Ad un locale si può perdonare tutto, persino un pasto poco riuscito o un servizio distratto – tutto, tranne i tavolini appiccicati, che impediscono ogni movimento e la necessaria intimità…
Non ho mai tollerato pranzare “attaccato” alle persone – ascoltando i loro discorsi e guardando nei loro piatti. Senza sforzare troppo la vostra memoria, ricorderete certamente che anche a voi sarà capitata una simile avventura. Probabilmente in pausa pranzo, o in vacanza, o per qualche altra necessità…
È ovvio che mangiare dove capita non è mai il risultato di una ricerca programmata: a un certo punto, l’importante è trovare una realtà sufficientemente accogliente, dove spendere il giusto.
Così, dopo aver spalancato la porta della trattoria, trovi l’oste che ti accoglie con un saluto cerimonioso. Senza perdere minuti preziosi, gli chiedi la disponibilità di un tavolo. La risposta è immediata: ma certo signore – s’accomodi!
Il titolare della maison ci precede tra camerieri affannati e traballanti vassoi in fase d’atterraggio. Il brusio in sottofondo è infernale, uguale a quello di uno sciame di vespe, del pubblico alla partita.
Ecco il tavolo signore, menu e pane arrivano subito.
Tutto sembra perfetto, ma ciononostante il bel sogno dura poco. Effettivamente la stanza ricorda un girone infernale. I tavolini sono talmente attaccati da suscitare non poco imbarazzo: un enorme desco unico, a mo’ di refettorio aziendale. Senza troppa fatica è possibile curiosare nei piatti e nelle pappe degli altri commensali!
Pranzare in queste condizioni potrebbe essere davvero stressante. La voglia di darsela a gambe è incontenibile. Già – ma andare dove? E a quest’ora!
Non rimane che rassegnarsi, sperando che almeno il rancio sia decente. Mentre i “balletti conviviali” tra piatti camerieri portate gente che va e che viene hanno inizio, inizi a fantasticare, e nella fantasia fa capolino persino un regista con tanto di troupe e attrezzatura per girare uno spot gastronomico… Ma il celebre cineasta (o il vip dell’ultima ora) non entrerà mai in posto così lillipuziano, perciò meglio dare una pedata a qualsiasi sogno e masticare la cruda realtà…
E alla fine si ripropone la vexata quaestio…
C’è stato un periodo in cui si è scritto e discusso copiosamente sul coperto, in particolare relativamente al suo costo. La cronaca gastronomica gareggiava nell’evidenziare i locali che nel loro listino non contemplavano questa voce! A parte questo, è congruo pagarlo?
Bisogna dire che esso rappresenta senza dubbio un servizio elargito. Se curato in ogni dettaglio, perché non onorarlo nel conto finale?
Ma tornerò sull’argomento coperto, ci potete scommettere il prossimo pranzo di Natale!
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Certo, è un usanza tipica Inglese mettere i tavoli così vicino. Un pò la cultura Anglosassone direi ed affermo data la multietnicità del luogo. Generalmente la gente è più fredda e si fa gli affari suoi. Qui in italia dà fastidio poichè un pò tutti noi siamo intrigoni come malattia cronica e persistente al nostro generoso D.N.A. Che dire….non contesterei più di tanto ma opterei nella soluzione a secondo l’ubicazione del locale. Esempio: Roma Piazza di Spagna..(troppo frequentata di persone del posto radiotelevisive) Roma Piazza Navona: va bene..molti turisti. Londra…: si usa molto..rif al discorso anzidetto….ecc…cmq sia non guasta un velo di privè….fa stare meglio a nostro agio.
io me ne sarei andata. piuttosto salto il pranzo! già fatto e devo dire che non me ne sono pentita affatto.
allucinante e poi la storia del copertoche è una notula spesa illegale ciao
Va da sé che questo è un racconto:-) Tuttavia pranzare in comodità senza rinunciare alla giusta intimità è davvero auspicabile. Da rilevare altresì che ci sono molti locali che hanno a cuore questo tema…
Beh.. nella maggior parte dei ristoranti/bistrot Parigini si cena francobollati agli altri e devo dire che è più che imbarazzante: è troppo intimo!
Non è il massimo quando, seduto ad un tavolo di uno dei ristoranti lowcost di Ducasse, ti trovi per esempio un brutto ceffo attaccato al tuo fianco che schifa tutto ciò che mangia mentre pasteggia con galloni di vodka liscia e tu sei obbligato alla vista di questi orrori!! Insomma.. tendenzialmente non amo cenare in posti simili, però ogni tanto si può anche fare; purchè ci sia una particolare atmosfera tipo bistrot.
- Christian, bello il “francobollati”… troppo intimo: anche in questo caso non è il massimo, sebbene con qualche bella dama si potrebbe pure chiudere un occhio accettando l’inscatolamento ad effetto pressa -:)
Capitare in un locale del genere è un incidente e quindi un’esperienza da non ripetere, ma come si fa dall’esterno a sapere che è così? Se non ho trovato altro va per forza bene questo, quando è già tardi per cercare l’alternativa.
Se mi dà fastidio, pazienza, il locale entrerà nella mia black list e non ci tornerò più.
Ma ci sono occasioni dove parti già sapendo che affronterai confusione ai tavoli e dove dovrai adattarti, tipo in in alta stagione turistica, in periodo di fiera del tartufo e del porro, del bue grasso o del cardo gobbo. In queste occasioni sai che l’affluenza ai tavoli è altissima e che sarai accomodato in uno spazio comune, ma l’evento richiama molte persone e tu come tutti vuoi assaggiare quel tal prodotto stagionale, senza pensare che la settimana dopo, passato l’evento di richiamo, nello stesso ristorante il servizio sarà migliore, cortese e anche i prezzi saranno adeguati. Tuttavvia ci sono locali dove stare pigiati è la norma, ne conosco alcuni e mi chiedo se gli avventori ci capitano tutti per caso o se in fondo stare stretti piaccia davvero.