è stato a Brisighella e me ne ha portate 1 kilo.

Non avendole mai assaggiate, e nemmeno cucinate, sono andato a cercare ricette e consigli e ho trovato un bel blog, Les madeleines di Poust, che parlava di questo frutto e di come utilizzarlo in cucina.
La ricetta delle pere volpine al vino rosso richiede:
kg 1 di pere volpine possibilmente con il picciolo
gr 600 di zucchero
1 cucchiaio colmo di miele di castagno
2 stecche da circa 10cm l’una di cannella
1 cucchiaio di chiodi di garofano
1/2 litro di vino rosso Sangiovese
1/4 di litro di acqua
bucce di arancia.
Naturalmente, potete leggere la ricetta per intero su Les madeleines di Proust.
Ho seguito la ricetta, aggiungendo solo un po’ di scorza di arancia, e le ho cotte in una pentola alta. Ho anche fatto il sugo più denso rispetto a quello della ricetta, proseguendo più a lungo la cottura.
Mi sono piaciute molto. Volendo si possono arricchire con del cioccolato fuso ma credo che così al vin brulè come una volta siano proprio il massimo.
Grazie a Pietro per avermele portate, e a Sabrina do Les madeleines per la ricetta…
Christian

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